<![CDATA[editoria | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/900/editoria/articles/1 <![CDATA[SBWF Schede libri - L'occupazione]]>

 

L'occupazione

 

 

Un libro di Alessandro Sesto, pubblicato da Gorilla Sapiens Edizioni.
L'incontro con l'autore avrà luogo sabato 9 febbraio alle 18.30

Una mattina del futuro prossimo, Manhattan. Due amici programmatori Andreas e Jacob si svegliano con la notizia che l’Unione Europea ha occupato gli Stati Uniti. La notizia però viene subito smentita dalla dichiarazione opposta e nel caos delle informazioni contradittorie che provengono dalla TV, dai quotidiani e da Internet non si riesce a capire cosa sia davvero successo. Questa è la trama di L’occupazione di Alessandro Sesto, un romanzo distopico che risulta molto attuale nell’epoca delle fake news e dei poteri invisibili e nascosti. Infatti, dopo l’annuncio dell’occupazione la vita di tutti i giorni va avanti come sempre e non si vede nessuna invasione. In quanto ai protagonisti, i due amici si comportano come se non ci fossero le guerre dell’informazione intorno. Loro provano a risolvere i loro piccoli e grandi problemi: Andreas è stato lasciato dalla fidanzata Nora sparita in strane circostanze, mentre Jacob viene perseguitato nel Web da uno sconosciuto con il nickname Tokyo.

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<![CDATA[SBWF Schede libri - ... Spiegato ai bambini]]>

 

Il razzismo spiegato ai bambini
Il bullismo spiegato ai bambini

 

 

Un libro di Mattia Ferri, Roberta Taboni, un libro di Marta Bertagna, pubblicati da BeccoGiallo Editore.
Il doppio incontro con gli autori avrà luogo domenica 10 febbraio alle 16.15

Nella collana Critical kids BeccoGiallo Editore pubblica i libri a fumetti per bambini, che affrontano gli argomenti di attualità abbastanza pesanti anche per gli adulti (mafia, Shoah, immigrazione). Uno parla del razzismo che viene spiegato ai più piccoli come nelle fiabe, ovvero con la trasposizione nel mondo degli animali. È una storia di un cagnolino Carlo che vuole giocare nella squadra del basket, mai cani di razzaTuono e Lampo, i giocatori più forti, nonlo accettano perché è meticcio. Un altro libro della stessa collana tratta il problema delbullismo a scuola attraverso la forma della favola. Giorgio senza alcun motivocomincia a trattare male il suo compagno di classe Marco, ma il finale della storia sarà lieto: il vecchioe saggiogiardiniere Alfredo,che cura l’orto vicino alla scuola,con poche parole e due mele aiuta a salvare l’amicizia dei due ragazzi.

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<![CDATA[SBWF Schede libri - Università della strada. Mezzo secolo di controculture a Milano]]>

 

 

Università della strada. Mezzo secolo di controculture a Milano

 

 

Un libro di Nicola Del Corno, pubblicato da Agenzia X.
L'incontro con l'autore avrà luogo venerdì 9 febbraio alle 18


Università della strada. Mezzo secolo di controculture a Milano –Agenzia XCinquant'anni fa Milano iniziò a popolarsi di beat, capelloni, hippie che nel corso dei decenni si sarebbero trasformati in freak e indiani metropolitani, e poi in punk, dark, post-punk, hip-hopper, rapper, raver... Grazie alla loro vivacità sorsero giornali, teatri, festival, radio libere, librerie, gallerie d'arte, centri sociali in case occupate; un insieme di iniziative e luoghi dove incontrarsi e produrre una propria cultura, ogni volta alternativa e di contestazione, dando vita a un caleidoscopio di esperienze. Cifra comune di tali milieu è stato un continuo nomadismo metropolitano, coinvolgente il centro quanto le periferie, che ha finito per caratterizzare l'intero tessuto urbano. Muovendosi sul sottile discrimine fra il legale e l'illegale, proponendosi ora in maniera sincronica ora diacronica, questi movimenti si sono sempre presentati come culture contro lo status quo, data l'esplicita volontà di ribaltare paradigmi e consuetudini. Il libro propone studi critici alternati a testimonianze di protagonisti delle diverse esperienze underground che si sono susseguite lungo mezzo secolo a Milano; da vivere come se fosse un viaggio all'indietro nel tempo per arrivare al presente seguendo quel robusto filo rosso che le lega indissolubilmente une alle altre.

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<![CDATA[SBWF Schede libri - Conto su di te per il vino. Lettere a Engels di Karl Marx]]>

 

 

Conto su di te per il vino. Lettere a Engels di Karl Marx

 

 

Un libro a cura di Eusebio Trabucchi, pubblicato da L'Orma Editore.
L'incontro con l'editore avrà luogo sabato 9 febbraio alle 21


L’orma editore ha celebrato il bicentenario della nascita di Karl Marxcon Conto su di te per il vino, libro che raccoglie una selezione dell’epistolario del filosofo tedesco con l’amico e sodale Friedrich Engels. Allo specchio del rapporto con l'amico di sempre, tra gusto del pettegolezzo e scoppi di risa, il filosofo che ha cambiato il mondo dà sfogo ai suoi lucidi furori consegnandoci un sorprendente e vivacissimo autoritratto.

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<![CDATA[SBWF Schede libri - Il Canaro. Magliana 1988: storia di una vendetta]]>

 

 

Il Canaro. Magliana 1988: storia di una vendetta

 

 

Un Libro di Luca Moretti, pubblicato da Red Star Press.
L'incontro con l'autore avrà luogo sabato 9 febbraio alle 21.30

Il 20 febbraio 1988, in una discarica a due passi da via della Magliana, a Roma, viene trovato un corpo carbonizzato e orrendamente mutilato. Appartiene un ex pugile di 27anni. Per il suo barbaro assassinio verrà condannato un toelettatore di cani, detto "Er canaro", a lungo perseguitato e umiliato dalla vittima. Si compie così la parabola del debole Davide che si rivolta contro Golia il gigante: il più delirante omicidio mai riportato dalle cronache, un delitto senza termini di paragone nella letteratura criminale italiana. Fin dal primo giorno di carcere il Canaro della Magliana inizia a scrivere un memoriale. Vuole comporre il romanzo della sua vita e consegna le prime pagine al magistrato credendo che tutti debbano sapere come ciò che ha fatto non sia altro che la storia di una giusta vendetta. Luca Moretti completa le sparute pagine di quel memoriale grazie a una lunga ricerca documentale. Il libro ha in sé tutta la verità sul delitto della Magliana. O, detto in altri termini, tutto ciò che il Canaro avrebbe voluto raccontare in un romanzo che -almeno fino a oggi-non ha terminato di scrivere mai.

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<![CDATA[SBWF Schede libri - Different Times. La storia dei Giardini di Mirò]]>

 

 

Different Times. La storia dei Giardini di Mirò

 


Un libro di Marco Braggion, pubblicato da CRAC Edizioni.
L'incontro con l'autore avrà luogo venerdì 8 febbraio alle ore 20.00


Come molti gruppi indipendenti, anche i Giardini di Mirò nascono in un garage. La storia di una delle band più influenti della scena underground italiana parte alla fine degli anni Novanta a Cavriago: nel paese in provincia di Reggio Emilia due amici e compagni di scuola -Corrado Nuccini e Giuseppe Camuncoli -provano a formare un gruppo, influenzati in egual misura dal rock americano dei Sonic Youth e da quello italiano dei Massimo Volume. Dopo poco si uniscono a loro Jukka Reverberi, Mirko Venturelli, Luca di Mira ed Emanuele Reverberi: nuove voci che danno al combo un respiro più internazionale. Il libro ripercorre la parabola artistica del gruppo dagli inizi infatuati delle sonorità del post-rock fino alle sperimentazioni della maturità con l'hip-hop, l'elettronica e la musica da film. Il viaggio è arricchito dalle interviste ai musicisti, produttori e amici che hanno lavorato con il gruppo.

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<![CDATA[Sherbooks Winter Fest - Scarica il programma completo in pdf!]]>

8-9-10 FebbraioRadio SherwoodVicolo Pontecorvo 1/A, Padova


Sherbooks Winter Fest
Tre giorni di libri ed editoria indipendente a Radio Sherwood


La sede di Radio Sherwood dall'8 al 10 febbraio si riempirà di libri, presentazioni, musica, laboratori, incontri con gli editori, per il festival organizzato da SherBooks, la libreria di Sherwood. Scarica il programma completo in pdf per poterlo avere sempre con te da consultare in ogni momento! Clicca sull'icona qui a destra.

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<![CDATA[Sherbooks Winter Fest - Presentazione]]>


Sherbooks Winter Fest
Presentazione

 

Da venerdì 8 a domenica 10 febbraio va in scena a Padova lo SherBooks Winter Fest, un festival interamente dedicato all’editoria indipendente. L’evento è curato da SherBooks, la libreria di Sherwood, che da quest’anno ha deciso di aggiungere un appuntamento invernale alla ricchissima attività svolta durante il Festival estivo al Park Nord dello stadio Euganeo.

La kermesse si svolgerà nella sede storica di Radio Sherwood, in vicolo Pontecorvo 1/A, ma è qualcosa di più di un semplice evento letterario. SherBooks Winter Fest ha come obiettivo quello di riportare l’editoria a quel ruolo centrale nella ricerca costante di indipendenza culturale e politica che spesso ha svolto nella storia dei movimenti.

I tre giorni hanno una suddivisione tematica che parte da fumetto, musica, arte e cultura underground, che saranno protagonisti venerdì 8, prosegue il giorno successivo con fiction e nonfiction e si conclude la domenica con la letteratura per l’infanzia. Per tre giorni le porte di Radio Sherwood saranno aperte a editori, autori, lettori e librai, provenienti da ogni parte d’Italia.

Il programma vedrà un continuo susseguirsi di presentazioni, tavole rotonde, momenti di dibattito e di approfondimento e sarà seguito, attraverso una serie di trasmissioni speciali open, da Radio Sherwood, al fine di divulgarne al massimo i contenuti.

Saranno una ventina gli editori presenti coi loro libri: Agenzia X, Alegre, Babalibri, Bad Moon Rising Magazine, BAO Publishing, Barta, bébert edizioni, BeccoGiallo Edizioni, Biancoenero Edizioni, Black Coffee Edizioni, Coconino Press, Edicola Ediciones, Edizioni del Foglio Clandestino, Effequ, Fandango Editore, Gorilla Sapiens Edizioni, Jimenez Edizioni, Kite Edizioni, L’Orma Editore, nottetempo edizioni, PLaNCK Magazine, Red Star Press - Hellnation Libri.

Tre le librerie indipendenti padovane che avranno propri punti vendita: Il mondo che non vedo, Limerick, Pel di Carota. L’allestimento dello spazio è completato da SherBooks Corner, lo Spazio Autoproduzioni e un banchetto dell’Associazione Ya Basta Êdî Bese.

Nel corso dell’evento ci saranno anche momenti musicali, con il djset dal sapore rockeggiante di Momostock, il venerdì a partire dalle 22, e il live acustico di La Fortuna w/ Zabriski & Antonio Bettini il giorno dopo.
La giornata di domenica sarà invece interamente dedicata ai più piccoli, con letture ad alta voce e laboratori creativi.

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<![CDATA[Libri da Bruciare]]>

“È un bel lavoro, sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.” (Ray Bradbury)

Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.” (Philip Roth)

 

 Fabrizio Loschi, la prima ovvia domanda che intendo porti in quanto parte di questo nuovo collettivo editoriale riguarda ovviamente la follia. Quale genere di folgorazione collettiva coglie chi decide, in un paese letteralmente allo sbando anche in campo editoriale e per quanto riguarda il numero sempre minore di persone che acquista e legge libri, decide – dicevo - di aprire una nuova casa editrice e non solo letteraria.

 Libri da Bruciare nasce come conseguenza ad uno “stato delle cose”; una fase storica, questa che tutti noi viviamo, dove si tende a pubblicare consenso o, in alternativa, dissenso ammaestrato. Sono figlio della stagione fertile delle fanzine, delle autoproduzioni, dei libri fatti in casa; dell'urgenza delle idee e del dare loro un corpo. Tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso l'esperienza editoriale in Italia e in Europa è stata un incredibile laboratorio culturale; un momento dove abbiamo assistito alla fusione di musica, pensiero filosofico e molteplici altre discipline artistiche. L'avanguardia era davvero alla portata di tutti, bastava entrare in libreria o andare dall'edicolante sotto casa, era sufficiente essere curiosi; dote rara di questi tempi, anche se si vive nell'illusione collettiva dell'iper informazione. Oggi lo stesso materiale non troverebbe vie di diffusione, anzi si finirebbe probabilmente tutti in tribunale. E' stata una stagione irripetibile di cui ancora adesso vediamo le conseguenze, le costolarità; ma sono eco opache che ci arrivano da un tempo finito. Libri da Bruciare nasce a tavola, da un momento conviviale tra amici. Un piccolo gruppo eterogeneo, un carotaggio di umanità superstite. Siamo perfettamente consapevoli di aver intrapreso un'azione suicida, o perlomeno fortemente masochista, ma la voglia di dare voce a pensieri “altri e alti”, in forma tipografica o sonora, si è evoluta in necessità. Fondare Libri da Bruciare è stato sostanzialmente un gesto artistico: un'azione di neosituazionismo post industriale.

Libri da Bruciare: quale è stata la spinta propulsiva e come siete riusciti a creare dal nulla una realtà culturale di non facile realizzazione.

 La spinta, o motivazione iniziale è semplice. Circa due anni fa sono stato contattato da un importante gruppo di stampatori italiani che mi aveva proposto la direzione artistica della loro casa editrice. Ho lavorato parecchio per organizzare un progetto che prevedesse tipologia di investimento, rientri, ripartizione degli utili con gli autori, tempistiche ecc. Ma quando ho proposto il primo titolo (uno splendido libro di grafica che pubblicheremo noi a breve) mi è stato risposto che il loro pubblico avrebbe potuto fraintendere e che loro non erano disposti a "rischiare"; quindi mi è stato chiesto di passare alla seconda proposta. Ovviamente mi sono molto arrabbiato e sono uscito senza più rientrare. Ho lasciato che passasse qualche mese, in altri casi si potrebbe parlare di elaborazione del lutto, poi ho fatto la mia proposta ad un gruppo di amici. Ci siamo autotassati istituendo un'Associazione Culturale senza scopo di lucro, infatti tesseriamo i nostri lettori e le librerie che decidono di lavorare con noi; è l'unica modalità legale per iniziare a lavorare senza spendere troppi soldi nella fondazione di una nuova società.

Chi ha appiccato il fuoco sacro, chi siete e che percorsi avete?

 Se, come ti dicevo, è esistita una motivazione iniziale definirei il nostro agire come un "girotondo tra incendiari"; individualismi che scontrandosi danno vita ad un'azione corale. Siamo otto persone che provengono da ambienti sociali, politici e culturali molto diversi e spesso in contrasto tra loro; siamo un piccolo gruppo di amici che hanno in comune l'amore per il pensiero individuale, per l'arte in ogni sua forma espressiva e che riconoscono il loro agire nella definizione "non allineati e non collaborazionisti"

 


Il nome che avete dato alla casa editrice son certo creerà dibattiti a non finire tra gli amanti e i detrattori dell'arte provocatoria. Perchè “Libri da Bruciare”, una definizione che simultaneamente porta alla memoria roghi mai veramente spenti o storie colme di calore ad alto grado nella scala Fahrenheit. In realtà so che esiste un'idea di fondo ed una solida spiegazione.

 Libri da Bruciare è una provocazione dichiarata, voluta e consapevole. Ogni volta che una dittatura prende il sopravvento sulla società che la genera, la prima azione che viene messa in atto è fare tabula rasa delle idee o memorie definite ostili. Il consenso generalizzato è da sempre il primo obbiettivo di ogni dittatura. Il consenso generalizzato è un'arma di distruzione quanto di distrazione di massa. La storia millenaria dell'umanità ce lo dimostra e anche oggi nel terzo millennio dell'orgoglio da onanismo tecnologico le cose restano immutate. Ogni volta che si distrugge scenzientemente un libro, uno spazio o un'opera d'arte, per quanto a noi possa apparire lontana o avversa, vince solo l'afrore della mediocrità intellettuale e la pochezza, espressioni dirette di ogni partiismo. I Libri da Bruciare siamo noi; siamo consapevoli di essere l'elemento sacrificabile sull'ara del libero pensiero.

Conoscendo il tuo agire e quello degli artisti che frequentano il vostro circolo culturale, so che il termine trasversale è la chiave d'entrata che aiuta a capire il vostro pensiero, lo stesso che vi ha spinto ad inaugurare una casa editrice. Un pensiero forte che non tiene conto delle matrici politico-culturali ma le rifugge, va oltre, cerca una nuova via espressiva che sia realmente libera da schemi nei quali bene o male tutti noi siamo da sempre legati. Un'operazione non facile, ad alta gradazione provocatoriamente utòpica. Spiegami.

 Ognuno di noi, intendo il gruppo degli incendiari fondatori, ha una storia personale fatta di appartenenze a gruppi, simboli, ideologie dei quali si sente profondamente orfano. Non riteniamo possibile attuare, o perlomeno tentare, l'elaborazione di un nuovo pensiero se la "rivoluzione" non inizia da noi come singoli. Tutti noi conveniamo che in questi ultimi venti anni sia stato messo in atto un processo di disinnesco progressivo di ogni ideologia attraverso una lobotomia collettiva che vede la comunicazione di massa tra i colpevoli più accreditati. Abbiamo provato sulla nostra pelle i pesi e le sconfitte ereditate da dogmi del secolo scorso; oggi mi onoro di condividere il mio tempo, le mie elucubrazioni e la mia tavola con persone che in tempi passati avrei definito nemici. Il pensiero individuale è la vera forma di terrorismo culturale perseguibile oggi; e questo è un pensiero che mi pregio di avere forgiato in tempi non sospetti, molto prima di Libri da Bruciare. La trasversalità è l'elemento fondamentale per un agire longevo e scevro da preclusioni intellettuali. Fare cultura è fare politica, quindi aprirsi, a proprio rischio e pericolo, all'altrui giudizio. Non sono un utopista, anzi a volte vengo accusato di eccesso di pragmatismo, ma l'arte è sempre un sogno suicida che diviene materia attraverso un progetto. Il nostro progetto è portare in superfice l'esperienza umana dell'etereroglossia; dissenso compreso ovviamente.

 In relazione a quanto detto, credi l'uso della provocazione abbia ancora un valore e un senso. Avete pensato di attuarla in qualche modo all'interno delle uscite legate alla casa editrice?

 La provocazione ha un senso solo se anticipa un progetto, se dietro al gesto teatrale albeggia un divenire. Oggi si provoca spesso in modo gratuito ma il risultato è solo una comicità da guitti, come pulviscolo che non sedimenta mai; boutades di basso teatro gestite più per distrarre che per generare riflessioni. Siamo nell'epoca del comico tuttologo, del cuoco filosofo e urbanista, delle divinazioni da telecomando. Io tutto questo lo trovo inquietante, ridicolo oltre che terribilmente pericoloso. Naturalmente queste posizioni hanno un forte riflesso sulle nostre proposte e sono il motivo per cui, nonostante l'abbondanza di materiale che ci è già pervenuto, continuiamo un'opera di selezione attentissima: pochi titoli molto meditati e fortemente voluti.

Torniamo ai Libri da Bruciare e alle prime due uscite nella collana i Cerini. Puoi illustrarcele?

 Il primo titolo che abbiamo pubblicato è "Lunga vita al Genius Loci" di Gianruggero Manzoni, un intellettuale che non ha certo bisogno di presentazioni, visto la sua ricchissima biografia; un personaggio complesso quanto poliedrico che si è espresso negli anni in più discipline dalla scrittura alla critica d'arte senza dimenticare la sua attività pittorica. Il saggio che abbiamo pubblicato è un’opera che amo definire inversamente proporzionale, vista la forma editoriale tascabile in contrapposizione al contenuto. Lo sintetizzo, per amore di brevità, come l'anticamera ragionata al dissenso organizzato. E' davvero uno scritto di grande spessore dove l'autore, senza ambire a conclusioni pregiudiziali, accompagna il lettore nella disanima di una contemporaneità malata ed influenzata dai poteri mercantili e massmediatici. Un libro denso e documentatissimo che permette al lettore diverse direzioni di ricerca personale. Il secondo titolo uscito per la collana "i Cerini" è "Phabulae" l'esordio editoriale di Stefano Bonfreschi; più che una serie di racconti brevi lo definirei una modalità di racconto. Si tratta di una serie di scritti che l'autore modenese ha raccolto in trent'anni di gelosa pazienza e dove confluiscono tutti i temi fondanti della sua formazione culturale. Nell’italiano di Bonfreschi, usato con grande gusto e parsimonia, si ritrova un mondo; quello di una Italia minuta che vive di sottili ombre metafisiche, nutrendosi di mutevoli nuvole, e che oggi ci appare lontanissima. Le Phabulae potrebbero essere le esatte trascrizioni di antiche leggende popolari invece sono belle cartoline, spedite in tempi remoti, da un mondo che oggi non esiste più; la fantasia incantata della curiosità più colta. Credo che questo libro si possa definire una piccola perla ed un esordio folgorante.

So che ci sono già altre uscite in programma e non solo letterarie, puoi darci alcuni ragguagli in anteprima?

 Posso anticipare che le prossime uscite saranno i due titoli che andranno a inaugurare la collana "Molotov"(formato 29 x 29 cm.) dedicata alle arti visive, pittura, grafica e fotografia; a seguire i primi due titoli della collana "suoni da Bruciare"; una serie di supporti fonografici in forma, per ora. di cd. che tendono al far emergere ricerche condotte su territori sonori, il termine musicale sarebbe riduttivo, non ancora esausti. Mi scuso per la riservatezza sui nuovi titoli ma da neofiti stiamo affrontando l'esperienza del contratto editoriale e preferiamo mantenere un adeguato riserbo su autori e pubblicazioni fino a che l'opera non avrà trovato forma e produzione definitiva.

Come avete organizzato la vendita del catalogo, i vari titoli si potranno trovare nelle librerie e/o negozi di dischi della penisola?

 Possiamo dire che ci troviamo agli albori di noi stessi, siamo solo all'inizio di un percorso a noi molto chiaro come direzione, ma terribilmente accidentato. I nostri libri, e non solo, si possono acquistare direttamente attraverso il nostro sito www.libridabruciare.it ; abbiamo scartato le offerte dei vari distributori, compreso quelli digitali, imponendoci un capillare lavoro di ricerca sulle librerie indipendenti. Il nostro obiettivo sarebbe quello di avere, come punto di riferimento fisico, una libreria indipendente in ogni città... ma siamo solo all'inizio e la strada è lunghissima.

Fabrizio Loschi, indomabile e libero artista quale la tua previsione, sarà un fuoco breve ma di forte intensità o le braci arderanno a lungo e per molto tempo, continuando a scaldare il pensiero dei molti errabondi naufraghi in questo mare di precotta e inscatolata cultura.

 Ciò che penso sullo stato dell'arte nel triste panorama del nostro accadente è manifesto da tempo; l'esperienza oramai decennale di Democratura parla da sola: il dissenso non paga. Non ci aspettiamo certo dei risultati imprenditoriali esaltanti e sicuramente questa di Libri da Bruciare è un'azione dove il pareggio di bilancio sarebbe visto come un successo. Non abbiamo altri sponsor oltre noi stessi e siamo orgogliosi di non vantare alcun appoggio di tipo partitico; detto questo non posso negare uno straordinario desiderio di continuità, ulteriormente motivato dalla lettura e dall'ascolto di opere e autori di cui conoscevo poco o niente. Permettere all'arte di manifestarsi nella sua incondizionata libertà di espressione è a sua volta una forma d'arte. Noi generiamo ciò che ci nutre.

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<![CDATA[Macero no ]]>

Avanziamo una proposta a tutti gli spazi sociali animati dai princìpi dell’autogestione e dell’autoproduzione per la costruzione, in ciascuno di essi, di un presidio del sapere basato sulla l’uso e la diffusione dei libri.

L’incontrastato processo di omologazione culturale in atto da un trentennio nel nostro paese sta producendo un devastante impoverimento delle capacità intellettive di milioni di persone. La produzione, la distribuzione, la commercializzazione del libro come principale strumento di diffusione del sapere individuale e sociale sono sconvolti da una incessante concentrazione dei poteri che ne governano i meccanismi di funzionamento. Le librerie indipendenti, fino a un decennio fa luoghi privilegiati della cura e della diffusione della bibliodiversità, stanno subendo una sistematica distruzione o l’assorbimento in quelle di catena di proprietà dei grandi gruppi editoriali. Gli editori indipendenti vedono quotidianamente ridursi gli sbocchi distributivi della loro produzione che si accumula in giacenze il cui costo gestionale diventa insostenibile. Da qui la scelta obbligata di macerare centinaia di migliaia di libri spesso di notevole qualità e pregio.

A questa devastazione occorre reagire con determinazione. Per lunghi decenni i luoghi dell’autogestione e dell’autoproduzione pur scontando molti limiti hanno comunque garantito, logisticamente e politicamente, le espressioni di una resistenza culturale. Questi limiti andrebbero ora interrogati, affrontati. La costruzione di spazi librari al loro interno, strutturati con criteri di serietà e funzionalità, possono essere parte di questo ulteriore passaggio in avanti nell’organizzazione della resistenza.

Il primo passo di un tale progetto potrebbe essere la costruzione in ogni spazio autogestito di un evento che offra la possibilità di acquistare a prezzi scontatissimi ( 3 euro, di cui 2 destinati all’editore e 1 agli spazi ospitanti) i libri di alcuni editori destinati al macero. Alcune esperienze pilota hanno già dimostrato il successo di questa iniziativa.

Gli editori disponibili a questo progetto sono finora: DeriveApprodi, :duepunti, Alegre, Eleuthera.

Chi è interessato alla proposta e vuole avere informazioni può contattare: ufficiostampa@deriveapprodi.org

 A stimolo di avvio una discussione questo progetto proponiamo anche, a parte, la lettura di un testo sul tema dell’autoproduzione e dell’autogestione nei Centri sociali negli anni Ottanta e Novanta. 

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<![CDATA[Dell'editoria italiana della crisi e altro]]>

Nell’ambito della Fiera delle Parole 2013, che si è svolta come di consueto a Padova dall’8 al 13 ottobre, il Progetto Giovani - Padova ha organizzato un mini-ciclo di incontri dedicato ai "Mestieri del libro": mercoledì 9 ottobre la Sala dei Giganti di Palazzo Liviano ha visto dialogare Marco Di Marco, editor della casa editrice Marsilio, ed Isabella Ferretti, editrice insieme a Tommaso Cenci della giovane 66thand2nd; venerdì 11, nella sala Palladin di palazzo Moroni si è svolto l’incontro con Jacopo De Michelis (responsabile della narrativa italiana per Marsilio), Manuel Orazi (responsabile comunicazione di Quodlibet), e Chiara Di Domenico (ufficio stampa della neonata casa editrice L’Orma); sabato 12, infine, al Centro Culturale San Gaetano è stata la volta del dibattito su “Lettori e critici ai tempi di Wordpress”, con lo scrittore e coach letterario Mattia Signorini, Alberto Bullado (conaltrimezzi, Scuola Twain), Marco Pollichieni di 20lines e Anna Mioni dell’agenzia letteraria AC².

Nel complesso, e al netto dell’orientamento più nettamente “professionalizzante” dei primi due dibattiti dedicati a specifiche figure professionali della filiera libraria, gli incontri hanno offerto un panorama aggiornato e realistico sull’editoria italiana nella crisi. I dati infatti parlano chiaro: dopo anni in cui il mercato editoriale italiano, a causa della congiuntura economica, è stato caratterizzato da una flessione continua delle vendite, si è avuto un ulteriore tracollo piuttosto improvviso che ha portato a un calo del 5% del fatturato negli ultimi sei mesi. Se a questi dati si aggiunge che il mondo del libro in Italia è già di base caratterizzato da un volume d’affari di varie volte inferiore a quello di Francia o Germania (il rapporto dell’Associazione Italiana Editori presentato quest’anno alla Buchmesse di Francoforte mostra che i lettori in Italia sono ancora solo il 46% della popolazione), i dati non sono certo confortanti. Ma al di là dei numeri, sono tante le domande che oggi si fa chi nel mondo editoriale lavora, o vorrebbe farlo: esploderà definitivamente anche in Italia il mercato degli ebook, per ora fermo a percentuali da prefisso telefonico? Come cambierà il mondo editoriale il fenomeno del self-publishing? Che influenza ha il web 2.0 su scrittori, lettori e critici?

La crisi conclamata del libro minaccia soprattutto i piccoli editori, in molti casi costretti a cedere quote ai grossi gruppi editoriali (quattro dei quali, ovvero Mondadori, RCS, Gems e Feltrinelli, controllano oltre il 70% del mercato), soprattutto perché questi ultimi - caso pressoché unico in Europa -, controllano anche le maggiori catene di distribuzione e di librerie del Paese. E tuttavia, mentre la grande editoria sembra caratterizzata solo dall’inseguimento del mega-seller, non importa se si tratta di un libro di cucina o dell'opera di un non-scrittore, e, pur pubblicando tantissimo, investe esclusivamente sui propri titoli di punta, al massimo due o tre per stagione, è forse dall’editoria indipendente che è possibile trarre qualche lezione: chi va bene e riesce ad espandersi in questa fase (fra le case editrici rappresentate negli incontri, 66thand2nd e la marchigiana Quodlibet), lo fa perché ha un progetto editoriale forte, caratterizzato da riconoscibilità e cura del dettaglio. In questo quadro si inseriscono le numerosissime iniziative indipendenti sparse per la pensiola, come festival e fiere, che danno letteralmente ossigeno ad un mondo mainstream sempre più asfittico.

Non ci vuole molto a capire che il web, in particolare il web 2.0, ha cambiato radicalmente il mondo editoriale, anche italiano: è stato già Giulio Mozzi con Vibrisse a sperimentare lo scouting letterario via Internet, e oggi basta pensare a progetti molto diversi come quello di Scrittura Industriale Collettiva o della start-up letteraria 20lines per capire che il web sta cambiando non solo le forme della distribuzione e della fruizione libraria, ma anche le regole del linguaggio letterario.

Anche la perdita di autorevolezza dei giornali cartacei, le cui recensioni sono notoriamente pilotate e talvolta foraggiate dai grossi gruppi editoriali di cui sopra, è ormai conclamata e va letta insieme al crescente ruolo di Internet come orientamento del mercato e degli interessi dei lettori. Si è calcolato che una recensione sul Corriere della Sera, che fino a dieci anni fa faceva vendere 1000 copie, oggi muove forse 100 copie: si tratta di smottamenti significativi che vengono osservati attentamente dagli editori, se anche un colosso come Mondadori, per la prima volta, ha organizzato un’intera campagna di lancio pubblicitario (quella per Le affinità alchemiche della giovanissima Gaia Coltorti) quasi interamente su Instagram. È in questo quadro che si apre lo spazio per blog letterari come Nazione indiana, Le parole e le cose, o anche il padovano Conaltrimezzi: se infatti il mito internettiano dell’orizzontalità assoluta sembra mal adattarsi al mondo letterario ed è paradossalmente più suscettibile di incorrere nelle falle di sistema sempre in agguato (si pensi alle recensioni prezzolate scoperte su amazon.com o Anobii), alcuni blog letterari sono diventati veri e propri trendsetter e possono aspirare all’autorevolezza una volta detenuta dalla carta stampata, e in più ad una più spiccata autonomia da ricatti e pressioni da parte del mercato editoriale.

Tutto il panorama dell’editoria italiana nella crisi, mosso e frastagliato, è insomma da osservare attentamente, specie per chi ha occhi e cuore attenti all’indipendenza e considera un valore la bibliodiversità.

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<![CDATA[Tourette 17: un podcast delle elementari (con Sarah Spinazzola)]]>

Il podcast culturale condotto da Matteo Scandolin e Giulio D’Antona, in persona.
I vostri quaranta minuti settimanali di segnalazioni, riflessioni, spunti e cazzeggio.

Il network compie un anno e a fare compagnia a Matteo e Giulio c’è Sarah Spinazzola, autrice del romanzo Il mio regalo sei tu, edito da Marcos y Marcos nel 2012. Prima di entrare nel merito, e nei meriti, di Sarah si entra nei demeriti di Twitter, con un articolo del New York Times che si domanda quanto il social network da 140 caratteri debba influire sulla vita lavorativa delle persone, per quanto orrende siano, e nei meritevoli ambiti di fumettisti emeriti, grazie a un'intervista a Ed Brubaker, scovata su Conversazioni sul fumetto, e a How to fake a moon landing, un libro che esplora le teorie complottiste pseudo-scientifiche. Sarah racconta (quando le vene permesso) del suo libro e del suo rapporto con le stroncature (una e due) prima di cedere ai colpi delle battute agghiccianti dei conduttori e dell’Angolo del maniaco, oggi tra il macabro e il tecnico con una stampante 3D che riproduce gli scheletri di vari animali.

Il “milanesi” di questa puntata è dedicato a Enzo Jannacci. Ciao.

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<![CDATA[Il Grillo docet - Tourette, s2e13]]>

Un fugace omaggio tardivo al dottor Hunter S. Thompson, con la parafrasi di una lettera che il Gonzo scrisse al Vancouver Sun, una chiesa trasformata in una casa super moderna e super minimal da uno studio di architettura olandese, poi i neonazisti nei magazzini di Amazon, prima su Repubblica.it poi su Il Mulino, di nuovo libri digitali, ma questa volta la polemica è interna tra e-ink e tablet, il sistema sviluppato da Geln Fleischmann, editor di The Magazine, che permette di confrontare il costo dei libri online tramite l’ISBN e, infine per l’angolo del maniaco, Alexandre Bouchard-Coté, professore canadese che ha sviluppato un algoritmo che permetterebbe di rintracciare il suono delle lingue morte. Tutto questo fa ammattire Giulio e Matteo a Tourette, tutto questo viene contestato da Beppe Grillo.

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<![CDATA[Editoria. Se il libro è un ecosistema]]>

Con un Manifesto firmato da 76 editori indipendenti (sarà presto reperibile online e verrà distribuito gratis a partire da giovedì 6 a «Più libri più liberi», la fiera romana della piccola e media editoria, presso gli stand delle sigle aderenti), si avvia l’attività di un Osservatorio, che intende analizzare le varie declinazioni del lavoro editoriale in un tempo, e in un paese, che sembrano indifferenti, se non ostili, all’idea stessa di «fare cultura». Ve ne anticipiamo qui uno stralcio.

Il libro non è solo un mercato.
Nemmeno per noi che per mestiere produciamo e vendiamo libri.
Come strumento di formazione, come risorsa individuale e collettiva, come forma di circolazione delle conoscenze, anche come svago e divertimento, il libro è un bene comune.
I nostri libri, comunque, vogliamo che lo siano. E vogliamo immaginarne il futuro anzitutto a partire da questo.

Che il libro sia «anche» un prodotto in vendita, perché per molti possedere libri è ancora una cosa preziosa, non significa che il suo ecosistema sia riducibile al numero degli scontrini battuti. Come editori, e dunque come promotori di una proposta culturale, non possiamo ignorare e non sostenere quegli usi del libro che prescindono da un acquisto. Usi pubblici.
Non possiamo non capire l’importanza di chi rivendica un uso senza preoccuparsi della proprietà, di chi chiede un diritto a un accesso. Siamo consapevoli che facilitare questo accesso, moltiplicare le forme non proprietarie di uso delle narrazioni e dei saperi, estendere capillarmente il numero dei luoghi («luoghi» nel senso di reti, di rapporti compositi e di una molteplicità di luoghi differenti), in cui questo diritto può esercitarsi significa predisporre il terreno di una ricchezza culturale e sociale forse non misurabile ma della quale non saremo i soli a beneficiare. Occorre considerare il libro anzitutto una risorsa, per tutti e di tutti.

Il libro inteso come ecosistema complesso, nella varietà delle sue forme e delle sue articolazioni, nelle sue diversità bibliografiche e nell’estensione dei viventi che lo abitano. Dire «bibliodiversità» significa immaginare i soggetti vivi, fatti di carne e ossa, che tale «bibliodiversità» fanno esistere, siano essi autori, editori, librai, docenti, bibliotecari o lettori.

Dire «bibliodiversità» significa che qualcuno, in un dato momento della filiera del libro, si è posto il problema dell’esistenza e dell’importanza della diversità, forse sommandolo a quello della vendita o magari per un momento mettendo quest’ultimo da parte.
Conservare e far crescere un ecosistema fatto di diversi ambienti del libro e di diversi soggetti del libro significa dunque anche riuscire a vederne i punti di squilibrio, quando una specie prevale su un’altra o quando una pratica mette in discussione l’esistenza stessa di tale complessità. Significa quindi immaginare strumenti capaci di adattarsi caso per caso, che coinvolgano e richiedano la partecipazione di tutti i soggetti che l’ecosistema lo abitano.

Non possiamo non dirlo: la mano invisibile del mercato non governa granché. E tantomeno lo fa ora, quando fenomeni di concentrazione e standardizzazione impattano un mercato che è sempre meno lo specchio della diversità e forse nemmeno della libertà d’impresa. Poco importa che ciò avvenga dentro un regime di legalità, con il beneplacito dell’antitrust.
Se il libro è un ecosistema e non solo un mercato, denunciare e tentare di correggere ciò che produce squilibrio e impoverimento, non solo per gli editori, è un atto di civiltà, di ecologia dell’intelligenza sociale.

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