<![CDATA[soul | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/565/soul/articles/1 <![CDATA[BigMama puntata 9]]>

Qui sotto i brani di lato il podcast

Charles Bradley – Golden Rule  

Menahan Street Band – Make the Road by Walking

Unlimited Touch – I Hear Music in the Street       

John Holt – Ali Baba   

The Upsetters – Kuchy Skunk

Owiny Sigoma Banda – Jonny Ra Ha

Machinedrum – Lewasi   

Machinedrum – Infinitive Us

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<![CDATA[BigMama puntata n.8]]>

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Cosa c'è nello stereo di dj Mala in questo periodo? Tanta musica africa e il reggae che non manca mai!

Mim Suleiman – Mingi

Mim Suleiman - Sherehekeya

The Gladiators – Red, gold, and green

Alpha Blondy – Brigadier Sabadi

Staff Benda Bilili - Sopeka

Ephemerals – You make us change

Durand Jones & the Indications – Make a change

Santos – World on fire

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<![CDATA[Tam-Tam Radio il Djset di BigMama 100% Black music Non-stop]]>

Anche stasera per l'ottava puntata DjMala miscela 1 ora di pezzi da paura, 100% funk, soul, dance + latinità varie!

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<![CDATA[BigMama puntata n.7]]>

Stasera si parte dalla "fine", con la musica eletronica eletronica e il neo-soul inglesi , e via Sao Paulo, fino al funk più contemporaneo!

Qui sotto i brani, di lato il podcast

SBTRKT – go Bang 

Sampha - Blood on me

SBTRKT – Temporary View ft. Sampha

Racionais mc’s – Periferia è Periferia  

Sizzla - Cow Boy

Oumou Sangaré – Bena Bena

Anderson Paak – Am I Wrong

Chaka Khan – Like Sugar

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<![CDATA[BunkRoom #01 ]]>

Sabato 23 FebbraioCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


BunkRoom #01


Serata in collaborazione con il Collettivo Bunker

www.facebook.com/collettivobunker

www.instagram.com/collettivobunker


Rares (Indie)

www.facebook.com/raresraresk


Denoise (Indie Pop)

www.facebook.com/DenoiseMusic


Club Sandwich (Funky/Soul)

www.facebook.com/clubsandwichmusic


Aftershow:

Max Holzer (Funky/Dance/House)

www.facebook.com/maxholzerr

Apertura cancelli ore 21.00
Inizio concerti ore 22.30

Ingresso 5 Euro


Decalogo Bunker

- A Bunker piacciono i colori, la logica, i sogni, l’astrazione e la semplicità come aspirazione più che come raggiungimento

- Bunker crede che anche se non tutto ha un significato, tutto ha un senso. È una ricerca sulle particelle subatomiche fondamentali del pensiero (che è la realtà) e della realtà (che è il pensiero)

- Bunker non ha pregiudizi su cosa possa essere arte e cosa no

- Bunker riconosce l’indissolubile legame tra tonalità e ritmo, poesia e punteggiatura, contorno e contenuto, riempimento e vuoto

- Bunker crede e predica lo spaziotempo (infatti ha un sacco di adesivi carini)

- Bunker non crede nella perfezione: non è mai esistita e mai esisterà. Ogni cosa forte ha un punto debole e ogni cosa debole ha un punto di forza. Le cose maestose tendono alla perfezione senza raggiungerla, le cose piccole la sfiorano

- Bunker ha una sfida: mostrare l’invisibile, nascondere quanto c’è di lampante

- Bunker non vuole sfidare le convenzioni e nemmeno abbatterle. Bunker vuole dimenticarle

- Bunker ama la buona musica (per questo onora e rispetta Mica Levi)

- Bunker ha quattro pareti, dei tappeti, un lavandino, una toilette, un televisore coperto di post-it, dei lavori appesi, altri nei cassetti (una delle pareti è coperta dal ritratto di una ragazza che non conosce, almeno non più).


Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di MESTRE (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).

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<![CDATA[Gli Yosh Whale – dalla periferia alla ribalta della musica cantautoriale italiana]]>

 

Come redazione di Sherwood, siamo notevolmente impegnati nella ricerca, quasi ossessiva, di nuova musica, soprattutto indipendente ed emergente, e dunque, perché non parlare di quanti con sforzo notevole si affacciano nel panorama musicale italiano, con maestria e disinvoltura?

Quasi un anno fa ormai, si spegnevano le luci della quinta edizione del Premio Fred Buscaglione, uno dei concorsi più importanti in tema di musica emergente cantautoriale, intitolato a Buscaglione poiché scava nei meandri più profondi della musica italiana. Il progetto Sotto il Cielo di Fred, si tiene a cadenza biennale a Torino dal 2010, con l’intento complesso di scoprire la Next Big Thing ovvero sia la band del futuro, che ha visto premiare negli anni tra gli altri: Lo Stato Sociale (primo premio 2012), gli Eugenio in Via di Gioia (premio della critica 2014), i Blindur (primo premio 2016) e, infine, gli Yosh Whale (primo premio 2018). 

Venendo a quest’ultimi, per un’indagine più approfondita, viene sul serio da pensare per quanto siano qualitativamente oltre la media della produzione musicale odierna.
Gli Yosh Whale, sono nel pieno della generazione ninietis, età mediana 23 anni e provengono da una cittadina della provincia di Salerno, Fisciano, che accoglie il gigantesco campus universitario.
Il progetto è nato nel 2016 da un’idea di Vincenzo Liguori e Andrea Secondulfo, successivamente si sono aggregati al duo Ludovico Marino e Sam De Rosa. Il gruppo miscela sapientemente sonorità R&B, elettroniche e soul, creando un sound da un portato emozionale di rara bellezza. Il loro esordio avveniva con l’EP autoprodotto YAWN e ad oggi, dopo aver calcato numerosi palchi nazionali, la band sta ultimando i lavori per il primo disco.
L’espressività totale, attraversando melodie sintetiche, dispiega le ali attraverso l’uso disinibito di liriche in italiano, l’elettronica ne è protagonista ma mai in maniera invadente, il synth si sposa alla perfezione con bassi, ritmiche chitarrose e beat di grancassa e rullanti. La voce, appoggiata agli echi, è una peculiarità limpida ed incisiva, narrante di scenari mentali e inconsci fino all’imaginifico.
Nei live i quattro riescono a ricostruire in maniera pressoché identica gli sforzi delle versioni studio, con eleganza e spessore, senza deludere alcuna aspettativa.

C’è da aspettarsi grandi cose da una band con tali skills, in un viaggio musicale da vivere con trasporto, riponendo una sconfinata fiducia nel prossimo album, in uscita nei prossimi mesi.
“Per svegliarci domani nell’ultimo ieri”

Spotify  

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www.yoshwhale.it

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<![CDATA[BigMama puntata 6]]>

WHAT'S BIGMAMA? Vuoi saperlo? Ascolta una panoramica dee generi musicali trasmessi da BigMama!

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Como Mamas - Out of the Wilderness   

Naomi Shalton – Sinner

The Isley Brothers - I know who you been socking it to

 The Blabyrds – Unfinished Business

The Bamboos – Trascend Me 

Clinton Fearon – The Hunter

Baaba Maal – Lampenda

Gilberto Gil - Balafon

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<![CDATA[BigMama puntata 3]]>

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Soul music, musica che viene dall'anima! Un percorso speciale di BigMama

Sharon Jones & The Dap Kings - Stranded in Your Love ft. Lee Fields

Lee Fields & The Expressions – Honey Dove

Lauryn Hill – Superstar

Andrew Ashong – Special 

Tim Maia – Ela Partiu

Bunny Wailer – Reincarneted Souls

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<![CDATA[Indica / Diretta 25 novembre / Puntata 2.04]]>

Puntata 04 per Indica che vi offre un mix davvero vario e pieno di sonorità cariche di groove. In questo episodio partiamo dalle sonorità carioca per approdare alla dance e finendo con un sound direttamente ispirato dal film Drive!

Tracklist:

1-Os Grilos (Crickets Sing For Anamaria) - Os Catedraticos

2-Subiu - Christoph El Truento

3-Itiberê Orquestra Família - Bota para Quebrar

4-Yegle Nesh - Hailu Mergia

5-The Wailing Souls - Jah Jah Give Us Life To Live (Extended)

6-Junior Jack, Tube & Berger - E Samba 2018

7-Hot Since 82 - Buggin' (feat. Jem Cooke)

8-Dj Koze - Pick Up

9-The Chemical Brothers - Free Yourself

10-Butch - Countach (Original Mix)

11-The Midnight - Collateral

12-The Midnight - Kick Drums & Red Wine

13-The Midnight - WeMoveForward

14-Timecop1983 - City Lights

15-Timecop1983 - Dreams (feat. Dana Jean Phoenix)

16-Chadia Rodriguez - Fumo Bianco

Ascoltate il podcast cliccando sul player a destra di questa pagina!

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Indica è in onda ogni domenica dalle 17.30 alle 18.30 su Radio Sherwood! Seguiteci sulla Fanpage per rimanere sintonizzati sulle nostre novità.

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<![CDATA[Tam-Tam Radio djset n.1]]> ]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[BigMama puntata 2]]>

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Alabama Shakes - Don't Wanna Fight

Roy Ayers - Tarzan

Dele Sosimi - E Go Betta

Funk come le gusta - Cerpinho Groove

Emicida - Triunfo

Criolo - Samba Sambei

Dennis Bovel - In The Mix

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<![CDATA[BigMama puntata 3/11/2018]]>

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Puntata che propone alcuni dei principali generi musicali del programma con un omaggio a due grandi voci mancate quest'anno

Hugh Masakela - Afro Beat Blues

Bukky Leo & The Black Egypt - Don't go away

Gilberto Gil - Balafon

Seu Jorge - Amiga da minha mulher

Ponto de equilibrio - Santa kaya

Bob Marley - Africa unite

Aretha Franklin - 7 april fool

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<![CDATA[Indica / Diretta 4 novembre / Puntata 2.03]]>

La terza puntata di Indica lascia alle spalle la dance ma solo nella prima parte, dedicata a sonorità blues riversate nel pomeriggio che se ne va.

La seconda mezzora invece si ritorna a ballare ma con un sound ispirato dal film I Love Radio Rock (The Boat That Rocked)

Tracklist:

Sonic Youth - Silver Rocket

Fantastic Negrito - Plastic Hamburger

Robert Finley - Get It While You Can

Beirut - Gallipoli

Cazale - Nottambuli

The Seekers - Georgy Girl

Martha & the Vandellas - Dancing In The Street 

Thurston Harris - Little bitty pretty one

Midnight Magic - Beam Me Up

The Crusaders - Street Life

Ascoltate il podcast cliccando sul player a destra di questa pagina!

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<![CDATA[Indica Puntata 23 - Mixtape #3]]>

Continua la serie di Mixtape di Indica dove la musica è a farla da padrona! Una selezione ad hoc di canzoni fresche per il clima mite di questo periodo pre estivo.

Nel Mixtape #3 partiamo pettinati e finiamo nelle pieghe del soul moderno, tracklist:

Louis La Roche - Just Like You

Purple Disco Machine & Boris Dlugosch - Love For Days (feat. Karen Harding)

Friendly Fires - Hurting (Tensnake Remix)

Steve Bug - A Night Like This (Richie Hawtin`s A Dub Like That Remix)

Leon Bridges - Forgive You

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<![CDATA[Indica Puntata 19 - Veda Black]]>

Come ospite di Indica, per la Puntata 19, abbiamo Veda Black, dopo la sua performance a Sherwood Open Live.

L'intervista va a sondare le origini londinesi e black del progetto, proponendovi due brani del repertorio:

-Don't You Walk Away

-Help Yourself

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<![CDATA[Kendrick Lamar – DAMN.]]>

Facciamo così, io eviterei direttamente la parte in cui scrivo il recap per quelli che sono arrivati solo alla fine, e confido che, visto che lo conosce anche mia madre, ormai tutti sappiano chi sia Kendrick Lamar Duckworth. Andiamo dritti al punto: il 23 marzo scorso, l’MC di Compton pubblica il brano The Heart Part 4 in cui ad un certo punto dichiara Y’all got ‘til April the 7th to get y’all shit together”. Poi quel giorno arriva ma porta con sé soltanto l’annuncio che il quarto album in studio, DAMN., sarebbe uscito una settimana dopo, di Venerdì Santo. Non una coincidenza. Da lì in avanti, l’internet è già bruciato una decina di volte, il singolo HUMBLE. è arrivato al n°2 di Billboard, Drake ha visto la sua ‘season’ finire ancora prima di iniziare e, se ce ne fosse ancora bisogno, abbiamo capito con certezza chi sia il più grande rapper sul pianeta Terra.

Registrato in vari studi a Hollywood, Santa Monica e New York, DAMN. è stato pubblicato via TDE, Aftermath e Interscope e co-prodotto da una sfilza impressionante di collaboratori che elencherò di volta in volta, tra cui vale la pena citare Dr. Dre come produttore esecutivo e collegamento nemmeno troppo ideale col rap degli anni ’90. Come per i due ultimi dischi, Vlad Sepetov si è occupato della cover definita ‘carica ed abrasiva’, in questo già emblematica di quello che ci aspetta nei 55 minuti successivi.

L’introduzione di BLOOD. ci sbatte subito molto realisticamente in faccia la filosofica questione dell’eccellenza nera soffocata dal razzismo istituzionale e dalla brutalità della polizia americana. In mezzo ai violini ed al contributo vocale di Bēkon (alias Daniel ‘Danny Keyz’ Tannenbaum) – che produce la track insieme ad Anthony ‘Top Dawg’ Tiffith – Eric Bolling e Kimberly Guilfoyle di Fox News si esibiscono in un grottesco commento all’esibizione di Lamar ai Grammy del 2016. Quel “I don’t like it”, il consapevole rovesciamento di ciò che quel momento ha significato, sono parole tanto scellerate quanto invece è determinante la riflessione sul senso che abbia, oggi, essere ancora buoni in un mondo irrimediabilmente cattivo. Il colpo di pistola che riecheggia segna simbolicamente lo strappo del velo illusorio che avvolge le nostre vite, che ci impedisce di vedere la vera realtà delle cose. In questo percorso di illuminazione, King Kenny non ci porta per mano ma ci spinge letteralmente nell’abisso della successiva DNA., un pezzo che colpisce e fa male, in cui sulle onde di un flow micidiale, rivendica la sua discendenza nera (I got loyalty, got royalty inside my DNA” ) di fronte ai deliri dell’anchorman della Fox Geraldo Riviera e della sua idea che per i giovani afroamericani il rap abbia prodotto più danni del razzismo. E non inganni l’ironia con cui K-Dot decanta le lodi della sua gente (Sex, money, murder – our DNA”): in un assalto frontale come questo non c’è tempo per respirare, figurarsi per ridere.

Tuttavia restringere il discorso alla Black Nation sarebbe colpevolmente riduttivo. Quello che gigioneggia nel languido r&b di YAH. è un uomo che si innalza sulla famiglia e sulla razza (“Fox News wanna use my name for percentage, somebody tell Geraldo this nigga got ambition”) entrando diretto nella sfera religiosa, definendosi israelita e quindi redentore dei soppressi di tutte le epoche e di tutte le nazioni. L’urgenza che esprime ogni minuto di DAMN. è dunque il riflesso di una duplice esigenza. Da un lato, quella di smarcarsi dall’aura trascendente in cui l’avevamo lasciato dopo To Pimp A Butterfly, per cui ora abbiamo un lavoro estremamente più diretto e meno influenzato dal jazz e dalla strumentazione tradizionale suonata dal vivo, mentre rientrano beat lineari, samples e TR-808. Dall’altro, la delusione di chi è arrivato in cima alla montagna più alta, oltre le nuvole, solo per accorgersi di essere tremendamente solo.“Last LP I tried to lift the black artists, but it’s a difference between black artists and wack artists” è l’epigrafe incisa a fuoco su ELEMENT. e su buona parte del disco, l’esatto momento in cui il californiano si riappropria degli stilemi del rap/hip hop tradizionale (If I gotta slap a pussy-ass nigga, I’ma make it look sexy”). Nel brano in cui collaborano Sounwave, James Blake e Ricci Riera (più l’intro di Kid Capri), Kendrick, attraverso gli spazi lasciati vuoti dal piano e dalla drum machine, rinnova la sfida di Heart Part 4 rivolta ai suoi più autorevoli rivali ed in fondo anche a se stesso. Sfida che nell’ormai già classica HUMBLE. – su cui c’è ben poco altro da aggiungere che non sia già stato scritto – raggiunge un’incisività ed una precisione chirurgica senza eguali, merito anche del lavoro di Mike Will Made It, vero valore aggiunto di questo album.

Il producer di Atlanta è anche l’eminenza grigia dietro al miracolo di XXX. ed alla chiacchierata collaborazione con gli U2 che tanto ha, giustamente, spaventato l’umanità. In realtà, insieme a DNA. e HUMBLE.XXX. – oltre ad essere esempio di produzione virtuosa per come riesca ad integrare le varie parti con naturalezza – esprime il potere della semplicità come rinnovato mezzo per veicolare l’immane talento del rapper di Compton. Una semplicità più a livello mentale che tecnico – perché poi, dopo ripetuti ascolti, si percepisce quanto lavoro ci sia sotto anche solo per dare quest’idea in apparenza – ma che permette di gestire le guest-star senza snaturare nessuno dei protagonisti. In LOYALTY. è Rihanna (nel ruolo di Bad gyal RiRi) a duettare con Lamar (nel ruolo di Kung Fu Kenny) – con Terrace MartinDj Dahi e Kuk Harrell a fare da preziosissimi ornamenti – in un pezzo che parla del difficile rapporto tra la fede ed il denaro, e che inonderà le radio nella prossima estate. Nella ballad poppy LOVE. la voce femminea di Zacari Pacaldo porta il brano verso un curioso incrocio new wave tra pop ed hip hop, in territorio quasi drakeiano, mentre nella melliflua LUST. Lamar si riprende la scena con l’incredibile versatilità vocale che la natura gli ha donato, accompagnato da mr. Kamasi Washington agli archi, Kaytranada e Rat Boy alle voci ed i Badbadnotgood dietro al mixer.

L’errore da evitare, che a conti fatti sarebbe stato un peccato imperdonabile, era quello di scavare ancora di più nella mitologia (musicale ed ideologica) di TPAB, dopo che già la compilation untitled unmastered. aveva detto tutto quello che c’era da dire. DAMN. non è super politicizzato come il capolavoro del 2015, né così melodico come Good Kid, M.A.A.D City (di cui possiamo dire sia il seguito ideale), ma in alcuni dei suoi episodi migliori è una sintesi dei suddetti. FEEL., sostenuta dal basso di Thundercat, è un abbagliante flusso di coscienza (“The world is ending, I’m done pretendin’. And fuck you if you get offended, I feel like friends been overrated, I feel like the family been fakin”) in cui l’autore riversa le sue meditazioni sull’isolamento dovuto al successo di cui parlavamo sopra. Dubbi che investono la sfera personale e che fanno luce su come lo stesso Kendrick Lamar non si senta più un messia ma piuttosto un martire dannato (I feel like the whole world want me to pray for ‘em, but who the fuck prayin’ for me?”). Un approccio che viene sublimato in FEAR., forse il pezzo più introverso di tutta la sua carriera, nel quale affronta la paura di chi è lasciato solo dalla sua comunità attraverso tre punti di vista differenti.

È dunque un Kendrick Lamar decisamente più spirituale ed umano quello che si affaccia in GOD., un uomo alla ricerca non tanto di Dio, quanto di quello che solitamente Dio rappresenta per le varie comunità del mondo (“This what God feels like”). Tra glitch a 8 bit e duetto con CardoGOD. è la ricerca ultima del senso del sacrificio (“Seen it all, done it all, felt pain, more. For the cause, I done poured blood on sword”) di un capo-popolo contro la sua volontà, che ora si scopre mortale. Perché pur non essendo un concept album (ed è la prima volta, almeno da Section.80), il tema della morte e della mortalità attraversa DAMN.da cima a fondo in modo inequivocabile. Se è solo accennato nella gigantesca PRIDE.(“Love’s gonna get you killed, but pride’s gonna be the death of you”) – che si riallaccia alla These Walls di Butterfly – deflagra come mille bombe atomiche che esplodono nella conclusiva DUCKWORTH.. In questo titanico finale gestito in collaborazione con 9th Wonder la classe sopraffina da storyteller di K-Dot viene declinata in un’incredibile storia su quanto il boss della TDE, l’Anthony Tiffith di cui parlavamo all’inizio, sia andato vicino ad uccidere il padre del nostro amato Kung Fu Kenny, rischiando sì di privarci della benefica esistenza di quest’ultimo, ma soprattutto realizzando un corto circuito clamoroso con lo sparo di BLOOD., cui si torna riavvolgendo il nastro di quella che paradossalmente potrebbe essere una qualunque vicenda di un qualunque uomo afroamericano (Just remember what happens on Earth stays on Earth! We’re going to put it in reverse!”) nato a Compton, California.

Diciamoci la verità, chi tra noi si sarebbe aspettato un altro passo di queste dimensioni verso la leggenda dopo TPAB?

continua su Vinylistics

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<![CDATA[Cool Jam w/ King Kunta live & Jam Session]]>

Venerdi 31 MarzoCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)


Dalle Ore 19.00 - Free Entry

Cool Jam

King Kunta / Live

I King Kunta sono un quintetto, che in realtà è un sestetto che da poco è diventato un settetto (o settimino). Un progetto lampo ma che si è rivelato più efficace del previsto in grado di accostare le pietre miliari della storia del jazz, da Ellington a Mingus, da Davis a Horace Silver, rievocando tutta la forza malinconica della musica afro-americana. Da qui il nome del gruppo King Kunta: oppresso come uno schiavo ma dominante come un re.

Wafa: vc / Giorgio: cb / Marco: gr / Carlo: dr /
Riccardo: sax-t / Mattia: sax-c/sax-b / Michele: tr

A seguire:

Jam Session - Aperta a tutti

Porta il tuo strumento e suona !!!

A partire dalle ore 19.00, presso l'Osteria del Centro Sociale Rivolta potrete gustare ottime pizze e piatti preparati con materie prime di qualità selezionate dai produttori del territorio accompagnati dalle birre artigianali Lucky Brews.

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<![CDATA[Sampha – Process]]>

Sampha Sisay è uno di quelli che lo conosci anche se non lo sai. Attivo fin dal 2009, ha lavorato per e con alcuni dei nomi più altisonanti del neo-pop ed hip hop moderni – che in un modo o nell’altro abbiamo tutti ascoltato – tra cui vale la pena citare Kanye West, Drake, Frank Ocean, Solange Knowles e Katy B. Ma soprattutto ha prodotto l’esordio di SBTRKT, collaborando anche nel sophomore del producer inglese, al secolo Aaron Jerome. Tutto questo per dire che, nonostante Process sia un debutto tardivo, a 28 anni il nativo di Morden (South London) ha già fatto parecchia legna, compresi un paio di EP: l’elettronico Sundanza (2010) ed il neo-soul Dual (2013).

A differenza dei due mini-album precedenti, Process è stato registrato in studi professionali – uno a Londra l’altro all’Ocean Sound Recordings di Grisk, sperduta isola norvegese – con la preziosa coproduzione dello scozzese Rodaid McDonald, gentilmente fornito dalla XL Recordings, casa madre della fedelissima Young Turks. Per quanto detto fino ad ora si capisce facilmente come attorno a questo primo LP si sia creata un’attesa di quelle che capiteranno due o tre volte in un anno, e che in un modo o nell’altro ne ha profondamente influenzato sia la fruizione sia il giudizio di merito. Dal canto suo Sampha ha fatto di tutto per complicarci la vita, non ha strafatto per assecondare l’hype ma ha tirato giù un album personale e meditativo, se non cupo sicuramente nebbioso, che parla di amore, fama, religione stringendosi attorno a due temi fondamentali: l’elaborazione del lutto e la scoperta di sé.

A meno di trent’anni, Sampha ha già avuto una vita piuttosto tragica. Suo padre è morto di cancro quando lui aveva solo 8 anni, la madre per la stessa malattia se n’è andata nell’autunno del 2015. È a lei che si rivolge in Kora Sings – elettro-tribal percussivo ingentilito dall’arpa africana (la kora, appunto) – quando canta “You’ve been with me since the cradle” e poi la chiama angelo e le chiede di non sparire. Ed è sempre la donna che l’ha cresciuto che ritorna nel vertice compositivo che è (No One Knows Me) Like The Piano, struggente ballata in cui l’autore ed il pianoforte regalatogli dal padre da bambino si fondono in un’unica essenza trascendente che però cerca in ogni modo di rivelarsi al mondo (“You should show me I had something some people call soul”). Deve essere questo il ‘processo’ di metabolizzazione del dolore che muove il cielo e le stelle di Sampha, come nella conclusiva What Shouldn’t I Be? in cui la memoria va alla sua infanzia travagliata e all’isolamento auto-imposto (“I should visit my brother, but I haven’t been there in months”) salvo poi trovare nella catarsi finale la sola conclusione possibile (“You can always come home”).

Process è dunque un disco pervaso da un senso profondo e palpabile di mortalità, in cui il songwriter fa i conti con la morte senza troppe sovrastrutture. Nell’iniziale Plastic 100°C, aggrovigliata in un’accattivante struttura non convenzionale fra sample di astronauti famosi e vaga elettronica, c’è una parte di testo (“Sleeping with my worries, I didn’t really know what that lump was”) dolorosamente autobiografica – in cui emergono la paura e l’incertezza all’indomani della scoperta di un nodulo alla gola – ma che si impone come punto di partenza per una crescita personale tanto desiderata quanto difficile da realizzare. Al punto che la sua voce solitamente educata si fa intensa e quasi disperata nella magnifica Blood On Me in cui il nostro è chiaramente in cerca d’aiuto (“I’m on this road now, I’m so alone now, swervin’ out of control now”).

Probabilmente è questa attitudine confessionale a spiazzare, ancor più dell’aver relegato la componente elettronica della sua musica sullo sfondo o poco più. Al di là di un paio di episodi come Reverse Faults e Under – che si muovono guardinghe fra basi hip hop, sintetizzatori e beat micidiali – è la sua voce soul a prendersi nettamente il centro della scena. Sia con la forza di Blood ma soprattutto con la fragilità dei falsetti di Take Me InsideIncomplete Kisses o ancora con la calorosa calma di Timmy’s Prayer, un r&b parecchio classico ma di enorme sensibilità artistica, scritto forse non a caso con Kanye West.

Non so esattamente cosa mi aspettassi da questo album, però so che all’inizio sono rimasto alquanto deluso. Per una serie di coincidenze, poi, mi sono trovato a riascoltare questi 40 minuti quasi forzatamente e allora sono riuscito a cogliere quell’essenza che molti avevano già intravisto ma che mi era sfuggita, o per lo meno questo è quello che mi piace pensare al posto di ‘non ci ho capito un cazzo’. Sia chiaro, Process non è un capolavoro assoluto (e forse proprio queste erano le attese) e pur essendo tutto molto bello e introspettivo manca la scintilla, quel qualcosa che fa entusiasmare e che ti colpisce con una forza tale da farti mancare il fiato...continua su Vinylistics

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<![CDATA[SOHN – Rennen]]>

Uno degli aspetti più affascinanti del linguaggio è il modo in cui esso possa assumere significati diversi a seconda del contesto in cui esprime qualcosa.

Quando tre anni fa SOHN, aka Christopher Taylor, esordì da solista e protagonista con Tremors, il messaggio arrivò forte e chiaro: i “tremori” dell’artista londinese non erano altro che frammenti di una densa ricetta sonora le cui scosse non sarebbero partite dalla terra sotto i nostri piedi, bensì, dalle terminazioni nervose che rivestono i nostri corpi. Quella formula potente, combinata tra una voce emozionante e un’elettronica raffinata strizzante l’occhio al nu-soul, fece sicuramente sussultare (solo per un attimo, sia chiaro) James Blake che di questa sperimentazione sonora era sovrano indiscusso. Nel corso di questi ultimi anni sono stati in tanti, troppi, a seguire questo filone electro-minimalista sposato ai generi musicali delle culture oltreoceano e, bisogna dirlo, Blake ancora adesso ne reincarna uno dei più esemplari portabandiera.

SOHN, invece, che di londinese ha solo le origini, non bada molto alle tendenze del momento e ai paragoni che si possono fare tra i vari artisti. Lui abbraccia più bandiere e continua la sua corsa (che guarda caso è il significato di “rennen” in tedesco) verso orizzonti sempre nuovi e panorami sonori variegati. Il suo spirito cosmopolita l’ha portato nel giro di poco tempo a piantare le proprie radici da Londra a Vienna (luogo di nascita di Tremors) a Los Angeles. Nel mezzo ci son stati un matrimonio e l’arrivo di un figlio. Il buon Christopher non si è fatto mancare proprio nulla e quindi, visto che le esperienze ci son state, la luce della creatività è sempre rimasta accesa, il momento propizio per sfornare il sophomore non poteva che essere questo.

Rennen, però, vede la luce all’inizio di un anno che ancora una volta ci offre come portata principale la ricetta dell’elettronica ricercata e suggestiva. Pochi giorni fa si faceva lo stesso discorso parlando del nuovo dico di Bonobo, oggi per fortuna si può uscire dal claustrofobico giro di parole sempre uguali e parlare di un disco con una forte impronta personale e poco interessato a immedesimarsi nelle emozioni comuni rispetto ai disagi odierni. Infatti, la prima cosa che colpisce dei dieci brani che compongono questo lavoro è il modo di esprimere afflizioni e fragilità da un punto di vista strettamente personale, mettendo prontamente in chiaro che questo non è un disco per il sociale, nonostante le liriche siano rivolte in più di un pezzo a temi politici e ambientali.

Tutto in questo disco suona come un continuo invito a ricercarne il vero significato. Il produttore londinese corre alla ricerca di un nuovo luogo? Di una nuova avventura? Oppure è una corsa contro le avversità e le proprie debolezze?

È sempre stato il gioco di SOHN, in effetti: creare diramazioni sonore delicate, intime, capaci di diventare qualsiasi cosa nella loro esecuzione. Signal è uno dei frutti più luminosi di questa multidimensionalità: una delicata ballata atmosferica che quasi richiama il precedente Tremors, si trasforma, man mano, in un turbinio di transizioni elettroniche sospese. L’onirismo di questo mood soffuso si protrae per buona parte dell’album, passando per brani che finalmente tornano a toccare le corde black dell’ r’n’b come la successiva Dead Wrong più oscura, oppure quelle “blues” della minimale Still Waters. Su quest’ultima scia anche l’accoppiata iniziale di Hard Liquor e Conrad, quest’ultima a tema ambientalista con i suoi riferimenti ai cambiamenti climatici. La prima, invece, dà il via alle danze con un intrigante soul, carico di ritmo e immediatezza sonora. Poi c’è Primary, scritta durante l’inizio delle elezioni presidenziali degli USA, che si lancia in un sentitissimo “Give me patience to wait for another day…” (ahimè, molta di più te ne servirà, caro Chris) e ancora una volta l’intimismo scarno iniziale si trasforma in un accelerato tappeto sonoro all’insegna delle manipolazioni elettroniche. Gli umori di Taylor cambiano repentinamente nel corso delle dieci trace; la tensione nervosa di Proof (che tanto ricorda Thom Yorke nei suoi ultimi lavori da solista) contrasta l’ipnotica Falling. L’unica costante resta il suo timbro vocale che emerge in ogni brano dando a ognuno di esso  la giusta morbidezza.

SOHN stavolta riduce al minimo indispensabile ogni pavimentazione sonora ma coinvolgendo nelle sue produzioni impeccabili molteplici correnti stilistiche. Paradossalmente, questa risulta essere una scelta più coraggiosa di quanto si possa immaginare: nessuna rivoluzione sonora, nessun adeguamento all’eccentricità, a volte esasperante, del periodo. Eppure gli ingredienti di questo lavoro, pochi ma ben selezionati, mettono a punto un sound limato e ben confezionato che riesce a raggiungere picchi eclettici ed emotivi pur rimanendo di base immediato e accessibile a tutti...continua su Vinylistics

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<![CDATA[Blood Orange – Freetown Sound]]>

È sempre più facile spiegare perché un album è deludente e non il contrario. La bruttezza è immediata, cristallina, pare quasi un tradimento e alla fine si metabolizza in fretta. Al contrario, il nuovo lavoro di Devonté Hynes (aka Blood Orange)Freetown Sound, è di una bellezza complicata. Al suo interno ci sono tante cose, alcune sublimi altre sgradevoli da affrontare; c’è poco di facile ed è ostico fruirlo in modo scorrevole. Ma ogni singolo istante è talmente infuso di straordinario talento che abbiamo per le mani uno dei dischi dell’anno, senza storie.

Dev Hynes – cantante, autore, compositore, producer – inizia la sua carriera nei Test Icicles, dal 2004 al 2006 band indie rock con all’attivo un solo album pubblicato. Poi si trasferisce dalla natia Londra a New York per dare vita al progetto indie folk Lightspeed Champion, che porterà in dote un paio di dischi ed una consapevolezza inedita sul mondo che lo circonda. Dal 2011 debutta col nuovo moniker Blood Orange rilasciando Coastal Grooves, un primo rozzo tentativo di virare verso il funk e la new wave, bissato due anni più tardi dal ben più riuscito Cupid Deluxe. Nel frattempo lavora per e con tantissimi pezzi grossi tipo FKA twigs, Florence, i Chemical Brothers, Kylie Minogue, Sky Ferreira e potremmo stare qui tutto il giorno.

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Freetown Sound si pone come punto di arrivo sia della sua carriera d’artista sia come uomo in generale. Registrato negli ultimi due anni, da un lato vede Hynes solito padre-padrone della baracca – canta, produce, suona tastiere, piano, clarinetto, violoncello, chitarra e tutti i principali strumenti che vi capita di riconoscere – mentre dall’altro si circonda di numerosi amici/collaboratori che più eterogenei non si può. Tutti insieme per un tour de force a metà tra r&b, funk, synth pop e soul, 17 (!) brani che uniscono il passato il presente ed il futuro di Hynes mischiando le influenze – a detta sua, Dust Brothers e Paul’s Boutique dei Beastie Boys – alla sua musica e voce semidivina.

Fra le innumerevoli tematiche affrontate dall’album, quella personale è in un certo senso il motore scatenante di tutto. Il titolo è un riferimento alla città di Freetown, capitale della Sierra Leone, dove nacque suo padre. Ma è il viaggio verso Londra compiuto da questi e da sua madre (originaria della Guyana) proprio alla stessa età in cui lui se n’è andato a NY ad ispirarlo profondamente. Il magistrale synth pop anni ‘80 Augustine, dedicato all’omonimo santo di origine algerina, si apre con Hynes che canta “My father was a young man, my mother off the boat. My eyes were fresh at 21, bruised but still afloat” in modo talmente struggente che il groove micidiale per un attimo passa in secondo piano. Ma c’è molto di più, perché se il ritornello tratta la tematica queer (“Skin on his skin, a warmth that I can feel with him“) e ad un certo punto viene citato Trayvon Martin, dopo una pausa di pura astrazione il finale in lingua africana krio è dedicato alla figura di Nontetha, con tutto quello che ne consegue.

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Dunque scavando nemmeno troppo scopriamo che un altro tema fondamentale è quello politico-sociale, su un piano personale certo, comunque paragonabile a To Pimp A Butterfly o a Black Messiah, giusto per caprine la portata. Questo approccio, in verità già esplorato negli ultimi mesi dai singoli Sandra’s Smile e Do You See My Skin Through The Flames?, trova qui la sua massima espansione. L’iniziale By Ourselves, intro soul per pianoforte che può vantare un sample di Myself When I Am Real di Charles Mingus, contiene un discorso sul femminismo; l’ondulante e riflessivo r&bChance – con Kelsey Lu alla voce ed un sax assai ispirato – parla di disuguaglianze (“All I ever wanted was a chance for myself”) col più triste sarcasmo che vi possiate immaginare (“No one ever really cares what ‘Thug Life’ means”).

E ancora c’è spazio per la questione razziale sia in With Him – sorta di interludio soul-jazz con sample da Black is…Black ain’t documentario del 1994 di Marlon Riggs – sia in Love Ya, scintillate versione diCome On Let Me Love You di Eddie Grant per la voce di Zuri Marley, con fiati piano e clarinetto che conducono fino all’intervista in coda a Ta-Neshi Coates sulle minoranze etniche. Ma in questo solco èHands Up a rappresentare uno dei vertici compositivi assoluti del disco. Qui Blood Orange si fa accompagnare da Brydon Cook in un synth/indie pop che cita palesemente Prince e che si incentra con forza delicata (“Keep your hood off when you’re walking”) su Michael Brown e di nuovo Trayvon Martin, in cui alla denuncia fa eco un senso di ineluttabile dolore (“Sure enough they’re gonna take your body”) per quello che è uno dei cancri della società americana.

Freetown Sound è stato definito in sede di presentazione un album per quelli cui è stato detto di essere “non abbastanza neri, troppo neri, troppo queer, queer nel modo sbagliato” e sull’essere neri nel Regno Unito ed in America. Personalizzando al massimo questi conflitti, interiorizzandoli con la sensibilità che gli è propria, per reazione Dev Hynes è attraversato qua e là da una vena di malinconica tristezza. Augustine a parte, il mid-tempo r’n’b jacksoniano But You esprime tutti i dubbi e le paure di un animo nobile che cammina in una strada dove c’è solo una ragazza bionda davanti e lui cerca di non spaventarla. Non dissimilmente si comportano l’eccellente funk di Desirée o le meno notevoli Squash Squash e Better Than Me, forse l’unico episodio che lascia qualche rimpianto non riuscendo a sfruttare al meglio Carly Rae Jepsen in una specie di trip hop crepuscolare ma non originalissimo...continua su Vinylistics

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<![CDATA[Claude Lelouch vs Joe Cocker]]>

Rimango inchiodato davanti al video, mai avevo visto Parigi, i suoi palazzi, le sue vie, i suoi monumenti, scorrere davanti ai miei occhi a tale velocità. I semafori urlano di rosso furore mentre il rombo del motore si fa ancor più aggressivo e incosciente lasciandosi alle spalle la paura dell’impatto e davanti un mare di sanpietrini da calpestare con quattro ruote gonfie di rabbia e voglia di azzerare il tempo, capaci di raggiungere il futuro in quei pochi secondi che servono alle marce per dare ossigeno al motore: prima, seconda, terza, quarta, quinta, avanti, sempre avanti trasformandosi in pura velocità comandata da un pensiero che accellera prima ancora che il pedale tocchi il fondo della corsa. Io amo credere alle leggende metropolitane, quelle che raccontano di un impassibile Jacki Icks lanciato oltre i 200 Km orari, lungo le strade di una Parigi immersa nel silenzio dell’alba mentre al suo fianco Claude Lelouch filma quello che sarà il suo C’ètait un rendez-vous. Era il 1976.



Lo sguardo rimane incollato all’urlo dei cilindri mentre la celebrazione della velocità manda in frantumi lo schermo del portatile e piega il pensiero, rendendolo docile alla lettura...la velocità...ma tu quanto hai corso e quanto ancora corri? Quanti chilometri ti separano da quel 1976 e dalla musica di quei tempi? Premi ancora sull’accelleratore lasciandoti dietro viali e viali di suoni? Perchè questa continua voglia di passare gli incroci dell’ascolto mentre il semaforo segna rosso. Mai un’area di sosta nella quale fermare la corsa mentre una cassetta rimette in funzione quel lettore mai veramente messo in pensione o un disco inizia nuovamente a girare sopra quel meccanismo che i dischi li faceva girare.



La memoria fa decelerare il pensiero, i freni entrano in azione prima che la barriera del suono venga nuovamente superata (con il rosso) permettendo alla guida di dirigersi verso un mondo diverso, alieno rispetto a quello dei tuoi ricordi che ora viene illuminato dalle luci della retromarcia. Ma si, si torna indietro fino a ritrovare il ricordo primario pigliandolo al volo, la portiera aperta e il mangianastri a tutto volume...

l primo album della tua vita e quella versione dei Beatles mai veramente amati ma qui reinterpretati con una sfarzosità soul fitta e vibrante, quasi un mantra al quale è impossibile sottrarsi, anche oggi a distanza di secoli. Guardo nella mia memoria e incredulo mi chiedo se realmente amavo Joe Cocker e il soul (?!), se realmente ascoltavo fino allo sfinimento “With A Little Help From My Friends” e la mia memoria mi risponde che si, che questa Mad Dogs & Englishmen version l’ho letteralmente consumata perchè lì dentro ci trovavo tutto quel materiale psichedelico di cui mi sarei nutrito in seguito, perchè era una meraviglia assecondarla seguendo l’andamento della sua onda, l’intro che precedeva l’esplosione iniziale, il cantato che stravolgeva maledettamente la troppo delicata bellezza beatlesiana, il coro imponente e meravigliosamente freak e quel crescendo che ti lasciava tramortito e sorridente, al limite dell’ipnosi.


Un piccolo e dimenticato aiuto che scompare sempre più velocemente dallo specchietto retrovisore del ricordo mentre la strada si fa via via più stretta fino a scomparire del tutto, nel mondo futuro del suono indefinito. Pulsazioni extracorporee silenziose e affascinanti come mille universi che collidono anni luce lontano dalle dalle nostre coordinate ma mai e poi mai vive e reali come poteva esserlo una comune hippy sopra un palco in quel lontano 1970.

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<![CDATA[Citizens! - European Soul]]>

Ok, fermi. Italianizziamo per un attimo il tutto.

Ciao belli, oggi parliamo dei Cittadini! e del loro secondo disco intitolato Anima Europea.

Ma quanto suona esilarante, eh?!

Fortunatamente loro sono inglesi e quindi possiamo tornare a chiamarli come li abbiamo sempre chiamati. La sostanza però non cambia molto: i Citizens! sono davvero al loro sophomore intitolato European Soul e per tanti versi, questo disco è davvero esilarante. Solo che in questo secondo caso, “esilarante” assume un significato decisamente più positivo. Questi Citizens! la sanno davvero molto lunga. Ma questo lo si è capito tanto tempo fa già solo per quel punto esclamativo nel loro nome.

Insomma poi, tanto tempo fa.. è solo il 2012 quando il quintetto britannico pubblica il disco d’esordio Here We Are (un titolo poco poco ad effetto eh) dopo essersi fatto notare da Mr. Kapranos (Franz Ferdinand) che decide di curarne la produzione. Un inizio col botto insomma. Tant’è vero che la brit band con le sue sonorità electro- pop- funky ha saputo spaziare tra la musica 70/80 conferendole quella  dose di modernità e attualità degli anni 2000, con una personalità frizzante che ha saputo conquistare molti di noi. Ma lo scetticismo per essere di fronte all’ennesima band acchiappahipster e nulla più, è stato altrettanto palesato da tutti che si sono riservati il diritto di cambiare la propria opinione quando sarebbe arrivata la seconda prova di banco.

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Bene, la seconda prova è arrivata.

Dopo tre anni i Citizens! tornano con un disco che non ha più nulla a che vedere con la produzione di Kapranos e questo l’avevano lasciato già ampiamente intendere i due singoli che ne hanno anticipato l’uscita. Per questo secondo album i cinque inglesi si spostano a Parigi, registrando interamente tutto lì con una produzione firmata Laurent Herbécourt (chiedete un po’ ai Phoenix).

European Soul si distacca da quelle atmosfere più ammalianti e maliziose del lavoro precedente, per diventare un disco eroe dei nostri tempi, presentandosi, col solito estro dei Nostri, come portatore sano di messaggi positivi in un momento storico politico e sociale assai delicato. E’ un’idea talmente umanitaria, talmente facile da comprendere, che rischia di irritare il mondo intero per la semplicità che ha nell’arrivare al pubblico. Sotto questo punto di vista è cambiata anche la scrittura che rispetto ai testi di Here We Are assume un ruolo più incisivo con testi più profondi e sensati. Nonostante il tipo di messaggio che vuole esprimere, European Soul ha il merito di non cadere mai in banali frasi fatte o in quelle intenzioni di un’apparente e stucchevole saggezza che potrebbe far crollare tutto dopo i primi cinque minuti di musica. Non ci invita ad intraprendere nessuna strada, non si schiera da nessuna parte. L’unico invito che ci fa è quello di aggregarci tutti insieme e di invertire la tendenza al pessimismo di questo momento. Come? Ragazzi, loro sono i Citizens! e se c’è una cosa che sanno fare bene, questa è farci scatenare con una vera e propria esplosione di sonorità e atmosfere.

 

 

Atmosfere che si alleggeriscono, almeno nel titolo, fin dalla prima traccia dell’album, Lighten Up, appunto, che parte subito molto forte con le tastiere dal forte sapore anni 80 e i coretti che incitano a far festa. L’anima europea di questo disco viene tutta fuori fin da subito, in forte controtendenza con quella che realmente traspare in questo momento. Ed è proprio questo che rende quest’album esilarante e irresistibile. Sognando di un European Girl, esaltandone bellezza e virtù sulla base che ogni romantic rapper sognerebbe per buttarci su la propria dedica d’ammmmore. Ma i Citizens! le amano proprio tutte. My Kind Of Gir, super pop e sintetizzata, ce lo dice chiaramente e rende ancora più palese il messaggio principale di questo disco che ama la variegata composizione del mondo e ci invita a non respingere il diverso, bensì ad unirci con esso, ad amalgamarci tutti insieme e scatenarci in questa grande festa che dovrebbe essere la vita. E loro sanno esattamente di cosa parlano, si percepisce dagli innumerevoli e diversi spunti che rendono le 14 canzoni del disco ognuna diversa dall’altra: una romantica sottoforma di soul per Only Mine, richiami a sonorità orientali in Brick Wall e Xmas Japan, la coinvolgente disco dance di Are You Ready?. La frizzantissima Have I Met You? con i suoi arpeggi elettrici, le sentitissime stratificazioni corali di Mercy, il puro pop di All I Want Is You… Ma non lo trovate anche voi fantastico?

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<![CDATA[Intervista a Gilles Peterson]]>

Locorotondo (Ba): quando ci si presenta l'opportunità di intervistare Gilles Peterson sfidiamo la gravitazione universale e ci fiondiamo a velocità Trenitalia direzione: Puglia.
Siamo a Locorotondo dove si tiene la decima edizione del Locus Festival un evento che si può riassumere con un francesismo: "Chapeau".
Line-up stellari..concerti gratuiti (ndr. ecco cosa si potrebbe fare utilizzando "con testa" i fondi europei per le regioni..), si balla per le strade, atmosfera moooolto rilassata..anziani in prima fila ad ascoltarsi gli artisti..sorrisi tra le persone..insomma la "tensione" patavina distante anni luce..
Ma un altro "Chapeau" ( forse anche doppio o triplo chapeau) lo dobbiamo dedicare a colui che leggerete in seguito..
DJ che ha influenzato gli ultimi 20-25 anni di club culture, promuovendo ai giorni nostri un vero e proprio "rinascimento" artistico della musica afroamericana dei seventies..ma sarebbe riduttivo sottolineare solo quest'aspetto..creatore di un festival tra i top al mondo (ndr. WWF a Sète in Francia), impegnato in progetti di collaborazione con musicisti cubani e brasiliani..scopritore di talenti, tappa radiofonica alla BBC obbligata per chiunque voglia emergere..Gilles Peterson è un vero è proprio armonizzatore di stili, generi e di culture (ndr. non fosse della Bilancia..chissà..) un ponte tra le tradizioni ed il futuro..un mito.
L'intervista è fissata il giorno dopo il DJ set di Gilles e prima della conferenza "Felabration" omaggio a Fela Kuti al quale Gilles ed il figlio di Fela, Seun Kuti, sono invitati, location: il belvedere di Locorotondo.

Da sinistra: Gilles Peterson e Seun Kuti (Photo by Umberto Lopez)
Da sinistra: Gilles Peterson e Seun Kuti (Photo by Umberto Lopez)
Ci troviamo, con sorpresa, a condividere l'intervista insieme a Mari Ochai di NHK (ndr. emittente giapponese equivalente della nostra Radio Rai) ma si va con il flusso cosmico degli eventi. Concordiamo "one each" una domanda a testa..Gilles è fantastico..molto disponibile ed aperto..ne esce una mezz'ora di worldwidequestions che ci porteremo nel cuore per molto tempo.

N.B. In podcast la versione originale in inglese con due jingles assolutamente inediti della band giapponese degli Alma per Soul Revolution
N.B. The podcast here below contains the full english interview including, in exclusive for Soul Revolution, two little jingles by the japanese Alma.



Intervista a Gilles Peterson

Legenda

A= Albert
GP= Gilles
M=Mari
An=Angie
R= Roberta C. (Gilles’ manager)

A. Sei ancora tifoso dell’Arsenal?
GP. Certamente
A. Avresti comprato Balotelli?
GP. No, è un “combina-guai”
M. E’ la prima volta che partecipi al Locus festival?
GP. Sono già stato qui a suonare qualche anno fa in un paio di club, al Mavù (n.d.r. a Locorotondo) ed anche a Bari con Nicola Conte che conosco da una ventina di anni e con il quale abbiamo spesso condiviso eventi.
E’ sempre bello tornare qua, forse erano cinque anni che non ci venivo più, mi sono divertito ieri, c’era una bella atmosfera..mi piacciono questi eventi gratuiti, se si organizzasse un evento simile in UK penso che sarebbe un po’ più “rumoroso” (n.d.r. il termine corretto usato da Gilles è “rowdy”), le gente si ubriacherebbe..insomma fuori controllo, qui la gente è più educata..più sofisticata
A. Ieri ci hai fatto sentire un viaggio nella musica brasiliana, qualche hanno fa invece era la musica cubana ad appassionarti, prevedi che in futuro ci sarà anche un tuo viaggio nella musica italiana? (n.d.r. Le campane delle sette ci accompagnano in sottofondo)
GP. Ho fatto qualcosa in radio l’anno scorso insieme a Rocco (n.d.r. Pandiani) sulla musica italiana da film, quella un po’ più orientata verso il jazz e la sperimentazione che mi piace un sacco.
L’Italia ha una grande tradizione nella cultura disco che mi piace, qualche dj notevole era sulla scena negli anni 70’, Luther Vandross ha passato molto tempo qua..per rispondere alla tua domanda..non lo so..forse..comunque una delle cose che sto facendo e farò di più è quella di fare film, quando ero in Brasile ne ho realizzato uno (n.d.r. “Bam Bam Bam: The Story of Sonzeira”) che è attualmente proiettato nel circuito indipendente londinese, e mi è piaciuta molto l’esperienza..vorrei diventare una sorta di “travel-music guide”, ho un progetto per l’Indonesia quest’estate, a Bali, a fare un po’ di Gamelan-Jazz che dovrebbe essere interessante..che altro?..a giugno ho fatto un’altra produzione a Cuba..e un’altra la vorrei fare ancora sul Brasile perché è molto interessante per me e perchè questo progetto è diventato più grande di quello che pensassi..non ha venduto molto bene ma è diventato una sorta di scambio culturale con i musicisti brasiliani, in particolare con un artista chiamato Kassin con il quale ho co-prodotto l’album (n.d.r Sonzeira: Brasil Bam Bam Bam) e che suona con un gruppo chiamato “Orquestra Imperial”.
Quando ero in Brasile un anno fa preparando l’album ho incontrato alle prove Jovanotti, che conoscevo già da molto tempo, perché anche lui stava lavorando con Kassin all’epoca per suonare con l’Orquestra Imperial al festival “Rock in Rio”.
Kassin mi piace perché ha un approccio molto moderno alla musica ma conosce anche le fondamenta della tradizione brasiliana..ed il prossimo progetto che faremo sarà più un album che si avvicina al rock, un pò meno jazz, meno lezione sulla storia della musica brasiliana ma più canzoni originali ed utilizzo di chitarre.

M. Qual è stata la cosa più difficile lavorando in Brasile?
GP. La lingua, è stato molto difficile per me..in primis ho avuto bisogno di un musicista brasiliano che parlasse bene l’inglese, e Kassin è stato ancora una volta ideale in questo.
Lui è sposato con una giapponese e la prima volta che ci siamo incontrati è stato proprio in Giappone dove avevo un djset al club Yellow di Tokyo e lui è venuto per sentirmi, pertanto quando ci siamo trovati un anno fa per realizzare l’album è stato facile lavorarci insieme perché conosceva già la mia storia e che cosa volevo raggiungere.
Il linguaggio è molto importante ed il portoghese è molto difficile..parlo inglese e francese, nulla di giapponese anche se mia moglie e i miei figli lo sono e, per la cronaca, sono qua e verranno stasera per il concerto (ndr. di Seun Kuti)..insomma non ho più spazio per altre lingue!
A. Miles Davis, qualunque Miles Davis, l’elettronico, l’hip-hopper, l’hard bopper, si sarebbe inserito bene nel tuo WWF?
GP. Non avrei potuto permettermelo!!!!!..certo che si..l’altro che avrei sempre voluto avere e che è il mio preferito è Sun Ra, he’s the one! Sto già preparando la prossima edizione, che sarà il 10° anniversario, vorrei avere Seun Kuti..ho avuto la maggior parte dei musicisti africani che desideravo..Orchestre Poly-Rythmo, Ebo Taylor, e altri ma Seun lo conosco da molto tempo ed è quello giusto..vorrei anche Seu Jorge
A. Leni Andrade?
GP. Purtroppo è mancata (ndr impallidisco..RIP)
An Sarà li in spirito!
GP. chiamerò ancora James Blake..ma chi vorrei veramente, e ci sto provando..ma sarà impossibile ma chissà.. è Flying Lotus che sta registrando un brano insieme a Herbie Hancock, un altro è Taylor McFerrin con Bobby McFerrin..mi piacciono entrambi, magari una di queste due cose non accadrà..vorrei Badu (ndr. Erykah) con i Roots..costano un sacco.. ma visto che mi devono qualche favore..
R. Per te verrebbero!
GP. Non funziona in questo modo, penso che probabilmente farò un dj set con loro è molto più semplice
M. Stai lavorando ad un sequel per Sonzeira?
GP. Certo, stiamo già scrivendo i pezzi, sto lavorando con Rob Gallagher dei Galliano che è il mio partner nel progetto..ha scritto una parte dei brani del nuovo album, aveva già composto “City of Saints” nel primo volume, ma questa volta faremo più canzoni.
In Sonzeira non abbiamo avuto molto tempo per realizzare l’album..per questo volevo una serie di cover versions, ma per il nuovo lavoro ci saranno senz’altro molti più brani originali, pertanto, prima di tornare in Brasile, volevo preparare in anticipo più brani in modo da andare li ed essere organizzati meglio.
Questo è stato l’anno della Coppa del Mondo e tra due anni è il momento delle Olimpiadi ..avrò un anno e mezzo di tempo per essere pronto, non lo dico come una scusa, è interessante come un sacco di gente in Inghilterra abbia scoperto il Brasile, prima lo si vedeva come belle donne, spiaggia, calcio..insomma come divertimento ed è ancora così oggi, però ora la gente è interessata anche ai problemi sociali ed alle differenze culturali in tutte le loro sfumature dovute alla vastità del territorio..più inglesi e più gente in generale sono interessate al brasile..e lo stanno scoprendo un po’ alla volta, e poi faremo certamente anche un album legato alle Olimpiadi in Giappone (n.d.r. nel 2020) che dovrebbe essere una buona cosa.
A. Era più difficile produrre album ai tempi della Talkin’ Loud oppure oggigiorno come Brownswood Recordings?...(Seun Kuti arriva in questo momento..iniziano a discutere di Arsenal, sound check..)

Seun Kuti (Photo by Umberto Lopez)
Seun Kuti (Photo by Umberto Lopez)

GP In qualche modo era più difficile allora perché ero meno sicuro di me stesso, meno esperto ed è un peccato..quello che voglio dire è che nella vita bisogna sempre imparare, non ho mai avuto nessuno che mi abbia guidato pertanto mi sono sempre dovuto arrangiare ed ogni volta che capivo come fare era sempre tardi..e così non ho guadagnato una lira in quei tempi (n.d.r. ci ride sopra)..adesso invece che sono esperto non c’è una lira nell’industria musicale!..all’epoca giravano un sacco di soldi ed io stavo lottando da solo..però è stato davvero un bel periodo, sono stato coinvolto in qualche album del quale sono veramente orgoglioso, Roni Size, Young Disciples
A.
Galliano, Omar
GP. Si ma i più importanti per me, perché seminali, sono  stati  Young Disciples, Nuyorican Soul e penso Roni Size..questi secondo me dureranno per sempre
An. Lasciando perdere per un attimo i soldi, se tu pensi alla folla biblica che ti segue li fuori..in questo senso sei milionario
GP. Non sto dicendo che voglio i soldi, se però penso a Jamiroquai, lo vado a trovare ed è proprietario di metà del Surrey (ndr. contea inglese)!!
A. Qualcosa non torna!
An. Qualche volta si ritira in una roulotte in riva ad un lago perché non riesce più ad affrontare il suo successo, e avendo vissuto anche l’altra faccia della ricchezza magari questo lo ha spinto a comprare metà Surrey..
 GP. no no no lui ha avuto successo prima dei 18 anni..ed in un certo senso sono contento che per me le cose siano arrivate lentamente perché penso che se uno ha successo troppo presto non lo apprezza veramente, magari si..ma secondo me quando sei in anticipo con i tempi qualche volta non ne trai beneficio..nel mio caso ci ho messo tanta passione ed ho gioito di tutto quello che ho fatto e la gente mi ha sempre incoraggiato molto
An. Qualche persona è come i pomodori che maturano tardi..forse sei uno di questi casi
(ndr. Due persone interrompono l’intervista per chiedere un autografo a Gilles..ne approfitteremo anche noi..)
A. Gilles ho 97 album anch’io da farti firmare..fai con calma
GP. (ndr. Sorride)
M. Hai avuto un programma alla radio per molti anni, c’è qualche novità al riguardo?  
GP. A Tokyo sono di nuovo su FM, ogni settimana, “World Wide 60”..
M. I tuoi fan giapponesi significano qualcosa per te?
GP. Sono un po’ preoccupato al momento per il Giappone, perché li la club culture e la vita notturna stanno passando momenti difficili a causa delle nuove leggi..non puoi ballare (ndr. È vero dopo una certa ora è proibito a meno di permessi speciali), e pensate che sono delle vecchie leggi assurde (ndr. degli anni 40’ cliccate qua ) e questo comporterà dei grossi cambiamenti nei club, comunque ci ritornerò in novembre e lo rifarò per almeno una volta all’anno, e la cosa mi piace molto..per me, come dj, il Giappone è il posto migliore nel mondo
A. Qualcuno dice che dopo 10000 ore che si fa un lavoro se ne diventa un’artista dello stesso. In rete c’è una foto di te mentre aggiusti il mixer a Q-Tip (Gilles non ci crede..), magari avevi sentito qualcosa che ai più è scappato
GP. Mentre Q-Tip stava suonando??
A. Certo
GP. Probabilmente c’era qualcosa che non andava perché a me non piace interferire mentre altra gente suona..figuriamoci uno come Q-Tip, sono molto privato e mi piace lasciare spazio, odierei che qualcuno lo facesse a me mentre suono..c’è un codice (ndr. “Etiquette”), un modo di comportarsi che è molto importante nel mondo dei dj..e ce ne sono che non lo rispettano ma si dovrebbe..per questo mi sembra strano..magari non conosceva (ndr. Q-Tip) l’equipaggiamento e mi avrà chiesto qualcosa al riguardo
A. Forse, ma quello che volevo dire è che la tua maestria è tale che anche con dei Gemini CDj il risultato sarebbe eccellente perché la tua musica parla da sé
GP. Tecnicamente non sono così bravo, non lo sono mai stato..abbastanza buono si
A. Il tuo è uno “sport di selezione”
GP. Si ..80% selezione e 20% tecnica..devi averne almeno un po’..quando suoni in grandi festival non puoi essere troppo brusco, devi avere un minimo di tecnica..comunque la mia tecnica è brusca..tipo “free-jazz”
An. Come un autista praticante
GP. Si proprio così..ci sto attento
M. C’è qualche artista giapponese che segui attualmente?
GP. C’è una nuova generazione di DJs..non ricordo i nomi..certamente quelli della vecchia scuola, United Future Organization, DJ Krush, Soil & Pimp Sessions, Takemura e Jazztronik..però ce ne sono molti emergenti ed è importante che i nuovi inizino a farsi sentire
A. Hai visto il musical su Fela (ndr. Kuti) a Londra?

"Fela: questa bastarda di una vita" (Arcana, 2012) Photo by Umberto Lopez

GP. L’ho visto a New York all’anteprima, insieme a Bilal (ndr. Wow!) c’era anche Jay-Z, il quale credo ci abbia investito dei soldi per supportare il progetto..quando poi ho incontrato un’altra volta il tipo che mi ha invitato li gli ho detto: “devi assolutamente portarlo a Londra”..e così è stato ma non grazie a me..c’è anche una band super che suona nel musical..gli Antibalas..sono davvero forti..ne è uscito un bel lavoro..ora aspetto il film
A. Noi l’abbiamo visto a Londra e siamo stati bene per 5 mesi
GP. Dove? A Sadler’s Wells?
A. No al National Theatre
GP. Da quello che so è Steve Mcqueen che ha scritto il plot originale per il film..ora credo sia cambiato..mi chiedo perché non sia Seun a recitare il ruolo di Fela
An. Anche per interpretare John Lennon non hanno scelto suo figlio Julian
GP. Seun è il figlio e l’immagine vivente di Fela
An. Non si può nascondere l’africa..
GP. No non si può..
M. Per la canzone “Aquarela do Brasil” hai scelto Elza Soares come mai?
GP. E’ stata una delle prime canzoni che mi sono piaciute quando ero giovane e poi volevo apportare un cambiamento di ritmo e l’abbiamo riscritta in La minore (ndr. “A Minor Chord”), è una canzone triste ed Elza è per me..”The Diva” della musica brasiliana ..è passata attraverso molte sofferenze, un attacco di cuore..e volevo che la cantasse come se rispecchiasse la sua di vita..per me è stato il punto più alto dell’album
A. Ieri hai suonato “Mas Que Nada” nella versione cantata da lei
GP. Si certo..Elza è una delle più grandi nel mondo..è stato molto bello incontrarla
A. Tempo fa ti ho mandato un tweet..ma non mi hai risposto forse perché ne ricevi a tonnellate..riguardava un dvd live del 1988 di Roy Ayers “Live at Ronnie’s Scott”..e nei primi istanti del filmato forse si vede Patrick Forge all’ingresso..era davvero lui?
GP. Forse era proprio lui..mi ricordo di gente che andava ai suoi concerti..Roy è il mio favorito su tutti
A. Ricordo la tua eccitazione quando pubblicò le “Ubiquity Unreleased
GP. Si certo..lui è tutto quello che potrebbe piacermi sulla soul music, il jazz e la fusion insieme..ed ha anche un sacco di sex appeal..da un punto di vista maschile..ho perso la mia verginità ascoltando Roy Ayers..l’album era ”You Send Me” (ndr. del 1978)....lei è stata grande..lui è stato grande (ndr. Roy Ayers)..era un buon mix!!
M. C’è una ragione specifica per la quale sei così attirato dalla musica brasiliana?
GP. Anche se non conosco la lingua contiene un sacco di emozione e felicità..e per un dj è super perché le ragazze lo adorano..funziona sempre!!
An. Cosa ne pensi del “Northern Soul”?
GP. C’è stato un documentario davvero interessante l’hai visto?
An. No
GP. Si comunque mi piace molto
R. Ragazzi è ora!!!!

..saremmo andati avanti ancora un pò..ma capiamo che il tempo concessoci è stato davvero prezioso..ultimi autografi, selfies vari (ndr. non ci riguardano) e arigatò!!!!
Gli inviati
A&A

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<![CDATA[Gabriele Poso "Invocation" (Agogo, 2014)]]>

Mezz'ora in compagnia del percussionistaoramultistrumentistaedanchevocalistàlaOsunlade Gabriele Poso per scoprire "Invocation" (Agogo, 2014), terza tappa di una personalissima evoluzione artistica che ha portato Gabriele a realizzare un concept-album che fosse il più possibile espressione in musica della sua anima.
Progetto ambizioso? Ascoltatevi "Invocation 000"  il mattino camminando per un parco...e che il viaggio incominci!
Parole chiave: Latin Jazz / Sperimentazione / World Music

"E’ stato liberatorio suonare tutti gli strumenti, esprimersi a 360° nei confronti dell’espressione musicale"
Gabriele Poso nella scelta di fare un album in solitaria

"La gente ha più bisogno del vero in generale, più necessità della sincerità, musicalmente ho cercato di essere più sincero possibile"Gabriele Poso

Tracklist

- Henry Pierre Noel "Diskette" (The Reflex Revision)  (WahWah, 2014)
- Gianni Oddi "Moda d'Estate" (RCA/Schema Rearward, 1974)

Tracklist

- Gianni Oddi "Popoff" (RCA/Schema Rearward, 1974)
- "Invocation 000"**
- "Invocation 001"**
- "Invocation 009"**

** estratti da Gabriele Poso "Invocation" (Agogo, 2014)



Gabriele Poso nel web

Pagina personale

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Soul Revolution del 23 maggio 2014

In parallelo alla bellissima intervista con Gabriele, non perdetevi la puntata di Soul Revolution con un sacco di uscite nuove di zecca in esclusiva per Sherwood.
Buon Ascolto!

Tracklist

- Quantic "Painting Silhouettes" (TT, 2014)
- Alex Puddu "Hot Mouth" (Schema, 2014)
- Deep Jazz "Celestial Blues" (Footprints, 2014)
- Marie Knight "Cry Me A River" (Chappell, 1965)
- Alessandro Magnanini "Open Un Your Eyes" feat. Jenny B (Schema, 2009)
- Cookin' on 3 Burners "Losin' Streak" feat. D. Merryweather (Freestyle, 2014)
- Yosi Horikawa "Wandering" (First Word, 2013)
- Alma "Antananarivo Typhoon" (Not on Label, 2014)

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<![CDATA[Hannah Williams & The Tastemakers a Sherwood]]>



Hannah Williams acoustic live @ Soul Revolution - Radio Sherwood
Vicolo Pontecorvo - Padova 07/02/2014

Hannah Williams: Voce/Voice
James Graham: Tastiere/Keyboards

n.b. The interview has been done in english with italian translation
n.b. L'intervista è stata realizzata in inglese con traduzione in italiano


Tracklist pt.1

Hannah Williams & The Tastemakers "Work It Out"**
-
Hannah Williams & The Tastemakers "Don't Tell Me"**
-
Hannah Williams & James Graham "(When Are You Gonna) Say You're Mine" (live)
-
Hannah Williams & The Tastemakers "I'm A Good Woman"**
**da/from "A Hill of Feathers" (RK, 2012)


Tracklist pt.2

-
Hannah Williams & James Graham "Cry Me A River" (Live)
-
Hannah Williams & The Tastemakers "Tell Me Something (Liberties)"**
-
Hannah Williams & James Graham "In Your Arms" (Live)
-
Charles Bradley "Stricktly Reserved"
**da/from "A Hill of Feathers" (RK, 2012)

Hannah Williams & The Tastemakers are:

-
Hannah Williams (voce e tromba / vocals & trumpet)
-
Jimi Needles (batteria / drums)
-
Joss Murray  (tromba / trumpet)
-
James Graham  (tastiere / rhodes, synths)
-
Dougie Funk Taylor (basso / bass)
-
Sabrina De Mitri (sassofono / saxophone)
-
Matt Saunders  (chitarra / guitar)



HWT on the net:

- Facebook

- Twitter

- Etichetta / Label



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<![CDATA[Funky Mama "Funky Mama EP" (Goodfellas, 2013)]]>

Nella seconda parte della puntata di Soul Revolution (clicca qui per ascoltare la 1à parte) lasciamo che sia il suono afrobeat intriso di jazz e funk a rimbombare tra le pareti del mitico studio di Radio Sherwood in Vicolo Pontecorvo.

Scopriamo "Funky Mama EP" (Goodfellas, 2013) mini-album di quattro tracce dell'omonimo combo originario di Brindisi uscito in edizione speciale vinile+cd il 22 novembre scorso (a fondo-pagina tutte le opzioni per l'acquisto).

Tra Fela Kuti e "orecchiette alle cime di rapa" a condurci nel FunkyMamapensiero: Andrea Del Vecchio metronomo e percussionista della band!!!!!


Tracklist pt.1

- "Ottobre (Fuga dalla Stazione Centrale)"*
*Estratto da "FunkyMama EP" (GoodFellas, 2013)


Tracklist pt.2

- "You Can Dance"*
- "Evolution N.1"*
- Ed Meme "Young Scene" feat. Paulo Apollo Negri (2013)
- Alice Russell "Remember to Forget" (2005)
*Estratti da "FunkyMama EP" (GoodFellas, 2013)


Funky Mama Lineup


- Attilio Errico Agnello: sax tenore
- Carlo Gioiasax contralto e sax baritono
- Pietro Gioia
: tromba
- Davide Di Lecce: tastiere/synt./organo
- Antonio Pirrò
: basso
- Andrea Del Vecchio
: batteria/percussioni

Funky Mama nel web

- Webpage

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- Etichetta

- Buy the Record!

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<![CDATA[Ephemereals "Nothin is Easy" (Mondegreen, 2013)]]>


Radio Sherwood:
in anteprima assoluta italiana, abbiamo il piacere di presentarvi il fantastico disco d'esordio degli Ephemereals "Nothin is Easy" (Mondegreen, 2013), collettivo all-star soul-funk inglese.
Album si può scaricare gratuitamente dalla pagina Facebook della band (qui il link), mentre un'uscita in vinile, arricchita con brani inediti, è prevista per il 2014.

Da Londra, Nic Mondegreen band-leader, produttore, compositore e DJ (ed anche nostra vecchia conoscenza con gli Hannah Williams & The Tastemakers....) a guidarci.


From Nic Mondegreen, the writer/producer of Hannah Williams & The Tastemakers (Sony) and Keke Mokoro comes the latest soul sensation, EPHEMERALS.
Fronted by the Franglo-American sensation Wolfgang Valbrun, Ephemerals pinpoint the classic sounds and songwriting of soul music, with an all-star backing band of handpicked musicians from Hillman’s previous projects plus Kalakuta Millionaires (Big Chill), Gene Dudley Group (Hya Mr. J!!), Bombs and Dakhla
.

Noteworthy, from the Facebook page of the band, you could download for free the entire album (click here)! while vinyl lovers must wait a little bit longer, the album, packed with exclusive goodies, will drop on Mondegreen Records in 2014.

Check it Out!!!!!!
p.s. L'intervista è in inglese tradotta in italiano



Intro Tracklist

- Timo Lassy "Shootin Dice" (Schema, 2013)
- Adele Sebastian "Daydreamer" (Nimbus, 1981)
- Frootful "The Road" feat. Mazen (Freestyle, 2013)
- Donny Hathaway "Love, Love, Love" (ATCO, 1973)


Nic Mondegreen@Soul Revolution Part 1 Tracklist

- "Brixton Girls"*
- "Things n.1"*
- "You Made Us Change"*
Estratte da/ from Ephemereals "Nothin' is Easy" (Mondegreen, 2013)


Nic Mondegreen@Soul Revolution Part 2 Tracklist

- "Loving Guaranteed" *
- "Life is Good"*
- "Call It What You Want"*
Estratte da / from Ephemereals "Nothin' is Easy" (Mondegreen, 2013)


Ephemereals on the web


- Facebook

- Twitter


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<![CDATA[M.I.E. episodio # 2 : intervista a Francesco Mendolia]]>

Per il secondo episodio della serie "M.I.E."  (clicca qua per il primo) da Washington DC  ci spostiamo a Londra dove abbiamo incontrato il batterista Francesco Mendolia (foto sopra).

Nonostante una solida carriera da musicista (n.d.r. collaborazione anche con Ennio Morricone!) sei anni fa Francesco decide di rischiare tutto e da una Roma da "tante pacche sulle spalle"  approda rimettendosi in gioco in una Londra dove di musica..si può anche vivere (mannaggia Italia...).

Un incontro (Bluey degli Incognito), un treno che passa una volta sola (chiamata ad un Festival in Germania)..
Com'è andata a finire?
Diciamo solo questo: "Thriller" il musical dedicato a Michael Jackson..
Buon Ascolto!!!!


Tracklist

- Incognito "Don't Wanna Know"*
- Little Dragon "Scribbled Paper"**
- Incognito "Ain't it Time"*
- D'Angelo "Africa"***
* Da Surreal (Ear Music, 2012)
** Da Little Dragon (Peacefrog, 2007)
*** Da Voodoo (Virgin, 2000)


p.s. L'intervista è stata realizzata durante la puntata di Soul Revolution di venerdì 13 settembre. Clicca qui per ascoltarla.]]>
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<![CDATA[Gene Dudley: One Man Music Machine]]>



                         (L'intervista è in inglese con traduzione in italiano)
                         (The interview is in english with italian translation)

Tracklist

- Intro "The Fawcett Negotiation"**
- "The Hilo Bay Halfway"**
- "Minnie"**
- "Waxing Unwaxed Lemons"**

** Estratti da / From The Gene Dudley Group "Saturday Shifting" (WW45's, 2013)

The Gene Dudley Group
The Gene Dudley Group "Saturday Shifting" (WW45's, 2013)


Check The Gene Dudley Group on Internet

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<![CDATA[Memphis Experience a Soul Revolution]]>

...Non servono parole semplicemente lasciamo parlare la musica

Buon ascolto!


Memphis Experience live a Soul Revolution:

Tracklist:

- "Home Is Where the Hatred Is" Live
- "Son of a Preacher Man" Live
- "Walk On By" (da "Just A Little Bit!" - Not On Label)
- "Ain't No Sunshine" Live
- "What a Man" (da "Just A Little Bit!" - Not On Label)
- "Natural Woman" Live
- "Satisfaction" Live

Ale n' Dario swingin' together
Ale n' Dario swingin' together


Lineup:

Ilaria Mandruzzato: Voce
Alessandro Brasato: Sax
Daniel Garbin: Tromba
Dario Minazzo: Congas
Alberto Lincetto: Tastiere
Fabio Romagnolo: Basso
Alessandro Masiero: Ovetti, Claps



Contatti su Internet:

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Myspace



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<![CDATA[Mannachi live report ]]>

Se giovedì sera gironzolavate per il festival era difficile non essere attirati verso il palco "second stage" da un ritmo travolgente dove un vero e proprio tributo alla musica afro-americana aveva luogo.

I musicofili lo definirebbero "groove"..in realtà quello che i Mannachi ci stavano trasmettendo era energia pura.
Energia che incorporava un cinquantennio di stili ed artisti: da "Musicology" di Prince a  "Son of a Preacher Man" (n.d.r. Dusty Springfield, 1968) oppure al doppio tributo all'RH Factor di Roy Hargrove (n.d.r rispettivamente "Crazy Race" e "Forget Regret") ma anche brani 100% Mannachi.
Incontrarsi da un anno e mezzo e formare una band non è solo personalizzare dei "mostri sacri" è anche avere il coraggio di omaggiarli, di salire sul palco e dare tutto per far muovere la gente.

Inizio funkyband: in sequenza "Ford" (n.d.r.inedito), "I Wish" di Stevie Wonder fino al ritornello dello Sherwood Second Stage 2013: "Theme from Starsky & Hutch"!
Yuri e Nazzareno intonano l'intro di "Crazy Race" entra in scena Sara alla voce..pezzo fantastico! cambio di ritmo..modern jazz to dub-reggae..la gente non se lo aspetta..dance dance dance!
Formazione in assetto: tastiere-batteria a sinistra;basso-chitarra-percussioni a destra; voce-tromba-sax al centro.
Strizzatina ai J.B's (o forse a Pastorius???...tutto può essere!) con "The Chicken"..il pubblico segue, balla, omaggia...band di nuovo al completo per "Paris" (n.d.r. altro inedito) dove possiamo intuire futuri approdi compositivi...
Rientro in scena a grande richiesta e chiusura con la sensualissima "You Don’t Love Me (No No No)" riarrangiata da Andrea:  ballo ipnotico, mente libera di viaggiare.
Si finisce con i ragazzi tra la gente, ambiente rilassato...eredità della musica suonata..quando si dice "cibo per l'anima" ricordatevi in futuro di ascoltare ancora i Mannachi!

Per Sherwood l'inviato Al P

Tracklist

1) "Ford"
2) "I Wish"
3) “Theme from Starsky & Hutch
4) "Crazy Race"
5) "Musicology"
6) "Son of a Preacher Man"
7) "The Chicken"
8) "Let's Go To Work"
9)  "Forget Regret"
10) "Paris"
11) "You Don’t Love Me (No No No)"

Mannachi Lineup a Sherwood 2013

Yuri Argentino: Sax Tenore
Nazzareno Brischetto: Tromba
Sara Fattoreto: Voce
Andrea Vedovato: Chitarra Elettrica
Simone D’Eusanio: Tastiere
Marco Bonutto: Percussioni
Federico Mistè: Basso
Ugo Ruggiero: Batterie

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<![CDATA[Jesse Futerman presents "Exquisite Basement" (JLMR, 2013)]]>

ITA
Per la seconda parte di Soul Revolution, siamo entusiasti di proporvi l'incontro con un artista che fa dell'uso del sampling la sua matrice sonora.

Live da Toronto (Canada), Jesse Futerman ci parlerà del suo terzo EP "Exquisite Basement" (JLMR, 2013): una miscela di vecchi dischi di spiritual jazz con un tocco di Marvin Gaye, il tutto campionato sapientemente da Jesse.

Ci attende un viaggio verso un suono difficilmente definibile (downtempo?..) e per tutti coloro che sono alla ricerca di qualcosa di diverso...
L'intervista sarà in inglese con traduzione in italiano.

ENG
We are very delighted to spend our time with one of the more prolific "downtempo-sample-based-sound musicians".
Live from his native Toronto (Canada) Jesse Futerman will present us his third EP-isode of the "Basement Trilogy": "Exquisite Basement"(JLMR, 2013)

A deep plunge into rare spiritual-jazz tunes blended with a little bit of Marvin Gaye's deep soul, artfully sampled by Jesse.

If you are looking to something different..that's the interview for you!!



Tracklist Part1:

- Intro "Funds"*

- "For My Parents" feat. Jon Foster**
- "Don't Grecko Your Brother"**
- "Yuseef"***
- "Used To Be Thinkin' "**
- "Trouble Man"**



Tracklist Part2:

- Intro The Stuyvesant "Portlyn"
- "Disappear" **

* Estratto da / from "Super Basement" (JLMR, 2011)
** Estratti da / from "Exquisite Basement" (JLMR, 2013)
*** Estratto da / from "Fuse the Witches" (JLMR, 2012)

Jesse Futerman
Jesse Futerman "Exquisite Basement" (JLMR, 2013)


Discografia / Discography

1) "Super Basement" (JLMR, 2011)
2) "Fuse the Witches" (JLMR, 2012)
3) "Exquisite Basement" (JLMR, 2013)

Jesse Futerman on the web:

Facebook

Soundcloud

Jus Like Music Records website



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<![CDATA[Gazzara "The Bossa Lounge Experience" (IRMA, 2013)]]>

Insieme a Francesco Gazzara abbiamo inaugurato in diretta nazionale "The Bossa Lounge Experience" (TBLE), il ritorno del nucleo storico dei Gazzara (Francesco, Massimo Sanna e Mirtao) ad un lavoro in studio dopo circa quattro anni dall'ultimo "My Cup of Tea" (n.d.r vedere discografia).

Venti tracce che vedono la luce dallo studio dei suoni seventies di Tom Jobim e Sergio Mendes per poi espandersi verso stili più recenti (n.d.r. ascoltatevi la versione di "California Gurls" di Katy Perry..).
Un'alternanza di cover e brani originali (n.d.r "Bahia Moon Reprise" con il lineup dei Funkoff..dancing in the street!) commentati in esclusiva da Francesco che ci condurrà sapientemente in un viaggio tra Henry Mancini, Piero Piccioni, gli Steely Dan, i Genesis, Peter Gabriel...Buon Ascolto!!!


"...Trovare un arrangiamento diverso di un brano che tutti conoscono e ripiegarlo su un sound di 15 anni dopo..." F.Gazzara sulla forza motrice di TBLE

"..Si da più importanza all'eleganza armonica ed al suono anzichè all'improvvisazione pura del jazz.."F.Gazzara sul significato della musica lounge

"Non ci sono stati altri brani dei Jamiroquai che mi abbiano dato lo stesso brivido"F. Gazzara sulla scelta di "Blow Your Mind" dei Jamiroquai


"Warming Up" tracklist
:

- Omar "Come On Speak To Me" (2013)
- The Beast "Loungin'" (2011)


Tracklist


- Intro Gazzara "Our Man in Rio" *
- "Shock The Monkey" **
- "Berimbau" **
- "Bahia Moon Reprise" **
- "Blow Your Mind" **
- "Please Don't Ask" **
- Outro: Jesse Futerman "Don't Grecko Your Brother" (2013)
* Estratto da  "One" (Irma, 1996)
** Estratti da "The Bossa Lounge Experience" (Irma, 2013)
Lineup

Francesco Gazzara: Piano Rhodes, Organo Hammond, Piano, Korg ms20, chitarre, cori.
Massimo Sanna: Basso
Mauro Mirti (aka Mirtao): Batterie, Percussioni

Ospiti in "The Bossa Lounge Experience":

Lily Latuheru: Voci
Dario Cecchini (Funkoff, Italian Secret Service) : Flauto, Sax, Clarinetto Basso
Eduardo Piloto Barreto: Flauto
Antonio Vecchio (Funkoff) : Trombe
Roberto Prezioso (Funkoff): Tromboni
Giordano Geroni (Funkoff): Sousafono
Enrico Cecchini (Funkoff): Tromboni
Fabrizio Paoletti: Violino 

Discografia

1) "One" (Irma, 1996)
2) "Grand Central Boogie" (Irma, 1998)
3) "The Spirit of Summer" (Irma, 2002)
4) "Brother & Sister" (Halidon, 2006)
5) "My Cup of Tea" (Ritmica, 2009)
6) "The Bossa Lounge Experience" (Irma, 2013)

Gazzara nel web

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Irma Records:

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<![CDATA[Caroline Lacaze "En Route" (Mocambo/Legère, 2013)]]>

Questo venerdì a Soul Revolution abbiamo ospitato la cantante francese Caroline Lacaze, con la quale parleremo di "En Route" suo album d'esordio suonato insieme ai Mocambo Electric Sound Orchestra ed uscito il 22 aprile scorso per doppia etichetta Mocambo/Legère Recordings.

Album concepito e sviluppato dopo un magico incontro parigino tra Caroline ed i Mighty Mocambos circa tre anni fa, il suono di "En Route" è difficile da definire: tradizone francese (Gainsbourg), groove afro-americano, old soul..tutto può coesistere quando è intriso dalla personalissima voce di Caroline.
Scopriamola insieme..buon ascolto!!!!!!!!

This friday we really enjoyed guesting Caroline Lacaze, soulful french singer, who released her debut album "En Route" nearly one month ago.

Developed day by day since a three-years-ago-unimmagined parisian encounter between Caroline and the groovy ensemble The Mighty Mocambos, "En Route" represents a beautiful example of french traditional repertoire blended with afro-american grooves all wrapped up with Caroline's own emotional touch.
Glad to let you know how it sounds.....check that out!!



**L'intervista è stata realizzata in francese con traduzione in italiano
**The Interview was realized in french with italian translation

Tracklist

- Intro "Voyage Theme"**
- "Harley Davidson" **
- "Soultempo"**
- "Ici"**
- "Où Tu M'Emmènes"**
*
*Tutte le tracce sono estratte dall'album "En Route" (Mocambo/Legère, 2013)
*
*Extracted from the album "En Route" (Mocambo/Legère, 2013)

Check Caroline Lacaze on the internet:

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Youtube

Mocambo Records:

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Legère Recordings:

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<![CDATA[Soul Revolution puntata di Venerdì 17 maggio]]>

In scaletta:

- "Il lato positivo" di...Toco

- La trilogia discografica di Josè James (foto sopra)

- Stevie Wonder batterista??..guardatevi qui il video su youtube..pazzesco!!!!!

- "Attica Blues" vent'anni dopo: l'influenza di Archie Sheep nell'acid jazz

- Riascoltiamoci i Mop Mop con l'ipnotica "Blue Soul" e S-Tone inc. con "Samba Noir (Original Soundtrack)"

- Caroline Lacaze con "En Route Madame"...presto nostra ospite in diretta!!!!

- Tantissima altra musica da scoprire

Buon Ascolto!!!!

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<![CDATA[Nicole Willis a Soul Revolution]]>

A presto per il servizio..
Back Soon..



Meanwhile enjoy a little selection from "Tortured soul"!


Tracklist

- "You Got The Moon Walking"
- "Tell Me Why (We Can Start Our Love Thing Once Again)"
- "Now I Can Fly"


Nicole Willis & The Soul Investigators
Nicole Willis & The Soul Investigators


Check Nicole Willis & The Soul Investigators on the internet
:

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Wikipedia

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<![CDATA[Omar - An Ambassador of Soul ]]>

With the release of his new single "The Man" (Freestyle Records) we present with great pride and joy, a first in Italy and exclusive interview with one of the most influential and world famous soul artists.
Live @ Soul Revolution the recently nominated Member of the Order of the British Empire (M.B.E.) for service to music: Mr. Omar Lye-Fook
Enjoy your listening!!!!!


(The interview is in english with italian translation)


Tracklist:

- Intro "Ghana Emotion" (2006, Ether)
- "The Man" (2013, Freestyle)
- "There's Nothing Like This feat.Pino Palladino" (2013, Freestyle)

Discografia / Discography

1) “There’s Nothing Like This” (1990, Kongo Dance /Talkin’ Loud)
2) “Music” (1992, Kongo Dance / Talkin’ Loud)
3) "For Pleasure" (1994, BMG)
4) "This is Not A Love Song" (1997, BMG)
5) “Best By Far” (2001, Oyster Music)
6) “Sing (If You Want It)” (2006, Ether)
7) "The Man" (June 2013, Freestyle Records)

Check Omar on the Internet:

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<![CDATA[The Impellers]]>

A Soul Revolution scopriamo gli Impellers (foto sopra), funkysoul family da Brighton (UK), con la voce di Glenn Fallows (AKA Ed Meme) bandleader.


Two albums released under the sign of funk yet, the love of make a lot of noise, ladies and gentleman let's introduce: The Impellers!


Intro tracklist:

1) D'Angelo "Spanish Joint" (Virgin, 2000)
2) Lady "Get Ready" (Truth & Soul, 2013)
3) Minor Swing Quintet "Fernando's Rumba" (Irma, 2010)

"To give an idea on the urgency of funk music"
Glenn Fallows on "This Is Not A Drill" (Legère / Mocambo, 2012)

"Most of both albums were written on train"
Glenn Fallows on his songwriting

"She destroyed both of them"
Glenn Fallows on Clair's first audition singing Alice Russell and Stevie Wonder's songs






Website

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"Do What I Wanna Do" video on Youtube click here

Twitter

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<![CDATA[Part-Time Heroes a Soul Revolution]]>

Incontro con Ross Wakefield musicista, compositore e metà, con Toby Vane, dei Part Time Heroes (foto sopra) eclettica band inglese che a grande richiesta ritorna con un (capo)lavoro quattro anni dopo il loro debutto discografico (n.d.r. "Meanwhile").
Per chi ama i suoni un pò cinematici, arrangiamenti orchestrali con tinte oscure ma carichi di emozione questa è l'intervista giusta....

For those who love electronic music blended with emotionally driven song-writing..

"We love to generate a mood"Ross Wakefield on Part-Time Heroes

"Emotively charged music, sligthly dark"Ross Wakefield on "Lightfalls" (Wah Wah 45's, 2012)


Tracklist:

1) "Pretend Paradise feat. Lyane Carroll" (Wah Wah 45's, 2007)*
2) "Realise feat. Jono McCleery" da / from "Meanwhile" (Wah Wah 45's, 2008)
3) "Holy" (Live at the JazzCafé, 2012)
4) "Flights" da / from "Lightfalls" (Wah Wah 45's, 2012)
5) "Heaven Won't Make Your Wish Come True feat. Colonel Red" da / from "Holy EP" (Wah Wah 45's, 2012)
*
Uscito come / released as PTH Project

Lightfalls (Wah Wah 45's, 2012)
Lightfalls (Wah Wah 45's, 2012)

Part-Time Heroes line-up:

Sarah Scott: voci / vocals
Toby Vane: chitarra, tromba e programming / guitar, trumpet, programming
Ross Wakefield: tastiere, chitarra, programming / keys, guitar, programming
Jason Reeve: batterie / drums
Stephen McCleery: tastiere / keys
Richard Sadlier: basso / bass

Discografia / Discography:

1) "Meanwhile" (Wah Wah, 2008)
2) "Lightfalls" (Wah Wah, 2012)

Internet:

Website

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<![CDATA[Soul Revolution puntata di Venerdì 8 marzo]]>

In scaletta:

- "Tortured Soul" (Timmion, 2013), secondo attesissimo lavoro per Nicole Willis & The Soul Investigators (foto sopra).

- Blue Note porta alla luce l'inedito concerto di Donald Byrd a Montreux del 1973

- Introduciamo i Minor Swing Quintet (presto ospiti a SR!)

- 8000$ per un 45 giri

- Settima meraviglia per Omar

- Lots of soulful bands: The Fantastics, The Impellers and many more...

Buon Ascolto!!!!


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<![CDATA[Kollettivo Stesi live a Soul Revolution (Preview)]]>

Appuntamento imperdibile questo venerdì per chi ama la black music contaminata di prosecco e radicchio trevigiano:

Saranno ospiti a Soul Revolution i Kollettivo Stesi, band trevigiana che dal 2007 coraggiosamente porta avanti il credo del groove, qualunque sia la direzione di approdo da Curtis Mayfield, ai Beastie Boys oppure a "The Dirty Work" (2011) secondo lavoro autoprodotto della band.

Un'ora abbondante in un live performance acustico che ci mette già i brividi.

Diretta streaming* dalle ore 17 circa (nella 2à parte di Soul Revolution)

Kollettivo Stesi lineup:

Andrea "Bolla" Bolinelli: Chitarra / Guitar
Andrea "Koma" Comacchio: Organo Hammond e Tastiere / Hammond Organ and Keyboards
Tony Rebuf: Basso / Bass
Enrico Bianchin: Percussioni / Percussion
Raffaele Bianco: Batterie / Drums

Kollettivo Stesi Discografia / Discography

1) "Move On Funk" (2009, Not on Label)
2) "The Dirty Work" (2011, Not on Label)

Fan Page:

http://www.youtube.com/KollettivoStesi

http://www.facebook.com/kollettivostesi

Credits:

Pietro @ Eden Café (TV) per il contatto
http://edencafetreviso.com/

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<![CDATA[Leon Ware + Freestyle Records + HWT]]>

Pontecorvo studios (PD): questa settimana saremo in trasferta londinese per un paio di appuntamenti stratosferici.
Islington Assembly Hall (Londra), pomeriggio speciale dedicato all'uomo che si celava dietro numerosi successi planetari legati alla black music.
Stiamo parlando di Leon Ware cioè mister "I Want You" di Marvin Gaye oppure, in tempi più recenti, invisibile arrangiatore in "Urban Hang Suite" album d'esordio di Maxwell che ha ridefinito il (nu)soul.
In session con il line up degli Incognito(!), la band retro-soul del momento, gli Hannah Williams & The Tastemakers (HWT) e Linda Muriel con le Afro Symphony..noi ci saremo.
A seguire un report dell'evento ed un'intervista esclusiva con gli HWT..

Leon Ware + Incognito @ Islington
Incontreremo, poi, Greg Boraman della Freestyle Records, etichetta "cugina" della nostra Record Kicks, da un decennio impegnata a spargere il verbo della musica afro-americana in ogni sua emanazione.

E poi...sorpresa..occhio alla pagina di Soul revolution!
Per finire basta parole ma godetevi il mixtape-playlist della settimana, una miscela di spiritual jazz con ritmi cubani, elettronica, rare groove e tanto funk.

Tracklist

- The Greg Foat Group "For A Breath I Tarry" (Jazzman, 2013)
- Jessica Lauren Four "Vaya Con Dios" (Freestyle Records, 2012)
- Part-Time Heroes feat. Sarah Scott "Dancing In The Dark" (Wah Wah, 2012)
- Caroline Lacaze & Mocambo Electric Sound Orchestra "L'Etrange" (Mocambo, 2012)
- Barbara St.Claire "Teacherman" (Soul Spectrum, 2013)
- El Rego "Hessa" (Wax Poetic, 2011)
- The Soul Immigrants "The Ghetto (There's No Way Out)" (Dry Rooti, 2012)
- Nicole Willis & The Soul Investigators "My Four Leaf Clover" (Timmions, 2005)
- Hannah Williams & The Tastemakers "I'm A Good Woman" (RK, 2012)]]>
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<![CDATA[Soul Revolution in diretta Venerdì 18/01 a partire dalle 15:00]]>

Pontecorvo studios (PD): puntata che si potrebbe idealmente suddividere in quattro parti tanti sono gli ospiti che ci sono venuti a trovare..

1) New shades of bossa with Gazzara

Francesco Gazzara

6° album in studio del combo Gazzara dal titolo "The Bossa Lounge Experience"  che uscirà a marzo.
Francesco Gazzara, pianista e compositore della band, ci concede l'anteprima nazionale per un paio di brani.
Parliamo di "Blow Your Mind" , perla dei primi Jamiroquai (n.d.r. subito a riascoltarsi tutto Emergency on Planet Earth!), qui ripensata quasi fosse una "Our Man in Rio" nel 2013.
Il secondo brano è un'altra cover insospettabile, "Shock The Monkey"* di Peter Gabriel (1982).


Line-up per "Blow Your Mind":
Francesco Gazzara: rhodes, hammond, korg ms-20, guitars
Mauro "Mirtao" Mirti: drums, percussion
Massimo Sanna: bass
Dario Cecchini: flute, saxes

Line up per "Shock The Monkey":
Francesco Gazzara: piano, hammond, keyboards, guitars
Massimo Sanna: bass
Mauro "Mirtao" Mirti: drums, percussion
Lily Latuheru: vocals
Dario Cecchini: flute, saxes
Enrico Cecchini: trombone
* Quest'ultimo brano lo potrete ascoltare come ultima traccia nel podcast completo della puntata.

2) The Bossa Nostra years: 1995 - 2001

Con Stefano Carrara, musicista e compositore, riporteremo invece a galla il suono jazz-funk-bossa dei Bossa Nostra (foto in copertina), indimenticata band emiliana.  E se volete scoprire cosa potrebbe legare Nick the Nightfly  Sting e Vicky Anderson, voce femminile di James Brown ai Bossa Nostra ascoltatevi l'intervista, non sia mai che anche una reunion ci scappi...

* Il podcast contiene anche un estratto del brano "Rescue Me", Funky Company (Family Affair, 1996)


3) Record Kicks 10th anniversary


Tappa importante per la milanese Record Kicks (RK): si festeggiano i 10 anni con i suoni retro-soul, funk, afrobeat!!!
Con Nick, Dj e fondatore dell'etichetta, capiremo il ruolo di Sharon Jones & The Dapkings nell'ormai introvabile prima compilation RK: "Soul Shaker Vol.1" (2003).
Per l'occasione anche due singoli pazzeschi appena sfornati in anteprima per Soul Revolution: Susan Cadogan & the Crabs Corporation con "Day by Day" e l'incredibile band degli Hannah Williams & The Tastemakers, (n.d.r. a Padova, Fishmarket, il 19 aprile!!) con una reprise di "I'm A Good Woman" della grande soul singer Barbara Lynn.
p.s. dimenticavo! dalla pagina Facebook dell'etichetta un singolo al mese in free download!!

* Il podcast contiene anche un estratto del brano "June", Gizelle Smith (Record Kicks, 2007)

4) Memphis Experience @ Soul Revolution

Memphis Experience

Imprevisto fino a qualche ora prima invece è l'incontro con alcuni membri dei Memphis Experience, band padovana che porta sul palco il sudore e l'anima del soul e del funk. 
Ilaria (voce), Alberto (piano) e Dario (batteria) vengono a trovarci in studio e ci riempiono con il loro entusiasmo per Aretha Franklin, James Brown ed in particolare per tutto il "Memphis Soul" .


E per i musicofili incalliti ed instancabili il podcast dell'intera puntata!

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<![CDATA[Ty Le Blanc & The Stone Ty Temple]]>

Carnevalaltro 2013/Facciamo la festa all'austerity /
Dal 07 al 12 Febbraio 2013
Campo Sant'Angelo - Venezia

Leggi il Programma qui


Domenica 10 Febbraio@ CarnevalaltroCampo Sant'Angelo - Venezia

 

Ore 22.00 circa

Ty Le Blanc

The Stone Ty Temple

Live

Soul
www.tyleblanc.com/it

 

Open act:

Jennifer Cabrera & Mamafolì

Danze, canti e percussioni africane
www.jennifercabrera.it

 

Per contattarci scrivete a lab.morion@gmail.com

Tutte le info e il programma completo su:
www.facebook.com/events/555869787756420
www.sherwood.it/luoghi/18/carnevalaltro


Ty Le Blanc Bio:

Ty Le Blanc, figlia di Percy e Debra Le Blanc, è nata a El Paso, Texas. Suo padre, proveniente da un ambiente militare, religioso e musicale, l’ha introdotta al mondo della cultura e della musica in tenera età.
“Il mio primo ricordo della musica è quando avevo quattro anni: cantavo con mio padre, seduti al piano”.
Ha iniziato ad educare la voce all’età di cinque anni, cantando nel coro della chiesa. I suoi primi strumenti musicali sono stati sassofono e pianoforte, appresi quando aveva nove anni. A undici anni già componeva canzoni e arrangiava la propria musica.
Nel corso della sua carriera musicale ha fatto parte di due band femminili, ha aperto i concerti di molte star come – per nominarne solo alcuni - Luther Vandross, i R&B Sensation 112, la star del jazz degli anni 90 Angela Bofill e molti altri. Durante gli anni ha viaggiato e si è esibita con molte band attraverso gli Stati Uniti.
Il suo repertorio musicale copre una vastissima varietà di generi, dal blues, jazz e R&B al country, alternative rock, pop, reggae… ed è in continua espansione.
Non è solo una cantante, ma anche un’autrice, arrangiatrice, performer e producer.
Il suo desiderio di imparare e integrare musica da tutto il mondo l’ha condotta a Venezia, dove attualmente si esibisce con gli Stone Ty Temple e occasionalmente con altre band e musicisti.

Jennifer Cabrera & Mamafolì bio:

Studia danza classica e neoclassica presso la "Academia Danza Arte" diretta da Norma Chengue.
Laureata Danza Contemporanea presso "Unidad de Artes" Facultad de Danza Contemporanea, a Xalapa, Veracruz, tecnica di Martha Graham.
Studia canti, danze e ritmi di tradizione mesoamericana con il Maestro Enrique D'Flon Kuhn.
Partecipa alla danza tradizionale messicana "La danza del Sol" organizzata in gemellaggio culturale con i Monaci Tibetani.
Allieva e ballerina di Yocasta Gallardo e Estela Lucio.
Prima ballerina, cantante e percussionista dei gruppi "Son de Cuero" e "Clave Nueva".
Ballerina performer e percussionista del maestro Leo Colorado.
Ballerina e attrice del gruppo teatrale musicale "Macalacachimba".
Performer per scultori e pittori.

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<![CDATA[Introducing Wah Wah 45's Records ]]>

Qual è il filo conduttore tra Haiti, un Dj che dorme poco e la cantante sua vicina di casa ed infine una label dalla filosofia musicale tanto eclettica quanto quella del suo "boss"?
La risposta è: Capri, luogo di nascita di Dom Servini, instancabile Dj, conduttore radiodiofonico, produttore e giornalista musicale, ormai da molti anni sulla scena dei club londinesi e di tutto il mondo.
Dal 2001 Dom è anche il “boss”, insieme al Dj e musicista Adam Scrimshire, dell’etichetta londinese indipendente della Wah Wah 45’s.
Insieme passeremo un’ora abbondante di chiaccherata com musica per scoprire il “Wah Wah pensiero”, gli artisti, i piani futuri e la vita di un top Dj che ama il lavoro che fa.
Buon ascolto!!

What’s the connection between Haiti, a Dj that doesn’t sleep much, a female singer next door and a label as musically eclectic as its owner?
The answer lies in the isle of Capri, in the gulf of Naples, where the London-and-worldwide reckoned Dj, radiobroadcaster, producer and musical reviewer Dom Servini was born.

Since 2001 Dom has also been running, together with the Dj and artist Adam Scrimshire, an indie label called Wah Wah 45’s.
Come and join us in this happy hour of chatting and music, discovering the Wah Wah philosophy, the artists and the life of a top Dj who really loves what he’s doing!

"We are very serious about music but we always have a smile in our face" Dom Servini


Playlist    "Introducing Wah Wah 45's"  27 / 12 / 2012


                                                        Ciao Dom

1) D'Angelo "Spanish Joint" (Virgin, 2000)
2) Soul Station "Congalegre" (Acid Jazz, 1992)
3) Roy Ayers "I Did It In Seattle" (Rapster Records, 2003)
4) Stevie Wonder "Too High" (Motown, 1973)
5) Soul Bossa Trio "Ain't No Sunshine" (CuBop, 1995)
                            
                                           From the Wah Wah Catalogue


1) Scrimshire feat. Stac "Alignment (Claws For? RMX)" (Wah Wah 45's, 2012)
2) Bev Lee Harling "Buy Me" (Wah Wah 45's, 2012)
3) Bev Lee Harling "Robots and Angels" (Wah Wah 45's, 2012)
4) Part-Time Heroes feat. Colonel Red "Heaven Won't Make Your Wish Come True" (Wah Wah 45's, 2012)
5) Hackney Colliery Band "Africa" (Wah Wah 45's, 2011)
6) Henri-Pierre Noel "Congaxa" (Wah Wah 45's, 2012)
7) Henri-Pierre Noel "Simbi" (Wah Wah 45's, 2012)
8) Paper Tiger "7th Guide" (Wah Wah 45's, 2012)
9) Resonators "B.A.S.I.C." (Wah Wah 45's, 2012)

                                                 Epilogue

10) Soothsayers "Sooner or Later" (Red Earth, 2012)
11) Flowering Inferno "Westbound Platform" (Tru Thoughts, 2008)

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<![CDATA["Soul on Top" Mixtape]]>

mixtape ispirato buon ascolto!!!!..

Playlist:

- Jill Scott “Le BOOM Vent Suite”
- Nina Simone “African Mailman”
- Full Moon Ensemble “Samba Miaou”
- Alison Crockett “Everything is Beautiful”
- Cymande “Changes”
- Aretha Franklin “Groovin”
- Nicole Willis & The Soul Investigators “Tell Me When (We Can Start Our Love Thing Once Again)
- Re:Jazz feat Nekta “It’s All Good”
- Bev Lee Harling “Buy Me"
- Omar feat. Erykah Badu "Be Thankful"

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<![CDATA[Welcome to Record Kicks: Soul and Funk made in Italy]]>

Quando si pensa ad una trilogia del tipo: "sottocultura + musica indipendente + afroamericanicità" il pensiero potrebbe andare subito all'america oppure ai "subterranean sounds" che emergono inesauribilmente dai clubs londinesi.

In realtà, dal 2003 a questa parte, non è un'eresia planare mentalmente anche in C.so Sempione a Milano dove tra gli scaffali della label indipendente Record Kicks (RK) arrivano costantemente liriche, suoni, speranze worldwide dei soul and funk-lovers.

Nick, fondatore della label, ci trasmetterà tutta la freschezza di un'etichetta giovane, coraggiosa, promotrice di musica live ma ben ancorata alle potenzialità della rete (geniale la scelta dei remix nata da contests sul web..).

Quattro perle selezionate dal catalogo (oltre 100 i dischi prodotti) faranno da "argomento di conversazione", per citare Mina [1], intorno al quale svelare aneddoti, difficoltà e soddisfazioni.
Volete un esempio? gli australiani Dojo Cuts eletti da ITunes UK tra le migliori band del 2012
Ne volete un altro? ascoltatevi l'intervista...

,

"Discovering Record Kicks" Playlist:

1) Milano Jazz Dance Combo feat. Colonel Red "Changes" (Record Kicks, 2010)

2) Nick Pride & The Pimptones feat. Jess Roberts "Waiting So Long" (Record Kicks, 2011)

3) Dojo Cuts feat. Roxie Ray "Take from Me" (Record Kicks, 2012)

4) Hannah Williams & The Tastemakers "Tell Me Something (Liberties)" (Record Kicks, 2012)

Prossimi eventi live in Italia

13 / 12 Hannah Williams & The Tastemakers, Latina

14 / 12 Hannah Williams & The Tastemakers, Roma

15 / 12 Hannah Williams & The Tastemakers, Bari

Website

www.recordkicks.com

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<![CDATA[Osteria "La Rivoltella": Solutionfunk Night!]]>

Venerdì 29 Marzo@ Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)


Osteria La Rivoltella"

presenta:

"Solutionfunk Night!"

Live

Sei Fantastica
Real Funky Groove

Fede (Basso), Charlie (Voce), Mauri (Chitarra) & Alan (Batteria)


A seguire Dj-Set:

DJ Tech
Funk, Soul & Rare Grooves
www.facebook.com/originalDjTech


Ingresso gratuito


Dalle 19.00 in poi tutti i venerdì Happy Hours per tutta la sera:
Spritz - Prosecco - Vino e Birra in lattina a 1 euro!

Troverai: Birra Artigianale, Vino, Cicchetti, Crespelle salate, Crepes dolci, Fritti (patate novelle e mozzarelle in carrozza) tutto a Km 0!

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<![CDATA[2 sale: Banditi & Cagnara + Soul Riot]]>

Sabato 12 Gennaio@ Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)

2 Sale || Ingresso 3 €

Sala Nite Park:

Live Punk Oi! con

Banditi & Cagnara

Sala Hosteria:

Hip-Hop Night con

Soul Riot

www.facebook.com/SoulRiotMusic


All'interno del Rivolta sarà in funzione l' Osteria "La Rivoltella".

Il Centro sociale Rivolta ha anche inagurato una palestra popolare, lo sportello dell'Ass.ne diritti lavoratori, la scuola di italiano per migranti LiberalaParola

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<![CDATA[LeBlanc live a Soul Revolution]]>

Playlist:

1) James Brown "Soul Power (Part 1)" from "In the Jungle Groove" (1986, Polydor)
2) Leblanc "Bad Luck City" from "Leblanc" (2012, Gabbiano Jonathan)
3) Leblanc "Don't Let Go" from "Leblanc" (2012, Gabbiano Jonathan)
4) Leblanc "Somebody to Love" from "Leblanc" (2012, Gabbiano Jonathan)
5) Leblanc "Part-Time Lover" from "Leblanc" (2012, Gabbiano Jonathan)
6) Leblanc "Dark Well" from "Leblanc" (2012, Gabbiano Jonathan)
7) Ty Leblanc "Wish I Didn't Miss U" Live @ Soul Revolution

 
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