<![CDATA[le-luci-della-centrale-elettrica | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/528/le-luci-della-centrale-elettrica/articles/1 <![CDATA[Report: Le Luci della Centrale Elettrica @ New Age]]>

Ore 21.30, aprono le porte, ritiro accrediti... buio, ma buio pesto... ecco, la serata si presenta così, musica diffusa, tanta gente ma non troppa, Sarebbe anche potuta essere una serata "lounge" se già dai primi pezzi FIRMAMENTO TOUR non sprizzasse energia e "felicita" ad ogni nota.
La chitarra di Federico Dragogna (chitarrista dei Ministri ndr) è elettricità pura, un Vasco Brondi carico come una molla che riempie il palco del New Age... Quasi 80 minuti di pezzi vecchi e nuovi senza sosta, inframmezzati da cover d'eccellenza (Cccp e Afterhours) più una chicca per gli aficcionados come “una cosa spirituale" eseguita per la prima volta in assoluto live.
Le lucine, stile natale, sul palco poi, sono quel tocco in più che permette al pubblico di sentirsi coinvolto in un concerto molto intimo in cui è permesso un contatto più o meno virtuale tra artista e fans.
Un concerto che in sintesi definiremmo frenetico con momenti che toccano l'anima quando le voci si legano insieme su canzoni come "40km".
In conclusione si può dire che è stato un concerto da ricordare.

Dagli inviati o infiltrati
Mely e Cappe

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<![CDATA[Luci della Centrale Elettrica al Venice Sherwood Festival]]>

Sabato 16 agosto 2014

Luci della Centrale Elettrica

Costellazioni Tour


Venice Sherwood Festival


Parco San Giuliano, Porta Gialla
Mestre (VE)

ore 21.30


Open act:

Giorgio Canali

Pagina FB

Dalle 23.30 circa 1 € può bastare


After Show (Second Stage):

Last Nite Party Dj Set

www.facebook.com/lastniteparty

Last Nite Party è un party che unisce il sano live rock delle bands indie maggiormente in voga ai dj set più affermati. L’evento: un mix di Rock, Indie e Rock'n'Roll una volta al mese!


Prezzo biglietto: 7 €

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Un nuovo singolo, un nuovo video, un nuovo tour. E’ un periodo particolarmente intenso e ricco di soddisfazioni per le luci della centrale elettrica che dopo aver visto l’album “Costellazioni” debuttare lo scorso marzo al secondo posto della classifica di vendita Fimi GFK (disco italiano più venduto della settimana) e a seguire un tour che ha registrato numerosissimi sold-out, è ripartito con una serie di date, inaugurando un nuovo set e una nuova versione del suo live. 

Il tutto mentre dallo scorso 9 maggio è in radio il nuovo singolo “Questo Scontro Tranquillo”, il cui videoclip, realizzato dall’artista Nico Vascellari dando vita ad una vera e propria “performance” durata una settimana, sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Siamo già pronti per ripartire. – scrive Vasco Brondi - Sono passati due mesi dall’uscita di “Costellazioni” e mi sembra ieri e mi sembrano due anni fa. Questa estate il concerto diventerà una festa a cielo aperto. Una discoteca e un teatro allo stesso tempo. Si alterneranno versioni elettroniche, canzoni acustiche e cover stravolte”.

Il tour dei club, conclusosi lo scorso 9 maggio, ha registrato ovunque un enorme successo di pubblico, con risultati mai raggiunti prima, basti pensare alle migliaia di spettatori spettatori che hanno affollato le date di Milano, Roma, Bologna e Firenze, solo per citarne alcune.

In questo tour estivo – continua Brondi - ci saranno canzoni che mi porto dietro e dentro da sempre. Ci saranno canzoni che non avevano trovato spazio nel tour dei club e che brilleranno sui palchi questa estate. Altre canzoni dei dischi precedenti e di questo disco che si sono assestate in furgone e hanno preso una forma diversa. Ci sarà una parte punk, una parte acustica e una parte elettronica. In ordine variabile, anzi in un bel disordine. Dopo i club finalmente suonare nelle piazze, nelle periferie, nei parchi, nei parcheggi, nelle sere estive, in quelle freddissime e in quelle tiepide. In riva al mare o appena fuori dalla tangenziale."

Sul palco con Vasco Brondi ci saranno gli stessi musicisti che lo hanno accompagnato nella prima parte del tour, un’“orchestrina spaziale” (così la definisce lo stesso Vasco) formata da Ettore Bianconi (elettronica e moog), Sebastiano De Gennaro (percussioni), Daniela Savoldi (violoncello) e Andrea Faccioli (chitarre).

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<![CDATA[Le luci della centrale elettrica al Geoxino]]>

Ogni trionfo va contestualizzato: in questo caso si apre con La Terra, l'Emilia, la Luna. Vasco Brondi sale sul palco puntuale alle 22:15, in un Geoxino gremito di pubblico trepidante. Le ragazze urlano, slogan in veneto e italiano vengono scanditi anche dalla parte maschile del pubblico per esortare l'artista ormai consacrato al grande pubblico, fascia sorprendente per un progetto 'indipendente'.

C'è molto fumo sul palco e le luci, quelle di scanner e led, accecano anche in una ipotetica decima fila dalla quale ammiro il concerto quasi fosse un film. Già: Vasco è cambiato, e ci mancherebbe. Dal solitario con la chitarra sul palco molti chilometri sono stati percorsi, con mezzi sempre più grandi, dalla Uno a una Elba station per arrivare a una grande produzione con furgoni e backline ben organizzati.

Cara catastrofe accende gli animi ancora umidi che ci fregano sempre dall'impatto del primo pezzo, dalle movenze di Brondi sul palco che a qualcuno ricordano Thom Yorke. I ricordi di Macbeth nella nebbia procedono nell'opera di sconvolgimento emotivo del pubblico, letteralmente estasiato in una percentuale che rasenta un buon 90%.

La restante parte resta tra la curiosità e gli sgangherati e, purtroppo, immancabili video girati male da telefonini in verticale, fastidiosi come semafori in mezzo a quel Firmamento cantato dal palco.

Un luogo vicino corrispondente a Un bar sulla Via Lattea, dice Vasco, questo è Padova, e a giudicare dalle reazioni dal pubblico Le ragazze stanno bene, non solo per il titolo della canzone.

Tuffo nel passato ormai non così recente con l'accoppiata composta da La lotta armata al barLacrimogeni. Il cambiamento più grande non è tanto la band. Non la chitarra elettrificata. Non gli effetti speciali. Vasco non abbassa più la testa. Vasco sa tenere il palco in una modalità più mainstream, forse, ma che lo porta ad affrontare il pubblico, oltre a quelle sue sensazioni che lo spingevano a presentare ogni pezzo come quello che parla di quella volta che siamo andati a pisciare assieme in Questura, o di altri argomenti, ma con la stessa tecnica. Vasco personaggio dell'opera di un autore che è lui stesso, ma pur sempre vero.

Ti vendi bene, per arrivare a Questo scontro tranquillo, ma è un tributo a Maria Antonietta inaspettato, con il suo inno Alla felicità e ai locali punk la sorpresa più grande del trittico. Punk sentimentaleC'eravamo abbastanza amati sono intense, decisamente intense, ma è il poker composto da Sonic YouthPiromaniLe ragazze kamikaze40 km a concludere, temporaneamente, il climax emozionale che giunge al suo punto più alto nel momento dell'encore.

La band non è ancora uscita dal palco, solo l'illuminazione è scemata quando il pubblico inizia a scandire ripetutamente un deciso Fuo-ri!

Vasco non si fa attendere ed esce per Quando tornerai dall'esteroPer combattere l'acneI destini generali. Da come e quanto il pubblico urla con precisione scientifica i testi delle tre canzoni, sembra più un concerto dei Fine Before You Came.

C'è più intonazione, più precisione, c'è movimento che ben s'accoppia a quella Movement che ha organizzato il concerto.

Mercoledì 23 aprile 2014, sette anni dopo torno a casa con il cuore gonfio. Da qualche parte ho conosciuto un ragazzo di Ferrara, un ragazzo che tiene spesso gli occhi bassi quando parla della sua musica e che sorride tantissimo tra un pensiero e l'altro.

Ci sono dei tòpos in questa storia: i navigli di Milano, il palco improvvisato sulle tavole del MEI di Faenza sopra un tavolo da sagra, la defunta Casa139 di Milano con le scale lungo le quali le sedie scivolano accidentalmente, il Banale di Padova diventato una serie di calcinacci. La desolazione di alcune figure, diverse ma parenti di quelle cantate da Vasco Brondi, si contrappone alla forte luce delle stesse di Costellazioni.

Vasco è un ragazzo che sette anni fa chiaccherava con te e ti regalava il suo demo, avvolto in carta fotocopiata. Ciò che è successo con Vasco mi ha insegnato che i demo vanno ascoltati, tutti, perché ciò che di buono, di sorprendente conquista l'orecchio è una piccola parte di quello che ti può regalare emozioni in giro. Ne vale sempre la pena, anche quando fragili dischi di plastica ti riempiono le piccole tasche o prendi in considerazione un sacchetto o un borsello per portarli con te.

In quei demo c'è tutta la dignità dei sogni di chi te li ha messi in mano. In mezzo a quelli che vorrai mettere via chiedendoti ne valeva davvero la pena?, quelli che ti lasceranno più o meno indifferente, quelli che ti faranno imprecare e sognare di improvvisarti produttore per correggere mancanze 'gravissime' che separano l'articolo dal ruolo di capolavoro, quelli che bollerai come già sentito, quelli buoni ma non ottimi, qualcosa spunterà.

Nemo propheta in patria, ha detto qualcuno. Andatelo a dire a Vasco, che passeggiando per le piazze principali di Ferrara non può non accorgersi che il maxi-cartonato del suo disco e i manifesti danno colore alle librerie, ai negozi di dischi, ai muri, alle facce degli avventori in 'pellegrinaggio' al bar Korova.

Trasformiamo questa città in un altra cazzo di città.
Per quanto possibile, ce l'hai fatta, amico mio.

Foto: Paolo Didonè (Zed)

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<![CDATA[Costellazioni - Le luci della centrale elettrica]]>

Costellazioni segna il punto di svolta nell'approccio alla musica de Le Luci della Centrale Elettrica - alias Vasco Brondi. Il disco nasce infatti da un elemento nuovo nella composizione delle canzoni, quello dell'elettronica. Non sono più le schitarrate melodiose di un'acustica a dar vita ai pezzi, che si sviluppano invece attraverso una rigorosa ritmica. Quest'ultima infatti spezza la monotonia dello stile cantautorato delle canzoni per dare una scossa ai pezzi, dotando ciascun brano di carattere personale. “Ti vendi bene”, col suo beat che sfiora quasi i ritmi da discoteca anni '80, ne è l'esempio più eclatante. Ascoltandola non può non venire in mente il ritornello di “Tu menti” dei CCCP.


Come al solito i testi di Brondi sono il suo punto di forza, la loro intensità è accentuata dallo stile quasi recitato del cantato. Ricordano quasi De Gregori e la sua arte nel creare, attraverso le parole, immagini evocative che esaltano le storie raccontate. Questo si percepisce già dal primo ascolto di “Macbeth nella nebbia”, track numero due.

Ogni canzone racconta qualcosa, partendo dalle storie di provincia di Ferrara, toccando poi orizzonti sempre più ampi fino a raggiungere galassie completamente inesplorate fino ad allora dal cantautore (“La terra, l'Emilia, la luna”).

L'intero disco è infatti un viaggio attraverso la presa di coscienza dell'era in cui viviamo, fatta sopratutto di rabbia, incertezza e disillusione. In questo senso Brondi si fa portavoce di una generazione. In “Le ragazze stanno bene” e “Una guerra lampo pop”, tra le altre, si percepisce il grido di frustrazione di ragazzi senza un futuro chiaro e senza aspettative.



Ciò nonostante si avverte un senso di speranza in tutto l'album, un invito alla spensieratezza, quasi contagiosa come in “Questo scontro tranquillo” (“Ma ci sarò io e arriverò, felice da fare schifo e libererò tutti i tuoi pianti trattenuti, tutti i tuoi pianti trattenuti”).

Quest'insensata felicità che muove l'album si rivela anche nel titolo: Costellazioni. Brondi vuole infatti dare l'idea di una luminosità – quella delle stelle – che tenta di opporsi ai tempi bui nei quali stiamo vivendo.

Alla fine, il senso di liberazione che le canzoni esprimono è dato dalla, seppur amara, consapevolezza della situazione attuale. E' quasi come se non potesse andare peggio, e quindi ci aspettiamo solo il meglio.

Tracklist

1) La Terra, l'Emilia, la Luna
2) Macbeth nella nebbia
3) Le ragazze stanno bene
4) I destini generali
5) I Sonic Youth
6) Firmamento
7) Un bar sulla Via Lattea
8) Ti vendi bene
9) Una cosa spirituale
10) Padre nostro dei satelliti
11) Questo scontro tranquillo
12) Punk sentimentale
13) Blues del delta del Po
14) Una guerra lampo pop
15) 40 Km

Silvia Gharaba

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<![CDATA[Fototour "Dentro la tempesta" @ La Mela di Newton - Padova]]>

Fototour "Dentro la tempesta"
FOTOGRAFIE e APUNTES di CECILIA IBAÑEZ 
Performance di fotografia e musica

Sabato 18 febbraio 2012
alle 21.30
alla Mela di Newton
via della Paglia, 2 - Padova

Cecilia Ibañez e Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) presentano il primo libro targato La Tempesta,con l'intervento del conduttore radiofonico Carlo Vitelloni (Sherwood), le proiezioni esclusive delle fotografie on the road dei gruppi dell'etichetta, e il minilive acustico - l'evento sarà trasmesso in streaming video su www.sherwood.it

Il 18 febbraio alle 21.30 fà tappa alla Mela di Newton a Padova il FOTOTOUR di presentazione di DENTRO LA TEMPESTA – FOTOGRAFIE e APUNTES di CECILIA IBAÑEZ, il primo libro targato La Tempesta, l'etichetta friulana che abbraccia importanti band di tutta Italia.

64 scatti on the road in bianco e nero immortalano le band dell'etichetta Tempesta, come i Tre Allegri Ragazzi Morti, Le Luci Della Centrale Elettrica, Il Teatro Degli Orrori, Il Pan Del Diavolo, catturate dallo sguardo personale della fotografa argentina dentro le luci segrete dei palchi e dei backstage.

L'incontro prevede un'introduzione dell'autrice e Davide Toffolo intervistati da Carlo Vitelloni di Sherwood; prosegue con uno showreel esclusivo delle proiezioni delle fotografie. La presentazione si conclude in musica con un minilive acustico.

Tutta la serata verrà trasmessa in streaming video su www.sherwood.it.

Locandina Dentro La Tempesta @ Mela di Newton, Padova

Il FOTOTOUR TEMPESTA – foto in tour - è un'occasione unica per poter scoprire il libro che ha una tiratura limitata e non è in distribuzione. Il minitour si svolge in librerie, locali, teatri e spazi d'Italia. 

Per rimanere aggiornati con le date nuove e i report del Fototour Tempesta, collegarsi a dentrolatempesta.tumblr.com

DENTRO LA TEMPESTA, FOTOGRAFIE e APUNTES di CECILIA IBAÑEZ
Il 3 dicembre 2011 è stato presentato al festival "La Tempesta al Rivolta" il primo libro targato Tempesta.

Dentro la Tempesta, Fotografie e Apuntes di Cecilia Ibañez è il primo libro di bordo della Tempesta.
Dentro la Tempesta è il libro fotografico di Cecilia Ibañez, giovane fotografa argentina, sulla Tempesta,  il collettivo d’artisti (qualcuno lo chiama etichetta discografica indipendente) che dal 2000 ad oggi ha promosso la nuova musica italiana con più di cinquanta dischi, migliaia di concerti e canzoni.
Sessantaquattro scatti on the road immortalano le band della Tempesta, catturate dallo sguardo personale di Cecilia. Artisti mitologici di anni disperati ed epocali, ripresi dentro i campi profondi dell’obbiettivo e luci segrete del backstage.

Il risultato è in questo libro. L'esaltazione del palco, i tempi morti, la gente, i panorami, le amicizie, gli studi di registrazione. Sono foto che raccontano bene gli anni zero della Tempesta e del nostro paese. Cinquanta dischi e migliaia di concerti, tutto in sessantaquattro scatti accompagnati dagli apuntes scritti a mano di Cecilia.
Il bianco e nero allontana ancora di più dall'attualità le immagini raccolte in giro per il bel paese, e avvicina questi rocker di provincia a nuove icone, ma Cecilia non costruisce finzioni. Racconta una quotidianità del fare musica, e la gioia di chi la fa e di chi la vive. 

La Tempesta è l'avventura di una musica indipendente, libera, che più di ogni altra espressione artistica in Italia è riuscita a raccontare questo inizio di millennio, senza la paura di contraddire il mercato esistente e di tornare a confrontarsi con la lingua e con quello che succede intorno. Un'avventura bellissima raccontata per la prima volta dalle fotografie e apuntes di Cecilia Ibañez.

Dentro la Tempesta non si trova in distribuzione e può essere acquistato solo nel Fototour di presentazione del libro o nel sito shop.latempesta.org (210 × 185 mm, 128 pagine, bianco e nero).

Cecilia Ibañez

Nata a Buenos Aires, Argentina vive e lavora in Italia come fotografa. Dal 2007 al 2010 ha seguito in tour per l’Italia i gruppi della Tempesta. www.ceciliaibanez.com.ar

La Tempesta 

C'è chi preferisce definirla collettivo d'artisti, e non ha tutti i torti. Più di cinquanta titoli in dieci anni e migliaia di canzoni e concerti. 
www.latempesta.org

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<![CDATA[Le luci della centrale elettrica live report]]>

È il Circolo Arci Magnolia, fra gli ultimi posti a promuovere la musica dal vivo di qualità a Milano, a ospitare la doppia data (18 e 19 gennaio) di Vasco Brondi con la sua band. Il nero della notte gelida e il surreale pulviscolo metallico che aleggia intorno all'aeroporto sono la scenografia perfetta per accompagnare le storie di giovani cresciuti nella provincia industriale con il sogno di scappare altrove.

Ad aprire il concerto è Roberto Dell'Era, bassista degli Afterhours ma anche cantautore, qui in veste solista. Chitarra e voce, propone le canzoni del suo album d'esordio Colonna Sonora Originale, uscito lo scorso 7 ottobre per l'etichetta MarteLabel.

Dopo un breve ma piacevole set di venti minuti, è lo stesso Dellera (così gli piace farsi chiamare) ad annunciare alla sala piena e scalpitante l'ingresso sul palco de Le Luci Della Centrale Elettrica. Insieme a Vasco Brondi, chitarra e voce, ci sono il chitarrista Lorenzo Corti, il bassista Giovanni Ferrario e il batterista e percussionista Sebastiano De Gennaro, musicista colto prestato al pop-rock con eccellenti risultati.

Dalla prima all'ultima canzone il pubblico, formato soprattutto da giovani ragazzi e ragazze, canta ogni frase a memoria. E conosce le pause e s'immagina cosa verrà dopo. Mi viene in mente che forse qualcosa in comune ce l'hanno Vasco Brondi e Vasco Rossi... ma che per fortuna si ferma qui.
L'orchestrina elettrica” è ormai rodata e affiatata, si sente nelle mani e negli attacchi, si vede negli sguardi e nei movimenti: è bello vederli sul palco. Dal mio primo concerto de Le Luci, quando un giovanissimo Brondi era solo con la sua chitarra sgangherata in un locale semivuoto, in mezzo ci passano un secondo album più maturo e ragionato, chilometri e chilometri macinati su e giù per l'Italia suonando dappertutto, un'inevitabile crescita umana e artistica e un riconoscimento unanime che rendono l'allora e l'oggi nemmeno paragonabili.

Le canzoni si susseguono senza soluzione di continuità, mescolate fra loro, stralci dell'una infilati in coda a un'altra, mantenendo un lungo filo conduttore che poi è riassumibile in un concetto tutto sommato universale: “in ogni periodo nero si può trovare qualcosa di bello”. Oltre ai brani di Canzoni da spiaggia deturpata e Per ora noi la chiameremo felicità, i due album usciti per La Tempesta, Le Luci suonano anche Un campo lungo cinematografico (scritto per la colonna sonora del film Ruggine) e due audacissime cover: Summer on a solitary beach di Franco Battiato ed Emilia Paranoica dei CCCP.

Brondi non sembra intimorito dal confronto con i due giganti e ci regala le sue versioni, stravolte ma in fondo non blasfeme, di questi indimenticabili capolavori del repertorio alternativo.

Alla fine del concerto restano soprattutto le parole e i pensieri, ché Le Luci è soprattutto il racconto di un'Italia faticosa e di una generazione stretta tra un passato che non c'è più e un futuro che non si sa se ci sarà. Ma qualcosa di buono si può sempre trovare.

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<![CDATA[Tutte le foto de La Tempesta al Rivolta]]>

Per vedere tutte le foto scattate dai nostri fotografi clicca qui.
Oppure vai sulla pagina Facebook ufficiale di SherwoodPhoto o su quella di Sherwood.it

Il Cane

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Sick Tamburo

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Bachi da Pietra

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Giorgio Canali & Rossofuoco

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Massimo Volume

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A Classic Education

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Le Luci della Centrale Elettrica

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Gionata Mirai

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The Zen Circus

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<![CDATA[La Tempesta al Rivolta live report]]>

Sta per cominciare La Tempesta al Rivolta ed ancora una volta la pioggia ci accompagna.
Non può non spaventare dopo il disastro di fine Giugno che ha visto a Codroipo artisti come i Tre Allegri Ragazzi Morti, Le luci della centrale elettrica, gli Zen Circus costretti a cantare sotto le esedre per salvarsi dalla tempesta, per salvare il concerto.
Al Rivolta di Marghera l’intera troup di Sherwood, però,  si sta preparando al peggio e al meglio: dalla mattina ci sono tecnici del suono e delle luci, c’ è la web tv, ci sono tutti i fantastici collaboratori che lavorano per accogliere gli artisti e qualche centinaia di ragazzi che dalle cinque varcheranno i cancelli.
Dall’aria che si respira pare di tornare per un attimo allo Sherwood Festival: la stessa gente, la stessa voglia di impegnarsi, la stessa voglia di divertirsi.

Ad aprire la serata è Matteo Dainese, da anni impegnato dietro la batteria di Ulan Bator, di Jutterbugs e di tanti altri gruppi : si fa chiamare Il cane e oggi canta e suona il primo disco pubblicato dall’etichetta La Tempesta (Metodo di Danza), un misto fra elettronica e acustico gestito con curiosa eleganza. L’ ultima canzone si chiama Dune e ricorda, racconta Matteo, quando si va in spiaggia e si guardano le dune di sabbia e quelle della tua bella. Si è già totalmente a proprio agio al Nite Park, una delle due sale che ospiterà i dodici gruppi.

L’ atmosfera rimane ancora rilassata fino all’arrivo de I Melt sul palco: è il trio vicentino ad agitare la folla grazie al brit pop di “La bella bambina” al punk di “Raccontami il tuo inverno” all’ acustica “Non mordo più”. Il nuovo disco della band Il nostro cuore a pezzi racconta allora le passioni e le inqiuetudini divise e condivise dal trio, Teo, Teno e Diego, racconta, con un tono spigliato,con un rock un po’ più agitato, di quel cuore rotto in mille pezzi che vive e resiste ai momenti bui.

Pausa.

Nite Park si svuota per lasciare il tempo ai tecnici di preparare gli strumenti ai Bachi da Pietra: intanto in sala Hangar, i Sick Tamburo hanno iniziato a suonare. Nascono dalle ceneri dei Prozac +, da cui la stessa cantante Elisabetta Imelio proviene. Sono graffianti, decisi, indossano passamontagna neri e suonano le chitarre elettriche in modo aggressivo e minimalista. I loro testi sembrano più parlati, urlati che cantati, come in “Dimentica” e “Il mio cane con tre zampe”, ma i loro testi sono teneri, come se sotto le loro divise si nascondesse un’ altro mondo, un’ altra musica da scoprire. E’ il loro rock, la loro elettronica.

A Nite Park dunque, i Bachi da Pietra cominciano il loro live energetico: sono una batteria e una chitarra, Bruno Dorella e Giovanni Succi. Giovanni suona scalzo, seduto immobile sul suo sgabello, mentre Bruno impugna la chitarra come un’ arma e s’agita per tutto il palco. Anche loro come molti artisti dell’etichetta provengono da esperienze con altri gruppi (come Wolfango e Madrigali Magri) per realizzano con La Tempesta il loro progetto solista; collaborano anche con i Massimo Volume, che ringraziano e che a breve suoneranno in Hangar.

Sono quasi le nove e mezzo e l’ atmosfera è caldissima; fuori ha già smesso di piovere, i collaboratori possono finalmente tirare un respiro di sollievo, ma il traffico pare dilatarsi costantemente: in Osteria, qualcuno ordina un tiramisù, mentre in Open Space un passante è placcato dai fotografi per diventare la nuova “Faccia da Tempesta” e un qualunque fan compra una maglietta della sua band preferita ai banchetti degli artisti.

Intanto, però, in sala Hangar si prepara il concerto più atteso della serata, i fondatori dell’etichetta: Enrico Molteni, Davide Toffolo e il resto della ciurma. Sono i Tre Allegri Ragazzi Morti e vengono dal Friuli dove nel 2000 (a Pordenone) fondarono l’ etichetta e dove quest’estate (a Codroipo) raccolsero la folla sotto la pioggia per raccontare con una chitarra, sopra una panca, le loro canzoni. Sono la colonna portante dei gruppi, il gruppo che porta il nome dell’etichetta.
Il loro live è eccezionale: Davide è travestito da enorme scimmia, probabilmente morirà di caldo dentro quel costume, ma è agitatissimo. Urla a squarciagola l'adolescenza raccontando la guerra e l’amore dei nostri anni più difficili, mentre gli altri lo seguono, accaldati ed eccitati allo stesso modo sotto le loro maschere, di fronte ad un pubblico che esplode.

E’ poi il momento di Giorgio Canali & Rossofuoco e l’atmosfera non si è per nulla raffreddata. Lui è semplicemente un grande: è un rocker arrivato direttamente dagli anni ’80.
Rojo nasce da un’ istinto esplosivo e immediato, dalla voglia di raccontare, raccontarsi, bestemmiare e da un materiale musicale che già Rossofuoco pare avesse pronto per Giorgio, come lui dice. Inizialmente doveva chiamarsi “L’ album rosso” ma la scelta della lingua spagnola è legata ad affetti che ha lasciato a Madrid e che in fondo, si nascondono sotto i suoi testi. Basta provare ad ascoltare.

La serata scivola rapidamente, come la nebbia sopra Venezia: l’atmosfera pacata dei Massimo Volume, l’indie- rock di A Classic Education e i concerti ‘cheunamezzoraètroppopoco’ di Le Luci della Centrale Elettrica e degli Zen Circus.
E’ una partita a ping pong tra un palco e l’ altro: è praticamente impossibile seguire tutti i gruppi; forse solo i pochi appassionati ci riescono. Per i fan, invece, è un occasione da sfruttare: aspettano che la sala si svuoti per occupare le prime file e garantirsi una buona visione anche quando si fa ormai fatica a passare.
In conclusione, ci sono i Gionata Mirai e, a seguire, i deejay set di Momo (ormai noto deejay di Radio Sherwood) e Nikki (Radio Deejay) per continuare ancora insieme la notte.

E’ stata una grande serata per l’ etichetta, una vittoria di fronte alla tempesta scampata, una rivincita per la delusione di quest’estate:
Credo ancora che una canzone possa cambiare, possa cambiare qualcosa” confessa Enrico Molteni (fondatore dell’etichetta e bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti) da una breve chiacchiera a fine serata ed è forse da questa piccola idea che è nato un nuovo modo di fare musica, una canzone, una storia.

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