<![CDATA[the-best-of-2011 | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/547/the-best-of-2011/articles/1 <![CDATA[5 fumetti per cominciare il 2013]]>

5 libri + 1 per cominciare l'anno con i migliori fumetti usciti nel 2012. 5 consigli di lettura, più un importante recupero storico, per suggerire percorsi di lettura per avvicinarsi al linguaggio delle nuvole disegnate.

Un polpo alla gola
Zerocalcare

Un polpo alla gola - copertina
La conferma del grande talento di ZeroCalcare dopo l'incredibile successo de La profezia dell'armadillo.

Una storia lunga, un noir esistenziale raccontato con la solita fragranza e scoppiettante vitalità dall'autore più chiacchierato dell'anno.

 

La banda Stern
Luca Enoch, Claudio Stassi

La banda Stern - copertina
Enoch e Stassi fanno un ottimo lavoro di ricostruzione per riportare alla luce eventi troppo scomodi per poter essere raccontati:
c'è stato un terrorismo in Israele che vorrebbero cancellare dalla memoria.



I segreti del Quai d’Orsay, Cronache diplomatiche voll. 1 e 2
Abel Lanzac, Christophe Blain

I segreti del Quay D'orsay - copertina

Un trattato a fumetti, divertente e ben raccontato, sui dietro le quinte della politica francese.

Un “dietro le quinte” fatto di adulazioni e ambizione, meschinità, slanci di grandeur e compromessi.


Hicksville
Dylan Horrocks

Hicksville - Copertina

Una storia d'amore sui fumetti, a fumetti.

Il capolavoro del fumetto neozelandese in una nuova, imperdibile edizione, impreziosita da una nuova prefazione disegnata dall'autore.

Con Hicksville, Dylan Horrocks ha vinto i maggiori premi internazionali del settore in Francia e in America.


Sul pianeta perduto
A. Serra, P. Bacilieri

Sul pianeta perduto - copertina

Se c'è aria di novità attorno al fumetto popolare italiano non guardate altrove e fidatevi, parte da qui.

Una storia per ragazzi "a la" Myazaki raccontata dai sorprendenti disegni di Bacilieri.

Un incredibile viaggio verso l'ignoto!


Ristampa dell'anno

Ranxerox - Edizione Integrale
S. Tamburini, T. Liberatore, AA. VV.

Ranxerox l'integrale - copertina
Assurdo che fino ad oggi uno dei fumetti italiani più diffusi e conosciuti al mondo non godesse di una ristampa integrale e organica di tutte le sue storie.

Il Comicon di Napoli intraprendendo una nuova attività editoriale colma finalmente questa lacuna.

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La top 10 dei dischi prodotti in Italia nel 2012. Da avere assolutamente, prima di lanciarsi nel 'milatredici.

1. AMOR FOU - Cento giorni da oggi

Dolci parole per descrivere la caduta di un dittatore? Si, questo. Ma l'amore resta una cosa grave, la speranza, una trappola.
Alessandro Raina e soci, incidono  un autentico gioello,  perfetto in ogni sua singola sfaccettatura. Non c'è un ma, nemmeno a volerlo.

A più di cento giorni da oggi poi, suonarono al Festival di Sherwood, lasciando tutti a bocca aperta. Inaspettati, diedero vita ad un magnifico concerto.

Gli si deve dire GRAZIE per questo capolavoro.

2. Man on Wire - West Love

Friuli, regione d'America, Stato del mondo.

Dei ragazzi con dei trascorsi musicali invidiabili, tipo T.A.R.M., Smart Cops, Ten Thousand Bees, decidono per fortuna nostra, di aver bisogno di un nuovo gruppo.
Ecco i Man on Wire.
Un esempio assennato di artigianato contemporaneo, pubblicato per una bottega musicale come Knifeville, esterofilo quanto basta, dolce ed ambizioso.

Dal sogno di Philippe Petit; West Love.

3. Dargen D'Amico - Nostalgia Istantanea

Jacopo è un tipo imprevedibile. Lo si può intravedere ballonzolare disinteressato in alcuni videoclip di certi suoi colleghi, oppure scrivere, collaborare, produrre, ma c'è sempre. Fac Totum.

Neologista, cantautore, autore, poeta, molteplici talenti celati dietro agli inseparabili occhiali scuri. Faber c'è l'ha già in gloria. Questo disco è flusso di coscienza, composto tra il sonno e la veglia; ed il sogno, il suo sogno. Due tracce, lunghe. Superfl(u)o(w) quanto basta.

In un ipotetico manuale della composizione musicale, Nostalgia Istantanea e Dargen avrebbero un capitolo a se.

4. Tre Allegri Ragazzi Morti - Nel giardino dei fantasmi

Ah, i T.A.R.M. Si proprio loro. Se esistesse davvero il famoso manuale della composizione musicale sopracitato, anche loro avrebbero un capitolo tutto personale, primo paragrafo: longevità.

Nel Giardino dei fantasmi, è un disco variopinto, un'arlecchino romantico  con addosso la maschera da teschio, che danza tra blues e variazioni reggae. La cosa che mi ha colpito di più è sicuramente la spensieratezza con cui è stato concepito e poi prodotto. E forse sta qui parte del loro segreto.

Sereni come non mai, allegri e morti come sempre.

5. Il Teatro degli Orrori - Il Mondo nuovo

Il gruppo della protesta Italiano, testi impegnati e rock'n'roll vero e proprio. Una macchina da guerra, sia dal vivo che in studio. Vedere per credere.

Concept album? Forse. Resta il fatto che ci troviamo davanti alla consacrazione definitiva di uno dei più importanti gruppi italiani di sempre, destinato a restare negli annali. La solita potenza e la rinnovata poesia, manifestata nella figura del migrante.

Qualcuno non sarà d'accordo con me, ma dopo due dischi eccellenti e superbi, testare nuove strade per avere "solamente" un'ottimo risultato, è cosa più che positiva.


6. Umberto Maria Giardini - La dieta dell'imperatrice

Caso peculiare quello del Giardini. Prima il progetto Moltheni, storico ed importante, poi basta e via di U.M.G.

Che spesso nella vita ci sia bisogno di una scossa, emotiva e non, per svegliarsi dal torpore o dall'apatia magari, è cosa risaputa. Se poi, si riesce a trovare pure il coraggio di lanciarsi in qualcosa di nuovo, in un ambiente che predica modernità ma rimane indissolubilmente legato a delle stantie osservanze, bè ancora meglio.

Qui la recensione, ed il live.

7. Mellow Mood - Well Well Well

Dalla provincia con amore. I nuovi giovani portabandiera delle good vibes nostrane, parte anch'essi della Tempesta.

Alfieri di un sottobosco febbricitante che vive di dinamiche proprie, ma che è vivido e  ben presente. Well Well Well, prende una penisoletta a forma di stivale e la lancia nel mondo. Disco d'amor e di speranza.

Mai visti dal vivo? Andateci, soprattutto se non siete fan della musica reggae.

8. Cosmetic - Conquiste

Giovani, talentuosi, bravi. I presupposti per un 2013 denso di soddisfazioni ci sono tutti.

Conquiste poi, è un disco cangiante, a tratti furbetto. Colpisce con dolcezza, shoegaze in filastrocche e qualche sfumature pop. Ma l'aria che si respira è densa di intossicazioni (positive) globali, grunge, rock'n'roll USA, ed altra roba inglese.

Sicuramente avranno i palchi che meritano.

9. Nicolò Carnesi - Gli eroi non escono il sabato

Italiani, popolo di cantautori. C'è qualcosa insito nel nostro DNA che ci lega indissolubilmente a questo tipo di figure.

Siamo dei sentimentali tutto sommato. L'essere mitolgico dalla consecutio temporum romantica, il capello arruffato, sognatore e con la chitarra al fianco, qua da noi va un sacco. Carnesi incarna perfettamente questo archetipo.
Poi il caso vuole che ci si metta di mezzo pure un gran bel disco, di onesto pop e pezzi da sussurrare allegramente.

E chissene frega delle tendenze indie europee o se non c'è l'happy ending. A noi va bene così.

10. Offlaga Disco Pax - Gioco di società

Synth Wave, fricchettonerie elettroniche, bassi cupi e sincopati. Più il maestro Collini.

Si perchè il trio, ci guida attraverso quella famosa toponomastica artistica che li ha condotti da Socialismo Tascabile, all'ultima fatica discografica. Fino a qui tutto bene.
Procedendo negli ascolti, Collini ci racconta, si racconta, e il cerchio magistralmente quadra.

Il tutto senza maniersmi ed eccessive autocelebrazioni.

FINE

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<![CDATA[RACCONTAgli SHERWOOD FOTO]]>

Cosa vuol dire scattare fotografie per Sherwood.it?

I nostri fotografi danno una risposta a questa domanda, raccontandovi con le loro immagini e parole il percorso che li ha impegnati durante il 2012.

Il primo racconto che vi presentiamo è quello di Martina Manganello, la nostra fotografa più in erba. Lei ha iniziato a scattare per noi a giugno, con il festival di quest’anno. Il resto della storia ve lo racconta lei.

MONTAGGIO DI SHERWOOD FESTIVAL, 9 GIUGNO 2012.

Da pochi giorni è iniziato il montaggio di Sherwood Festival nel Parcheggio Nord dello Stadio Euganeo. È l’inizio del mio percorso con Sherwood Foto, appena finisco scuola vado a fare i primi scatti. Mi sento un pesce fuor d’acqua, non conosco nessuno, non so come muovermi e ho paura di fare delle foto orribili. Inizio a girare per tutto il parcheggio e a incrociare i primi volti delle persone con le quali condividerò circa un mese della mia estate, dopotutto non va così male, anzi, gran parte delle mie preoccupazioni sono svanite.

Questa foto l’ho scattata all’ora di pranzo, quando i lavori si sono fermati e abbiamo mangiato tutti assieme.

PRIMA SERATA DI SHERWOOD FESTIVAL, 15 GIUGNO 2012.

Si inizia! È la prima sera di Sherwood Festival e ad aprire ci sono i Muleta seguiti dagli Zen Circus. Decido di sfidare il buon senso facendo per quasi tutta la serata foto ad un’iso spropositata, la maggior parte degli scatti non si salva.

Lezione del giorno: mai sopravvalutare!

IL TEATRO DEGLI ORRORI, 16 GIUGNO 2012.

È la seconda serata del Festival, suonano il Teatro degli Orrori e in apertura i Putiferio. Questa è una delle foto a cui sono più affezionata, perché l’ho scattata quand’ero sottopalco per la prima volta in vita mia e mi fa pensare a tutte le preoccupazioni che mi assalivano pochi minuti prima che iniziasse il live.

ITALY SUPPORTS TACHELES, 4 LUGLIO 2012.

Durante Sherwood Festival è stato fatto un progetto per sostenere il Tacheles a Berlino, una galleria d’arte moderna autogestita da artisti provenienti da paesi diversi, chi voleva poteva farsi una foto con il cartello di supporto. Mi è particolarmente piaciuto rendere partecipi persone che non conoscevano il Tacheles. Il bello di Sherwood è che non è solo concerti e serate con gli amici, ma si interessa anche di quello che accade nella realtà sociale.

THE FLAMING LIPS, 10 LUGLIO 2012.

Ormai Sherwood Festival sta per finire ed è arrivato il concerto che attendo di più: i Verdena seguiti dai Flaming Lips. I Flaming Lips sono pazzeschi e durante il loro live scatto questa foto che ritengo sia una delle migliori foto fatte durante il Festival.

VINICIO CAPOSSELA, 2 NOVEMBRE 2012.

L’estate e Sherwood Festival sono finiti a differenza della mia collaborazione con Sherwood Foto, che prosegue. Il primo evento a cui partecipo è la data zero del Rebetiko Gymnastas tour di Vinicio Capossela. Sono piena di energie e non vedo l’ora di fare foto, non potevo chiedere un ritorno migliore!

LA TEMPESTA AL RIVOLTA, 8 DICEMBRE 2012.

È arrivata anche la Tempesta al Rivolta per una serata di pura musica. Ad aprire la serata ci sono gli Hard Core Tamburo che a ritmo dei loro tamburi-bidoni iniziano a scaldare il Rivolta. Si respira molta energia positiva e la voglia di fare scatti è tanta!

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<![CDATA[L'autunno Snaturato]]>

Raccogliamo in tre articoli (II parte, III parte) tutte le interviste che abbiamo realizzato in questo autunno. 
Su questo potrete ascoltare: Calibro 35, Bosio, Ninnenanne Tristi per bambini cattivi, Mandrake, Ufomammutt, Terje Nordgarden, Heike The Giggles, The Regal, Nicotine Alley, Nico Greco, Formanta, Manta Rays.

Snatura rock del 29 luglio 2012

Intervista ai Calibro 35

 Massimo Martellotta, chitarrista e co-fondatore del gruppo, ci racconta del terzo album del gruppo “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”. Un disco composto e registrato a New York città fonte di ispirazione per il gruppo sia per la vivacità culturale che per il respiro metropolitano, frenetico e cosmopolita. Si potrebbe sintetizzare il loro suono: impressioni sonore da New York per immagini di film polizieschi e note funk.

Link: www.calibro35.net

Intervista ai Bosio

Due fratelli da Genova ci portano il loro esordio ufficiale per un progetto nato nel 2004 e concretizzatosi finalmente con un supporto CD. Pietro Bosio, il più grande dei due fratelli, suona e canta le sue canzoni e viene fuori un espressivo connubio tra Syd Barrett ed Enzo Iannacci. Un canto che vive e si contrappone quindi con una luce intensa e piena. Il suo fratellino Enrico è il cantante e chitarrista degli Enroco e qui accompagna Pietro con la sua scia melodiosa e il suo portamento come sempre elegante. Il risultato è eccellente.

Link: I Bosio su MySpace

Snatura rock del 2 settembre 2012

Intervista a Ninnenanne Tristi per bambini cattivi

02.09.12 - Le ninnenanne sonanti raccontate da Samuele Venturin (fisarmonica) e Valentino Receputi (voce). Un duo che ha lavorato sui testi a piene mani musicandole con brani riposti in una cassetta ed in un cassetto negli anno 80. Un disco di canzoni. Le composizioni poetiche di Valentino unite all’inventiva musicale di Samuele. Un cinismo che lotta contro il conformismo e l’ipocrisia di fare le peggiori cose per poi risolvere cristianamente chiedendo scusa. Amano cantare e scrivere canzoni divertendosi e diffonderla è un optional.

Link: Ninnenanne tristi per bambini cattivi su FB

Intervista ai Mandrake

Un progetto indie pop con i fiati come particolare in chiaro, nato da Giorgio Mannucci nel 2010 il quale ha reclutato tramite Facebook i suoi compagni di viaggio in zona Livorno e da sconosciuti hanno formato assieme a lui i Mandrake. Anche per il suo modo di comporre ha usato lo stesso approccio. Si è prefissato una base “logica” di partenza tramite una tastiera midi e poi si è fatto attraversare dagli altri componenti in primis violino e tromba che hanno lasciato le personali influenze. Sognano di andare a suonare all’estero. Ho il sentore che presto succederà.

Link: Mandrake su FB

Intervista agli Ufomammutt

Raccontiamo del settimo disco dei ragazzi. È Steve Von Till dei Neurosis a produrlo tramite la Neurot Recording. Dal loro esordio “Godlike snake” uscito nel 2000, gli Ufomammut hanno sempre cercato di aggiungere qualcosa di nuovo. “Oro: Opus Primum” non è da meno. Il progetto è suddiviso per due dischi e in dieci parti. I ragazzi stratificano e suonano le stesse parti in maniera differente la loro evoluzione che si esprime al suo meglio dal vivo. “Oro: Opus Alter”, quindi la seconda parte del progetto, esce da ottobre. “Oro” alla fine è un brano unico di novanta minuti, da questa base di partenza si sono aggiunti dei riff nati dai singoli musicisti e i sintetizzatori che hanno dato omogeneità al brano. Abbiamo in programma di risentirli anche per “Oro: Opus Alter”. Ne parliamo con Urlo: basso, voci e sintetizzatori del trio.

Link: www.ufomammut.com

Snatura rock del 9 settembre 2012

Intervista a Terje Nordgarden

09.09.12 - Terje Nordgarden norvegese di nascita ma ormai residente in Italia e in particolare in quel di Catania, ci ridà prova con “You gotta get ready” della sua rinnovata attitudine alla canzone nella forma traditional su base americana e cuore blues. In questi anni è andato a migliorare sempre di più la struttura e la poetica dei testi, crescendo esponenzialmente grazie ad una maggiore competenza di tutte le parti che riguardano la musica e intervenendo per esprimere il suo sentire. Il disco è uscito per la stessa etichetta di Nordgarden, la GDN Records.

Link: nordgarden.info

Intervista ad Heike The Giggles

Giovane formazione dall’approccio punk arricchito, perché anche se c’è tutta l’energia e la dinamica punk, nell’insieme e nella loro totalità, lasciano alle orecchie dei loro ascoltatori, una corposità nella struttura dei brani che ne determina il carattere live. Il primo disco “Sh!” risale al 2010 e adesso la cantante ci racconta di “Crowd Surfing” uscito questo 2012 per Foolica rec. Un disco che li trova sempre a mille e che dimostra il loro valore, soprattutto live perché ci si fa coinvolgere dalla loro essenza e passione. Una caratteristica che si è diffusa prima ancora dell’uscita dell’esordio perché il palco aveva fatto loro da megafono.

Link: www.heikehasthegiggles.com

Snatura rock del 30 settembre 2012

Intervista ai The Regal

30.09.12 - Andrea Badalamenti ci racconta dell'esordio del trio di Firenze, The Regal, band dove suona la chitarra e canta. La prima caratteristica evidente è proprio la sua voce molto vicina alla timbrica del grande Michel Stipe dei REM. Non è però l'unica similitudine col gruppo di Athens, da cui i ragazzi ereditano tutti la compattezza e lo spessore del rock classico. Alessio Consoli suona il basso e Manuel Pio suona la batteria e con le chitarre del buon cantante raggiungono un ottimo risultato. Samuel Katarro e la voce dei Ka Mate Ka Ora, Stefano Venturini, impreziosiscono alcuni attimi e danno lustro al buon inizio della band fiorentina che A Buzz Supreme non si fa sfuggire producendoli.

Link: www.theregal.it/wordpress

Intervista ai Nicotine Alley

L'ultimo album dei Nicotine Alley di Padova è l'insieme di diversi momenti musicali legati al viaggio, quindi lo spazio tra le sfumature del rock, del pop e del blues sono insite tra le note. Paolo Mioni che dal 2007 segue le fila di questa band costituita da Max Busato al basso e Alberto Marangon alla batteria. Mioni che scrive e compone le canzoni è sempre entusiasta della vita e della musica e si fa attraversare dall’estro di carattere psichedelico di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, gruppo di cui anche Paolo è stato membro. Il disco esce per la stessa etichetta del cantante.

Link: www.nicotinealley.com

Intervista a Nico Greco 

Dall'ultima volta che l'avevamo intervistato Nico Greco si è trasferito dall'Italia alla Spagna e le canzoni ne hanno risentito positivamente come ogni volta che si possiedono gusto e moderatezza e si voglia esplorare e conoscere. Non può essere una strada chiusa. Mai. Infatti il nuovo di Nico non ci delude e attraversa un vicolo folk illuminato e rinnovato. Si sente il brulicare delle novità fresche come l'aggiunta della voce di Valeria Soave e si sente il piano di felicità di Nico imbastito con fondamenta forti. La curiosità per cosa seguirà a questo disco "Stone Three Home" che esce per entrambe le etichette di Paolo Messere (Red Birds Record e Seahorse Recording) è tanta ma avremo pazienza.

Link: Nico Greco su FB

Snatura rock del 7 ottobre 2012

Intervista ai Formanta

Formanta, come la marca di chitarre russe di tipo economico che al loro interno avevano già gli effetti, così decide di farsi chiamare questa band di Roma le cui canzoni prendono subito una forma classica figlia del rock con la A di America e dopo il primo EP autoprodotto con quattro pezzi, un secondo ep “Shiny ep people” con sette pezzi, hanno avuto la fortuna di incontrare Paolo Messere della Searhorse Recording che gli ha prodotto il disco di cui raccontiamo: “Everything seems so perfect far away”. La cantante Sabrina faceva teatro prima di cantare in un coro gospel e nel gruppo Formanta libera il suo immaginario vocale aggiungendosi a chitarra basso e batteria degli altri componenti della band, i quali nell’atto compositivo si scambiano gli strumenti.

Link: www.formanta.it

Intervista ai Manta Rays

Stephen G. Trollip, chitarra e voce, ci racconta del trio dei Manta Ray che condivide dal 2010 con Sebastiano Ziroldo (batteria e seconda voce) e Elio De Limone (basso e terza voce). Il loro esordio è uscito per Garage Rec. Amano i vinili anni 60, il soul, il garage e il rock, dagli Who ai Pixies. Dalle influenze dei maestri cercano di trovare un suono attuale e tutto loro con un bel tiro dal sapore Motown. Suonano seriamente e credono nel loro progetto, attenti e meticolosi nelle prove, nella costruzione delle canzoni e nella ricerca, per questo bisognerà aspettare per il seguito, ma poi sono certa ne varrà la pena se il risultato potrà essere paragonato a questa prima prova omonima.

Link: www.mantarays.it

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<![CDATA[Il noir che viene dal nord]]>

Il romanzo cosiddetto “giallo” in Italia, in tutte le sue versioni, è stato per anni ad appannaggio di autori inglesi e americani. Autori di diversa provenienza sono stati molto rari nelle pubblicazioni edite in Italia. Proprio per questo anche ottimi autori italiani sono stati per anni sottovalutati o misconosciuti ai più. Si pensi ai casi Scerbanenco e Veraldi, riscoperti solo recentemente e sull’onda dell’affermazione di una nuova generazione di autori italiani che, a partire dalla metà degli anni 80, in una vera e propria valanga di titoli si sono ormai affermati sul mercato nazionale e non.

Nelle collane degli anni 70, dai “Gialli Longanesi” – quelli con il gatto nell’intestazione per capirci – ai “Gialli Garzanti”, in versione nera, poi gialla e cartonata sino agli “immortali” “Gialli Mondadori”, salvo qualche incursione di autori francesi e italiani, a spopolare furono i raffinati investigatori inglesi, nella versione maschile e femminile, i “duri” americani e le squadre di polizia delle metropoli statunitensi.

A metà degli anni 70, in un mercato dominato appunto dagli autori anglosassoni, fecero la comparsa nelle edicole, cartolibrerie e librerie del tempo, assolutamente in sordina, due autori svedesi con una serie di romanzi incentrati sulla figura di un ispettore della polizia di Stoccolma.

Si trattava di due coniugi svedesi, Maj Sjowall e Per Wahloo, che scrissero ben 10 romanzi con al centro la figura dell’ispettore della polizia di Stoccolma Martin Beck. Vennero pubblicati da Garzanti quasi tutti nell’arco di due anni, dal 1973 al 1974 e un ultimo romanzo nel 1976. In tutto 7 romanzi, quindi in forma incompleta. Ora, con una scelta meritevole, Sellerio ne ha pubblicato l’intera serie anche se non in sequenza cronologica corretta (ma questo è un vizio di tutta la nostra editoria: ti propone il romanzo che ritiene più interessante o accattivante e se sfonda, allora ti propone il resto. Un metodo che non sempre ti fa apprezzare al meglio le qualità dell’autore o dell’autrice). Sellerio ha pubblicato anche alcuni racconti e un piccolo epistolario tra i due autori, mentre altri due romanzi, uno scritto dalla sola Sjolwall e uno dal solo Wahloo, sono stati pubblicati, il primo da Hobby & Work nel 2000 e il secondo da Einaudi nel 2012.

Chi ha letto le inchieste dell’ispettore Martin Beck negli anni settanta si è trovato di fronte ad uno scenario del tutto nuovo per la letteratura giallistica. Le inchieste di Beck non avevano nulla a che vedere con le raffinate indagini di un Poirot, di un Philo Vance o di un Nero Wolf; né avevano nulla di adrenalinico come le caccie all’assassino dei duri americani Lemmy Caution, Mike Hammer e Mike Shane.
Martin Beck e i suoi colleghi assomigliavano più a Steve Carella e i detective dell’87 Distretto; il suo carattere malinconico e introverso ricordava più un Philip Marlowe o un Lew Archer, eroi dell’hard boiled americano e le riflessioni sulla condizione umana e societaria svedese quelle degli scrittori neri degli anni 50 americani come Thompson e Goodis.

Sjolwall e Wahloo attraverso le riflessioni amare di Beck, le discussioni dell’ispettore con i propri colleghi, le indagini frammiste ai problemi quotidiani della vita familiare, del rapporto stanco con la moglie (sino al divorzio) e problematico con i figli, cercarono di costruire un affresco della vita sociale svedese nell’epoca della costruzione del welfare state. Rileggere questi libri oggi o leggerli per la prima volta, pur scontando una scrittura un po’ datata, consente di scandagliare i pregi e i difetti di quel modello che ebbe la sua massima espressione in quegli anni, le potenzialità del welfare ma anche l’opprimente presenza dello Stato e delle sue strutture di assistenza sociale, di un “socialismo” compatibile con il capitalismo che se, da un lato, forniva servizi, dall’altro, negando o anestetizzando il conflitto sociale, creava una società problematica, con la disgregazione giovanile da un lato, solitudine e tentazioni suicide dall’altro, la rincorsa al successo di pochi frammista alla corruzione politica mentre la fatica quotidiana di tanti veniva irrigimentata dal patto sociale tra socialdemocrazia e sindacati. Uno sfondo in cui le vicende di Beck e i suoi colleghi rapiscono l’interesse del lettore con il ritmo lento delle loro indagini su questo o quel delitto.

La ristampa di Sjowall e Wahloo avviene oggi nel pieno della valanga editoriale della letteratura giallistica e noir scandinava (o meglio dei Paesi nordici dell’Europa perché oltre ad autori svedesi, norvegesi e finlandesi si aggiungo islandesi, danesi e da poco anche di quelli provenienti dalle Repubbliche Baltiche ex sovietiche) che invade gli scaffali delle librerie con una quantità di autori e di storie molto spesso non all’altezza del battage pubblicitario costruitovi attorno.

Prima di questa valanga, a segnare una continuità con gli apripista Sjowall e Wahloo è stato il pregevole Henning Mankell con le inchieste dell’ispettore di Ystad - città della Scania nel sud della Svezia - Kurt Wallander.
Wallander assomiglia a Beck per le precarie condizioni familiari - anche lui presto divorziato, alle prese con una figlia indipendente ma anche con un padre eccentrico, burbero e sostanzialmente contrario alla scelta del figlio di fare il poliziotto – e le sue inchieste ricalcano quelle di Beck per il tentativo di leggere attraverso i fatti che avvengono e le persone coinvolte, compresi gli assassini o le assassine a cui da la caccia, la condizione sociale della Svezia in pieno mutamento negli anni 80-90.

E’ una Svezia rurale quella raccontata da Wallander e non metropolitana come quella di Beck ma le problematiche sono simili; in più c’è l’impatto sulla società svedese del fenomeno migratorio e della fine del blocco sovietico, con l’arrivo delle nuove mafie dell’est europa, con il dilagare delle droghe, della prostituzione e del commercio dei corpi. E ci sono i virus xenofobi e razzisti che si insinuano viralmente nella società contro i quali spesso impatta Wallander come nello splendido primo libro della serie “Assassino senza volto” o nel penultimo “Prima del gelo”, indagine che svolge fianco a fianco con la figlia nel mondo della prostituzione dei corpi.
Mankell aggiunge nei suoi libri una attenzione alle problematiche internazionali che allarga l’orizzonte oltre le vicende che si svolgono a Ystad come nel pregevole “La leonessa bianca”. In questo ultimo anno, per scelta dell’autore, con “L’uomo inquieto” la saga di Wallander sembra sia giunta al termine con una scelta in linea con lo sviluppo della storia sino dal suo primo libro.

A dare inizio alla valanga è stato il fenomeno letterario Stieg Larsson con la trilogia Millennium - “Uomini che odiano le donne”,“La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta” – a cui hanno fatto seguito dalla penisola scandinava, appunto, decine di autori ed autrici di genere giallistico, al punto che oggi è difficile orientarsi su ciò che vale la pena leggere o meno, su quali storie hanno qualcosa di originale o meno.
Il rischio è l’assuefazione per trame spesso simili ma anche per causa delle scelte pubblicitarie editoriali che assegnano ad ogni autore il titolo di nuovo Stieg Larsson o del migliore in assoluto scrittore di storie giallistiche svedesi, piuttosto che danesi o norvegesi. In mezzo a questa orgia di titoli bisogna saper sceglie per non rimanere delusi. Per favorire la navigazione in questo “altromondo” del nostro continente segnalo alcuni autori.

1. Si chiama Asa Larsson ed è un’avvocato fiscalista di Uppsala in Svezia. Di questa autrice sono stati pubblicati sinora cinque libri che vanno letti rigorosamente in sequenza. Larsson ha una scrittura poetica che ti prende sino dalle prime pagine del suo “Tempesta solare” dove si fa la conoscenza con Rebecka Martinsson, giovane avvocatessa che suo malgrado viene coinvolta in una storia complessa che ruota attorno all’omicidio di un prete a Kirune nel profondo nord della Svezia.
Rebecka entra subito nel cuore dei lettori ed è questo uno degli elementi di forza dell’autrice che presenta una splendida figura femminile piena di fragilità che nascono un nucleo duro e granitico nel profondo del suo carattere che le consente di superare prove terribili. Attorno a Rebecka ruotano personaggi interessanti come Anna-Maria Mella, una sorta di Marge Gunderson del film culto dei fratelli Coen “Fargo”, ispettore della polizia della piccola città di Kirune e il suo collega, Sven-Erik Stalnacke, apparente burbero uomo del nord che ama i gatti ed è facile ad innamorarsi. Ci sono poi gli abitanti di questi lontani luoghi freddi e innevati con le loro debolezze, i segreti nascosti, le violenze domestiche.
La potenza delle forze della natura che si percepisce nei libri di AsaLarsson fanno da cornice a storie che, pur raccontando di delitti e della loro soluzione in un continuo crescendo di suspence, indagano gli animi delle persone e lo fanno andando nel profondo delle psicologie umane, delle relazioni, delle credenze e dei tabu religiosi. Proprio la religiosità, quella antica, legata ad un rapporto con gli eventi naturali che nelle città è andato perduto, se non quando veniamo travolti da innondazioni o terremoti, viene spesso scandagliata dall’autrice e messa a confronto/scontro con la razionalità dei suoi personaggi principali.
Nei romanzi della Larsson, mentre li leggi, senti come un rumore di fondo, una sorta di ringhio che parte piano in sottofondo per esplodere progressivamente in un crescendo che ti fa correre lungo le pagine per arrivare alla fine. La consiglio caldamente.

2. Il secondo autore che segnalo è Gunnar Staalesen, norvegese di Bergen, considerato il padre del giallo norvegese. In realtà i suoi romanzi non sono proprio dei gialli come siamo soliti immaginarli quando sentiamo questa definizione un po’ troppo generica. Staalesen scrive noir solidi, così come lo sono quelli di Jim Thompson per stare ad un paragone di spessore.
Le sue storie sono incentrate sulle vicende di Varg Veum ex assistente sociale ora investigatore privato, forte bevitore e uomo devastato da conflitti interiori dai quali non sono affatto esenti le esperienze fatte come dipendente statale nei servizi sociali, a contatto con i guasti della tossicodipendenza, dell’alcolismo, della violenza domestica e, soprattutto, dei sopprusi, abbandoni e affidi problematici dei minori. Gunnar Staalesen è una scoperta editoriale Iperborea, raffinata casa editrice che ha avuto il merito di farci conoscere il meglio della letteratura nordica (ora anche mediorientale), ma una sua piccola apparizione, come fu per Sjowall e Wahloo, la fece nei Gialli Mondadori nel 1998 con “Cristalli di ghiaccio”, ora riproposto da Iperborea con il titolo “La donna nel frigo”, storia di una ricerca in una piccola città di pescatori, Stavanger, trasformata e devastata completamente dalla scoperta del petrolio al largo delle sue coste. E proprio petrolio, soldi, malaffare e stravolgimento dei rapporti sociali nella comunità locale fanno da sfondo alla ricerca di Veum in questo noir.
Satelliti di morte” è, invece, il primo titolo proposto da Iperborea in cui facciamo la conoscenza con un Varg Veum in un continuo andare nel tempo, tra l’esperienza passata come assistente sociale e quella presente di investigatore che si trova di fronte i fantasmi di un caso difficile di allontanamento dalla madre di un ragazzo e di affido ad una nuova famiglia.
La fredda burocrazia dello Stato nel trattare questi casi complessi ti colpisce in pieno in questo libro mentre, dall’altro, vieni coinvolto nella vicenda che rimanda al passato per capire cosa sia diventato il bambino di un tempo.
Con Staalesen conosciamo la ricca Norvegia, con un reddito procapite fra i più ricchi del mondo, ma con tutti i guasti sociali che la società opulenta non ha affatto risolto, anzi in molti casi li ha aggravati. Differenze sociali cristallizzate, solitudine, alcolismo e tossicodipendenza, devianza minorile sono tutti aspetti che Vaum osserva nel suo infilarsi in storie sordide e disperate. Il noir più vero, insomma e una scrittura di grande pregio. L’unico rammarico è che l’editore ci ha proposto per prima la quinta storia di Vaum per poi pubblicarne altre due antecedenti.

3. Il terzo autore che segnalo è Jo Nesbo, forse il più conosciuto dei tre, visto che su di lui sono state costruite campagne pubblicitarie per reclamizzarne i romanzi sia da Piemme, il suo primo editore italiano, sia da Einaudi, l’attuale editore dei suoi ultimi due libri. Nesbo non è stato tutto tradotto in Italia; per quel vizio strano della nostra editoria a cui accennavo prima mancano all’appello i suoi primi due romanzi ed è un vero peccato perché le sue storie vanne lette, come si dice, di seguito.
Jo Nesbo, norvegese di Oslo, è il più “americano” dei “giallisti/noir” scandinavi, quello che anche nella scrittura ricorda i migliori autori americani contemporanei di questo genere - da James Crumley a James Lee Burke; da Lawrence Block a James Sallis - con sequenze secche alternate a pause di riflessione profonda sulla condizione umana, subito abbandonate per una azione incalzante.

Harry Hole, il suo personaggio, poliziotto di Oslo, alcolista “militante”, grande fumatore, solitario e scorbutico, è anch’egli più vicino ai personaggi conosciuti nella letteratura americana di tutti quelli che fanno da protagonisti in autori e autrici scandinavi. Ma Harry Hole è anche unico, originale come personaggio e questo è un merito di Nesbo che, dal primo libro pubblicato in Italia “Il pettirosso” all’ultimo, il recentissimo “Lo spettro”, migliora ogni volta di più nella scrittura e nella storia, appassionandoti alla sua lettura. Un pregio che non troppo spesso troviamo in altri autori - a mia memoria solo James Crumley e James Lee Burke colpiscono in questo modo.

La Norvegia di Nesbo è violenta, una realtà dura che il benessere non attenua: Hole si inoltra nel mondo della corruzione politica che alberga anche nelle forze di polizia, specie tra i suoi dirigenti in carriera. L’ansia da prestazione e la ricerca di un avanzamento sociale in una parte della società norvegese, nel racconto di Nesbo, è uno dei cancri che corrodono l’apparenza del benessere, dei servizi garantiti, del welfare per tutti.
Poi ci sono, nel profondo della società norvegese, i razzisti e la xenofobia contro gli stranieri contro i quali Hole impatta in molti suoi libri; le mafie dell’est europa, la tratta dei corpi come in Mankell ma con un impatto più ruvido e diretto nel racconto di Nesbo. Leggere Nesbo è un piacere che lascia sempre alla fine del libro una sorta di ansia per l’attesa della pubblicazione della prossima puntata.

Autori e libri citati:

Maj Sowall e Per Wahloo

Tutti editi da Sellerio (prima edizione Garzanti) e proposti in ordine di lettura:
Roseanna
L’uomo che andò in fumo
L’uomo al balcone
Il poliziotto che ride
L’autopompa fantasma
Omicidio al Savoy
L’uomo sul tetto
La camera chiusa
“Un assassino di troppo
Terroristi

Henning Mankell

Tutti editi da Marsilio. “Piramide” è una raccolta di racconti che si colloca prima di “Assassinio senza volto”, cioè nei primi anni di attività di Kurt Wallander
Assassinio senza volto
I cani di Riga
La leonessa bianca
L’uomo che sorrideva
La falsa pista
La quinta donna
Delitto di mezza estate
Muro di fuoco
Piramide
Prima del gelo
L’uomo inquieto

Asa Larsson

Tutti editi da Marsilio.
“Tempesta solare”
“Il sangue versato”
“Sentiero nero”
Finchè sarà passata la tua ira”
“Sacrificio a Moloch”

Gunnar Staalesen

Tutti editi da Iperborea
“Satelliti di morte”
“Tu fino alla morte”
“La donna nel frigo”

Jo Nesbo

Editi i primi cinque da Piemme e gli ultimi due da Einaudi
“Il pettirosso”
“Nemesi”
“La stella del diavolo”
“La ragazza senza volto”
“L’uomo di neve”
“Il leopardo”
“Lo spettro”

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<![CDATA[Divagazioni Musicali del 10 gennaio 2012]]>

Una puntata dedicata alle migliori uscite discografiche del 2011.

La Pegatina - Janoneva da "Xapomelon"

perchè è un disco che mi ha accompagnato durante la fine e l'inizio dell'anno

THE BEST OF 2011

Hazmat Modine - Cicada da "Cicada" perchè ogni brano è un fuoco d'artificio musicale

Galactic - From the corner to the black da "The other side of midnight" per un live mozzafiato

California Honeydrops - Spreadin honey da "Spreadin honey" perchè ad ogni ascolto seguono nuove emozioni

Poor Man's Poison - Composure da "Friends with enemy" per la semplicità e le armonie

Deep Dark Woods - Sugar mama da "The place I left behind"

Deep Dark Woods - The place I left behind da "The place I left behind" per il sapore dei grandi del passato

Cave Singers - Swim club da "No witch" perchè è passato abbastanza inosservato e non lo merita

Social Distortion - Can't take it with you da "Hard times and nursery rhymes" il migliore dopo trent'anni di carriera

Black Keys - Lonely boy da "El camino" perchè è un hit senza paraculaggine

The Cubical - Walking around like Jesus da "It ain't human"

The Cubical - An ode to Franz Biberkopf da "It ain't human" perchè Rock never die !!

Tom Waits - Satisfied da "Bad as me" perchè Tom Waits è ......Tom Waits

Buon ascolto

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<![CDATA[Best Hip Hop Albums 2011]]>

E' stata un altra annata di fermento tra conferme e nomi emergenti ecco una playlist dei migliori album.

Best Hip Hop Albums

Evidence - Cats & Dogs

the Roots - Undun

Torae - For the record

Pharaohe Monch - W.A.R.

Strange Fruit Project - A Dreamer's Journey

Kaos One - Post Scripta

Karma22 presents Odiotribale Conoscitenza

All Power to the people - AP2P

Raekwon the chef - Shaolin vs. Wu Tang

Reks - Rhythmatic Eternal King Supreme

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<![CDATA[Visioni parallele di un anno]]>

Ed eccoci approdati all'ultimo giorno dell'anno, quello in cui sembra quasi impossibile non fare il punto della situazione.

In realtà da quando ho letto Alta fedeltà sono una segreta feticista delle classifiche e questo giorno non è che una scusa per poter finalmente approfondire questa mia segreta passione.

Vi presento quindi la mia personale top ten cinematografica.

Il primo posto è stata forse la scelta più semplice, The Tree of Life di Malick ha saputo incantare il pubblico con dialoghi, immagini e personaggi. Vince allo spareggio con l'ultima fatica di Aronofsky, che con il suo Cigno nero ha saputo tenere alta l'adrenalina di tutti. Lars von Trier invece ci ha presentato un pianeta misterioso ed ha analizzato la disperazione umana da diverse angolazioni.

Un'entrata dell'ultima ora è invece The Artist, chi l'avrebbe mai detto che un film muto e in bianco e nero sarebbe riuscito a farsi largo tra i colossi dell'anno?

Una citazione di merito va a due film che in molti aspettavamo da anni, due dispersi del cinema che finalmente sono approdati anche nelle nostre sale, il psichedelico mondo di Noé con Enter The Void e un must cinematografico, This is England.
Nella classifica del 2011 entra anche un piccolo gioiellino italiano, This Must Be The Place di Sorrentino, che si discosta molto dalla nostra produzione, forse grazie al cast internazionale.

Una favolosa Nicole Kidman racconta il dolore per la perdita di un figlio in Rabbit Hole, un piccolo gioiellino di fotografia che in pochi hanno saputo apprezzare. E sempre di dolore e malinconia si parla nel primo lungometraggio di Mark Romanek, Non lasciarmi, tratto dall'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, un cast giovane e una storia ai limiti dell'immaginazione.Infine, come rappresentante del cinema asiatico, abbiamo Poetry, che porta sul grande schermo una protagonista inusuale, una signora anziana che deve fare i conti con una demenza senile incalzante.

Eccovi quindi la tanto sospirata classifica. Vi auguriamo un nuovo anno pieno di altrettante visioni interessanti che possano trascinarvi emozionalmente in universi paralleli costruiti dalle abili menti dei nostri registi contemporanei.
Buon anno!

1. The Tree of Life di Terrence Malick

2. Il cigno nero di Darren Aronofsky

3. Enter the void di Gaspar Noé

4. Melancholia di Lars von Trier

5. The Artist di Michel Hazanavicius

6. This is England di Shane Meadows

7. This must be the place di Paolo Sorrentino

8. Rabbit Hole di John Cameron Mitchell

9. Non Lasciarmi di Mark Romanek

10. Poetry di Lee Chang-dong

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<![CDATA[Il fascino discreto della trasformazione del reale]]>

I dieci migliori film dell'anno a nostro parere si dividono equamente: cinque disperati e cinque dove la speranza, anche la più improbabile, trionfa su quella che a noi pare debba essere la realtà.

Perché la realtà si può - si deve - trasformare.  E non è solo il Cinema a insegnarcelo. A voi il compito di collocare i titoli nelle cinquine omogenee e di operare la vostra personale trasformazione.

1) Angèle e Tony di Alix Delaporte

2) Animal Kingdom di David Michod

3) Hereafter di Clint Eastwood

4) The Killer Inside Me di Michael Winterbottom

5) Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki

6) Post mortem di Pablo Larrain

7) Precious di Lee Daniels

8) Il ragazzo con la bicicletta di Jean-Pierre e Luc Dardenne

9) Source Code di Duncan Jones

10) The Tree of Life di Terrence Malick 

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<![CDATA[dieci piccoli noir del duemilaundici]]>

dieci piccoli noir del duemilaundici

una selezione di libri proposta da ReadBabyRead



Questa non vuole essere una top ten quanto piuttosto una selezione personale di dieci libri del 2011 che ho letto e gradito, insieme a moltissimi altri.
Per questo ho ristretto la scelta a un genere a me particolarmente caro, il noir, perché rappresenta un momento di passaggio letterario, culturale e sociale estremamente rilevante, dove viene a configurarsi la transizione dal concetto di soluzione a quello di problematizzazione della verità, che comporta altresì la messa in discussione del reale e dei parametri morali adottati dalla società.
Il cosiddetto noir del Duemila, che prende le mosse dal lontano "hard boiled" di Chandler e Hammett, passando per il noir mediterraneo introdotto da Izzo, si presenta come “giallo sociale”, legato cioè al contesto socio-storico-politico, differenziato ulteriormente per fattori geografico-linguistici.
Si può fare riferimento a Massimo Carlotto quando afferma: “L’Italia ha perso da tempo il senso della verità, il noir racconta i fatti, dà chiavi di lettura: in sostanza prova a ridare il senso della verità” (La Repubblica, 03.08.2001). Scrive a questo proposito Claudio Pellegrini nella sua introduzione all’antologia "Italian tabloid": “Con il noir il romanzo ha la possibilità di tornare all’impegno civile, alla lotta politica e culturale, alle scelte scomode, al coraggio di essere autori ed interpreti”

Di seguito i dieci noir del 2011 (in ordine alfabetico per autore) che ReadBabyRead ha scelto. Esistendo nel merito delle singole opere ottime recensioni, che peraltro condivido, ho ritenuto superfluo aggiungerne di mie.

In calce all'articolo potete trovare invece l'elenco, in ordine cronologico, degli autori (link) e delle opere, in una o più puntate, di ReadBabyRead 2011. 


Franco Ventimiglia




Andrea Camilleri
Carlo Lucarelli
Giancarlo De Cataldo
Giudici
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 11,00)

Il giudice Efisio Surra è catapultato da Torino a Montelusa, e con il suo candore e la sua tenacia vince la prima battaglia dell'Italia unita contro la Fratellanza, non ancora «Maffia» (Andrea Camilleri, Il giudice Surra).

Un giudice ragazzina si trova di colpo ridotta in clandestinità, nel bel mezzo di una guerra senza esclusione di colpi, alla fine degli anni Settanta (Carlo Lucarelli, La Bambina).
Un procuratore duella da una vita con il molto spregiudicato sindaco di Novere, e da una vita perde: fino a quando non capisce che il duello non era ad armi pari (Giancarlo De Cataldo, Il triplo sogno del procuratore).

Tre racconti. Tre grandi scrittori di oggi mettono al centro della loro osservazione la figura, carica di conflitti e tensioni, di chi ha scelto nella vita di amministrare la giustizia, per conto di tutti noi. E si collegano a una tradizione che va da Manzoni a Sciascia, da Dostoevskij a Kafka. (dalla quarta di copertina)


Massimo Carlotto
Alla fine di un giorno noioso
(2011, E/O, Noir mediterraneo, € 17,00)

Nel sequel di Arrivederci amore, ciao Carlotto torna nei panni di Giorgio Pellegrini. Lo avevamo lasciato mano nella mano con Martina, la donna in grado di riportarlo alla vita tranquilla dopo la morte di Roberta, e scampato al carcere grazie all’intercessione dell’avvocato Sante Brianese. Lo ritroviamo sposato e sempre legatissimo a Martina, proprietario di un locale, la Nena, che si rivela subito una copertura dorata per un covo di malaffare. È opera dell’avvocato Brianese, divenuto nel frattempo onorevole, sia l’attività di scouting di Pellegrini nei confronti di giovani escort straniere, sia il suo ruolo di raccordo tra i “benefits” dei corruttori e la soddisfazione dei bisogni dei corrotti, che si incontrano alla Nena per incrociare le loro domande e offerte.
Torniamo quindi a immergerci nel Nordest sempre caro all’autore, dove capitani d’industria in crisi delocalizzano in Romania ed ex operai diventati piccoli imprenditori cercano di rimanere a galla con ogni mezzo. Naturalmente a reperire il capitale ci pensano le cosche italiane e straniere, che hanno sempre bisogno di ripulire denaro sporco, ma ripulire investendo in attività produttive ha un costo (circa il 30%), che gli appalti pubblici non hanno. È a questo punto che fa il suo ingresso il vero grande protagonista di questo romanzo, quello che Carlotto chiama “il crimine creativo”: la politica.
Attraverso la corruzione la malavita si impossessa del territorio e attraverso le escort la corruzione diventa una prassi sociale. Si tratta in fondo di uno scambio come un altro: una volta c’era solo la tangente, adesso la tangente è resa più incisiva dalla presenza di giovani donne compiacenti. Nulla di strano, lo fanno tutti, e poco importa se ancora una volta la vita di Giorgio Pellegrini precipiterà nel baratro della violenza cieca e ingiustificata. Un noir puro, senza sbavature, un affondo alla parte oscura della società veneta, ma allo stesso tempo l’autopsia di un mondo criminale che sta subendo una vera e propria mutazione antropologica. E alla fine della lettura, con un certo sgomento, ci si chiede ancora una volta se esista davvero un confine tra fiction e realtà. (da Ibs.it)


Fulvio Ervas
L'amore è idrosolubile
(2011, Marcos y Marcos, € 17,00)

Fulvio Ervas è davvero al meglio in questa nuova avventura dell’ispettore Stuky: il tratto ironico e pungente, l’attenzione al mondo che ci circonda, il ritmo e l’assoluta piacevolezza della lettura ne fanno un noir poetico.
Ervas ha pubblicato da Marcos y Marcos "cinque ironici romanzi d'ambiente con morto" come li ha definiti Ermanno Paccagnini per indicare che la descrizione della realtà prevale sull'intreccio.
"I miei sono romanzi molto legati alla fisicità del territorio, anche perché amo la terra in modo viscerale - spiega Ervas che contro lo scempio degli ultimi trent'anni ha fatto vere e proprie battaglie -. Il Veneto ha un rapporto complicato con i suoi scrittori. Non voglio paragonarmi a grandi maestri, però ricordiamoci che Zanzotto è morto solo e che questa è la terra che ha perduto Meneghello, emigrato in Inghilterra. Qui funziona così: c'è uno zoccolo duro che ti ama moltissimo e un nucleo che ti guarda con sospetto. Io sono abbastanza militante, faccio parte di comitati contro le discariche e lo scempio del territorio, quindi ho una certa visibilità e magari anche l'attenzione di chi segue le mie battaglie". (Cristina Taglietti, da Corriere della Sera, 4.12.2011)


Francesco Guccini
Loriano Macchiavelli
Malastagione
(2011, Mondadori, Strade Blu, €18,00)

A tre anni di distanza dall’ultimo successo, torna la coppia formata da Francesco Guccini, cantautore nato Tra la via Emilia e il West, e Loriano Macchiavelli, creatore del personaggio letterario e televisivo di Sarti Antonio.
Insieme, i due narratori, hanno dato vita a una delle serie più interessanti del poliziesco italiano, con protagonista il maresciallo ex-partigiano Benedetto Santovito. Oggi abbandonano le atmosfere del dopoguerra e la vitale Bologna del passato per Casedisopra, un paese di montagna stranamente simile alla Pavana di Guccini.
Tra boschi insidiosi, osterie, vecchie abitudini paesane e nuove tendenze urbanistiche Guccini e Macchiavelli danno forma a un “noir appenninico” del tutto inedito in Italia, che condensa le tematiche della tutela del territorio e i luoghi gucciniani, con il classico plot poliziesco. È un romanzo affascinante, una storia di giovani che vivono e concentrano le loro ambizioni in vecchi posti, una grande lezione che l’Appennino continua a dare anche a chi non ha più tempo di ascoltarla. (da Ibs.it)


Anne Holt
L'unico figlio
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18.00)

In un gelido e ostinatamente plumbeo febbraio norvegese, l'arrivo di un ragazzino in un orfanotrofio alle porte di Oslo è causa di grande scompiglio. Il dodicenne Olav infatti, sottratto alla patria potestà, pare infinitamente più adulto e cattivo degli altri compagni, e tutti i tentativi di pacificarlo sembrano fallire. Quando Agnes Vestavik, la direttrice dell'orfanotrofio, viene trovata nel suo ufficio, uccisa con un coltello da cucina, e Olav è scomparso, probabilmente dopo aver assistito al delitto, Hanne Wilhelmsen - ironica, determinata al punto della durezza, elegantemente gay - appena nominata soprintendente di polizia, decide di occuparsi del caso. Cosa che la porterà a scendere per le strade di Oslo, tra il peggior degrado ma anche nell'umanità più dolorosamente viva.
«Ecco, un personaggio così è perfetto per raccontare una storia come questa, che dimostra come la società, anche quella norvegese e scandinava, non sia perfetta per niente...» Carlo Lucarelli, la Repubblica. (da Wuz.it)


Petros Markaris
Prestiti scaduti
(2011, Bompiani, Narratori stranieri, € 18,90)

Dopo aver superato un infarto e accompagnato sua figlia Caterina all’altare, dopo aver rottamato la sua inseparabile Fiat Mirafiori per una Seat Ibiza e aver visto il suo vicino volar giù dalla finestra per i troppi debiti, adesso il commissario Charitos è costretto a fare i conti con un Paese a un passo dal fallimento.
Un killer spietato si sta vendicando sull’unica categoria che è riuscita a trarre beneficio dalla situazione, i banchieri, e probabilmente le stesse persone che oggi manifestano in piazza contro i tagli delle indennità e delle tredicesime domani saranno pronte a sostenere il giustiziere.
“In questo Paese ci sono due tipi di provocatori” - gli dice un giorno Ghikas, il comandante della polizia - “quelli che spaccano tutto e quelli che governano. Tu sei un poliziotto. Con chi stai?”- “Con quelli che governano.”
Risponde “a denti stretti” il commissario, e in questa mezza risposta c’è tutto il personaggio di Kostas Charitos e tutta l’abilità narrativa di Petros Markaris, uno tra i grande intellettuale della nostra epoca, marxista, che con una pennellata d’autore è capace di descrivere un mondo sconosciuto e complesso. Un poliziesco attualissimo, che inevitabilmente sfocia nel thriller finanziario, un libro da godersi fino all’ultima pagina. (da Ibs.it)
 

Jo Nesbø
Il leopardo
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 21,00)

Jo Nesbø è nato a Oslo nel 1960, da una famiglia di scrittori, lettori e cantastorie.
Prima di abbracciare il suo destino e diventare il più grande autore di crime norvegese si è cimentato in mille mestieri. Ha giocato a calcio nella serie A del suo paese, ha lavorato come giornalista freelance, ha fatto il broker in borsa. Cantante e compositore, si esibisce tutt'oggi regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Ha scritto qualcosa come quindici libri, spaziando dal giallo alla letteratura per l'infanzia, con esiti spesso geniali.
Il leopardo è l'ottavo capitolo della serie che ha come protagonista Harry Hole, detective specializzato in omicidi seriali, e che ha sancito il successo internazionale di Nesbø.
Dopo la tragedia che ha colpito di recente la Norvegia sarà difficile considerare delle esagerazioni, frutto della mente contorta dell'autore, ciò che leggiamo nei thriller, anche in quelli più cruenti.
Jo Nesbø ha superato se stesso: una trama intricata che Hole riuscirà a districare trovando il modo di incastrare tutti i pezzi del mosaico. Un'indagine in bilico tra la tecnologia più avanzata e quella, sempre vincente, del ragionamento, delle deduzioni, della ricerca delle contraddizioni nelle testimonianze, dello smascheramento degli alibi apparentemente inoppugnabili. Un'analisi psicologica molto raffinata per tutti i personaggi: ecco Nesbø non si limita a tracciare il profilo del killer per svelare le recondite motivazioni che spingono la mano dell'assassino.
Sulla poltrona dello psicanalista siedono tutti i personaggi perché nessuno è scevro da traumi che condizionano il loro comportamento spingendoli ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Su tutti svetta Harry: con le sue debolezze, con la sua forza, con la sua perspicacia, con il suo alto senso di giustizia, può essere annoverato tra i grandi personaggi della letteratura di genere. (da Ibs.it)


Maj Sjöwall Per Wahlöö
Terroristi
(2011, Sellerio, La memoria, € 15,00)

Quando Maj Sjöwall e il suo compagno Per Wahlöö iniziarono a scrivere la serie del detective Martine Beck in Svezia negli anni 60', non si resero conto che ciò avrebbe cambiato il modo in cui avremmo considerato i poliziotti per sempre.
Terrorists è l'ultimo dei dieci libri scritti a quattro mani dalla coppia nel 1975, anno della morte prematura di Per. Un romanzo straordinario, avvincente, ironico, militante.
Maj Sjöwall e Per Wahlöö si conobbero nell'estate del 1962, e l'attrazione scattò immediatamente. La loro storia è molto bohémienne e svedese. Wahlöö era più grande di Sjöwall di nove anni, era sposato e aveva un figlio. Nelle fotografie somiglia un po' a Jethro Tull, tanti capelli, grande naso, grandi occhi, gran sorriso. Era membro del Partito Comunista. In passato era stato cronista di cronaca nera, era stato deportato dalla Spagna di Franco. Al tempo in cui avvenne l'incontro con Sjöwall era un giornalista politico piuttosto considerato. Sjöwall, giornalista e direttore artistico, sembrava più giovane dei suoi 27 anni. Era carina, dall'aspetto vagamente adolescenziale e mascolino. Una di quelle persone che che sono cool senza fare niente per esserlo.
Dieci anni, dieci libri. Ogni libro trenta capitoli, trecento capitoli in tutto. Ognuno di questi è focalizzato sullo stesso gruppo di poliziotti del Dipartimento Nazionale della Squadra Omicidi di Stoccolma, di mezza età e per lo più antipatici. Spesso accade molto poco. A volte per intere pagine fino alla fine. Per di più, ogni libro è una critica marxista della società. Il loro obiettivo - o "progetto", come lo chiamano gli autori - è quello di rispecchiare i problemi della società degli anni Sessanta in Svezia.
Le chiedo se la società che avevano prefigurato, e che temevano, si sia poi realizzata.
"Sì, interamente", risponde. "Tutto ciò di cui avevamo paura è successo, e in fretta. Le persone pensano a se stesse non come esseri umani, ma come consumatori. Il mercato detta le regole e questo non era così ovvio negli anni Sessanta, anche se si poteva presagire".
Allora "il progetto" è fallito?"
Sì!", ride. Mi sono accorta che ride molto. "È fallito. Per forza. Il problema è che la gente che leggeva i nostri libri la pensava già come noi. Niente è cambiato - noi abbiamo cambiato le nostre vite, tutto qua".
(da Louise France, Intervista a Maj Sjöwall, The Observer, 22 novembre 2009)



Antonin Varenne
Sezione Suicidi
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18,00)

Meno anodino del titolo italiano, quello francese, Fakirs, porta immediatamente in primo piano il tema centrale di questo noir cupo e claustrofobico. È proprio una storia di fachiri, di corpi denudati e trafitti intorno ai quali si intrecciano dolore e piacere, voyeurismo e follia. Tra i suicidi su cui indaga il simpatico e sfigatissimo tenente Guérin, affetto come il suo vecchio pappagallo dal tic di scarnificarsi a sangue il cranio pelato, il più spettacolare è quello di un fachiro professionista: un gay sbarcato dagli Stati Uniti in certi locali notturni parigini un po' speciali, dove davanti alla clientela deliziata si esibisce appeso a ganci da macellaio. La sua morte in scena richiama a Parigi un suo vecchio amico, lo psicologo John P. Nichols, che ha scelto di vivere da eremita ecologista tra le montagne del Lot, praticando il tiro all'arco secondo i ben noti dettami zen. Quando apprendiamo che John è l'autore di una tesi sulla sindrome di san Sebastiano, che riguarda il torbido coinvolgimento degli spettatori di fronte alla tortura, cominciamo ad avvicinarci al segreto del fachiro suicida, radicato nel suo passato nell'esercito americano. In una Parigi trasgressiva e inquietante, le indagini di John e di Guérin finiscono per convergere, sino a una conclusione drammatica e per certi versi straziante.
Con Fakirs, pubblicato in Francia dall'editrice di Fred Vargas, Viviane Hamy, Varenne, definito come il Pennac nero, è approdato al successo, dopo due romanzi passati inosservati. La sola cosa che ha in comune con Vargas è il gusto tutto francese dell'osservazione psicologica lapidaria, nella tradizione dei grandi moralisti secenteschi. Per il resto, è quasi il suo contrario, e al posto della fantasia sbrigliata e dello humour surreale della creatrice di Adamsberg, impone al lettore l'illustrazione sistematica e martellante di un pessimismo compiaciuto senza vie di scampo.
«Oggi siamo tutti un po’ fachiri – dice Varenne – costretti a camminare su un doloroso tappeto di chiodi e cocci di bottiglia, senza sapere esattamente dove stiamo andando». Con Sezione suicidi – accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, che in Francia gli ha assegnato tre importanti riconoscimenti – Varenne si è meritato paragoni illustri, ma è riuscito insieme a imporsi come una voce originalissima del nuovo noir francese. (Mariolina Bertini)


Fred Vargas
La cavalcata dei morti
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 19,00)

Nel nuovo romanzo di Fred Vargas si entra seguendo una scia di briciole di pane che sono insieme il movente, l’alibi e la prova di un delitto tutto domestico che fa tenerezza. Da questo prologo, talmente potente da costituire quasi un racconto a sé, prende le mosse la nuova indagine del commissario Adamsberg.

Difficile, certo, trovare qualche nesso tra la mollica di pane e un piccione torturato e moribondo; tra il corpo carbonizzato di un magnate della finanza a Parigi e quello di un cacciatore massacrato in Normandia. E soprattutto, cosa c’entra in tutto questo la Schiera furiosa, la Caccia Selvaggia, quella cavalcata dei morti che secondo una leggenda trascina con sé i vivi condannati a morire per i loro peccati?

Uno dei migliori romanzi di Fred Vargas, così La cavalcata dei morti è stato definito dalla critica e dai lettori francesi, che in pochi giorni lo hanno mandato ai vertici delle classifiche di vendita.

Tre anni dopo Un luogo incerto, la regina dei romanzi a enigma sembra aver distillato in questa storia le migliori caratteristiche delle sue opere precedenti: la prosa cristallina che lavora sul dettaglio, la capacità di ritrarre i propri personaggi – anche quelli apparentemente minori - con grande umanità, il talento nel tenere insieme crimine e leggenda, immaginazione e concretezza, la complessità dell'intreccio e la completezza della soluzione.
E naturalmente in La cavalcata dei morti ricompaiono in tutto il loro splendore le figure che libro dopo libro continuano a meritarsi un posto speciale nel cuore dei lettori di tutta Europa: Adamsberg, Danglard, Veyrenc, Retancourt… E qui la Vargas compie l’ennesima magia: senza contraddire la loro storia, la loro psicologia, la loro visione del mondo, riesce ancora, sempre, a svelarci un loro lato sconosciuto, a renderli imprevedibili senza che cessino mai di essere famigliari.
Dice Fred Vargas in un'intervista all'Unità: "Anche se il romanzo poliziesco è una mitologia, io devo raccontare il contemporaneo. Anche l’Odissea era contemporanea per i suoi lettori. Quindi, anche se simbolica, riflette la nostra società. I miei personaggi sono gli umili, io li chiamo i trasparenti, alle prese con i nostri stessi problemi, col desiderio di giustizia, con i nostri idealismi contemporanei. Sono dei marginali, ma non dei perdenti, sanno cavarsela e districarsi. Nei miei libri non si vede che sono politicizzata, preferisco mostrare l’umanità e la disumanizzazione che incombe, questa è la mia prima preoccupazione. Credo in un’umanità singolare, senza semplificare, dove ognuno, anche un clochard, ha una grande ricchezza di estrinsecazioni". (Da Einaudi.it)


 

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<![CDATA[Cd del 2011 da ascoltare per Take five]]>

Come sempre, una volta arrivati ad un qualsiasi traguardo ci si volta indietro a fare uin bilancio di ciò che è stato.

La mia trasmissione ha toccato il 35esimo traguardo e, come fanno tanti altri, ogni anno, di questi tempi, propone un riassunto in alcune puntate - che vi invito ad ascoltare in gennaio - di quello che è stato prodotto nell'anno appena terminato.

Quest'anno, per la prima volta, trovate anche una lista scritta che non vuole assolutamente essere una classifica ne può essere esaustiva rispetto alla vasta e qualitativa produzione. Ho privilegiato le realizzazioni discografiche nazionali e spesso di giovani musicisti lasciando fuori i "big" che tutti conosciamo, e che è facile ascoltare, oppure dischi come "Rio" (ecm) - molto bello - di Keith Jarrett che probabilmente sarà uno dei "premiati" del 2011 dalla stampa e dagli addetti, oppure quello di C.Corea & Stefano Bollani.

Nell'elenco troverete nomi che, cercando sulle playlist presenti nel sito dela trasmissione, potrete già ascoltare.
Buon Jazz a tutti! 

Emanuele Maniscalco "From time to time" (el gallo rojo rec.)

Emanuele Cisi "Homecoming" (albòre rec.)

Mudras "Skywalkin'" (Blue Serge rec.)

Mattia Cigalini "Res nova" (my favorite rec.)

Luca Aquino "Chiaro" (tuk music)

Claudio Filippini "the enchanted garden" (cam jazz)

Alessandro Tedesco Low Frequency 4et "Argonauta" (itinera musica)

Necciari/Addabbo/Cohen/Petreni "Progetto original" (abeat rec.)

Stefano Battaglia trio "the river of Anyder" (ecm rec.)

Alta Madera & Gabriele Mirabassi "En vivo" (materiali sonori)

Rosario Bonaccorso travel notes 4et "in cammino" (parco della musica rec.)

Raffaello Pareti "the roar at the door" (artesuono rec.)

Vito di Modugno "East side" (red rec.)

Enrico Blatti & C. "espresso 443" (egea musica)

Felice Clemente "nuvole di carta" (crocevia di suoni rec.)

Odwalla "Isis" (splasc(h) rec.)

Yuri Goloubev "Titanic for a bike" (caligola rec.)

Maurizio Camardi "Radiomondo" (blue serge rec.)

Claudio Fasoli four "Avenir" (caligola rec.)

Lussu/Florio/Valeri "northern lights" (albòre rec.)

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<![CDATA[Top 13 2011 del Picchio]]>

13 perchè porta fortuna, o perchè porta sfiga, o semplicemente perchè come al solito non so scegliere...

Non sono in nessun ordine, salvo gli ultimi due che sono quelli che mi sono piaciuti di più e che sto ascoltando sempre più spesso.

P J Harvey: Let England Shake. Lei è sempre la solita, quindi ottimo disco, ma qui ci sono dei brani che oserei dire quasi orecchiabili che ti catturano fin dal primo ascolto e poi non ti mollano più.

Van Der Graaf Generator: A Grounding in Numbers. Favolosi, sono rimasti in tre ma non fanno sentire la mancanza di nessun altro, neanche del sassofonista David Jackson. Li ho visti e sentiti presentare questo ultimo lavoro al Teatro Comunale qui a Vicenza: formidabili, Peter Hammill è un grande.

Thurston moore: Demolished Thoughts. Lavoro acustico del chitarrista dei Sonic Youth. Intimo, essenziale, da ascoltare.

Bruce Cockburn: Small Source of Comfort. Bruce negli anni '70, al tempo di In The falling Dark, Night Vision, Joy Will Find a way (andateveli a riscoprire) era uno dei miei preferiti. Questo è il suo miglior lavoro degli ultimi anni.

Bill Callahan: Apocalypse. E' uno degli album che quest'anno ho ascoltato di più e non mi ha mai annoiato. Secondo me uno dei suoi dischi più belli e meno monotoni
This Will Destroy You: Tunnel Blanket . Questo non so se vi piace. Ma se siete stufi dei soliti Mogway o Explosions in the Sky .. ma non di quelle sonorità, dateci un'ascoltatina... o vi addormentate o vi esaltate.

Primus: Green Naugahyde. Un grande ritorno secondo me. Non ai livelli dei vecchi album ma hanno ancora tantissimo da dire.

Deus: Keep Your Close. Anche qui i primi capolavori sono lontani , ma se non fossero i Deus questo disco lo si esalterebbe molto di più. Solo un paio di pezzi sono così così, li altri li continueresti ad ascoltare all'infinito.

Tom Waits: Bad As Me. Sinceramente gli ultimi album li trovavo soporiferi. Il migliore Tom Waits da un bel po' di anni a questa parte.

Walkabouts: Travels in The Dust Land. Loro sono sempre stati umili e grandi. Album con ballate struggenti, accattivante come al solito. Hanno la loro età ma non la dimostrano (o meglio... nel bene sì, nel male no). Partecipa anche il loro amico Steve Wynn.

Lou Reed  & Metallica: Lulu. E' uno degli album che mi ha sorpreso di più e che più mi ha intrigato. A molti non è piaciuto, ma non capisco proprio perchè. Sporco e decadente. E' un disco in tutto e per tutto di Lou Reed, non dei Metallica. Come per Tom Waits, il suo disco migliore da parecchi anni.

Black Keys: El Camino. Qualche brano è un po' futile e riempitivo, ma come al solito ci sono quei 4 o 5 pezzi che ti prendono e ti fanno muovere. A me i Black Keys ricordano molto i Little Feat.

Jonathan Wilson: Gentle Spirit. Questo lo metto al secondo posto tra i miei preferiti del 2011. E' stata una rivelazione, aveva fatto solo un altro album che non conoscevo. Qui c'è Nei Young, i Pink Floyd, CSN, psichedelia, west coast. Insomma le cose migliori degli anni '70. Ma non è un album che suona vecchio, tutt'altro.

Steven Wilson: Grace for Drowning. Questo è il mio preferito. Album lungo, denso, doppio, devo ancora assimilarlo del tutto. Secondo me il migliore di Steven Wilson senza Porcupine Tree ( e ne ha fatti di belli...). Molto progressive, Crimsoniano. Neanche i detrattori del progressive hanno avuto il coraggio (o la pazzia) di non apprezzarlo. Se dovessi sceglierne uno sceglierei questo, e potrebbe essere l'unico ascolto per un mese intero.

Massimo Corvino. Il Picchio

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<![CDATA[The Best of the Beast 2011]]>

Come da tradizione, come il cotechino e le lenticchie, come i botti di capodanno, come willy wonka e la fabbrica del cioccolato, a fine anno arrivano le classifiche dei migliori album 2011.
La redazione di CxZ vi consiglia l'ascolto compulsivo di questi 10 Cd in personale ordine di gradimento.

10. Cavalera Conspiracy - Blunt Force Trauma
Non inventano, non rivoluzionano, non si spostano di un centimetro dalla loro proposta, ma ci piacciono così!!

09. Korn – The Path Of Totality
Album controverso...i Korn sperimentano e se non si fa caso al nome in copertina può anche essere piacevole

08. Mastodon – The Hunter
Di controversia in controversia..i Mastodon proseguono nella loro parabola musicale

07. Crowbar – Sever The Wicked Hand
Brutti rozzi e cattvi...un must have

06. Black Tusk – Set The Dial
Nipoti dei Mastodon, fratellini dei Kylesa e cugini dei Baroness...con un pedigree del genere un delitto non averli!!
Savannah Rulez

05. DevilDriver – Beast
Dez e i suoi sempre ad altissimi livelli

04. Staind – Staind
Un gradito ritorno finalmente lontani dalle atmosfere patinate di mtv

03. Limp Bizkit – Gold Cobra
Abbiamo aspettato tanto un loro album così...e ce lo godiamo, '90s style!!

02. Crosses – Ep
Poesia allo stato puro per il side project (gratuito!!) di Chino Moreno dei Deftones

01. Machine Head – Unto The Locust
Non penso sia necessario spiegare il perchè...
e adesso ripetete con me:
Machine Fucking Head
Machine Fucking Head
Machine Fucking Head

Giamma @ CxZ


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<![CDATA[Strane Strade goes to Records Shop]]>

Eccoci alla fine dell'anno e quindi alla resa dei conti per quanto riguarda la lista dei lavori più interessanti usciti in questo 2011. Impresa, quest'anno, non decisamente titanica ma, permettemi di dirlo, faticosa si. Per chi come me è un appassionato di musica e un drogato di vinili andare alla ricerca di nuovi lavori è sempre più difficle ed estenuante, non tanto perchè non esistano artisti o album interessanti ma semplicemente perchè la quantità di immondizia musicale sparsa per il globo tracima ormai anche dalle discariche più capienti.

Se è vero che la tecnologia ha permesso ormai a chiunque di comporre musica a basso costo e internet ha permesso la crescita e distribuzione di etichette discografiche fatte in casa è anche vero che tutto ciò ha intasato il mercato di un numero imprecisato di lavori per la maggior parte davvero scadenti. Quello che mi urta non è tanto criticare tali lavori quanto il fatto che tolgono energie e risorse a chi, come me, è alla costante ricerca di nuovi dischi da comprare.
Ma bando alle ciancie e alle polemiche ecco qui la lista (parziale) di Strane Strade per quanto riguarda l'ambito elettronico e psichedelico. (A breve anche per funk, afro etc..)

BEST 2XLP:

MORPHOSIS - "WHAT HAVE WE LEARNED" (DELSIN RECORD)
In What have we learned la techno assurge ad una nuova dimensione stilistica capace di catturare l'ascoltatore e catapultarlo inconsciamente dentro schegge impazzite di esperienze funky, house, ambient, dubstep e cosmic tipiche del mondo di Morphosis. ESSENTIAL MUST HAVE!

SURGEON - "BREAKING THE FRAME" (DYNAMIC TENSION RECORD)
Ispirato dalla fantascienza questo disco è un capolavoro di ritmiche techno e pad ambient con suoni decisamente elaborati e d'avanguardia. Difficile fermarsi al primo ascolto.

MORITZ VON OSWALD TRIO - "HORIZONTAL STRUCTURES" (HONEST JON'S RECORD)
Con Horizontal Structures, Moritz Von Oswald, Max Loderbauer e Vladislav Delay concludono un percorso musicale fatto di echi dub, glitch e ambient techno sperimentale di altissimo livello. Da ascoltare assolutamente e vederli dal vivo se potete!

STEVEN WILSON - "GRACE FOR DROWNING" (KSCOPE)
Potremmo definirla psichedelia, metal o rock. In realtà Grace for Drowning altro non è che la creatività messa in pratica dal genio musicale di Steven Wilson senza limiti di regole stilistiche ingabbiate dentro generi precostituiti.  ESSENTIAL MUST HAVE!

RADIOHEAD - "THE KING OF LIMB" (SELF-RELEASED)
Si possono odiare o amare ma resta il fatto che ancora una volta sono riusciti a stupire. The King of Limb rappresenta senza ombra di dubbio una continuazione storica di evoluzione e progresso  artistico creativo per un gruppo che ha fatto e sta facendo la storia della musica.

LAURENT GARNIER - "IT'S JUST MUSIK, LIVE A PLEYEL" (DVD)
Non cercatelo in cd o in vinile..it's just muzik è il capolavoro in dvd dell'esibizione live del più grande artista, produttore e dj internazionale Laurent Garnier assieme alla sua band composta da trombettista, percussioni, tastiere, sassofoni, scratcher e molto altro per due ore di grande musica tra techno, jazz, funky, house, hip hop e molto altro. DA VEDERE ASSOLUTAMENTE!

SIGUR ROS - "INNI" (KRUNK)
Naturale percorso della della band islandese che esce con questo triplo vinile dal vivo. Se Heima è il loro capoloavoro visivo, Inni è il cocktail da assaporare tenendo gli occhi chiusi...

DREXCIYA - "JOURNEY OF THE DEEP SEA DWELLER I" (CLONE CLASSIC CUTS)
Fortuna vuole che in questo 2011 qualcuno ha deciso di ristampare o raccogliere in compilation gran parte se non tutta la discografia dei Drexciya..comprateli finchè siete in tempo.

JEFF MILLS - "2087" (AXIS RECORD)
Non sarà forse il suo album migliore ma sicuramente rientra tra i lavori più interessanti e meritevoli dell'anno.

GIL SCOTT HERON – "I'M NEW HERE" (XL RECORDINGS)
L'album è uscito nel 2010 è vero, ma è giusto comunque rendere omaggio ad un grande della musica soul deceduto purtroppo quest'anno. R.I.P. Gill Scott Heron.




BEST 12":

VAKULA - "SATURDAY" (3RD STRIKE RECORDS)
Eccezzionale 12" per quattro tracce di pura immersione in sonorità house contaminate dal jazz

PINCH 6 SCHAKLETON – "BORACAY DRIFT" (HONEST JON'S)
Da non perdere assolutamente il remix di Morphosis...14 minuti di puro godimento!

THE EXALTICS - "THEY ARRIVE" (CREME ORGANIZATION)
Assoluta rivelazione degli ultimi due anni Robert Witschakowski si presenta come assoluto punto di riferimento per le nuove sonorità techno electro.

LINKWOOD - "SECRET VALUE" (SHEVCHENKO)
Ottima release che accorpa un suono house crudo e avvolgente perfetto per il dancefloor. Vi lascio scoprire chi è il proprietario dell'etichetta.

FUNCTION - "EMBER" (SANDWELL DISTRICT)
probabimente una delle più belle release techno del 2011 per una delle poche etichette di musica techno che ancora credono in un percorso di originalità e qualita musicale.


Federico Elix
elix@sherwood.it

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<![CDATA[Ten is the magic number]]>

Under the mistletoe si ha la possibilità di riascoltare quanto di bello si è scoperto, nell'anno ora morente, e di recuperare all'ultimo istante le chicche meritevoli di approfondimento.

Non sappiamo se le teste di A Dispetto Della Discrezione siano pensanti, ma quantomeno ci abbiamo provato.

Top 5 di Stefano + top 5 di Marco + top 10 condivisa dei singoli!

TOP 5 DI STEFANO

OvO - Cor Cordium (Supernatural Cat)

MoRkObOt - MoRbO (Supernatural Cat)

Attrito - Triste Opera Itinerante (un sacco di coproduzioni)

Smart Cops - Per Proteggere E Servire (La Tempesta)

Controllo Elettronico Della Velocità - Allacciate Le Cinture (Autoprodotto)

TOP 5 DI MARCO

Dead Elephant - Thanatology (Donna Bavosa / Riot Season)

The Drift - Blue Hour (Temporary Records)

Mariposa - Semmai Semiplay (Trovarobato)

David Lynch - Crazy Clown Time (Pias)

Laura Marling - A Creature I Don't Know (Virgin)

TOP 10 SINGOLI (sulla destra ci sono tutti i video, non temete...)

Mariposa - Pterodattili

David Lynch - Crazy Clown Time

Across Tundras - In The Name Of River Grand

Smart Cops - Sangue D'Africa

MoRkObOt - Ultramorth

Battles - Futura

Dead Elephant - Bardo Thodol

Gazebo Penguins - Frate Indovino

Aucan - Black Rainbow 

Primus - Extinction Burst

Perché A Dispetto Della Discrezione non ascolta musica brutta. Mai.
O meglio: il disco che hanno inciso i Metallica e Lou Reed assieme, "Lulu", mamma mia se fa pietà...

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<![CDATA[Quella sporca dozzina: i 12 migliori del 2011!!!]]>

Con gigantesco sforzo (che non mi si addice) cerco di mettere giù una lista dei cd che hanno caratterizzato il mio 2011.
Rimanendo legati alla tradizionale rubrica ‘quella sporca dozzina’ anche in questo caso si tratterà di una ‘top-twelve’, 12 dischi che bisogna assolutamente avere e che difficilmente il sottoscritto è riuscito a togliere dal lettore cd, applicando spesso rigorose heavy-rotation.
Citazione d’obbligo anche per il miglior live dell’anno che è, senza alcun dubbio, quello dei dEUS: la band di Tom Barman ha raggiunto una tale maturità che le oltre due ore di concerto sembrano durare la metà e la lista dei pezzi che molti altri artisti gli invidiano profondamente  ormai è veramente lunga.
Il premio(?!) come peggior album dell’anno se lo giocano all’ultimo punto la collaborazione Lou Reed e Metallica e l’ultimo Coldplay…inutile spenderci ulteriori parole .

#12 Radiohead  - The King of limbs:  difficile riuscire a confermarsi con tutta l’attesa  e le aspettative che risiedono dietro l’uscita del nuovo lavoro del gruppo inglese. Una volta ancora danno alle stampe della musica che non si esaurisce al primo ascolto, ma che esprime la sua bellezza e la sua complessità traccia dopo traccia.

#11 The Great Northern X – s/t: il folk incontra il post-rock e nasce magia. Se dopo averlo ascoltato non cantate ’Loser Song’ avete venduto l’anima al diavolo.

#10 ManzOni - s/t: nascosti dietro trame ritmiche ci sono veri e propri affreschi di vita vissuta, spesso dolorosi, mai banali. Se non amate le sensazioni forte avete sbagliato gruppo.

#9 Feist – Metals: sofferenza e calore. Una voce blues per un album folk che puzza di rock. Serve aggiungere altro?

#8 N.A.N.O -  I racconti dell’amore malvagio: pura poesia. Potremmo citare le numerose collaborazioni che questo disco può vantare, ma sarebbe solo un ‘di cui’. La poesia basta a sé stessa.

#7 Beirut - The rip tide: difficile realizzare un disco migliore per Zachary Francis Condon, perfetta summa per tutti quelli che amano il suono Beirut, irresistibile.

#6 The Death of Anna Karina -  Lacrima/Pantera: corrosivo, lapidario, intrigante, definitivo. Servono altri aggettivi per incuriosirvi a sufficienza?

#5 dEUS - Keep You Close: era dai tempi di  ‘The Ideal Crash’ che un Tom Barman e soci non mi convincevano a tal punto. Disco da godersi dall’inizio alla fine senza cali di tensione percepibili, solo ottime intuizioni.

#4 Bancale – Frontiera: cervellotici quanto rumorosi, poetici quanto deflagranti,  intimamente devastanti. Ferita profonda nel cuore del terzo millennio.

#3 Three in One Gentleman Suit - Pure: nessun attimo di respiro per un cd che è bello dall’inizio alla fine, l’hardcore incontra il post-rock in un post hardcore che Ian McKaye sicuramente apprezza con un gran sorriso.

#2 Arbouretum - The Gathering:  uno di quei dischi in cui non si inventa niente, ma di cui se ne ascoltano sempre troppo pochi. Pronti per viaggiare?

#1 Black Mountain - Wilderness Heart: qualcuno vi dirà che sono diventati troppo commerciali. Lasciate stare gli snob e immergetevi nel rock venato di psichedelia della band canadese. Non ve ne pentirete.

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<![CDATA[Top 10 Miglior album 2011]]>

Fine anno... tempo di bilanci, di rendiconti musicali e spread emozionali. Qui sotto  l'elenco dei dieci dischi con il miglior differenziale tecnico-musicale-emotivo, i dieci dischi che, nonostante i diversi ascolti, ancora non sento come inflazionati.

10. Buffalo Tom - Skins la band di Boston confeziona 13 belle canzoni a metà tra power pop e rock tradizionale americano.

09. Verdena - Wow tanto si è scritto e detto di quest album; forse 27 tracce sono troppe, ma scorrono via veloci e la scrittura si è addolcita.

08. Anna Calvi - Anni Calvi scoperta da Nick Cave, coprodotta da Rob Ellis, questo disco trasuda di eleganza e disperazione.

07. Bud spencer blues explosion - Do it lo diceva già Pino Daniele negli anni '80 a noi italiani "ci piace o'blues". Tecnica, orecchio e palle per quest album.

06. Aucan - Black rainbows qui dentro c'è la migliore elettronica: nu-rave, house, dubstep, industrial, hauntology.....

05. Massimo Volume e Bachi da pietra - Split ep ognuno dei due gruppi rielabora un pezzo dei colleghi e propone un brano inedito.

04. Aidan Moffat e Bill Wells - Everything's getting older Aidan è l'ex Arab Strap e Bill un folletto scozzese, produttore e polistrumentista.

03. Three in one gentleman suit - Pure Ottimo disco e ottima produzione da parte di F&F: Favero e Ferlinga degli Aucan

02. Joseph Arthur - The graduation ceremony un pò folk-rock, un pò gospel e un pò pop questo disco. Non arriva all'intensità di Come to where I'm from ma è pur sempre Joseph Arthur.

01. Puscifer - Conditions of my parole progetto solista di Maynard James Keenan (Tool, a perfect circle).Dice di quest album " un parco giochi per le varie voci della mia testa; un luogo dove l'io, l'es e l'anima si riuniscono per scambiarsi ricette di biscotti.

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<![CDATA[The Sound Beyond The Crisis]]>

La musica degli ultimi anni è stata semplicemente il prodotto perfetto di un mondo che non è più capace di riprodursi, ma solo di autoclonarsi. Non sembra più in grado di rigenerarsi, ma solo di espandersi istericamente e in modo incontrollato. Ma attenzione questo non è un giudizio di condanna, perchè la musica, a differenza del mondo, è diventata anche patrimonio comune, un enorme bacino a disposizione di tutti.
Il problema è che in questa iperproduzione a volte si tende a sentire solo chi aspira ad espandere e perfezionare la facilità di ascolto e di fruizione e non chi è interessato a cambiare ed evolversi.
Forse quello che a noi sembra pare un appiattimento è invece il lento formarsi di un'altra percezione del tempo, una percezione combinatoria e non lineare. Forse il suono sta diventando capace di concepire contemporaneamente diversi piani dell'esperienza, passata, presente e futura e di convivere con apparati tecnologici ipercomplessi e iperveloci, insomma di avere una percezione non storica della temporalità.
Forse la cosidetta “retromania” nasce da questi inevitabili processi e da questa infinita produzione derivata dall'avere a disposizione l'intera storia sonora da modificare a piacere.

 

Da questo desertoceano partono però mille rivoli che vale la pena di seguire con emozione e passione, ed è quello che Diserzioni tenta di fare.
Anche in questo 2011 ci sono stati suoni di fremente intensità, sensazioni confliggenti di grandezza e desolazione, slanci futuristici e danze di fantasmi.
Per quanto mi riguarda il suono dell'anno della crisi è quello del ribollire dei bassi sullo sfondo con quelle voci fantasmatiche che compaiono/scompaiono in mezzo a quel territorio infinito e instabile, che è il sound attuale.
Semplicemente un modo per seppellire in un mare di bassi e al contempo far fiorire in superficie inquietudini che attraversano questi tempi di crisi. A dar man forte a questo avvincente dualismo istintivo ci sono le atmosfere perennemente cupe presenti nei pezzi, e le vibranti “vocal weirdness” che emergono timidamente in superficie. Sono voci in equilibrio precario mentre tutto intorno traballa, ma che sanno farsi accumulo, farsi forma che muove e si muove.

 

…. Ci sono momenti poi in cui il mal di mare è talmente forte che si sente il bisogno di un ritrarsi, di un movimento di sottrazione dal rumore di fondo. In alcuni momenti c'è bisogno di creare le condizioni per l'ascolto del silenzio, ed allora ci vengono in soccorso le sconfinate distese ambientali, ma questo è “suono che va oltre il tempo della crisi”.

 

10 Album
Desolate: The Invisible Insurrection
Clams Casino - Instrumental
Volon flex: Tramp
Integral: The Past Is My Shadow
Arc: Wire Migraine
Balam Acab: Wander - Wonder
Leyland Kirby: Eager To Tear Apart The Stars
Bvdub: All release 2011
Swarms: Old Raves End
Silent Strike: Instrumentals

5 Tracks


Chelsea Wolfe - Benjamin by morrisday

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