<![CDATA[ home | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it <![CDATA[The Offspring allo Sherwood 2020]]>


Mercoledi 24 Giugno 2020

The Offspring

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Opening acts:


Lagwagon

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The Menzingers

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Sherwood Festival 2020
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood20


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerti: ore 19.30

Biglietto in prevendita 35 € + d.p.

Biglietto in cassa 40 €


Acquista in prevendita su www.sherwood.it

Eviti le code
Ti assicuri l'ingresso anche in caso di Sold Out
È facile e sicuro

Clicca sul box giallo a destra


Prevendite attive anche su:

www.mailticket.it


A breve le prevendite saranno disponibili
anche su www.ticketone.it

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone con disabilità devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entrerà gratuitamente.

Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

Raggiungi lo Sherwood Festival in autobus
collegati sul sito di Busforfun.com


Dopo il sold out a Bay Fest 2019, le incendiarie quattro performance del biennio 2017-2018 e l'indimenticabile show di Market Sound 2016 con oltre 9.000 spettatori, torna in Italia una tra le band simbolo del punk rock: The Offspring atterrano nel Bel Paese per un doppio appuntamento al Carroponte di Milano e allo Sherwood Festival di Padova.

Non si tratterà di un semplice concerto, ma di una vera e propria festa punk: infatti, ad accompagnare The Offspring in questa divertentissima "rassegna" saranno due leggende dell’hardcore melodico: Lagwagon e The Menzingers.
 

The Offspring

Generazioni intere di fan hanno cantato e continuano a intonare i ritornelli di pezzi storici come The Kids Aren't Alright, Pretty Fly (For a White Guy), Original Prankster o Why Don't You Get a Job. I loro successi vengono costantemente trasmessi in radio, in TV e durante ogni DJ set rock, a testimonianza del fatto che i The Offspring sono la band delle grandi occasioni. Dexter Holland (voce, chitarra), Noodles (chitarra), Greg K (basso) e Pete Parada (batteria) compongono la lineup della band, che dopo i primi passi mossi nel 1987 ha raggiunto il successo planetario con l’album Smash, il disco più venduto di sempre (14 milioni di copie) prodotto da un’etichetta indipendente, Epitaph Records. Da lì la band non si è più fermata, raggiungendo il grande pubblico con dischi storici quali Americana (1998) e Conspiracy of One (2000). Il gruppo sta lavorando in studio al prossimo album, il primo da quando nel 2012 era uscito Days Go By. Inutile dire che l'attesa per questa nuovo capitolo è letteralmente spasmodica e sta portando milioni di fan a chiedersi quale sarà la prossima mossa e la prossima impronta che i The Offspring vorranno imprimere nella loro musica. Non ci è ancora dato sapere quando uscirà l'album, nel frattempo non possiamo far altro che aspettarli al varco di due nuovi, memorabili live show dell'estate 2020 che, a leggere questi nomi, si preannuncia caldissima per tutti gli aficionados del punk.


Lagwagon

I Lagwagon non hanno bisogno di presentazioni per gli amanti del genere e non solo; tra le istituzioni del punk rock, in quasi trent'anni di carriera hanno raggiunto il successo mondiale pubblicando dei veri e propri inni per la scena internazionale. La loro storia è fatta non solo di pietre miliari come Violins (da Hoss, 1995) o May 16 (Let’s Talk About Feelings, 1998), ma anche di tantissime travolgenti esibizioni dal vivo. Dal 1988 a oggi la band ha infatti macinato kilometri su kilometri e calcato i palchi di tutto il mondo guadagnando notorietà e soprattutto una schiera di fan sempre più affezionati. La loro carica live è innegabile: con qualche accordo e rullata ben assestata riescono a catapultare il pubblico sulle spiagge di Santa Barbara, dove tutto ha avuto inizio. Freschi dalla loro ultima uscita discografica "Rider" (2019, nona sotto Fat Wreck Chords) i Lagwagon hanno da poco concluso tre, intensissime date nella nostra Penisola, e sono già pronti a tornare l'ultima settimana di giugno, per un appuntamento caldissimo.
 


The Menzingers

I Menzingers nascono nel 2006 dalla mente di quattro teenager della Pennysilvania cresciuti a pane e ska punk, tutti musicisti in erba già membri delle classiche band adolescenziali fatte di ribellione, irruenza naif e brevi schizzi di consapevolezza. L’alchimia presente tra i quattro è incontenibile, tanto da spingerli in breve tempo a incidere ben due full length, permettendogli di guadagnare l’appoggio degli Anti-Flag, che li vorranno insieme a loro in svariati tour. Nel 2012 pubblicano “On the impossible past” (Epitaph) che incontra fin da subito il plauso della critica e conquista, entro la fine dell’anno, il titolo di “album dell’anno” per svariate testate specializzate in Punk e Hardcore. Il tour che segue (e prosegue fino al 2015) li consacra come imprescindibile live-act per ogni appassionato del genere, grazie alla forte presenza scenica e alla grande carica che riescono a iniettare in ogni brano del loro repertorio, rivestendolo di un’irruenza grezza divenuta ormai loro marchio di fabbrica. Nel 2019 esce il loro sesto album in studio “Hello Exile”: un viaggio alla ri-scoperta delle sonorità del passato ma con lo sguardo rivolto a tematiche profondamente attuali: dall’ascesa delle destre conservatrici al cambiamento climatico, la band confeziona 12 tracce coese, taglienti e talvolta imprecise come delle schegge di proiettile.


In collaborazione con:

Hub Music Factory

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<![CDATA[Venezia Hardcore Fest 2020]]>

8-9 Maggio 2020Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)


Venezia Hardcore Fest 2020

30 Bands

2 Days

2 Stages

Merchandising Area | Skateboarding | Vinyls | DIY

Pizza | Local Food | Vegetarian & Vegan Food


Venice Hardcore Festival is a 100% DIY festival born 8 years ago. The aim of the festival is having the underground scene sticking together for a day with music, skateboarding, art & illustrations and tattoo artists.


This festival is run by volunteers and every year we do our best to add something new and improve our offer. We want to make sure people have a great time, but this depends on you as well, so enjoy the festival, make some new friends, have fun but PLEASE respect each other and respect the staff & venue which is hosting you!

No dogs allowed inside the venue


Tickets

Friday € 10

Saturday € 20

Full Weekend € 25

Tickets will be sold at the door only,
the venue is big so no worries, it won't sell out!


Bands

Infest – Exclusive Eu Show!

The Exploited

Belvedere

Lion's Law

Mindforce – Exclusive Eu Show!

Indian Nightmare

Messa

Riviera

This Gift Is A Curse

Toxic Shock

Stormo

CSCH

Moom

Hawser

Baratro – With Members Of Unsane & Marnero!

Kontatto

Tuono

Hexis

Darko

Mad Beat

Secoli Morti

Walk The Plank

Weed Dealer

Why Everyone Left

Golpe

400colpi – Reunion Show!

Lantern

Mother

Fulci


Hotel & Hostel

Book your room here > https://www.andavenice.com

Camping here > https://goo.gl/Kwqxtj


How to get to VEHC fest

By Car: Mestre/Marghera highway toll, the venue is 5 mins away from there.

By Train: Venezia Mestre station - the venue is 10 minutes away by walking.

Flixbus: In a month you will find all the rides available from the biggest European cities and from Italy as well. Book yours at:

Germany (http://www.flixbus.de)

Italy (http://www.flixbus.it)

By Plane: Select Venezia Marco Polo (VCE) or Treviso Sant'Angelo (TSF) as destination. Each airport is less than 30 minutes away from the venue and the hostels linked above - well served by public transports.


Sponsors & Partners:

American Socks - www.americansocks.com

Indiebox Music

Curtarock Festival

Tattoo River

Anda Venice Hostel

Wild Boys Tattoo

Klinik Piercing Tattooing

Nutty Print

MOBA Digital Studio


Poster design: Francesco "Fr3nk" Liori


For any general inquires: venicehardcorefest@gmail.com


One Love

Venezia Hardcore Crew

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<![CDATA[VENYL 11ª Fiera del Disco di Venezia]]>

Domenica 05 AprileCentro Sociale Rivolta Via F.lli Bandiera 45, Marghera
www.facebook.com/rivoltamarghera


Venyl

11ª Fiera del Disco di Venezia


Dalle 10.00 alle 20.00

Ingresso 3 €

Marieta monta in gondola, che mi te porto al VENYL !!!

Domenica 5 aprile torna la Fiera del Disco più grande del Veneto!

Dall'apertura dell'evento fino alla chiusura non mancheranno i dj set che faranno da colonna sonora all’evento e tante altre sorprese che vi sveleremo nelle prossime settimane.

E per finire la magica lotteria completamente gratuita: ogni due ore regaleremo un disco ad un fortunato visitatore! Conserva il biglietto che ti daranno all'entrata, servirà a ritirare il vinile!

(La lotteria si svolgerà in loco, estrarremo biglietti finché non troveremo un fortunato vincitore presente in hangar che ritirerà al momento stesso il disco, quindi non spediremo e non terremo in considerazione eventuali reclami)

Graphic design a cura di Darco Mal Prà by Treviso Comic Book Festival


● Ingresso gratuito per i bambini fino ai 12 anni

● Ampio parcheggio gratuito

● 10 minuti a piedi dalla Stazione di Venezia/Mestre

● Bar sempre aperto per tutta la giornata

● Pizzeria e Osteria con prodotti a km/0

● Birre artigianali e vini del territorio

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<![CDATA[Subsonica al Rivolta]]>

Sabato 04 Aprile 2020Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Subsonica

Microchip Temporale Tour

www.facebook.com/Subsonica


Apertura cancelli ore 20.00

Inizio concerto ore 22.00


Biglietti 25 €


Prevendite disponibili presso:


CS Rivolta
- Via F.lli Mandiera, 45 - Marghera (VE)

dal Martedi al Venerdi dalle ore 17.00 alle ore 19.00


Sherwood Open Live
- Vicolo Pontecorvo, 1 - Padova

tutti i Mercoledi dalle ore 20.00 alle ore 23.00


** Le prevendite sono acquistabili solo in contanti **


Salvo ulteriori comunicazioni saranno disponibili biglietti

anche in cassa la sera del concerto.

Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).


Venerdì 22 novembre 2019 è uscito “Microchip Temporale” (Sony Music), il nuovo album dei Subsonica.

A vent’anni dalla pubblicazione del disco che ha segnato in modo indelebile la scena musicale italiana, la band riavvolge il filo della storia.
“Microchip Temporale” è una rielaborazione di “Microchip Emozionale” realizzato in complicità con 14 artisti che hanno oggi, per la maggior parte, l’età dei Subsonica di allora: Achille Lauro, Coez, Coma_Cose & Mamakass, Cosmo, Elisa, Ensi, Fast Animals And Slow Kids, Gemitaiz, Motta, M¥Ss Keta, Nitro, Lo Stato Sociale e Willie Peyote.

Il primo brano ad anticipare il disco è stato “Aurora Sogna feat. Coma_Cose e Mamakass”, in cui le voci e le parole dell’apprezzatissimo duo milanese offrono una rilettura che arricchisce uno dei pezzi più amati dai fan dei Subsonica, regalando ad “Aurora” anche una voce femminile.

Da venerdì 8 novembre 2019 è disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “IL MIO D.J.”, il singolo dei Subsonica nella nuova versione realizzata con Achille Lauro, estratto da “Microchip Temporale”. La band rimette mano al brano più “dance” e giocoso di Microchip Emozionale per realizzarne una lettura urban, groovosa e molto attuale, che coinvolge anche Pierfunk, primo bassista del gruppo. Achille Lauro entra in scena con sapiente glamour vandalico e la festa finisce “in questura”.

Il nuovo lavoro è un regalo per chi ha conosciuto, vissuto e amato “Microchip Emozionale”, un disco che ha accorciato le distanze tra la musica indipendente italiana e le produzioni internazionali, integrando elettronica, rock, dance, testi e melodia in una sintesi unica. Oggi “Microchip” viene completamente risuonato, rivisitato e arricchito dalla creatività e dalle parole di alcuni tra i più significativi protagonisti della scena attuale. Torna anche la ragazza giapponese con la pistola, la stessa Midori Tateno, in copertina 20 anni dopo a segnare il legame tra passato e presente.

controlla bio bomchilom

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<![CDATA[Youth Of Today Collective Fest 2020]]>

Sabato 28 Marzo Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Youth Of Today Collective & Trivel Collective presentano:


Youth Of Today Collective Fest 2020

Venezia Hardcore Fest Warmup Show

www.facebook.com/events/2511473322450615


Apertura Porte ore 19.00

Inizio Concerti ore 19.30


Ingresso 5 Euro

Come lo scorso anno, Youth Of Today Collective e Trivel Collective hanno unito le forze per far coincidere il Warm Up del Venezia Hardcore Festival con lo YOT Festival in un'unica data. Venite a scaldarvi in vista del festival di Maggio.


Sul palco:

Marnero

Dogs For Breakfast

Cheap Date

Blvd Of Death

Rope

Mad Cow Sins

Definite

Decacy

LIR


Proudly powered by American Socks, Trivel Collective and Rambla Event


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<![CDATA[España Circo Este]]>

Venerdi 27 MarzoCso PedroVia Ticino, 5 - Padova


España Circo Este

www.facebook.com/espanacircoeste

Club Tour 2020

España Circo Este ritornano in tour con il nuovo album, in uscita a marzo 2020 per Garrincha Dischi.


Apertura cancelli ore 21.00

Inizio concerto ore 23.00


Ingresso 5 € - No prevendite

Biglietti disponibili alla porta la sera del concerto


Appena 6 anni di attività e più di 500 concerti tra Italia, Europa ed America, per la band España Circo Este. La musica degli E.C.E. è un mix di Pop e di Punk, di Tango e di Cumbia, di Latin e di Reggae. Un sound unico ribattezzato Tango-Punk.

La loro carriera ha inizio nel 2013 quando la band pubblica l’E.P. autoprodotto Il Bucatesta a cui fa seguito un tour di oltre 100 date tra Spagna ed Italia.

Nel gennaio 2015 pubblicano La Revolucion del Amor, il primo LP, che li impegna in un tour europeo di 120 date in 6 paesi diversi (Italia, Svizzera, Austria, Danimarca, Germania e Repubblica Ceca), mentre nell’estate dello stesso anno vengono chiamati come opening act ufficiali nei tour italiani di artisti dal calibro di Manu Chao e Gogol Bordello.

Il 2016 li vedrà ancora “on the road” in Italia e nel resto d’Europa. Un lungo Tour che farà tappa in alcuni dei più importanti festival europei, come l’Hafenfest di Amburgo, il Breminalia di Brema, il Passpop ed il Lowlands in Olanda (unica band italiana invitata da questi due storici festival olandesi in oltre 20 anni di programmazione).

Nel 2017 pubblicano in Italia con Garrincha Dischi – ed in licenza anche in Spagna, Portogallo, Andorra, Francia e Germania, Austria e Svizzera – il loro secondo album Scienze Della Maleducazione e nell’autunno dello stesso anno ricevono a Faenza il premio MEI per il “Miglior Tour Nazionale ed Internazionale” dell’anno. Il 20 Ottobre dello stesso anno esce il loro primo disco live Tour della Maleducazione che imprime su disco l'energia incendiaria che la band sprigiona sul palco.

A marzo 2018 volano verso gli Stati Uniti selezionati tra le 12 band ospiti dell’International Day Stage del mitico South by Southwest di Austin in Texas, siglando così la loro prima apparizione fuori dal Vecchio Continente. A giugno dello stesso anno pubblicano per il mercato Sud Americano Bau Bau Ciudad, un EP di tre tracce in collaborazione con l’artista messicana Flor Amargo.

Nel 2019 entrano in studio con il produttore Fabio Gargiulo (Lo Stato Sociale, Arisa, Eros Ramazzotti, La Rappresentante di Lista, Motta, ecc…) per le registrazioni del nuovo album in uscita in primavera 2020 per Garrincha Dischi.

Gli España Circo Este sono: Marcelo (Voce, Chitarre), Jimmy (Batteria, Percussioni, Voce), Ponz (Basso, Synth, Voce), Matteo (Fisarmonica, Chitarre, Violino, Voce)

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<![CDATA[Fast Animals and Slow Kids]]>

Sabato 21 MarzoCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Fast Animals and Slow Kids

"Animali Notturni in Tour"

www.facebook.com/fastanimalsandslowkids


Apertura cancelli ore 21.00

Inizio concerto ore 23.00


Biglietti 15 €

Non sono previste prevendite, i biglietti saranno disponibili solo in cassa la sera del concerto.


Dopo il live:

La Valigetta di Andy DJ-Set

www.facebook.com/lavaligettadiandy


Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).


I Fast Animals And Slow Kids tornano dal vivo! La band perugina, dopo un’incredibile estate di concerti, tornerà dal vivo indoor. Gli Animali Notturni nei club! Senza ombra di dubbio uno dei migliori show dal vivo presenti oggi in Italia, totalmente rinnovato per questi concerti. Un’esperienza live completa e totalizzante.

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<![CDATA[Punkreas]]>

Venerdi 20 MarzoC.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova


Punkreas

XXX The Best Show

www.facebook.com/punkreasofficial

Il live che celebra i 30 anni di carriera della band


Apertura ore 21.00

Ingresso 10 € - No Prevendite

Biglietti direttamente in cassa all’apertura dei cancelli.


A seguire DJ-Set


10 album in studio all’attivo, 3 decenni di infaticabile attività live con migliaia
di concerti in tutta Italia, brani diventati dei veri e propri inni come “Aca’ Toro”, “La canzone del bosco”, “Canapa”, “Sosta”, “Tutti in pista”: il lungo percorso artistico dei PUNKREAS li ha portati ad essere un baluardo della scena punk-rock italiana.

"XXX The Best Show" sarà un concerto che ripercorre l’intera carriera della band, dagli esordi di United Rumors Of Punkreas alle più recenti prove di Inequilibrio Instabile.

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<![CDATA[Paolo Baldini Dubfiles & Dan I ft. Jules I]]>

Sabato 14 Marzo Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Zion Station Festival 2020 Launch Party

www.facebook.com/ZionStationFestival.Italy


Paolo Baldini Dubfiles


& Dan I

(from Imperial Sound Army)

feat. Jules I

(from Mellow Mood)

www.facebook.com/paolobaldinidubfiles

www.facebook.com/imperialsoundarmy

www.facebook.com/giulio.frausin


Hosted & powered by:

Heavy Rootation Sound System

www.facebook.com/heavyrootation


Warm-Up:

BomChilom Sound

Special Vinyl set

www.facebook.com/bomchilom


Apertura cancelli ore 21.00

Ingresso 10 € - No prevendite

Biglietti direttamente in cassa all’apertura dei cancelli.

Le prime 100 persone che entreranno potranno vincere
2 ingressi giornalieri per lo Zion Station Festival 2020.
 

3-4-5 Luglio 2020 - Delizia del Vergese, Gambulaga (FE)

Evento FB: www.facebook.com/events/1013766212335920

L'estrazione avverà in serata.
 

Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.
 

Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre: 

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).
 


Paolo Baldini nasce a Pordenone nel 1975. È̀ considerato uno dei produttori più interessanti del panorama indipendente italiano.

Con la sua prima band (B.R.Stylers) si distingue nel panorama reggae italiano per l’uso predominante dell’elettronica e di sonorità di ispirazione UK, che lo avvicinano a nomi come Revolutionary Dub Warriors e Zion Train e che saranno suo segno distintivo per un lungo periodo. Nel 2006 entra a far parte degli Africa Unite, di cui produce due dischi (Controlli e Rootz). La collaborazione con Madaski si estende anche al progetto Dub Sync, di cui è bassista e produttore. Il suo approccio si fa sempre più analogico e ispirato ai grandi nomi del dub made in Jamaica come King Tubby o Scientist.

Nel 2010 produce per i Tre Allegri Ragazzi Morti “Primitivi Del Futuro”, esperimento di contaminazione rock-reggae, che avrà un seguito in “Nel Giardino Dei Fantasmi”, dove invece il rock è tinto di world music. È̀ il produttore storico dei Mellow Mood, sicuramente il suo prodotto di respiro più internazionale, e di cui cura anche i progetti paralleli.

Nel 2014 esordisce per La Tempesta Dischi con il suo progetto DubFiles, testimonianza del suo lavoro di dubmaster, accompagnato da diversi cantanti (Mellow Mood, Forelock, Richie Campbell, Sr. Wilson, Andrew I e Dub Fx). Il tour che segue porta Baldini ad esibirsi in Italia, Francia e Spagna.

A inizio 2015 si reca in Giamaica per registrare il suo secondo album, intitolato "DubFiles at Song Embassy, Papine, Kingston 6". Grazie ad uno studio mobile, che resta in funzione per una settimana alla Song Embassy yard che da il titolo al disco, una ventina di artisti provenienti dal ghetto di Papine, la maggior parte dei quali assolutamente sconosciuti, trasforma le strumentali di Baldini in un tributo al multiforme genio giamaicano più genuino e spontaneo, in una sessione di registrazione a cavallo tra esibizione e reggae party.

L’album, accompagnato da un documentario che ne racconta genesi e fasi di realizzazione, è uscito ad aprile 2016 per neonata La Tempesta Dub, sub-label della più famosa La Tempesta Dischi, gestita dallo stesso Paolo Baldini e dai Mellow Mood. I singoli estratti dal disco, “Boom (Wah Da Da Deng)” e “Kingston 6”, stampati su 7” per celebrare la nascita dell’etichetta, sono andati sold-out nel giro di poche settimane.

Il 30 novembre 2018 pubblica Large Dub, sua versione dub dell’ultimo disco dei Mellow Mood di cui ha curato la produzione.

Nella primavera del 2020, anticipato dal singolo We Rasta in uscita il 31 gennaio, uscira’ il suo nuovo lavoro Dolomites Rockers, progetto sviluppato con Imperial Sound Army, realtà di spicco del panorama dei soundsystem internazionale, capitanata dal cantante e soundman Dan I.

Il disco vede la partecipazione di numerosi artisti della scena reggae e dub internazionale (tra cui Akae Beka, Fikir Amlak, Benji Revelation) e esplora sonorità più elettroniche e “heavyweight” rispetto ai precedenti lavori di DubFiles, ma Baldini mantiene il proprio approccio analogico e organico alla produzione.

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<![CDATA[Rumble in Marghera Jungle - 5ª Ed. ]]>

Sabato 14 MarzoCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 – Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Rumble In Marghera Jungle

V Edizione

Ring for all / No to discrimination


Special guest:

Maestro Matteo Giacometti

(Wat Muay Thai Padova)


Apertura cancelli ore 14.30

Inizio eventi ore 15.30


Ingresso 3 Euro

Sabato 14 Marzo al Centro Sociale Rivolta, quinta edizione del “Rumble In Marghera Jungle”.

Nella sala Hangar verrà allestito un ring 5mt x 5mt per i match di Pugilato e Muay Thai.


Spettacolo di tessuti aerei

Aprirà la giornata sportiva uno spettacolo di tessuti aerei curato dal gruppo di danza acrobatica “Le Rivoltelle”.


Incontri di Boxe Circuito UISP - 1ª Ed.

March di Muay Thai – Thai Culture Torunament - 7ª Ed.

Siamo lieti di presentare e ospitare la prima tappa ufficiale del Campionato italiano di Pugilato Amatoriale UISP a cura delle palestre popolari del nord-est, infine la "Thai Culture Tournament" settima edizione Campionato di Muay Thai UISP - 2° tappa - Incontri a contatto pieno con e senza protezioni.

I cancelli apriranno alle 14:30 e sarà richiesta un sostegno economico per l’entrata di 3€ a persona, valido per gli incontri. Così facendo ci aiuterai alla realizzazione altri eventi come questo e contribuirai alle spese dei lavori di miglioramento della Palestra Popolare Rivolta.

Gli eventi inizieranno alle 15:30 e termineranno alle ore 19:30 circa; finiti gli incontri si potrà usufruire dell’Osteria e della Pizzeria del Centro Sociale per cenare o fermarsi per la serata con Dolomites Rockers: Paolo Baldini Dubfiles & Dan I + Jules I (costo 10 €).


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera – uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).

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<![CDATA[1 0 0 w/ Shlagga, Marco Segato & more]]>

Sabato 07 MarzoCentro Sociale RivoltaF.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)


1 0 0

1 0 0 is a collective and event series focussing on rough-edged electronic music,
contemporary culture and more.


Sala Nite Park


Music by:


Shlagga

The Zenobit3 aka Sumerian Slave

Marco Segato (live)

Form of Expansion


Sala Open Space

Video installazione by

Leonardo Pedio "Romeo e Giulietta" (2017, 4.38min)

Alessio Costantino "Laguna" (2019, 15min)


Apertura cancelli ore 22.00



Come arrivare dalla stazione Mestre:

https://goo.gl/maps/xKeXHTs33kxUmRCq5

Info:

www.1-0-0.info

www.instagram.com/hopeyouknow100

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<![CDATA[Worries In The Area 6: Foundation VS Stereo 5]]>

Sabato 29 Febbraio 2020Centro Sociale Occupato PedroVia Ticino, 5 – Padova, Italy


BomChilom Sound presents:

Worries In The Area 6

www.facebook.com/worriesinthearea

Dubplate Soundclash


"Highest Level Soundclash" 2018 Winner:

Foundation Sound

(Groningen, Olanda)

www.facebook.com/foundationsound1


VS

"US Rumble" 2019 Winner:

Stereo 5 Sound

(New York, U.S.A.)

bit.ly/Stereo5sound


Apertura Cancelli: 22.00

Inizio Clash: 24.00 (puntuali)

Ingresso: 15 Euro

Informazioni:

worriesinthearea@gmail.com
www.facebook.com/worriesinthearea
www.facebook.com/bomchilom


Come raggiungere la location:

In auto: 
Coordinate GPS - 45.424055, 11.870935

In treno: 
(Per info sugli orari: www.trenitalia.com) Stazione Padova Centrale, imboccare il sottopasso e prenedere "Uscita Arcella", girare a sinistra e proseguire per circa un chilometro su via Annibale da Bassano finchè sulla sinistra si trova Via Ticino (davanti al benzinaio ERG).

In aereo: 
Padova è facilmente raggiungibile dall'Aeroporto di Treviso (TSF) e da quello di Venezia (VCE) con bus di linea BUSITALIA (www.fsbusitalia.it). Dall'Autostazione di Padova entrare nella Stazione dei treni, imboccare il sottopasso e seguire le indicazioni riportate nel punto precedente.


Dove dormire:

Hotel Giovanni
Via Terenzio Mamiani, 17 – Padova
www.hotelgiovanni.it
+39 0498073382
2,6 km dalla location / from the venue

Bed and Breakfast Gioia
Via Pietro Liberi, 10 - Padova
www.bbgioia.com
+39 3930116407
874 mt dalla location / from the venue

Hotel Casanova
Via Annibale da Bassano, 45 - Padova
www.hotel-casanova.it
+39 0498643889
304 mt dalla location / from the venue

Hotel Al Cason
Via Frà Paolo Sarpi, 40 - Padova
www.hotelalcason.com
+39 049662636
670 mt dalla location / from the venue

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<![CDATA[Era Serenase + Cogito]]>

Sabato 29 FebbraioCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Era Serenase

www.facebook.com/eraserenase

Spine Club Tour 2020


Opening act:

Cogito

www.facebook.com/Cogito.rn


A seguire DJ-Set (TBA)

Apertura cancelli ore 21.00

Ingresso 8 € - No prevendite

Biglietti direttamente in cassa all’apertura dei cancelli.


Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).


Era Serenase

“Siamo cugini. Da quando siamo nati, più o meno. Abbiamo sempre giocato insieme, sempre litigato, ci siamo sempre sempre rotti i coglioni a vicenda.”

Era Serenase nasce nell’estate 2014 dai cugini Davide “EraSfera” Brancato (rapper e songwriter) e Serena “Serenase” Gargani (cantante, beatmaker e videomaker). Il duo decide di scrivere, registrare e girare il video della canzone “Minyponi” nel giro di due giorni, quasi per scommessa.

Il risultato è divertente e nei mesi successivi escono su youtube con altri due brani, “Cartongesso” e “Crystal-Ball”. Quest’ultima canzone porta il duo tra i cinque selezionati della categoria rap/hip-hop del concorso per cantautori “Genova per Voi” nel 2015.

Da qui nasce il desiderio di dedicarsi alla scrittura di album, isolati nella loro casa in campagna dell’entroterra genovese, tra orto, galline e capre.

“Crystal-Ball”, il primo disco, uscito il 20 ottobre 2017 per The Prisoner Records è stato anticipato da “Letargo”, il primo video/singolo che ha portato il duo a diventare “Artisti della Settimana” per MTV New Generation/Just Discovered e a suonare in importanti live con vari artisti. L'album vede la collaborazione di artisti della scena italiana come Dutch Nazari, Willie Peyote, Sick et Simpliciter, Andrea Ceccon, Albe ok.

Segue un lungo e fortunato tour in tutta Italia che vede Serena e Davide calcare i palchi di locali e festival importanti.

A Luglio 2019 è uscito il singolo "Che brutto affare", prodotto da Alessandro Bavo.

Ad Ottobre 2019 esce il singolo "Spine" seguito a Dicembre da  “Catrame”, ultimo singolo per ill 2019.

Entrambi i brani anticipano l’EP “Spine” in uscita per Gennaio 2020.

Cogito

Cogito arriva dall’underground e incontra la scrittura.

Riccardo nasce in provincia di Venezia nel 1998. A 8 anni inizia a suonare la batteria e nel 2012, a 14, inzia a suonare Punk anni 90 con gli Hugger Mugger. Poco dopo inizia contemporaneamente il progetto MOS con cui apre le danze al Venice Hardcore Fest 2014. E' proprio nello stesso anno, seguendo le orme del bassista e cantante degli Hugger Mugger, inizia a suonare con i Fernweh avvicinandosi al canto del Punk inglese. Escono così due EP ( ''Saudade'' e ''Fernweh'') e inizia a collezionare svariati concerti spingendosi fino a Milano.

È nell'inizio del 2017 che scopre la sua passione per la scrittura. Decide così di non voler più suonare come batterista per poter iniziare il proprio progetto solista. Al Mira on Air Fest 2017 ha luogo il suo primo spettacolo con letture dei propri scritti e accompagnamenti musicali a nome di Cogito.

Nel 2018 arriva la vera e concreta collaborazione con J Milli, saxista/cantante nel gruppo Patois Brothers e produttore musicale. L’incontro tra gli stili dei due artisti ha portato la creazione di sonorità uniche. Cogito prende vita come cantante scegliendo la strada dell'Indie Pop perchè è il modo migliore per esprimersi in sintonia a sé stesso e per cercare di emozionare e coinvolgere chi lo ascolta.

Nell’estate del 2018 entra nel progetto Matteo, amico che con le competenze di comunicazione grafica e multimediale imposta la progettualità tecnica e creativa nel team. La sinergia creata, anche con l’aiuto di altri amici, porta alla prima pubblicazione nell’ottobre del 2018 con “Cicca & Caffé” che in meno di un anno raggiunge i 100’000 ascolti. Nei mesi a seguire escono altri due singoli “Spaiati” e “Lucciola”, l’uscita delle canzoni viene sempre accompagnata da contenuti che aggiungono valore coinvolgendo il pubblico.

Il 30 aprile del 2019 si esibisce per la prima volta al Totem club di Vicenza in apertura ai Rovere, dopo altri cinque live il 27 giugno suona a Sherwood festival a Padova prima dei Coma_Cose. Alla fine dell’estate chiude il tour con 12 date tra Milano e Venezia. Dopo la pubblicazione del singolo “OrMai” si prepara a far uscire il primo album.

Cogito ergo sum - dunque sono Cogito.

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<![CDATA[Cracking]]>

Venerdi 28 FebbraioCentro Sociale RivoltaVia Fratelli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
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Cracking

di Gianfranco Bettin

Un uomo in rivolta nella fabbrica dei veleni e degli inganni


Un bellissimo e potente romanzo a sfondo storico sociale sull’area di Porto Marghera, che è stata una delle realtà produttive più importanti in Europa


con:

Francesco Ventimiglia

Gualtiero Bertelli

Simo Cimo Nogarin

** Brani di Intro e Outro di Marco Ponchiroli


Apertura cancelli + Aperitivo ore 20.00

Inizio spettacolo ore 21.00

Ingresso 5 €

Celeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d’ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water , davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l’altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l’alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la Storia è davvero finita o è appena cominciata.

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<![CDATA[Link Up In The Area 3]]>

Venerdi 28 Febbraio 2020C.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova


BomChilom Sound
 presents:

Link Up In The Area 3

Worries In The Area Soundclash 6 Pre Clash Link-Up

Vai all'evento del clash


International Reggae Dancehall Juggling Night

longside:


Ma Gash Intl. (Geneva, CH)

www.facebook.com/magashintl


Northern Lights (Udine, IT)

www.facebook.com/NORTHERNLIGHTSSoundSystem.Italy


KalyWeed (Bologna, IT)

www.facebook.com/KalyweedSoundsystem


Kaya Sound (IT)

www.facebook.com/KayaSoundsystem


Dancehall Paradise (Perugia, IT)

www.facebook.com/omar.m.c.akhrif


Invasion (Innsbruck, AT)

www.facebook.com/invasionsound


GanjaForce (Olten, CH)

www.facebook.com/ganjaforce


Banpay Crew (Firenze, IT)

www.facebook.com/banpaycrew


Rising Hope (Como, IT)

www.facebook.com/risinghopesound


Kings Crown (Linz, AT)

www.facebook.com/KingsCrownSound


Rough Town (Traunstein, DE)

www.facebook.com/ROUGHTOWNSOUND


Burnin Fyah (Trieste, IT)

www.facebook.com/BURNINFYAH


EnnaMassive (Enna, IT)

www.facebook.com/ennamassive


Ikno Sound (IT)

www.facebook.com/IKNO-SOUND-SYSTEM-118407294863653


Blessline (Bologna, IT)

www.facebook.com/enzo.blesslineint


Dinamite (Perugia, IT)

www.facebook.com/dinamite.dina.50


Bassklaat (Pisa, IT)

www.facebook.com/Bassklaat-Zee-Higrade-Finest-1608895722674027


Natty Roots  (Alessandria, IT)

www.facebook.com/nattyrootsalessandria


Dalle 20.00 alle 4.00

Ingresso: 3 Euro

Pizza / Food / Beer / Cocktail

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<![CDATA[Johnny Marsiglia live al Cso Pedro]]>

Sabato 22 FebbraioC.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova

 

Johnny Marsiglia live

 

Opening:
Polly, Orli

Hosted by:
Mbassadò


Apertura ore 22 - Ingresso 5 euro

Johnny Marsiglia acclamato mc palermitano e tra i più seguiti per la sua originalità e ricerca, da un anno e mezzo è fuori con Memory, tra i più apprezzati al momento della sua uscita. Arriva a quattro anni dal precedente lavoro di Marsiglia, è prodotto da Big Joe ed è il primo album firmato dall’etichetta Sto Records/Atlantic, distribuito da Warner Music Italy.

Johnny Marsiglia, classe ’86, è nato a Palermo da padre palermitano e madre capoverdiana.
Oltre a vantare collaborazioni del calibro di artisti come Ensi, Rayden e Fid Mella, consacra il suo nome tra i migliori rapper d'Italia.
Dopo numerose apparizioni su vari dischi di rapper italiani (vanta collaborazioni con artisti del calibro di Ensi, Rayden e Fid Mella), nel 2012 esce in tutti i negozi e digital store per Unlimited Struggle Orgoglio, secondo disco del rapper palermitano, interamente prodotto da Big Joe. Il 18 marzo 2014, pubblica Fantastica Illusione, sempre prodotto da Big Joe per l’etichetta Unlimited Struggle.
Nel settembre del 2017, Johnny Marsiglia e Big Joe entrano a far parte del roster dell'etichetta Sto Records che vanta tra i suoi esponenti Ghali e Capo Plaza.
Dopo una lunga attesa, a quattro anni dal precedente lavoro, esce il 18.05.2018 il nuovo album Memory.
L’album è prodotto da Big Joe ed è il primo album firmato dall’etichetta Sto Records/Atlantic, distribuito da Warner Music Italy.
Memory contiene 13 curatissime tracce che confermano il talento del duo palermitano e lo stile unico e caratteristico di Marsiglia, che unisce la città in cui è cresciuto, Palerm,o con la sua cultura e la sua tradizione, e le radici multiculturali della sua famiglia: fattori importanti e indelebili nel suo rap.
Memory rappresenta un nuovo inizio che racchiude gli elementi dell’infanzia e dell’adolescenza di Marsiglia e li trasforma in una cartina geografica della propria vita raccontata con attenzione alle parole e all’interiorità.
L’album è stato anticipato dai singoli Clessidra e Storie e dal più recente La pioggia, gli applausi, il cui video, colorato e spettacolare, è stato girato in Sicilia tra Menfi e Tre Fontane e rispecchia le origini del rapper.

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<![CDATA[Erasmus Carnival Party 2020]]>

Venerdi 21 Febbraio Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Erasmus Carnival Party 2020


Music by:

DJ Gaver & MatFire

(Trap, Electro House, Deep, Melbourne and more ...)

www.instagram.com/itsgaver

www.instagram.com/thatsmatfire

Indossate il vostro costume migliore, preparatevi a ballare tutta la notte e a festeggiare il Carnevale di Venezia.


Apertura cancelli ore 23.00

Ingresso 5 € - No prevendite

Biglietti direttamente in cassa all’apertura dei cancelli.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 20 febbraio 2020]]>

Ventenni, trentenni, quarantenni… non importa, ad un certo punto “si emerge”! certo, essere ventenni è una bella discriminante per essere considerati talenti emergenti, ma non tutti ci riescono, alcuni lavorano, suonano, girano per anni prima di maturare artisticamente o di avere l’intenzione o di trovare l’occasione giusta per cominciare a farsi notare più manifestamente con una serie di progetti propri, con i primi dischi… è da queste considerazioni che parte probabilmente l’elencazione degli ottimi artisti di varie età della categoria dei migliori talenti emergenti che si trova, insieme alle altre categorie, nel referendum della rivista Musica Jazz, che ci sta facendo da guida all’ascolto da alcune puntate (alternandosi ai risultati dei Grammy Awards). Come farli ascoltare se non attraverso le loro più recenti registrazioni? E allora saltano subito all’occhio dei dischi straordinari per originalità, spessore del progetto, talento, come per esempio quelli delle tre “ragazze” in elenco, se posso permettermi il termine confidenziale: Linda May Han Oh, Laura Jurd, Jaimie Branch, tra l’altro tutte di diverse provenienze. Grande anche la voce, al canto e allo scat, di Veronica Swift. Notevole il progetto enciclopedico di Makaya McCraven, notevole, ma non è più una sorpresa, Joel Ross (che risulta essere il più apprezzato), e poi da gustare Jason Palmer, Noah Preminger, Quinsin Nachoff. Per questioni di tempo, di quella lista dei migliori è restata fuori solo un’altra sassofonista, la danese Mette Rasmussen, ma non mancherà occasione. Buon ascolto.   JPY  333 27 18 178

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 Playlist:

01.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five  (time out, 1959 columbia)

02.Joel Ross - touched by an angel (kingmaker, 2019 blue note)

03.Jason Palmer - waltz for Diana (rhyme and reason, 2019 giant step arts)

04.Wynton Marsalis & Véronica Swift - Cherokee (Jazz in Marciac 2019)

05.Noah Preminger - halfway to Hartford (genuinity, 2018 criss cross)

06.Linda May Han Oh- lilac chaser (adventurine, 2019 biophilia rec)

07.Laura Jurd - jumping in (stepping back jumping in, 2019 edition rec.)

08.Jaimie Branch - prayer for amerikkka Pt. 1 & 2 (fly or die II: bird dogs of paradise, 2019 international anthem)

09.Quinsin Nachoff's Flux - orbital resonances (path of totality, 2018 whirlwind)

10.Makaya McCraven - turtle tricks (universal being, 2018 international anthem)

11.Laura Lurd - Ishtar (stepping back jumping in, 2019 edition rec.)

12.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five  (time out, 1959 columbia)

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 20 febbraio 2020]]>

Siamo in pieno Carnevale e un nativo di Rio de Janeiro come chi scrive, non poteva non dedicare la puntata alla più grande festa popolare del pianeta e alla più grande sfilata del mondo, alla quale ha avuto il piacere di partecipare nei suoi primi anni di vita! Ma, nonostante il clima festoso, non posso esimermi da tenere alta la guardia rispetto a quello che succede nel Paese perché il silenzio sarebbe complice del regime fascista attualmente in corso. E’ di alcuni giorni fa un pubblico violento attacco sessista del Spresidente Bolsonazi e dei suoi complici, familiari e non, contro Patricia Campos Mello (nella foto), una delle più note e apprezzate giornaliste del Sudamerica. A causa delle sue serie inchieste sul pesante traffico di fake-news partite dallo staff di quel disgustoso individuo nel periodo intorno alle ultime elezioni presidenziali, Patricia è stata tacciata pubblicamente di molestare sessualmente, di offrire il suo corpo in cambio di rivelazioni. In questo caso lo spregevole Spresidente si dimostra equo e democratico visto che destina lo stesso trattamento alle donne, che siano bianche o nere, che siano giornaliste o politiche (si ricordi la personale minaccia di stupro (!) che fece in ambito parlamentare ad una avversaria politica), la sua bassezza  non ha confini. E intanto cominciano a circolare liste di libri da eliminare nelle biblioteche. Non è un caso che ben dieci su tredici “Escolas de Samba” di Rio presenteranno temi, argomenti, coreografie di protesta o contestazione verso l’attuale condizione del Paese perché il Carnevale è pur sempre un momento sovversivo nonostante le infiltrazioni commerciali, gli sponsor, il turismo e forse anche qualche ombra dovuta al gioco d’azzardo e alla malavita locale. La puntata racconta un po' la storia di questa festa passando per Olinda e Recife, per le famose “Marcinhas”, le marcette dei primi decenni del ‘900, con la super star Carmen Miranda, parla del famoso “Trio Eletrico” di Salvador de Bahia, quello dei super camion amplificati, ricorda l’apparire dei “Blocos da Rua”, cita la super sfilata del Sambodrono Profesor Darcy Ribeiro di Oscar Niemeyer, le sue caratteristiche, le regole e i punti per vincere il “campionato” o per non retrocedere nelle serie inferiori. Ricorda anche Mario Filho, grande giornalista, scrittore, agitatore sportivo, quello che ha inventato il Carnevale di Rio come lo conosciamo oggi, uno di quelli a cui dobbiamo lo stadio Maracanà (a lui intitolato). Insomma non tutto ma di tutto per invogliare a conoscere un po' più a fondo un altro universo brasiliano. Buon ascolto.   JPY 333 27 18 178

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Playlist:

01.SIGLA   Caetano Veloso Joao Gilberto e Gilberto Gil - aquarela do Brasil (Brasil, 1981 philips)

02.Daniela Mercury - é Carnaval (single 2010)

03.Caetano Veloso - muitos carnavais (muitos carnavais, 1977 philips)

04.Caetano Veloso - atrás do Trio Elétrico (Caetano Veloso, 1969 philips)

05.Casuarina - eu quero é botar meu Bloco na rua, ft. Lenine  (10 anos de Lapa, 2013 warner music)

06.Aline Muniz - Bloco do Prazer (single 2010 tratore rec)

07.Banda Gol - ta hi (baile de carnaval, as elhores marcinhas de todos os tempos, 2016 gol rec)

08.Paulinho Da Viola - foi um rio que passou em minha vida (foi um rio que passou em minha vida, 1970 emi)

09.Beth Carvalho - vou festejar (de pé no chao, 1978 rca)

10.Alcione - o Surdo (a voz do samba, 1975 universal music)

11.Gal Costa - camisa amarela (aquarela do brasil, 1980 mercury)

12.Maria Bethania - camisa listrada (recital na boite barroco, 1968 emi)

13.Ney Matogrosso - yes, nós temos bananas (songbook Braguinha vol.1, 2002 lumiar discos)

14.Jorge Ben - país tropical (Jorge Ben, 1969 philips)

15.Maria Bethania - historias pra ninar gente grande (samba enredo Mangueira 2019)

16.Marquinho Art Samba - a verdade vos farà livre (samba enredo Mangueira 2020)

17.Mauro Zockratto - adeus de Carnaval (single 2014)

18.Fernanda Takai - Ta-Hi, pra você gostar de mim (onde brilhem os olhos seus, 2007 deckdisc)

19.Paula Morelembaum - manha de carnaval (telecoteco, um sambinhna cheio de bossa, 2008 universal music)

20.Gal Costa - A Felicidade (Gal Costa canta Jobim ao vivo, 1999 bmg brasil)

21.SIGLA   Nelson  Sargento & Teresa Cristina - samba agoniza mas nao morre (cidade do samba, 2007 emi)

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“Marielle, presente!” di Agnese Gazzera, ed. Capovolte (info@capovolte.it)

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<![CDATA[ReadBabyRead_478_Patrick_Modiano_10]]>

Un giorno, sul lungosenna, Jean perde l'equilibrio: dalla riva del presente precipita in un vortice di ricordi che credeva perduti.
Anche se il tempo ne ha sfumato i contorni, a Jean tornano in mente numeri di telefono inventati, fermate del metro, dediche scritte con l'inchiostro blu. Ma i dettagli più irrisori sono indizi per ritrovare le donne che Jean ha incontrato e che ora, come spettri evanescenti, eludono la sua presa nel labirinto della memoria.
Con parole che sembrano scritte sulla superficie dell'acqua, tra sogno e ricordo, Modiano traccia quell'itinerario sentimentale che tutti percorriamo a ritroso alla ricerca di noi stessi.


ReadBabyRead #478 del 20 febbraio 2020


Patrick Modiano
Ricordi dormienti

(10a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Un giorno, sul lungosenna, il titolo di un libro ha attirato la mia attenzione: Il tempo degli incontri. Anche per me in un lontano passato, c'è stato un tempo degli incontri. In quel periodo avevo spesso paura del vuoto. Una vertigine che non provavo quando ero solo, ma con certe persone che, appunto, avevo incontrato da poco. Per tranquillizzarmi pensavo: prima o poi riuscirò a piantarle in asso. Alcune di queste persone non sapevi fin dove ti potevano trascinare. La china era scivolosa.
Per prima cosa potrei evocare le domeniche sera. Mi mettevano angoscia, come a chiunque abbia vissuto i rientri in collegio, d'inverno, a fine pomeriggio, nell'ora in cui cala il buio. Momenti che in seguito ti tormentano nei sogni, a volte per tutta la vita. La domenica sera alcune persone si riunivano nell'appartamento di Martine Hayward, e io mi trovavo fra quella gente. Avevo vent'anni e mi sentivo un po' fuori posto. Mi coglieva di nuovo un senso di colpa, come se fossi stato ancora uno studente: invece di rientrare in collegio ero scappato"


Scrittori francesi. Vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo, fisionomie dubbie presiedono alla restituzione incerta del passato:
«Ricordi dormienti» di Patrick Modiano, da Einaudi


Una strana, ambivalente, sensazione prende il lettore dell’ultimo romanzo di Patrick Modiano, Ricordi dormienti (traduzione di Emanuelle Caillat, Einaudi, pp. 83, € 15.00), specie se abbia lunga consuetudine con l’opera del grande scrittore francese. Non è la brevità di queste pagine, oltretutto largamente spaziate dalla costante dissolvenza dei bianchi tipografici, a disorientare, perché Modiano predilige da sempre la scansione del racconto lungo e cioè la leggera imbastitura in luogo della campitura a suture rigide tipica del romanzo vero e proprio; non è nemmeno il ribadirsi di una scrittura così magra da sembrare allo stremo, atona e decolorata, perché essa semmai rappresenta proprio la conferma del tocco à la Modiano. Piuttosto, c’è da chiedersi se questi Ricordi dormienti editi in Francia lo scorso anno (prima uscita dopo il conferimento del Nobel nel 2014) testimonino un culmine di essenzialità spettrale ovvero l’appendice volatile di una materia oramai risaputa e riproposta a oltranza. Con ogni probabilità, sono vere entrambe le cose.

L’incombere del tempo
Spazi e tempi vi risultano, come sempre, inderogabili fino alla ossessione, né è un semplice modo di dire che per leggere Modiano bisogna essere muniti di una piantina di Parigi o almeno delle linee del métro, perché chi dice «io» è un essere erratico le cui peregrinazioni stanno dentro un reticolo di arrondissement, numeri civici, pietre miliari e infinite tracce di uno stradario la cui precisione burocratica appare tuttavia inversamente proporzionale alla reale possibilità di riconoscerle e/o decifrarle al presente.
Come attesta una guida specifica (Béatrice Commengé, Le Paris de Modiano, Editions Alexandrines 2015, cui è affiancabile Elisabetta Sibilio, Leggere Modiano, Carocci 2015, unica monografia italiana disponibile), la città di Modiano, nel suo spazio nudamente fisico, non somiglia affatto a un labirinto postmoderno ma rammenta, viceversa, un palinsesto oscuramente stratificato proprio per l’incombere del tempo che per lo scrittore è la più classica combinazione di memoria e storia, perciò del passato personale, con le ferite del ricordo, e della vicenda collettiva dei suoi contemporanei.
Due ne sono tanto gli epicentri come i punti di diramazione: il primo è il civico 93 della rue Lauriston, nel XIII arrondissement, già sede della Gestapo francese, luogo di tortura e di avvio alla deportazione per ebrei e resistenti, dove il padre dello scrittore sembra avesse avviato un mercato nero, lui ebreo di origini anche italiane, per averne salva la vita; l’altro è la data di nascita dello scrittore, 30 luglio 1945, vicino alla foresta di Boulogne-Billancourt, nemmeno un anno dopo la Liberazione di Parigi, incipit dell’infanzia di un orfano (il padre assente e la madre, modesta attrice belga, sempre lontana) e poi dell’adolescenza di un ragazzo introverso e sbandato, la cui trafila di autodidatta si conclude grazie a uno straordinario professore di geometria, nientemeno Raymond Queneau, con la pubblicazione da Gallimard in pieno 1968 di un romanzo mai tradotto in italiano, La place de l’Etoile, dove già si racchiude, sia pure dentro un’insolenza linguistico-stilistica mai più replicata, tutta quanta la materia prima autobiografica di Patrick Modiano.
Nei Ricordi dormienti, egli torna al suo decennio culminante fra la metà degli anni Sessanta e i Settanta. Presiedono alla restituzione del passato al presente (un iter sempre incerto, faticoso, doloroso) vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo e numeri di telefono che non hanno più un destinatario, volti di persone frequentate, talora persino amate, la cui fisionomia appare dubbia o irriconoscibile. Scrive: «Ma con un po’ di buona volontà riaffiorano alla memoria quei nomi rimasti sepolti nella mente sotto uno strato sottile di neve e di oblìo (…) Ho avuto la certezza di essere tornato nel passato, grazie a un fenomeno che si potrebbe chiamare l’eterno ritorno, o semplicemente che il tempo per me si fosse fermato in un periodo preciso della mia vita». Ma in un altro passaggio aggiunge che il fluire del ricordo può arrestarsi di colpo e asfissiare ad ora incerta colui che ne è investito, quando i frammenti mnemonici ritornano a galla come corpi annegati all’angolo di una strada.

Storie di revenant
Di particolare incertezza e scabrosità è la materia che, emergendo a distanza di ormai mezzo secolo, si propaga senza margini visibili, tuttora densa e bitumosa, nei Ricordi dormienti. Pigalle deserta sotto il sole, una ragazza incontrata per caso in un bistrot (il quale torna, ancora una volta, nei modi di una postazione elettiva per scrutare la città e il mondo), un confuso o irresoluto dispiegarsi del rapporto che via via si inoltra in un ambiente di iniziati all’occultismo, di libri esoterici, di misteriose sparizioni e ricomparse su cui incombe un’atmosfera di angosciosa incertezza e di pericolo imminente: ed è un rapporto che si duplica e degenera, dieci anni dopo, in una storia di revenant, di ex amanti il cui solo legame è la paura di essere braccati, con un oscuro senso di colpa e il relativo rimorso per un delitto (o la rimozione di esso) che rimane comunque indeterminato.
Il breve romanzo si chiude laddove si era aperto, nel pulviscolo di atomi alla deriva, in uno sciame di ricordi talmente frammentari e alonati da non appartenere più a nessuno e tanto meno, paradossalmente, a chi dovrebbe esserne l’intestatario.

Girare in tondo
In una intervista rilasciata a «Le Monde» una decina di anni fa, lo scrittore ha dichiarato: «La Parigi che ho vissuto e che percorro in lungo e in largo nei miei libri non esiste più. Scrivo solo per ritrovarla. Non è nostalgia, non rimpiango affatto ciò che era prima. È semplicemente che ho fatto di Parigi la mia città interiore, una città onirica, atemporale, dove le epoche si sovrappongono (…) Ora mi è molto difficile lasciarla. È questo a darmi così spesso l’impressione, che non mi piace, di ripetermi, di girare in tondo». Simmetrica è la sensazione che si insinua nel lettore e dunque la domanda se si tratti di pagine dettate ancora dalla necessità (da una ispirazione, da un disegno d’arte) oppure dedotte da un automatismo che, come tale, potrebbe reiterarsi all’infinito. È la domanda che quanti amano la narrativa di Patrick Modiano hanno oggi il diritto, o forse il dovere, di porsi.

di Massimo Raffaeli
da il manifesto (alias domenica), 02.12.2018


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Miles Davis, It Never Entered My Mind [Richard Rodgers, Laurence Hart]
Miles Davis, Moon Dreams [C. MacGregor, J. Mercer]
Miles Davis, Weirdo [Miles Davis]
Miles Davis, Autumn Leaves [Prevert, Kosma, Mercer]
Miles Davis, 'Round Midnight [T. Monk, B. Haninghen, C. Williams]
Miles Davis, Enigma [J.J. Johnson]
Miles Davis, Something I Dreamed Last Night [Sammy Fain, Jack Yellen, Herb Magidson]
Miles Davis, Fran-Dance [Miles Davis]
Miles Davis, Bye Bye Blackbird [Dixon/Henderson]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Straight, No Chaser [Thelonius Monk]
Miles Davis, Old Folks [D.L. Hill; W. Robison]
Miles Davis, Nuit Sur Les Champs-Élysées [Miles Davis]
Miles Davis, Stella By Starlight [V. Young/N. Washington]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Drag Dog [Miles Davis]
Miles Davis, There Is No Greater Love [M. Symes]
Miles Davis, Blue In Green [Miles Davis]
Miles Davis, Flamenco Sketches [Miles Davis]
Miles Davis, Pee Wee [Tony Williams]
Miles Davis, Tout De Suite [Miles Davis]
Miles Davis, Masqualero [Wayne Shorter]
Miles Davis, Nefertiti [Wayne Shorter]
Miles Davis, Fall [Wayne Shorter]
Miles Davis, Mr. Pastorius [Miles Davis]
Miles Davis, When I Fall In Love [V. Young, E. Heyman]
Miles Davis, Time After Time [Cyndi Lauper]

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<![CDATA[Intervista ai Krifi Wag #SOL80]]>

Indica vi presente l'intervista ai Krifi Wag per il loro concerto a Sherwood Open Live. La band dal sound eclettico ci parla del lavoro sulle canzoni e dell'attività dal vivo. 

Potete ascoltare / scaricare l'intervista di Indica qui a destra!

Ci vediamo ai prossimi appuntamenti di Sherwood Open Liveseguite la Fanpage per rimanere aggiornati, e seguite Indica su Facebook e Instagram!

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<![CDATA[Calibro 35 live al CSO Pedro, storie di amore per la musica suonata]]>

Sovente accade che nel cinema determinate scene designino negli annali altrettante colonne sonore. Potremmo parlare di quella in cui il Dottore, impersonato da Gian Maria Volontè, esercita il suo strapotere nel film di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, la cui colonna sonora morriconiana interpreta il senso iperbolico e grottesco con uno straniamento di matrice brechtiana. O ancora, quella in cui il Trio, ne “Il Buono, il Brutto e Il Cattivo” di Sergio Leone, inscena il triello finale, tra sguardi viscerali e arpeggi di pianoforte acuti e terribili.

Tutta questa prefazione per dire che i Calibro 35, live, riescono a creare nuove visioni, in cui, anche senza alcuna scena cinematografica a corredo, essere colonna sonora di se stessi.

Ormai è noto che gli stessi abbiano scelto questo nome in onore dei film polizieschi dai toni seventy (in cui “Calibro” era un titolo alquanto presente, è il caso di Milano Calibro 9 del 1972), il 35 però, non designa il diametro di una pistola, ma la pellicola più comune utilizzata nel campo cinematografico.

Sono ormai 13 gli anni di attività del gruppo, un concentrato di musicisti di svariata provenienza ed estrazione,  Enrico Gabrielli (AfterhoursMariposaVinicio Capossela) alle tastiere e ai fiati, Massimo Martellotta (Stewart CopelandEugenio Finardi) alla chitarra, Fabio Rondanini (Collettivo Angelo MaiCristina DonàNiccolò Fabi) alla batteria e Luca Cavina (Beatrice AntoliniZeus!) al basso; ai quattro si aggrega il non meno noto Tommaso Colliva alla produzione.

Il 24 gennaio scorso, dopo esattamente due anni da “Decade”, i Calibro 35 designano un “Momentum” (Kicks Records), specificando, senza mezzi termini, che la presa diretta del disco rappresenta l’hic et nunc della situazione, senza voli pindarici introiettati al futuro o sguardi nostalgici ancorati al passato.

L’uscita del disco ha ovviamente dato nascita al Tour 2020 della band, e non potevamo non esserci il 15 febbraio 2020 presso il CSO Pedro di Padova.

La scenografia ricorda una New York notturna: lampioni alti di ferro battuto donano una luce fioca e a tratti malinconica.

Quando i quattro prendono posizione ai loro strumenti, l’incipit del live non poteva che essere affidato a Glory-Fake-Nation pezzo d’apertura del nuovo disco, in cui la batteria protagonista traghetta su assoli più ambient mentre voci sfocate si ergono all’orizzonte. Si continua senza intercapedini silenziose con Stan Lee, ovviamente senza Illa J, rapper che nell’album collabora con un featuring degno di nota.

Anche la successiva Death of Storytelling, da quanto letto, pare sia stata pensata per un accompagnamento rappato (N.B. strano pensare, come in questo caso, che la voce sia un accompagnamento alla musica e non il contrario). Questo, uno dei pezzi che preferisco dell’ultimo album, viene snocciolato in maniera superba, tra i tremori di beat, il synth in perpetua elevazione ed una linea rossa di arpeggi elettrici in echoes.

Il riff robotico di Automota è uno spartiacque sintetico: il beat si accompagna a sfumature alla lontana, ed il riff di sfondo continua senza intermittenze, quasi alienante.

Dopo una lunga narrazione incentrata sui pezzi di Momentum, i Calibro eseguono un fermente Thrust Force pezzo dell’album S.P.A.C.E del 2015, in cui, come nel pezzo omonimo di successiva esecuzione, il sound si velocizza, i synth ed i fiati (il flauto traverso in primis), designano una narrazione poliziesca per eccellenza. Quasi si immaginano inseguimenti o scene propriamente intime, tra il policemen e la sua pupa.

Speravo in Bandits on Mars del medesimo album: accontentata. Gli assoli sono propriamente richiami alieni, tra le arzigolature rock’n roll della chitarra.

Dopo brevi battute di Enrico Gabrielli, la sorpresa: sale sul palco un in-formissima Roberto Dell’Era (aka Dellera), musicista e cantautore, oltre che bassista degli Afterhours. Inevitabile è Il beat… cos'è?, la versione italiana di The Beat Goes On di Sonny Bono, presente ne Il lato beat Vol. 1, singolo split pubblicato nel 2010.

Il pubblico si scalda, è entusiasta dell’artista, e smorza il disincanto rigido del solo strumentale, scelta che dona equilibrio all’intero concerto.

Dell’Era è certamente il valore aggiunto del live che con i Calibro 35 riscopre una sua dimensione sonora.

L’approdo ai pezzi da 90 del passato infervora e movimenta il pubblico già caldo: prima Arrivederci e Grazie, con disinibiti slap di basso, che riporta la mente all’album del 2012 con il titolo più lungo della storia: “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale poi Giulia Mon Amour direttamente da “Traditori di Tutti”del 2013, in un circolo di organetto e schitarrate, in pieno style ’70.

Prima del saluto finale, la band dona un ricordo-bomboniera del live con la chicca da tutti bramata: L’appuntamento, cantata da Dell’Era, come in quel “Calibro 35” del 2009, in cui la cover di Ornella Vanoni, assume un altro valore, imperniata su un sound introspettivo e da piano-bar chic, in cui la traduzione di Bruno Lauzi viene consacrata a capolavoro sentimentale.

Quello che lascia colpiti del live della band milanese è la capacità di non essere un insieme di brani catchy con quel gusto retrò che fa tanto patina oggi. La storia, invece, racconta di un progetto coerente che sotto l’esperienza dei nomi già citati e la produzione del grammy winner Tommaso Colliva ha saputo evolversi nel tempo: dalle citazioni di film poliziotteschi, blaxploitation fino al surf rock morriconiano. Esplicativo è stato l’essere campionati da Dr. Dre, Jay Z, e al contempo iniziare ad avere delle parti rappate come nel nuovo lavoro Momentum.

La loro storia a suo modo è un crocevia importante di storie che, dunque, se volessimo cercare un parallelismo cinematografico che loro stessi portano nel DNA dagli inizi, dal vivo i Calibro sono amore per la musica suonata, per il tocco concreto sugli strumenti, quanto lo erano le mani sulla tavola da surf in Un Mercoledì da Leoni. La narrazione live del gruppo respira e si coordina perfettamente con quella del film: prima l’esplosione funk acida e lasciva degli anni della giovinezza a cavallo di palchi tavole da surf, ora invece synth jazz, sperimentazione cupa quanto queste annate vissute fra rivendicazioni liberticide e fascismi vari, guerra del Vietnam che nella pellicola ammazza la spumosa sprezzante gioventù ma non la dissoluta voglia di dare un senso alla vita.

Perché, cosa rimane dopo le guerre fisiche o personali, dopo che l’onda ha sussurrato violenta alla tavola la sua natura, dopo che il suono ha incendiato lenito la nostra percezione alcolica distorta? Rimane un unico flusso sonoro emozionale sovrastante: parole di circostanza, stanchezza e malessere psico attitudinale.

Rob Gordon direbbe facendo un bootleg tape: “Andiamo ai concerti perché stiamo male? O stiamo male perché andiamo ai concerti?” Se non c’andiamo per deviarci con il volume, il pogo fisico sudore clinico, bersi istanti d’esistenza come l’alcool ingurgitato nella speranza analgesica, quale motivo ci muove? Se non c’andiamo sperando quanto appena detto s’infranga in lenzuola alla deriva, nel migliore dei casi, perché vogliamo essere presenti?

Andiamo ai concerti perché stiamo male sperando di stare bene ma poi stiamo male la domenica pomeriggio; ci vengono a mancare le sensazioni, le emozioni, le pulsioni. Ci facciamo di musica, siamo dei drogati. L’hippismo musicale non finisce. Quale impegno? Sono solo parole piane senza le vertigini dell’umano strumento suonato e ascoltato.

C’andiamo perché ci distacchiamo, la prova provata che tutti questi pezzi messi assieme sono il mondo che vorremmo, che vogliamo, e che per qualche secondo otteniamo. Ci fa credere che forse la felicità esista e possiamo stare bene. Ma poi torniamo soli, e dobbiamo starci, perché nella reciprocità dell’esistenza, la dualità* è essenziale. One night stand in Bovisa.

* “Camminatore che vai
Cercando la pace al crepuscolo
La troverai
Alla fine della strada

Lungo il transito dell'apparente dualità
La pioggia di settembre
Risveglia i vuoti della mia stanza
Ed i lamenti della solitudine
Si prolungano”

(si cita Nomadi di Battiato)

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<![CDATA[La palude dei fuochi erranti]]>

Mi hanno invitato ad un gioco sui social: pubblicare 7 copertine di libri (una al giorno per 7 giorni) senza alcun commento, solo le copertine.
Si spera che il gioco diventi virale e che riesca a promuovere la lettura. Ma il virus della lettura spesso contagia chi è già malato e difficilmente intacca chi del libro ha paura considerandolo portatore di quel morbo pericoloso chiamato cultura.
Però i sostenitori del gioco mi dicono: “E dai, pubblicare l’immagine della copertina di un libro è cosa innocua, è cosa sana e sicura”.
La parola "sicura" m’insospettisce sempre, deriva dal latino sinecura ovvero senza cura e in tempi di “corona virus” ciò mette paura. Tuttavia, ben si sa, la paura è essa stessa contagiosa e in molti casi crea una curiosa morbosità. Ecco detto il perché della decisione di partecipare, a modo mio, al gioco. Mi son detto: “in questo contesto vale la pena evidenziare un libro che parla di morbi che, magari nel passato, hanno seminato il panico” .
Vi voglio segnalare l’ultimo romanzo di Eraldo Baldini, “La palude dei fuochi erranti” (Rizzoli) che racconta di un villaggio nel 1630 , immerso tra campi e acquitrini, gli abitanti del quale vivono con angoscia la diffusione della peste, che ha già raggiunto le comunità vicine.
Durante la preparazione di una fossa comune in vista dell’epidemia, i monaci della locale abbazia scoprono numerosi scheletri, all’apparenza morti in maniera violenta. Mentre ci si interroga sulla vicenda, arriva nel villaggio il commissario apostolico Monsignor Diotallevi, chiamato a gestire i cordoni sanitari per limitare l’epidemia.
I lavori di allestimento sono funestati da eventi inspiegabili: fuochi sospesi, animali scomparsi, untori misteriosi e altri fenomeni, scatenano le più disparate considerazioni.
Sono eventi naturali? C’è lo zampino del maligno? Potrebbero essere provocati dall’uomo?
Più o meno le domande che ci facciamo oggi, terrorizzati più di ieri da tutto ciò a cui non diamo confini certi.
La palude è luogo che mi ha sempre intrigato, del resto sono nato e cresciuto nel basso Piave, in un territorio in cui le molte acque incerte definivano gli spazi e il tono delle esistenze dei miei antenati. Li definivano “vaghi” perché vivevano dove l'acqua esondava riprendendosi gli spazi dove avevamo progettato di stabilirsi, creando nuovi stagni, paludi. Come Salicornie riuscivano comunque a resistere nelle depresse zone centrali delle paludi, dove l’acqua ristagnava in superficie, restando sospesi tra terra e acqua, tra dolce e salmastro.

La modernità e le bonifiche ci hanno liberato da quel mondo instabile e dalla sua “mala-aria” con una trasformazione radicale dei luoghi dove tuttora abito. Una tabula rasa del mondo precedente che ha fatto uscire l'acqua, elemento instabile per natura, dalla quotidianità della vita dei nostri avi. Il rapporto che c'era con quel confine incerto tra terra ed acqua viene cancellato e con questo viene eliminata anche quella saggezza, indotta da quel territorio, che liberava dal bisogno di sicurezza, che a ben pensare non esiste mai, se non nel suo significato etimologico di assenza di paura (sine cura).
La paura è il modo migliore per aumentare l’insicurezza e l’unica sicurezza consiste nel non aver paura del possibile, nel volgere lo sguardo oltre il visibile. Proprio come fanno Maddalena e Luigia, le due donne che nel libro di Baldini sembrano essere le uniche dotate della capacità di convivere con l’instabile e capaci di vedere un disegno ben più malefico, a tal punto da relegare in un secondo piano anche la minaccia della peste imminente.
“Adesso ditemi: c’è il Diavolo, qui?” “Ce ne sono tanti. Ma non hanno l’aspetto che voi pensate”
La vecchia strega (Luigia) e la giovane ragazza dell’albero (Maddalena) sembrano veramente aver capito che il virus più pericoloso è l’avidità dell’uomo e che per questa malattia a poco servono i cordoni sanitari.
Ancora oggi non c’è antidoto ad una avidità umana che oramai ha consumato il pianeta.
Il contravveleno per bonificare il mondo e l’oltremondo si trova, anche oggi, nelle presenze sfuggenti, nel loro vagare oltre i confini certi. La palude è nemica degli approdi stabili, inadatta a stabilire primati, sconosciuta a coloro che vivono in terre alte.
Ecco perché è lì che più facilmente s’impantana l’avidità umana.
Infine, l’avrete capito, questo gioco a cui sono stato invitato, ovvero pubblicare 7 copertine di libri (una al giorno per 7 giorni) senza alcun commento, solo le copertine, si è trasformato nell’ennesimo cortocircuito dei miei neuroni.
Eh sì, devo ammetterlo, per sopravvivere faccio uso di antidoti, frequentemente sono libri come questo, e il loro principio attivo spesso deborda nel mio cervello cambiandone la geografia. Come succedeva nelle terre basse dei miei antenati, nella palude.

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<![CDATA[Calibro 35 al CSO Pedro]]>

15 Febbraio 2020C.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova


Calibro 35

Momentum Tour


Apertura cancelli ore 21.00

Inizio concerto ore 23.00

Ingresso 12 € - No prevendite

Biglietti disponibili alla porta la sera del concerto


more info coming soon ...


“La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente”. Nel 1951 il Premio Nobel per la Letteratura Albert Camus scriveva questa frase facendo tesoro del concetto più antico del pensiero umano da Oriente ad Occidente, lo stesso declamato dai Latini con l’espressione “Hic et Nunc” che è anche fondamento dello Zen, l’arte di camminare sul sottile filo dell’Adesso. A vent’anni dall’inizio del Terzo Millennio, in un’epoca quanto mai sospesa tra nostalgia del passato e ansia per gli scenari apocalittici prospettati quotidianamente dai media, Calibro 35 ferma il tempo realizzando un’opera che fotografa perfettamente il momento e il suo contesto.

“Momentum” – in uscita il 24 gennaio per la milanese Record Kicks – rappresenta un nuovo punto di partenza per una delle formazioni contemporanee che più è riuscita a superare declinazioni di genere e forme espressive, mantenendo una personalità totalmente risconoscibile e apprezzata a livello internazionale.  Se dal 2007, anno in cui prende il via l’avventura, il sound espresso dalla band si sviluppa indagando in special modo i suoni di un’epoca passata, Momentum rappresenta la necessaria svolta per sondare come si possa fare musica al giorno d’oggi: una riflessione sull’attualità, capace di far tesoro di ciò che c’è stato per andare oltre, col fermo intento di realizzare un’opera destinata a rimanere, senza correre il rischio di trasformarsi in una bella foto sbiadita sul fondo di un baule.

Una scelta tutt’altro che scontata per la creatura a cinque teste di Cavina, Colliva, Gabrielli, Martellotta e Rondanini, cinque personalità cardine dell’attuale scena musicale nostrana (e non solo) intenzionate a rimettersi in gioco proprio nel momento in cui si affermano su scala globale, raccogliendo attestati di stima tangibili come i campionamenti ad opera di Jay-Z e Dr. Dre e, ancora, firmando colonne sonore per produzioni cinematografiche da Hollywood al Vecchio Continente, sino alla consacrazione sui principali palchi mondiali accanto a mostri sacri come Muse, Sharon Jones, Sun Rae Arkestra e Thundercat.

Per marcare il nuovo inizio le registrazioni sono avvenute nello stesso studio dove Calibro ha realizzato il primo omonimo disco dodici anni fa. La novità è che i suoni scelti oggi per Momentum sono aumentati come la realtà che ci circonda: la paletta di strumenti si amplia ulteriormente incorporando ancora più synth e suoni elettronici ma TUTTO è VERO e reale al 100%. In un mondo dominato da musica programmata, in questo disco tutti gli strumenti sono suonati da esseri umani e i suoni scolpiti da persone in carne ed ossa. In Momentum, infatti, non sono stati utilizzati preset o programmazioni e, se “musica concreta” non fosse per  definizione ascrivibile all’elettronica del passato, sarebbe probabilmente l’espressione più azzeccata per questo lavoro.

Il risultato è un disco di rara intensità in cui gli scenari disegnati dai Calibro sono più che mai variopinti, talvolta rarefatti e sognanti ma sempre carichi di energia, grazie ad una sezione ritmica mai doma, che supporta il raffinato lavoro armonico ulteriormente arricchito da nuovi timbri e colori. Come se i Comet is Coming fossero diretti da Morricone, Tortoise e JPEGMafia unissero le forze con DJ Signify e Stelvio Cipriani, producendo un suono senza tempo nè punti cardinali in cui black music e suoni algidi del Nuovo Millennio si fondono offrendo un punto di vista incredibilmente originale sulla contemporaneità.

Tutto questo è il frutto di un lavoro collettivo che vede tutti i Calibro tornare alla base dopo due anni carichi di esperienze individuali in cui sono stati protagonisti di alcuni dei progetti più quotati del momento: I Hate My Village, Arto, The Winstons, alle produzioni di Fatoumata Diawara, C'Mon Tigre e degli Africa Expres Di Damon Albarn, sino ai dischi solisti di Massimo Martellotta e ai tour di 19’40’’ e Mike Patton. Un collettivo di esploratori sonici, liberi per attitudine e al contempo fedeli ad un percorso che li vede ancora una volta uniti nel creare un suono, per sua natura, diverso da tutto il resto che li circonda e, oggi più che mai, attuale.

Se il precedente Decade era la summa di tutto ciò che avevate sentito nei dieci anni precedenti, Momentum è il prequel di quello che potrete sentire nei prossimi dieci.  Calibro 35 stavolta non è né un orologio che va in ritardo né uno che va in anticipo: questa volta è un orologio fermo che, come dice Lewis Carroll, è più in orario di tutti perché almeno due volte al giorno segna l'ora perfetta.

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<![CDATA[30th International Drum'n'Bass Meeting]]>

Sabato 15 Febbraio Centro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)


IDM

International Drum'n'Bass Meeting

XXX Edition


Main Stage

London Elektricity

(Hospital Records)

www.facebook.com/londonelektricity


Zardonic

(Eone Music)

+ Fickle6

aka Olly Simmons of  “The Qemists “

www.facebook.com/zardonic

www.facebook.com/theqemists


Mc Fava

(Hospital / Spearhead Records)

+ Exclusive DJ Set

www.facebook.com/FavaMC


Dj Ferro & Mc Def feat. Sismino

(Underground Area)

www.facebook.com/djferrodnb

www.facebook.com/MC-DEF-161010983985511

www.facebook.com/sisminomc


Alex:Igno

(Underground Area)

www.facebook.com/alexignodnb


No One Knows

(Bad Vibes)

www.facebook.com/nooneknowsofficial


Second Stage

Killercell

(Bass Kode)

www.facebook.com/K1LL3RC3LL


Insomniac

(Revoltekk)

www.soundcloud.com/insomniac_rvtk


Corrosive Decks

(Autonotek, Noctambull, Sumo music)

www.facebook.com/Deepdrumss


Richie Ks

(CTRL)

www.facebook.com/controlmusicctrl


Dj Misquared

(CTRL)

www.facebook.com/controlmusicctrl


Cyco

(CTRL)

www.facebook.com/controlmusicctrl


Apertura cancelli: 21.00

Start 22.00 - Ingresso 12 €

Infoline: 349.5767813 – 349.8630278


Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).

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<![CDATA[La Penultima Ruota del Carro - Puntata 11]]>

Di come quella volta i due ascoltatori dei penultimi, coppia in trasferta in fondo al carro per la festività dei santi Cirillo e Metodio, sono stati rimbrottati dalla società: ancora dietro ai penultimi?, perdio, crescete! Molte cose nella vita crescono: altrettante decrescono. Crescono capelli, unghie, avventure all'estero, l'amore per le ex, pance e famiglie: decrescono carriere artistiche, il socialismo nel mondo, l'amore per le ex, il pesce negli oceani adriatici, la tenuta transatlantica degli streaming. Ma crescere, è bene che tutti lo sappiano, è come votare l'ennesimo partitino super-liberal di Calenda e Giannino: un inutile trastullo per stronzi. Carro avvisato...

In copertina un noto esponente della decrescita felice.

Qui sotto i brani, di lato il podcast:

Liberato feat. 3D & Gaika - We Come From Napoli (single, 2020)

Nat King Cole - Quizás, Quizás, Quizás (Perhaps, Perhaps, Perhaps) (da Cole Español, 1958)

Tirzah - I'm Not Dancing (da I'm Not Dancing, 2013)

Refused - The Deadly Rhythm (da The Shape Of Punk To Come: A Chimerical Bombination In 12 Bursts, 1998)

RUBRICA: LA SOLITUDINE DEL SATIRO

Tame Impala - Lost In Yesterday (da The Slow Rush, 2020)

RUBRICA: MASSIMO RISERBO

Apocalypse Lounge - Happy 1942 (da Apocalypse Lounge, 2020)

Giorgio Gaber - La Ballata Del Cerutti (da Giorgio Gaber, 1961)

The Stooges - T.V. Eye (da Funhouse, 1970)

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 13 febbraio 2020]]>

Una puntata divisa in due parti, la prima un po’ più “accattivante”, la seconda più impegnativa, dedicata agli ascoltatori curiosi, attenti ai nuovi suoni o a quelli soliti ma declinati in maniere altre. Lo spunto torna ad essere una delle classifiche, mai lette come tali in questo programma ma soltanto come elenchi, stilate dai referendum della rivista mensile Musica Jazz. questa volta ascoltiamo quelli che sono risultati essere i più segnalati dischi internazionali, sicuramente fra le migliori cose prodotte nel mondo nell’anno terminato da poco. C’è poco da dire sugli autori, e se si guarda la scaletta della puntata si capisce il perché. Tutti talenti riconosciuti da tempo, magari mescolati in formazioni esordienti discograficamente, come il Crosscurrents Trio o il Trio di David Torn, dove, ma troviamo anche giovani che sembrano in circolazione da sempre, ricchissimi di proposte, di idee, di spunti come Matana Roberts e Steve Lehman. Quello più votato, Louis Sclavis, e quello più giovane, ma molto promettente, Joel Ross, insieme allo straordinario compendio di varie serate live del trio di Chick Corea, completano una puntata caratterizzata dal piacevole ascolto, spero, di quasi tutti brani molto lunghi, per il piacere delle nostre orecchie! Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five  (time out, 1959 columbia)

02.Chick Corea - La Fiesta (trilogy 2, 2019 concord)

03.Joel Ross - Prince Lynn's Twin (kingmaker, 2019 blue note)

04.Louis Sclavis, Benjamin Moussay, Sarah Murcia, Christophe Lavergne - Extases (characters on a wall, 2019 ecm)

05.Chick Corea Christian McBride Brian Blade - How Deep Is The Ocean (trilogy 2, 2019 concord)

06.Crosscurrents Trio - Mazad (good hope, 2019 edition)

07.Fire! Orchestra - (I am a) horizon (Arrival, 2019 rune grammofon)

08.Michel Edelin Quintet - half the sky (Echoes Of Henry Cow, 2019 rogueart)

09.Matana Roberts - Trail Of The Smiling Sphinx (coin coin chapter 4, Memphis, 2019 constellation)

10.David Torn Tim Berne Ches Smith Sun of Goldfinger @ the Walnut Room 2013

11.Steve Lehman Trio + Craig Taborn - curse fraction (The People I Love, 2019 pi rec)

19.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five (time out, 1959 columbia)

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 13 febbraio 2020]]>

Avevo programmato un inizio di puntata diverso ma poi, le consuete pessime notizie dal Paese mi hanno convinto a modificare leggermente mettendo al primo posto in scaletta un famoso brano di Ivan Lins portato al successo da Simone che lo cantava in apertura delle puntate di un famoso, storico serial televisivo degli anni 1978-1979, Malu Mulher. Perché? Perché il Spresidente Bolsonazi ha deciso di sostituire l’ex n°1 della cultura, quello del discorso copiato da Goebbels (il nazista amico di Hitler), con quella che fu la protagonista di quel programma di importanza seminale per le donne brasiliane, Regina Duarte, l’attrice protagonista che nel tempo era diventata a sua volta un simbolo, l’incarnazione di ciò che veniva trasmesso con quel programma, cioè argomenti in anticipo sui tempi e lontani miglia da quello che oggigiorno viene spacciato nel Paese da chi lo Sgoverna. Invece, la Duarte donna, artista, si è rivelata essere una fan del Spresidente (quello che ha abolito il Ministero della Cultura, quello che taglia l’educazione scolastica ma che dice anche di preferire un mondo senza artisti!) e gli si è svenduta tradendo tutto il mondo dell’arte e dello spettacolo, unanimamente o quasi in opposizione, ovvio, all’attuale regime fascista.

Parleremo di quel programma, e ne sentiremo la colonna sonora tutta al femminile, fra qualche puntata, oggi invece frugo fra le pieghe del catalogo dell’etichetta discografica paulista “YB Music” grazie alla quale ci addentriamo a conoscere altri ambiti del vasto universo musicale brasiliano anche attraverso un interessante progetto, “Goma Laca”, che ha recuperato un tesoro di antichi dischi a 78 giri per rieditarli con musicisti a noi contemporanei, da Alessandra Leao Livia Mattos, da Juçara Marçal a Marcelo Pretto, a Andre Mehmari.. e poi gruppi incredibili come le otto ultrasessantenni delle Pastoras do Rosario o i Comadre Fulozinha, che non dimenticano mai di portare sui palchi il ricordo di Marielle (a proposito! Altra inquietante notizia: la polizia militare ha ucciso in un presunto scontro a fuoco uno dei maggiori indiziati per l’omicidio di Marielle e poi lo ha immediatamente cremato. Si trattava di un loro ex commilitone, amico della famiglia di Bolsonazi.. vatti a fidare degli amici! D’altra parte questi della PM non sono angioletti: con il loro recente intervento nel barrio Paraisopoli, a Sao Paulo, hanno causato la morte di nove ragazzini colpevoli di partecipare ad una festa di strada, e sono stati appena assolti! Diritto di uccidere.. il Spresidente lo aveva promesso!). Coco di Oyà, Heloa, Manu Maltez e Badi Assad sono le altre proposte musicali di questa sera. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01.SIGLA  Caetano Veloso Joao Gilberto e Gilberto Gil - Aquarela Do Brasil (Brasil, 1981 philips)

02.Simone - començar de novo (Pedaços, 1979 emi)

03.Badi Assad - Quarto Da Rainha (amor e outras manias cronicas, 2012, yb music)

04.Alessandra Leao - passaraos mulheres e peixes (lingua, 2015 yb music)

05.Alessandra Leao, projeto Goma Laca - Aribu (cantos populares do Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

06.Coco de Oyà - eparrey (Coco de Oyà, 2018 yb music)

07.Livia Mattos, projeto Goma Laca - Bambalele (cantos populares do Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

08.Juçara Marçal & Pastoras do Rosario, projeto Goma Laca - Oro sò  (cantos populares do Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

09.Marcelo Pretto, projeto Goma Laca - Espingarda pà (cantos popularesdo Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

10.Juçara Marçal, projeto Goma Laca - Ade Chario (cantos populares do Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

11.Andre Mehmari, projeto Goma Laca - Xangò Gondilé (cantos populares do Brasil de Elsie Houston, 2019 yb music)

12.Heloa - Liquida feat. Mestrinho, Fabiana Cozza (oparà, 2019 yb music)

13.Manu Maltez - Furia da Natureza (o rabequeiro e a força da natureza, 2018 yb music)

14.Comadre Fulozinha - Obà (tocar na banda, 2003 yb music)

15.SIGLA  Nelson  Sargento & Teresa Cristina - samba agoniza mas nao morre (cidade do samba, 2007 emi)

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<![CDATA[ReadBabyRead_477_Patrick_Modiano_9]]>

Un giorno, sul lungosenna, Jean perde l'equilibrio: dalla riva del presente precipita in un vortice di ricordi che credeva perduti.
Anche se il tempo ne ha sfumato i contorni, a Jean tornano in mente numeri di telefono inventati, fermate del metro, dediche scritte con l'inchiostro blu. Ma i dettagli più irrisori sono indizi per ritrovare le donne che Jean ha incontrato e che ora, come spettri evanescenti, eludono la sua presa nel labirinto della memoria.
Con parole che sembrano scritte sulla superficie dell'acqua, tra sogno e ricordo, Modiano traccia quell'itinerario sentimentale che tutti percorriamo a ritroso alla ricerca di noi stessi.


ReadBabyRead #477 del 13 febbraio 2020


Patrick Modiano
Ricordi dormienti

(9a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Un giorno, sul lungosenna, il titolo di un libro ha attirato la mia attenzione: Il tempo degli incontri. Anche per me in un lontano passato, c'è stato un tempo degli incontri. In quel periodo avevo spesso paura del vuoto. Una vertigine che non provavo quando ero solo, ma con certe persone che, appunto, avevo incontrato da poco. Per tranquillizzarmi pensavo: prima o poi riuscirò a piantarle in asso. Alcune di queste persone non sapevi fin dove ti potevano trascinare. La china era scivolosa.
Per prima cosa potrei evocare le domeniche sera. Mi mettevano angoscia, come a chiunque abbia vissuto i rientri in collegio, d'inverno, a fine pomeriggio, nell'ora in cui cala il buio. Momenti che in seguito ti tormentano nei sogni, a volte per tutta la vita. La domenica sera alcune persone si riunivano nell'appartamento di Martine Hayward, e io mi trovavo fra quella gente. Avevo vent'anni e mi sentivo un po' fuori posto. Mi coglieva di nuovo un senso di colpa, come se fossi stato ancora uno studente: invece di rientrare in collegio ero scappato"


Scrittori francesi. Vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo, fisionomie dubbie presiedono alla restituzione incerta del passato:
«Ricordi dormienti» di Patrick Modiano, da Einaudi


Una strana, ambivalente, sensazione prende il lettore dell’ultimo romanzo di Patrick Modiano, Ricordi dormienti (traduzione di Emanuelle Caillat, Einaudi, pp. 83, € 15.00), specie se abbia lunga consuetudine con l’opera del grande scrittore francese. Non è la brevità di queste pagine, oltretutto largamente spaziate dalla costante dissolvenza dei bianchi tipografici, a disorientare, perché Modiano predilige da sempre la scansione del racconto lungo e cioè la leggera imbastitura in luogo della campitura a suture rigide tipica del romanzo vero e proprio; non è nemmeno il ribadirsi di una scrittura così magra da sembrare allo stremo, atona e decolorata, perché essa semmai rappresenta proprio la conferma del tocco à la Modiano. Piuttosto, c’è da chiedersi se questi Ricordi dormienti editi in Francia lo scorso anno (prima uscita dopo il conferimento del Nobel nel 2014) testimonino un culmine di essenzialità spettrale ovvero l’appendice volatile di una materia oramai risaputa e riproposta a oltranza. Con ogni probabilità, sono vere entrambe le cose.

L’incombere del tempo
Spazi e tempi vi risultano, come sempre, inderogabili fino alla ossessione, né è un semplice modo di dire che per leggere Modiano bisogna essere muniti di una piantina di Parigi o almeno delle linee del métro, perché chi dice «io» è un essere erratico le cui peregrinazioni stanno dentro un reticolo di arrondissement, numeri civici, pietre miliari e infinite tracce di uno stradario la cui precisione burocratica appare tuttavia inversamente proporzionale alla reale possibilità di riconoscerle e/o decifrarle al presente.
Come attesta una guida specifica (Béatrice Commengé, Le Paris de Modiano, Editions Alexandrines 2015, cui è affiancabile Elisabetta Sibilio, Leggere Modiano, Carocci 2015, unica monografia italiana disponibile), la città di Modiano, nel suo spazio nudamente fisico, non somiglia affatto a un labirinto postmoderno ma rammenta, viceversa, un palinsesto oscuramente stratificato proprio per l’incombere del tempo che per lo scrittore è la più classica combinazione di memoria e storia, perciò del passato personale, con le ferite del ricordo, e della vicenda collettiva dei suoi contemporanei.
Due ne sono tanto gli epicentri come i punti di diramazione: il primo è il civico 93 della rue Lauriston, nel XIII arrondissement, già sede della Gestapo francese, luogo di tortura e di avvio alla deportazione per ebrei e resistenti, dove il padre dello scrittore sembra avesse avviato un mercato nero, lui ebreo di origini anche italiane, per averne salva la vita; l’altro è la data di nascita dello scrittore, 30 luglio 1945, vicino alla foresta di Boulogne-Billancourt, nemmeno un anno dopo la Liberazione di Parigi, incipit dell’infanzia di un orfano (il padre assente e la madre, modesta attrice belga, sempre lontana) e poi dell’adolescenza di un ragazzo introverso e sbandato, la cui trafila di autodidatta si conclude grazie a uno straordinario professore di geometria, nientemeno Raymond Queneau, con la pubblicazione da Gallimard in pieno 1968 di un romanzo mai tradotto in italiano, La place de l’Etoile, dove già si racchiude, sia pure dentro un’insolenza linguistico-stilistica mai più replicata, tutta quanta la materia prima autobiografica di Patrick Modiano.
Nei Ricordi dormienti, egli torna al suo decennio culminante fra la metà degli anni Sessanta e i Settanta. Presiedono alla restituzione del passato al presente (un iter sempre incerto, faticoso, doloroso) vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo e numeri di telefono che non hanno più un destinatario, volti di persone frequentate, talora persino amate, la cui fisionomia appare dubbia o irriconoscibile. Scrive: «Ma con un po’ di buona volontà riaffiorano alla memoria quei nomi rimasti sepolti nella mente sotto uno strato sottile di neve e di oblìo (…) Ho avuto la certezza di essere tornato nel passato, grazie a un fenomeno che si potrebbe chiamare l’eterno ritorno, o semplicemente che il tempo per me si fosse fermato in un periodo preciso della mia vita». Ma in un altro passaggio aggiunge che il fluire del ricordo può arrestarsi di colpo e asfissiare ad ora incerta colui che ne è investito, quando i frammenti mnemonici ritornano a galla come corpi annegati all’angolo di una strada.

Storie di revenant
Di particolare incertezza e scabrosità è la materia che, emergendo a distanza di ormai mezzo secolo, si propaga senza margini visibili, tuttora densa e bitumosa, nei Ricordi dormienti. Pigalle deserta sotto il sole, una ragazza incontrata per caso in un bistrot (il quale torna, ancora una volta, nei modi di una postazione elettiva per scrutare la città e il mondo), un confuso o irresoluto dispiegarsi del rapporto che via via si inoltra in un ambiente di iniziati all’occultismo, di libri esoterici, di misteriose sparizioni e ricomparse su cui incombe un’atmosfera di angosciosa incertezza e di pericolo imminente: ed è un rapporto che si duplica e degenera, dieci anni dopo, in una storia di revenant, di ex amanti il cui solo legame è la paura di essere braccati, con un oscuro senso di colpa e il relativo rimorso per un delitto (o la rimozione di esso) che rimane comunque indeterminato.
Il breve romanzo si chiude laddove si era aperto, nel pulviscolo di atomi alla deriva, in uno sciame di ricordi talmente frammentari e alonati da non appartenere più a nessuno e tanto meno, paradossalmente, a chi dovrebbe esserne l’intestatario.

Girare in tondo
In una intervista rilasciata a «Le Monde» una decina di anni fa, lo scrittore ha dichiarato: «La Parigi che ho vissuto e che percorro in lungo e in largo nei miei libri non esiste più. Scrivo solo per ritrovarla. Non è nostalgia, non rimpiango affatto ciò che era prima. È semplicemente che ho fatto di Parigi la mia città interiore, una città onirica, atemporale, dove le epoche si sovrappongono (…) Ora mi è molto difficile lasciarla. È questo a darmi così spesso l’impressione, che non mi piace, di ripetermi, di girare in tondo». Simmetrica è la sensazione che si insinua nel lettore e dunque la domanda se si tratti di pagine dettate ancora dalla necessità (da una ispirazione, da un disegno d’arte) oppure dedotte da un automatismo che, come tale, potrebbe reiterarsi all’infinito. È la domanda che quanti amano la narrativa di Patrick Modiano hanno oggi il diritto, o forse il dovere, di porsi.

di Massimo Raffaeli
da il manifesto (alias domenica), 02.12.2018


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Miles Davis, It Never Entered My Mind [Richard Rodgers, Laurence Hart]
Miles Davis, Moon Dreams [C. MacGregor, J. Mercer]
Miles Davis, Weirdo [Miles Davis]
Miles Davis, Autumn Leaves [Prevert, Kosma, Mercer]
Miles Davis, 'Round Midnight [T. Monk, B. Haninghen, C. Williams]
Miles Davis, Enigma [J.J. Johnson]
Miles Davis, Something I Dreamed Last Night [Sammy Fain, Jack Yellen, Herb Magidson]
Miles Davis, Fran-Dance [Miles Davis]
Miles Davis, Bye Bye Blackbird [Dixon/Henderson]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Straight, No Chaser [Thelonius Monk]
Miles Davis, Old Folks [D.L. Hill; W. Robison]
Miles Davis, Nuit Sur Les Champs-Élysées [Miles Davis]
Miles Davis, Stella By Starlight [V. Young/N. Washington]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Drag Dog [Miles Davis]
Miles Davis, There Is No Greater Love [M. Symes]
Miles Davis, Blue In Green [Miles Davis]
Miles Davis, Flamenco Sketches [Miles Davis]
Miles Davis, Pee Wee [Tony Williams]
Miles Davis, Tout De Suite [Miles Davis]
Miles Davis, Masqualero [Wayne Shorter]
Miles Davis, Nefertiti [Wayne Shorter]
Miles Davis, Fall [Wayne Shorter]
Miles Davis, Mr. Pastorius [Miles Davis]
Miles Davis, When I Fall In Love [V. Young, E. Heyman]
Miles Davis, Time After Time [Cyndi Lauper]


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<![CDATA[Malmö, "Rotazione e Rivoluzione" - Recensione]]>

Durante l’ascolto del disco dei Malmö ho capito che stavo provando la medesima sensazione di quando leggo un romanzo.
Il primo impatto con l’immagine di copertina: un vortice azzurro con sfumature rosa, tranquillante.
L’immersione totale a partire sin dall’incipit, la presa diretta col secondo capitolo e la voglia curiosa di approdare subito alla fine degli altri nove.
Il silenzio dopo l’ultima traccia è accompagnato ad un misto di soddisfazione e malinconia, quasi come aver perso una parte di sé.

I Malmö hanno creato il nuovo romanzo: il disco Rotazione e Rivoluzione pubblicato ad inizio di quest’anno, il 10 gennaio 2020 che succede il precedente Manifesto della Chimica Romantica.
La figura dei narratori però, stavolta, si intreccia pedissequamente con quella dei protagonisti.

Rotazione sta per ciclicità, un eterno ritorno di ricordi ed esperienze passate posizionate in un’ellissi e governate, come nell’Universo, dalle leggi della fisica.
Rivoluzione sta per stravolgimento: un reale cambiamento dello status precedente per ricostruire una nuova storia partendo dalle macerie.
Tali riflessioni sono scaturite da una presa di coscienza personale, un esercizio di consapevolezza duro e maturo che i quattro hanno deciso di trasporre in musica.

L’album, targato XO La Factory, è stato prodotto da Massimo De Vita (Blindur), con una registrazione a Cardito (Napoli) presso LeNuvole Studio ed un mastering presso lo Sundlaugin Studio a Reykjavik.
Un meta passaggio territoriale che la dice lunga. Da Napoli all’Islanda dei Sigur Rós.

Il sound della band appare più incisivo rispetto al passato: chitarre graffianti, elementi ritmici più pressanti. Questa volta è la musica che governa l’esercizio della parola, e non il contrario, gli effluvi lirici, infatti, seguono fluentemente la composizione.

Tutto l’album tratta di tematiche intrecciate tra l’Universale ed il Particolare, dai corpi celesti dei Buchi Neri alle paure esistenziali di una vita d’affanni. Dai Crateri lunari ai dolori più cupi. Le similitudini toccano l’astrofisica e l’essenza primordiale che in una riduzione esistenzialista viene ricondotta al sé.
Toccante il pezzo dedicato al cosmonauta Gagarin, immaginandolo da bambino a fissare il cielo.

I ghirigori formati da pianole ed echi fanno da sfondo a poetici rimandi nord-europei, ora con riff distorti, ora con il ritorno, sporadico, del glockenspiel (è il caso di Dei fiori, degli odori e di tutte le stelle).
Il concept musicale è mutuato in una prospettiva contemporanea, che sperimenta e muta, partendo da basi solide. I Malmö sono, senza alcun dubbio, i più degni rappresentanti del panorama post-rock italiano.

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<![CDATA[Sherwood racconta... La notte degli Oscar 2020]]>

Correva l'anno1929. Wall Street si accingeva a conoscere uno dei crolli finanziari più eclatanti della nostra storia; Popeye (“Braccio di Ferro”) faceva la sua prima apparizione in una striscia a fumetti sul quotidiano Thimble Theatre; Alexander Fleming mette un macigno evolutivo sul progresso medico presentando i suoi risultati riguardanti la penicillina.
Questi sono solo alcuni degli eventi che resero il 1929 un anno cruciale per la nostra storia. Già, solo alcuni, perché quello che più interessa in questa sede, è che il 16 maggio del 1929 venne inaugurata la prima premiazione cinematografica della storia, l'Academy Award, da noi meglio conosciuto come il Premio Oscar! L'onoreficenza è considerata senza alcun dubbio il più prestigioso titolo cinematografico, che viene conferito annualmente a coloro che vengono giudicati meritevoli di tale premio dall'Academy of Motion Picture Arts and Science.

Sono passate novantadue edizioni da quel momento storico, e centinaia di illustri personaggi del mondo del cinema si sono susseguiti anno dopo anno per ottenere quella piccola statuetta dorata che, solo a vederla, è in grado di trasmettere un senso di epicità e maestosità degne di quel capolavoro artistico che è il cinema hollywoodiano.
Già, perché da ormai poco meno di un secolo è proprio la cornice hollywoodiana che sovrasta imperante ogni altra immagine durante questo giorno speciale. Non una cornice intesa come sito geografico nel quale si svolgono le premiazioni, ma come realtà che in modo estremamente tangibile si materializza all'interno del Dolby Theatre. Un mondo sfarzoso, altisonante, con abiti di gala e il profumo dei dollari tra le tasche degli ospiti. Insomma, la crème de la crème. Per noi esseri comuni, vivere un'esperienza come la Premiazione degli Oscar, sarebbe un po' come immergersi in un grande e lussuoso zoo che, al posto di contenere animali, contiene stars! Tutti i migliori esponenti del cinema hollywoodiano, ma non solo, una volta all'anno si ritrovano nello stesso luogo per celebrare quello che per il cinema mondiale è l'Evento degli Eventi. E quest'anno ve lo vogliamo raccontare.

Già dai giorni precedenti, una cosa era chiara a tutti. I pronostici sono stati differenti e non concordi in quasi tutte le categorie. E questo è essenzialmente un bene per lo spettacolo, poiché la suspance è senza alcun dubbio uno degli elementi fondamentali del Grande schermo, e di conseguenza della premiazione ad esso dedicata. A contendersi i premi più ambiti partivano, più o meno alla pari, un numero sostanziale di pellicole: tra queste 1917 di Sam Mendes, riproduzione storica di come la Prima Guerra mondiale fu vissuta nei suoi più angosciosi dettagli; Joker di Todd Phillips, il racconto toccante e drammatico di come il più amato tra le nemesi di Batman è diventato il super criminale che tutti conosciamo; Once upon a Time.. in Hollywood di Quentin Tarantino, uno spaccato di vita riguardante la realtà hollywoodiana negli anni '60; e poi ancora Parasite di Bong Joon-Ho, un thriller drama che a tratti si maschera da commedia, dagli scenari cupi ma estremamente evocativi e intellettuali; e ancora, The Irishman di Martin Scorsese, storia di mafia made in Usa riguardante la vita del sindacalista Frank Sheeran; infine JoJo Rabbit di Taika Waititi, commedia nera che mostra la tematica del nazismo sotto una luce alternativa. Senza nulla togliere ai titoli non citati, un quadro di questo tipo è sufficiente per lasciar intendere il livello di competizione, se di competizione si può parlare, che ci si doveva attendere.
La serata, che per noi figli del Bel Paese è in realtà una nottata, inizia immediatamente con la marcia ingranata sulla quinta. I primi due attori che si apprestano a ricevere il premio sono niente meno che Brad Pitt e Laura Dern (nota a tutti per la sua parte da protagonista in Jurassic Park), rispettivamente come miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista, lui con Once Upon a Time.. in Hollyood, lei con Storia di un matrimonio. Tra gli scontati e spesso ridondanti ringraziamenti di rito, spicca quello del bell'Achille di Troy, che ci tiene ad incentivare i colleghi seduti in sala a dare maggior importanza ai propri stuntmen, riferimento non casuale al personaggio da lui interpretato che gli è valso quest'Oscar.
Una sorpresa che sicuramente noi ragazzi figli degli anni '90 non possiamo che apprezzare è poi la premiazione per il miglior film d'animazione. L'Oscar per questa categoria se lo aggiudica Toy Story 4! Per la seconda volta (dopo la vittoria di Toy Story 3 nel 2011) gli storici giocattoli animati capitanati dai nostri amici d'infanzia Woody e Buzz portano a casa l'ambito trofeo, premio ritirato dal regista Josh Cooley.
Tra le vittorie illustri è d'obbligo citare il premio per il miglior documentario, vinto da Made in Usa - Una Fabbrica in Ohio, primo lungometraggio prodotto dalla nuova casa di produzione di cui sono proprietari Barack e Michelle Obama. Tematica principale: il diritto al lavoro negli Stati Uniti.

La mia paura causata dall'idea di sorbirmi una celebrazione noiosa e ripetitiva ad orari proibitivi nel cuore della notte, durante i quali riuscire a tenere gli occhi aperti non è più così semplice come un tempo, si affievolisce sempre più grazie alla discreta rapidità delle 24 premiazioni (già, perché siamo giunti ad avere 24 tipi di premi differenti) e a degli stacchi con performance da urlo, incisive, coinvolgenti e in pieno stile hollywoodiano. D'altronde, da una serata come questa, non ci si può certo aspettare un cabaret di seconda categoria. Giusto per citarne uno: Mister Slim Shady alias Sua Maestà Eminem, dopo la mai dimenticata assenza del 2003 in cui non si presentò per ricevere il premio alla miglior canzone nel suo film biografico 8Mile, sceglie di tornare 17 anni dopo cantando proprio quella storica Lose Yourself che gli valse l'Oscar in quell'occasione! Ebbene sì, solo questo show è valso le ore di sonno perse.
Si è poi esibito anche Sir Elton John, leggenda vivente della musica pop-rock, esibendosi con (I'm gonna) Love me Again, brano che gli vale l'Oscar come Miglior canzone nel film narrante la sua stessa vita: Rocketman.

Giungiamo ora ai momenti più topici della serata, lasciati giustamente come dulcis in fundo. Uno dei pochi premi su cui non c'è molto da discutere è quello per il Miglior attore protagonista, andato di diritto nelle mani di Joaquin Phoenix. La sua interpretazione di Joker è stellare, sublime, magistrale. Senza nulla togliere ai contendenti di altissimo livello, questa statuetta era virtualmente già nelle sue mani da tempo. Sembrerebbe che il Joker abbia un buon rapporto con gli Oscar, dal momento che già il compianto Heath Ledger vinse il medesimo trofeo qualche anno prima interpretando lo stesso personaggio nel secondo capitolo della saga di Batman diretta da Christopher Nolan.
Il premio come Miglior attrice va invece a Renée Zellweger, la nostra amata Bridget Jones, che interpreta in modo elegante e particolarmente fedele l'immensa cantante Judy Garland durante gli ultimi anni della sua vita nel film omonimo Judy.

E il Miglior Film? L'edizione 2020 ha saputo ritagliarsi un pezzo nella storia del cinema proprio grazie all'assegnazione di questo premio, chiaramente il più ambito e atteso. Questo perché a vincere è stato Parasite, il film di Bong Joon-Ho, ovvero la prima pellicola in lingua non inglese che ha saputo conquistare questa vittoria (se chiudiamo un occhio per The Artist, film francese ma muto). Il regista sud coreano ha saputo a sorpresa coronare il suo sogno americano alzando, visibilmente emozionato, l'Oscar davanti ad una hollywood - cuore pulsante della fierezza statunitense - che dimostra enorme apprezzamento e gratitudine per questo autentico capolavoro del cinema asiatico e mondiale.

Parasite esce da questa edizione come il dominatore della serata grazie ai 4 premi Oscar ricevuti (miglior film, regia, sceneggiatura originale e film internazionale).
Ad aggiudicarsi tre premi, e quindi a salire sull'immaginario “secondo posto del podio” di questa edizione, è 1917 (miglior Fotografia, Sonoro ed Effetti speciali)
Due premi per Joker (miglior attore protagonista e miglior colonna sonora); stesso numero di onoreficenze per Once upon a Time.. in Hollywood (miglior Attore non protagonista e miglior Scenografia). Probabilmente sia Phillips che Tarantino avrebbero sperato in qualcosa di più per i loro tanto acclamati lavori. Anche Le Mans '66 - La Grande Sfida porta a casa due statue (miglior Montaggio e miglior Montaggio sonoro), ma in questo caso invece era difficile aspettarsi di più. Un premio infine per Rocketman (miglior Canzone), Jojo Rabbit (miglior Sceneggiatura non originale), Storia di un Matrimonio (miglior Attrice non protagonista), Judy (miglior Attrice protagonista), Piccole Donne (miglior Costume) e Bombshell: la Voce dello Scandalo (miglior Trucco).
Il grande sconfitto della serata è senza dubbio The Irishman, che nonostante le alte aspettative e le 10 nominations esce di scena senza trofei. Siamo tuttavia sicuri che elementi del calibro di Martin Scorsese, Joe Pesci, Al Pacino e Robert De Niro, vista la quantità di premi vinti in passato, sapranno farsene una ragione.

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<![CDATA[Intevista ai Lampo]]>

Indica ha intervistato i Lampo, che con il loro post rock, lo fi e sound 80s hanno realizzato l'album Stories of Daily Amazement. Ci hanno parlato della loro storia e dei progetti futuri, dei live e delle influenze.

Potete ascoltare all'inizio What e alla fine 4 Season.

Qui a destra potete ascoltare o scaricare il podcast!

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<![CDATA[Indica Diretta 09/02/2020 - S03]]>

Indica ha intervistato on air Fabio Dj Flass, fondatore dell'etichetta È un Brutto Posto Dove Vivere, parlando delle prossime uscite e dei prossimi eventi live. Ma core della diretta alcune succose anteprime di artisti in uscita e qualche pensiero su cosa voglia dire gestire una label indipendente.

Tracklist:

01 - ACTION DEAD MOUSE - Ginocchia
02 - TUBAX - Buon Voyage II
03 - GARDA 1990 - Eat poison candies
04.1 - EDDIE X MURPHY - L' Uomo Deve Morire
04.2 - EDDIE X MURPHY - Anfetamina

Anteprime:
05 - GIUDAH! - Wendy Arnold
06 - MALKOMFORTO - Succede
07 - DECACY - Voragine
08 - ORSETTI - Zombies
09 - ZEROMILA - Camminando Contro Vento
10 - RAìSE - øndtⒶ

Nota a margine: ci spiace per alcuni volumi troppo saturi, abbiamo avuto qualche problema tecnico

Potete ascoltare / scaricare il podcast qui a destra!

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<![CDATA[Subterranean Street Society (NL) • SOL#79]]>

 SOL#79


 

Mercoledì 12 febbraio dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Subterranean Street Society (NL) •
Folk / Blues

evento Facebook -


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Il folk blues dei Subterranean Street Society racconta di pezzi di vita di un uomo mentre lotta attraverso i dodici passi di accettazione, resa, perdono e risveglio spirituale, nel suo viaggio attraverso le montagne russe emotive della stretta presa della dipendenza alcolica nella sua famiglia.

Il primo Gennaio del 2015 il musicista di strada Louis Puggaard Müller ha messo in valigia la sua chitarra, ha salutato la sua città natale Copenhagen e si è diretto per una nuova vita ad Amsterdam. La sua formazione musicale è stata lunga e faticosa, ogni performance per Luis è stato come un esame accademico, dove i sensori delle persone che ti ascoltano ti spingono sempre a migliorare il tuo livello musicale.

Il primo album è uscito il 16 settembre 2016 con il suo nuovo nome e band Subterranean Street Society. La band prende l'energia pura e inaspettata dalle strade e la portano sui palchi in Europa e nel mondo.

Nell'autunno del 2019 il trio andrà sul loro "Anonymous Tour" che li porterà in giro per Europa in paesi come, Danimarca, Regno Unito, Germania, Belgio e Olanda. Con questo tour, stanno promuovendo singoli dal loro prossimo album "Twelve Steps" che sarà pubblicato nel maggio 2020.

Dodici passi è un concept album incentrato sul grande libro alcolizzato anonimo. Ogni canzone è scritta dal punto di vista di ciascuno dei dodici passi del libro, l' album è ispirato al cantante Louis Puggaard-M'llers proprio esperienza di crescere con l'alcolismo in famiglia. La storia segue un uomo mentre lotta attraverso i dodici passi di accettazione, resa, perdono e risveglio spirituale. Twelve Steps è un viaggio attraverso le montagne russe emotive di affrontare la stretta presa della dipendenza, una meditazione su come deve essere un parente del defunto.


20.00 • Apertura
21.00 • live dj-set by Indica
21.45 • Inizio Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

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<![CDATA[Roncea • SOL#77]]>

 SOL#77


 

Mercoledì 29 gennaio dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Roncea •
Cantautorato / Folk / Rock

evento Facebook -


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Roncea, classe 1987, di origine francese cresciuto in Italia a Vezza d’Alba, nella zona delle Langhe e del Roero. Con la band Fuh ha aperto concerti a The National, Artic Monkeys fra i tanti. Con il trio sperimentale Io Monade Stanca (African Tape) ha pubblicato 3 album per etichette francesi distribuiti anche in Giappone e suonato più di 100 concerti in tutta Europa. Ha collaborato con membri di Verdena e Marta Sui Tubi. E’ stato il musicista di Carmelo Pipitone (Marta Sui Tubi) per più di 30 date nel tour di “Cornucopia”.

Il suo quarto lavoro in studio da solista, “Presente” (Dischi Sotterranei, Edizioni Cramps Records) è il primo disco in italiano che ha sorpreso la critica di settore e ottenuto grandi consensi. I due singoli “Perdersi” e il “Il Presente” hanno raggiunto complessivamente più di 75.000 visualizzazioni su Youtube e più di 13.000 ascolti reali su Spotify.


20.00 • Apertura
21.00 • live dj-set by Indica
21.45 • Inizio Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Ray Romijn (NL) • SOL#78]]>

 SOL#78


 

Mercoledì 5 febbraio dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Ray Romijn (NL) •
Folk / Jazz / Blues

evento Facebook -


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Nato in Brasile da mamma olandese, Ray Romijn è oggi uno dei più promettenti songwriters europei con il suo folk blues squisitamente sixties.

Costantemente in giro per il mondo tra busking e live clubs, Ray racconta in modo poetico frammenti della sua vita, armato di chitarra e armonica e con il suo aspetto da troubadour e dandy romantico.

A Febbraio 2020 torna in Italia a distanza di un anno dal suo primo tour e con un nuovo album da scoprire in anteprima, dopo l' EP 'A Winters Tale', uscito nell'Ottobre del 2018 e il precedente 'Above The Clouds' (2017).


20.00 • Apertura
21.00 • live dj-set by Indica
21.45 • Inizio Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

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<![CDATA[Diserzioni: Inquiete estasi]]>

intro:

Suoni intricati e intriganti
Aggrovigliate foreste che aprono fumosi orizzonti
Frementi carezze di musiche oscure
Profondi canti delle profondità
Frutti d’inquiete estasi

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Playlist:

Bohren & Der Club Of Gore:  Glaub mir kein Wort

Dale Cooper Quartet & The Dictaphones: Il Bamboche Empereurs

Dictaphone: The E.Son

Dakota Suite & Quentin Sirjacq: Safe Within Your Arms

Waclaw Zimpel: Release

Squarepusher: Detroit People Mover

Long Arm: Silent Opera

Oval: Improg

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<![CDATA[Animatronic - REC, il viaggio animale di una jam]]>

Legato al primo album degli Animatronic ho un bel ricordo della scorsa estate: il loro live sbucato all'ultimo al Bar ae Rose (Marsango, Padova) dove i ragazzi sono atterrati grazie al team del Brutto Collettivo.

Inutile dire che hanno distrutto tutto: il loro mix di power metal, grunge, rock and roll classico, miscelato in uno stile jazzistico ha lasciato me e i presenti colpiti, atterriti, ammazzati e rinati.

Era agosto e il caldo la faceva da padrone, quel caldo mefitico che ti fa venire voglia di denudarti e girare come mamma c'ha fatto anche senza piscine o mari, perché l'afa è la componente liquida. Immaginate che bagno sonoro è stato, mischiato fra sigarette stropicciate e birre sgasate.

Sembrava di stare in un mondo a parte, a quei festival sixties tanto mitizzati ma con il realismo della provincia che cala ogni dettaglio dentro una dimensione più scarna, scevra di cazzate, e conviviale.

Questa descrizione per mettervi nel giusto mood di ascolto dell'album, per farvi immaginare dove stare con la mente mentre le canzoni, o meglio dire i pezzi, vanno. Vanno come un treno fumoso per lande desolate e stepp(a)ose.

Sarebbe superfluo parlare di questa uscita come di quella del componente dei Verdena Luca Ferrari, quasi a cercare un appiglio celebre per spingere ad ascoltarlo. Sono altre terre e altre sensazioni.

Siamo fantasiosamente in una sauna turca, esploriamo i minareti instanbuliani, calchiamo le onde asfalto di San Francisco o scendiamo le Americhe del sud Diari della Motocicletta.

Siamo il Che ma siamo pure Hemingway in Fiesta, siamo nella fiesta degli anni del Jazz di Gatsby, eppure balliamo alla fine della guerra come in JoJo Rabbit; lasciamo che il funk di Black Caesar renda criminali le nostre intenzioni. Non ci lasciamo affascinare dei profili Instagram dei deejay underground ma facciamo finta di suonare selezionando quella musica.

Ad una festa.

Un'immensa unica sola jam rock che non è possibile dividere ma solo ascoltare tutt'assieme. Tutto in un unico sorso, Bloody senza Mary, sangue sudore e tabacco e alcool e inconsapevolezza in quella calda serata di agosto.

Questa l'atmosfera per REC. Go ahead!

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<![CDATA[Channel One Sound System]]>

Sabato 08 FebbraioCentro Sociale RivoltaVia F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)
www.facebook.com/rivoltamarghera


Heavy Rootation Sound System Installed (10.000 W)

From London, U.K.

Channel One Sound System

feat. Mikey Dread & Ras Kayleb

www.facebook.com/channelonesoundsystem


Hosted & powered by:

Heavy Rootation Sound System

feat. Well Jahdgment & Makka Roots

www.facebook.com/heavyrootation


Warm-Up:

BomChilom Sound

Special Vinyl set

www.facebook.com/bomchilom


Apertura cancelli ore 21.00

Ingresso 10 € - No prevendite

Biglietti direttamente in cassa all’apertura dei cancelli.

Vi invitiamo ad arrivare presto, all'interno del Rivolta saranno attive l'Osteria e la Pizzeria dove potrete gustare ottime pizze e piatti, preparati con materie prime di qualità selezionate da produttori locali, accompagnati da ottime birre artigianali e vini del territorio.


Come arrivare al Rivolta dalla stazione dei treni di Mestre:

Uscite dal sottopasso della stazione di Mestre (direzione di Marghera - uscita verso il binario con il numero più alto), proseguite per 100 mt. e svoltate a sinistra in Via Carrer, dopo 150 mt. attraversate Via Rizzardi, prendete Via Bellinato e tenendo la destra proseguite per 150 mt. fino ad arrivare in Via Durando, girate a sinistra e proseguendo per 100 mt. vi troverete in Via F.lli Bandiera, girate a destra e proseguite finché sulla vostra sinistra troverete il Centro Sociale Rivolta (15 min. a piedi).


Channel One

La vera storia del dub comincia più di 30 anni fa, proprio mentre Mikey Dread e suo fratello Jah T, figli d’arte della superstar dancehall Admiral Bailey, davano vita a Channel One. Ora Channel One, sound system composto dal dj Mikey Dread alla selezione musicale e l’mc Ras Kayleb al microfono, è riconosciuto in tutto il mondo come precursore del genere e uno dei nomi più importanti della scena dub e dubstep. Fin dalla sua nascita, l’obiettivo di Channel One è stato abbattere le barriere fra le culture attraverso la reggae music con un sound che unisce i popoli di tutti i paesi in cui han suonato: dall’Australia alla Turchia, da Israele alla patria jamaicana, partendo dalla base britannica.

Nel 1983 fanno il loro debutto al Notting Hill Carnival di Londra, ora il più grande street festival del mondo, attivo dal 1965. In quella edizione del 1983, racconta Mikey Dread, l’affluenza non era ancora ai livelli degli anni ‘90 e 2000 e il Channel One sound system suonò tutto il giorno davanti a poche centinaia di persone. Da quell’anno Channel One non ha mai smesso di partecipare al Notting Hill Carnival diventando resident e un’attrazione per molte delle centinaia di migliaia di persone che accorrono da tutto il mondo per partecipare a quello che è diventato il più grande street festival della Terra.

Nel ’99 Channel One ha girato l’Europa nel tour con Burning Spear e Dennis Brown, anno che segnò il loro debutto alla University Of Dub di Londra, il più grande festival di genere nel mondo, al quale partecipano ininterrottamente da 15 anni. Nel 2012 sono stati scelti per rappresentare la cultura del sound system dalla Red Bull Music Academy per la “Red Bull Culture Clash” tenutosi alla Wembley Arena di Londra. Channel One arriva in Italia, al Centro SOciale Rivolta di Marghera con un carico di dischi e la sua maestria nel passare dal reggae roots al dub stepper. Con Ras Kayleb al mic si creerà un’atmosfera degna dei più grandi club internazionali regalando vibes che attraversano spirito e corpo.

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<![CDATA[GASP! - vol. 4]]>

Sabato 8 e Domenica 9 febbraioRadio SherwoodVicolo Pontecorvo 1/A - Padova

 

GASP!
Gagliarde Autoproduzioni Sherwood Padova Vol. 4

 

A Sherwood torna il GASP!, il progetto di Radio Sherwood per promuovere il medium fumetto e in particolare le autoproduzioni più gagliarde in circolazione.


Due giorni in compagnia di mostre, banchetti, musica e giochi


Autoproduzioni presenti:


Giacomo Taddeo Traini - GiaTra Comics
Samuele Canestrari
Guido Brualdi ( Lucy Anne )
Chicks - the zine
Mendaze
Massimo Spadari

.... and more



Programma:

Sabato 8 febbraio

19.00 // Apertura
Aperitivo tra i Banchetti di Autoproduzioni Gagliardissime!

21.30 // Musica Live
Lucy Anne aka Guido Brualdi


Domenica 9 febbraio

15.00 // Apertura
Banchetti di Autoproduzioni Gagliardissime!

15.30 // Si gioca!
Queer Box & ASGARD - Tana dei Goblin  ci faranno giocare per tutto il pomeriggio ai più disparati giochi da tavolo e di ruolo. Tra tutt* i partecipanti estrarremo due persone che vinceranno 1 biglietto per lo Sherwood Festival 2020!

17.30 // Inaugurazione Mostra + MiniLive
Mostra: "Quando l'ho visto era illuminato"
con Samuele Canestrari e Jesse the Faccio

Personale di Samuele Canestrari, giovane talento marchigiano nel mondo dell'illustrazione, autore delle animazioni del videoclip di "Caviglie", ultimo singolo del cantautore padovano Jesse The Faccio.
Musica: Jesse the Faccio accompagnerà la presentazione con alcuni suoi pezzi.
Nell'esposizione saranno presenti alcuni frame originali del video insieme ad alcuni lavori tratti dal volume Mosto, prodotto insieme a MalEdizioni.


Info:

Ingresso // LIBERO
Da bere // Birre CR/AK • ?? Vini Biologici Ca' Lustra
Da mangiare // Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro


Contatti:

Per info e per partecipare come espositor* scrivete a: gasp@sherwood.it

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<![CDATA[Snatura Rock del 26 gennaio 2020]]>

h15:00 Intervista a Gastone
"II" è il titolo del secondo album dei Gastone da Gabice Mare. Un duo che in studio diventa quartetto più ospiti. "Quando per la prima volta scorse il suo viso il cuore avvertì l'anomalia", questa è tra le frasi più belle del disco cantato in italiano. Canzoni sul cedere della propria fragilità ma anche sul rialzarsi e provare a reagire superando le ombre anche con un po' di cinismo. Ne parliamo con Marco.

h16:00 Intervista ai Portfolio
"Stefi Wonder" è il terzo disco dei Portfolio da Castelnuovo nei Monti, il primo in italiano ed è uscito per Irma records. Canzoni ammalianti, danzereccie che si mostrano sfacciate e poi richieste d'amore senza risposte. Momenti di smarrimento emotivo che chiudono relazioni a binario unico. Ne parliamo con Tiziano.

h16:30 Intervista ai Falena
"Una seconda strana sensazione" è il terzo disco dei Falena, album uscito qualche mese fa per Lizard Records. Un disco che inventa un personaggio tra musica e disegno: il signor F, al quale dare le colpe anche fare anche i complimenti per la faccia tosta e da far guardare allo specchio mentre reagisce alle abbrutture della vita. Ne parliamo con il cantante Emiliano.

Francesca Ognibene

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<![CDATA[Snatura Rock del 26 gennaio 2020]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Snatura Rock del 26 gennaio 2020]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Sanremo 2020 - Day 4]]>

Ed eccoci qua a commentare anche la quarta puntata del Festival di Sanremo!

Un appuntamento che si apre sulla scia di numerose polemiche: dall’ormai celebre passo indietro della co-conduttrice proprio di questa serata, Francesca Sofia Novello - nel merito della quale non entrerò, ritenendo piuttosto discriminatorio anche continuare ad associarla all’epiteto «fidanzata di Valentino Rossi» – fino alla scaramuccia Fiorello-Ferro, nata sull’onda dell’hashtag #Fiorellostattezitto. Ma proprio mentre mi appresto a cercare un’idea su come organizzare questa recensione, l’App di Repubblica mi comunica che è già finita a tarallucci e vino: «Pace fatta tra Fiorello-ferro», siglata da un abbraccio durante le prove.

A questo punto però, giusto per non distogliermi dal tema iniziale, nonché filo conduttore della kermesse sanremese in ogni sua edizione (e, spoiler, anche stasera ne vedremo delle belle!), ovvero la polemica, sento di poterne avanzare una mia personalissima. Ci tengo ad esprimerla subito in quanto contribuirà a condizionare, temo ahimè non positivamente, la riuscita di questa mia (tra l’altro sottolineerei a ulteriore giustificazione) primissima recensione in assoluto.
Polemica, legata all’eccessiva lunghezza delle serate precedenti (e presumibilmente anche di questa) che sfianca persino chi come me ha sempre seguito Sanremo: in quanto appassionata di eventi musicali, a mio parere, non si può esimersi dal seguirlo, in maniera più o meno critica. Ma, la fine della trasmissione all’una passata, se non alle due, mal si concilia con la sveglia alle 7 di chi, come me, svolge un normalissimo lavoro d’ufficio.

Ma bando alle ciance…sigla di rito della Mondovisione, si inizia!

Amadeus apre svelando la classifica dei Big al netto delle prime tre serate, qualche sorpresa al ribasso (Rancore 20° e Achille Lauro 18°) e altre vette inaspettate (Pinguini Tattici Nucleari 5° e Piero Pelù 3°).

Il palco dell’Ariston viene però lasciato prima ai giovani, tra i quali stasera si respirano l’aria e l’ansia da finale.

Tecla, 16 anni ma buona maturità interpretativa #UomoNonVuolDireEssereUmano. Marco Sentieri, rap cantato sul tema del bullismo, in linea con la Giornata Mondiale del Bullismo che ricorre, #SchiaffidAmore. Leo Gassmann, dopo la parentesi a X-Factor approda a Sanremo, #asimbonanga. Non riesce a lasciare il segno, ma, spoiler, vince! Fasma, #autotune e luci scenografiche la fanno da padroni, la canzone meno.

Giudizio non concorde che vede distribuirsi gli altri premi: quello della Sala Stampa va a Tecla mentre quello della Critica, che mi vede pienamente d’accordo, agli Eugenio in Via Di Gioia.

Ore 22:01: meglio tardi che mai, dopo il consueto intervento di Fiorello, inizia la Gara dei Big, con Paolo Jannacci, #daquestocieloingiù. Ma sembrava troppo bello: ecco apparire Tiziano Ferro con un triplete di suoi grandi successi e bacio a stampo con Fiorello a sugellare la pace fatta, #bacismo.

E per non farci mancare altri intramezzi, vediamo entrare in scena Antonella Clerici, una delle presenze femminili della serata, #piumeesobrietà, che da ex conduttrice della kermesse ironizza sulle polemiche e le criticità di questo Festival.

Altro super ospite: mica pensavate che fosse il Festival della Canzone Italiana e che ponesse al centro una gara tra cantanti italiani! Dua Lipa, la più giovane artista ad aver raggiunto il miliardo di views, convince e sposta l’asticella in alto, non vorrei essere nelle prossime cantanti femminili in gara.

Gara, che riprende finalmente: si avvicendano uno dopo l’altro Rancore, senza dubbio uno dei migliori #spara; Giordana Angi, che porta una canzone dedicata alla madre, come poco dopo farà Tiziano Ferro con una sua versione di Portami a ballare; Francesco Gabbani che rispetta il suo genere, seppur commerciale, smielato e per nulla in stile Sherwood, ma personalmente non mi dispiace #viceversa. È il turno di Rafael Gualazzi, un momento di show tra ballerini, mini orchestra aggiuntiva e costumi #carioca. L’età media rimane piuttosto bassa: seguono i Pinguini Tattici Nucleari, che ricordano tanto, troppo, lo Stato Sociale, scena degli occhiali compresa e Anastasio, che ad un anno dalla vittoria di X-Factor non si smentisce, #rabbiaepanico.

Ma arriviamo ad uno dei momenti più attesi: scende dalla scalinata per arrivare sul palco dell’Ariston Francesca Sofia Novello, e no, Valentino Rossi a differenza di Ronaldo non si palesa. Viene accolta da un Amadeus con tanto di spray degno di una punizione di calcio a segnare il tentativo di chiudere la suddetta polemica.

Prosegue - incredibile ma vero - la gara: è la volta di due ex Amici, Elodie che porta sul palco il suo consueto carico di modernità e figaggine #chejevoidì, e Riki, canzone nel suo stile super commerciale, #losappiamoentrambi che funzionerà.

È la volta di Fiorello che, dopo uno sketch sulla vecchiaia, presenta Tony Renis (una coincidenza?) e si esibisce in uno dei suoi più grandi successi: Quando, quando, quando. Dopo un dovuto e sentito omaggio a Vincenzo Mollica, è il turno di Ghali che, dopo un ingresso ad impatto, si esibisce con Cara Italia, Wily Wily, Boogie Man e il bell’inedito Good Time (che già troviamo in uno spot trasmesso a distanza di neanche un minuto), cercando, invano, di coinvolgere e risvegliare un pubblico troppo ingessato.

A mezzanotte e venti la gara riprende: è la volta di Diodato che con la sua delicatezza fa #rumore, seguito da Irene Grandi che per il suo ritorno sulle scene porta un pezzo in cui l’impronta di Vasco e Curreri non passa inosservata.
Ma parliamo di cose serie: per la sua terza esibizione Achille Lauro stupisce ancora, questa volta nei panni della Marchesa Luisa Casati Stampa. D’altronde Sanremo è sempre stato anche outfit e look da commentare: una volta il fulcro erano le vallette, in questa edizione è Achille Lauro, #adognunoilsuo. Con l’esibizione di Piero Pelù, #nonnorock, e il suo messaggio contro la violenza sulle donne si chiude questo blocco di artisti: il palco viene lasciato all’ultimo ospite della serata, Gianna Nannina, che si esibisce con Coez in Motivi, per poi terminare con Sei nell’anima.

Ormai è l’una passata e devono ancora esibirsi ben 11 artisti: gli occhi si chiudono ma domani è weekend, non si lavora, posso e devo resistere!

La gara riprende, speriamo senza interruzioni con Tosca, forse la più rappresentativa della canzone sanremese, non a caso vincitrice della scorsa serata cover, che ringrazia per questo premio l’orchestra. Seguono Michele Zarrillo, e Junior Cally, decisamente meno di rottura e provocatorio di quanto ci si aspettasse #vabbègrazie. È il turno de Le Vibrazioni, sicuramente tra i favoriti, «la gioia dov’è» ed è subito empatia. #Largoaigiovani, tocca al vincitore dell’ultima edizione di Amici, Alberto Urso, che con l’ingenuità dell’età tenta di coinvolgere il pubblico sonnecchiante (come dar loro torto effettivamente), e a Levante, che se la scrive, se la canta e ci piace, #tikibombom.

Ma arriviamo a Morgan e Bugo. Quando tutto sembra volgere al termine, il coup de théatre: a pochi secondi dall’inizio dell’esibizione, mentre Morgan vistosamente legge da un foglio un testo diverso - inserendo un’invettiva contro arroganza e brutte figure («di chi?» ci si chiede sul momento) - Bugo abbandona il palco, lasciando la platea tutta, la Clerici e Amadeus sconcertati. Il mistero è svelato: «la brutta figura di ieri sera», «la tua ingratitudine e la tua arroganza», finanche il «ringrazia il cielo sei su questo palco, rispetta chi ti ci ha portato dentro» hanno come destinatario proprio Bugo che - come dargli torto – si porta via il foglietto del collega e abbandona il palco per non farci più ritorno, su un surreale «dove è andato Bugo» di Morgan.

Tutto calcolato tra i due o colpo di testa di Bugo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il «niente, non succede proprio niente» con cui principia il brano di Rita Pavone sembra la chiosa perfetta al tragicomico momento appena vissuto. La gara si chiude con le ultime esibizioni: è il turno di Enrico Nigiotti, la cui canzone al secondo ascolto sembra meno trasparente; penultima Elettra Lamborghini (e i suoi tentativi di bon ton vanificati da una scollatura ribelle), #cimancanoitwerk; e infine Marco Masini, #unpotiodiounpotiamo.

«La gara finisce qui», sancisce Amadeus, Morgan e Bugo sono squalificati.

Svelata la Classifica della serata a cura della Sala Stampa: negli ultimi posti troviamo i giovani, soprattutto i figli dei talent, ad eccezione di Anastasio ed Elodie; ma è il podio a sorprendere: primo Diodato, secondo Gabbani, e terzi i Pinguini Tattici Nucleari.

Con la polemica, fil rouge del Festival di Sanremo, si è aperta questa mia recensione e con la polemica tra Morgan e Bugo - neanche a farlo apposta - si conclude: cosa aspettarci da questa finale? Rimaniamo in trepidante attesa di nuovi gossipabili colpi di scena e chissà, magari di un vincitore outsider a sorpresa, #staytuned.

Foto: Gian Mattia d'Alberto, LaPresse 07/02/2020

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<![CDATA[La Penultima Ruota del Carro - Puntata 10]]>

Di come quella volta che il carro, da bravo trottolino amoroso, ha compiuto una rotazione completa intorno a sé stesso, scoprendo che la penultima ruota è anche la seconda (e viceversa) e che l'abbandono contiene in nuce la rinascita (che, a sua volta, contiene in nuce l'abbandono, che, a sua volta, che). Solo così un calciobalilla da tempo fuso in una colata di plastica tornerà a reclamare la propria ontologia in bigiotteria di poco conto, esposta su corpi giovani e prestanti: solo così la funzione catartica dell'arte ci farà dimenticare la terribile finitudine della nostra esistenza. E cosa di più finito, in un'esistenza finita, dell'amore, l'amore che termina e risorge, che muore per sbocciare nuovamente? Chiedere a Lady Godonna e Marisa Vaʡ̯io.

Sciantosi saluti conclusivi al femminile per rimarcare l'abissale differenza ontologica tra masch* e femmin* (in favore di quest* ultim*).

Qui sotto i brani, di lato il podcast:

Yves Tumor feat. James K - Licking An Orchid (da Safe In The Hands Of Love, 2018)

Hayley Williams - Simmer (da Petals For Armor I, 2020)

Tom Waits - Heartattack And Vine (da Heartattack And Vine, 1980)

RUBRICA: LA SOLITUDINE DEL SATIRO

Kai Whiston feat. Joe Petersen - II - Beautiful Losers (da No World As Good As Mine, 2019)

Giovanni Truppi - Superman (da Giovanni Truppi, 2015)

Beach House - Wishes (da Bloom, 2012)

Wu-Tang Clan - C.R.E.A.M. [da Enter The Wu-Tang (36 Chambers), 1993]

RUBRICA: MASSIMO RISERBO

Shannon Wright - Black Rain (da Honeybee Girls, 2009)

Os Mulheres Negras - Mãoscolorida [da Outro Tempo: Electronic And Contemporary Music From Brazil (1978-1992), 2017]

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<![CDATA[Bad Vibes w/ Exept]]>

Sabato 8 FebbraioC.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova

 

Bad Vibes w/ Exept

 

Per il secondo appuntamento del nuovo anno, spazio a dei giovani producers romani che stanno iniziando a farsi un nome per le loro tracce piene di groove, uscite su Invisible Recordings e MethLab Recordings: gli Exept!


Apertura ore 23 - Ingresso 5 euro


Line up:


Exept
(Invisible Recordings / MethLab Recordings)

Fractale
(RAM Records / The Dreamers / Vandal Records)

No One Knows

Beeonex


Hosted by:

Mc Buzz outta Massima Tackenza b2b Mc Shado

Scratches by:

Linch

Special 3D Videomapping by:

Audiogram Lab

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<![CDATA[Sanremo 2020 - Day 3]]>

Era da quando Simone Cristicchi vinse l’edizione 2007 che non mi fermavo una sera a guardare il Festival di Sanremo. Allora, da giovane studente di psicologia, ero incuriosito da questo artista dai capelli ricci che avevo visto solo su MTV cantare canzoni ironiche come Vorrei cantare come Biagio Antonacci e che invece affrontava, davanti all’enorme platea televisiva, un tema a me caro come quello della malattia mentale, con un taglio quasi basagliano che mi affascinava moltissimo.

Ieri sera invece, per il terzo appuntamento del "Festival della canzone italiana", mi sono seduto sul divano con in mente un Brian Molko dei Placebo che distrugge una chitarra e un amplificatore a Sanremo 2001 e degli imbarazzatissimi Raffaella Carrà e Piero Chiambretti che provano a riavvicinarsi a quell’Italietta che musicalmente era rimasta  a prima di Jimi Hendrix, inorridita e che reagiva con fischi a quel gesto da rockstar. Speravo in qualche colpo di testa di qualche artista che mettesse in imbarazzo Amadeus, ma scorrendo la scaletta della serata questa speranza è svanita quasi subito.

Il mio approccio al Festival non è certo quello di chi vede Sanremo “perché Sanremo è Sanremo”, ma piuttosto quello di chi cerca la rottura nei confronti dei vetusti canoni di quello che è ormai rimasto l’ultimo spettacolo nazionalpopolare in Italia.

E allora pronti a questa carrellata di duetti e cover, una serata che ripercorre i settant’anni di Festival attraverso arrangiamenti di canzoni che hanno fatto la storia di Sanremo, portate sul palco dell’Ariston dagli artisti in concorso. Non ero certamente ben disposto visti gli spettacoli fatti nell’ultimo anno dalla Rai, in cui diversi cantanti si sono avvicendati per rendere omaggio a leggende della musica italiana come Battisti, De Andrè o Dalla, e i cui risultati si erano dimostrati decisamente scadenti, con arrangiamenti musicali estremamente pomposi che andavano a snaturare l’essenza di capolavori del cantautorato italiano. Il programma prevede, oltre a cover e duetti, ospiti internazionali, come nel consueto stile del Festival, e l’attesissima performance del premio Oscar Roberto Benigni.

Già all’inizio della serata arriva la prima sorpresa: non saranno i telespettatori a votare l’interpretazione dei concorrenti ma sarà l’orchestra del Festival. Rimango piacevolmente colpito dal fatto che saranno musicisti a dare una valutazione e che questa non sarà invece influenzata dal senso estetico di un pubblico certamente meno competente in materia di musica.

Si parte ed è il turno di Deborah, successo di Fausto Leali e Wilson Pickett a Sanremo 1968, interpretata da Michele Zarrillo insieme proprio a Fausto Leali; il risultato mi sorprende, la canzone rispetta l’originale e l’apporto di Leali alla riuscita dell’esibizione  è fondamentale.

È poi la volta del criticatissimo Junior Cally che, insieme ai Viito, porta in scena una versione assolutamente discutibile e che per nulla mi convince di Vado al massimo di Vasco (Sanremo 1982). Penso: “Ecco, stiamo ritornando sui canoni del Festival che conosco”. Questa mia impressione viene confermata quando è il turno della presentazione di  Georgina Rodriguez, compagna dell’arcinoto giocatore della Juventus Cristiano Ronaldo. Un siparietto in cui il protagonista è il tifo calcistico che sinceramente mi imbarazza molto. Ce ne saranno diversi di questi siparietti che vedranno protagonista un imbarazzato CR7 in platea, e sui cui, sinceramente, preferisco non trattare in questo articolo.

Ritorna finalmente la musica con Marco Masini e Arisa che si esibiscono in una versione di Vacanze Romane dei Matia Bazar (1983), performance che non impressiona e con qualche “stecca” di troppo da parte di Arisa. È quindi il turno dei fuoriusciti dalla “scuderia talent show” con Riki e Anastasio, che si esibiscono rispettivamente in, L’Edera di Nilla Pizzi (1958), una scelta di sicuro lontana nel tempo e che non rende nell’interpretazione del giovane rapper di “Amici”, e Spalle al muro di Renato Zero (1991) in un’interessante versione insieme ai veterani della musica italiana Premiata Forneria Marconi. In mezzo ai due un Raphael Gualazzi, in una versione vicina al jazz (non me ne vogliano male i puristi del genere) di E se domani di Mina (1964) che non ammalia ma in cui spicca la bellissima voce di Simona Molinari.

Apprezzo molto la scelta di Levante di portare una canzone originariamente cantata da tre uomini, Umberto Tozzi, Gianni Morandi e Raf in una versione con invece tre donne, lei, Francesca Michielin e Maria Antonietta. La canzone è una di quelle che non puoi sbagliare, Si può dare di più, e questo sicuramente aiuta un’interpretazione che però non rimarrà certo negli annali di Sanremo, abbastanza anonima. Come non penso ci ricorderemo quella di Alberto Urso accompagnato da Ornella Vanoni non certo in forma strepitosa che si sono esibiti in La voce del silenzio di Tony Del Monaco e Dionne Warwik (1968). Anche Elodie accompagnata dal maestro Aeham Ahmad non impressiona con il classicone Adesso tu di Eros Ramazzotti (1986).

Arriva quindi il turno di Rancore, uno di quegli artisti che apprezzo, quelli che quando vanno a Sanremo vado almeno a cercarmi il video. Porta una delle canzoni uscite da Sanremo che apprezzo di più, Luce di Elisa (2001), ne porta una versione che sinceramente mi lascia soddisfatto, aiutato da Dardust e da una strepitosa La Rappresentante di Lista, che dà un qualcosa in più con la sua voce potente e precisa.

È quindi tempo di presentare gli ospiti; inizia Lewis Capaldi, cantautore britannico classe 1996, che si esibisce in due brani del suo repertorio e che nel minuto di chiacchiere che fa con Amadeus impartisce una lezione di stile ai giovani nostrani che partecipano al festival. Lewis apre la strada a uno straripante Roberto Benigni, che arriva accompagnato dalla banda dentro a un Teatro Ariston che lo accoglie con un’ovazione. Il premio oscar si esibirà in un monologo di circa quaranta minuti, in cui decanterà il Cantico dei Cantici, con l’espediente di portare a Sanremo “la prima canzone scritta nella storia dell’umanità” che è “la vetta della poesia di tutti i tempi” e che definisce come un “elogio all’amore, che fa paura, che è la nostra realtà e che è capace di vincere anche la morte”. È una recitazione da brividi, a cui Benigni ci ha già abituato, che ammutolisce l’Ariston (e anche me sul divano) e sfocia in una gigantesca standing ovation. Non manca nemmeno la frecciatina a Salvini nel primo scambio di battute con Amadeus “da quest’anno si potrà votare anche via citofono.  Potete citofonare e chiedere: Scusi, qui si canta?”.

Proseguendo con la musica, è la volta dei Pinguni tattici nucleari che portano un medley di otto canzoni dal titolo 70 volte Sanremo. Risalta sicuramente di più il loro outfit in completini color pastello che il loro arrangiamento, del quale rimane in memoria davvero poco.

Ho iniziato parlando di Simone Cristicchi, ed Enrico Nigiotti, in concorso al festival, viene accompagnato proprio da Cristicchi sul palco per esibirsi in Ti regalerò una rosa. La canzone è ben riuscita, praticamente uguale all’originale e Cristicchi fa da padrone della scena, chiudendo la performance come tredici anni prima, salendo su una sedia e facendo finta di prendere il volo, un riferimento alla malattia mentale. Peccato che il concorrente sia Nigiotti che purtroppo passa del tutto inosservato.

Spazio ancora agli ospiti quindi, dopo il tango di Georgina sale sul palco dell’Ariston Mika che cita Dalla, Battiato e De Andrè come coloro che gli hanno fatto conoscere l’Italia e la musica italiana, e si esibisce in Amore che vieni, amore che vai di quest’ultimo. Canzone che non ha bisogno di commenti e di cui Mika si rende valido interprete. Ci sarà spazio anche per Tiziano Ferro più avanti nella serata.

Scorrendo la scaletta, tocca a Giordana Angi e il Solis String Quartet con La nevicata del ‘56 di Mia Martini (1990) e de Le Vibrazioni accompagnati dai Canova che portano Un’emozione da poco di Ana Oxa (1978), esibizione che ci porteremo più nel cuore per la direzione di Peppe Vessicchio che per la performance degli artisti.

Si adatta alla perfezione invece 24 mila baci di Adriano Celentano (1961) a Diodato e una fantastica Nina Zilli, che appare in perfetto stile “sixties”. Si rivelerà giusta anche la scelta della vincitrice della serata Tosca, che insieme alla talentuosa cantante spagnola Silvia Perez, si esibisce in una versione “spagnoleggiante” di un’immortale Piazza Grande di Lucio Dalla.

Sorvolando su Rita Pavone e Amedeo Minghi con 1950 di quest’ultimo, è la volta di Achille Lauro, che già aveva fatto scalpore per il suo outfit durante la prima serata. Questa volta, accompagnato da Annalisa, si presenta sulla scalinata dell’Ariston scimmiottando il “Duca Bianco” David Bowie. Risalta anche in questo caso di più il suo delirio di onnipotenza rispetto alla performance di Gli uomini non cambiano di Mia Martini (1992). Sarebbe il caso di sorvolare anche sull’esibizione di Bugo e Morgan, completamente scoordinati nell’esecuzione di Canzone per te di Sergio Endrigo, con il solito protagonismo eccessivo di Morgan.

Attendevo anche Piero Pelù, che porterò sempre nel cuore per i Litfiba, fu loro il primo CD che acquistai in un negozio di dischi. E dopo Irene Grandi accompagnata da Bobo Rondelli con La musica è finita di Ornella Vanoni, è proprio il turno del frontman dei Litfiba. Apprezzo tantissimo la scelta, Cuore matto di Little Tony; purtroppo Pelù non brilla, ma mi lascia comunque soddisfatto. Saluta il pubblico Sanremese mostrando il lutto al braccio, motivandolo con la sua vergogna di essere uomo ogni volta che c’è un femminicidio.

Nel trittico finale della serata spicca solo Paolo Jannacci, che si esibisce insieme al “solito idiota” Francesco Mandelli in Se me lo dicevi prima, portata a Sanremo dal padre Enzo nel 1989. È una performance che mi diverte, che porta in scena quel “teatro e musica” che caratterizzava Enzo Jannacci, pieno di umorismo e di una presa in giro di quella “milanesità” che non esiste più. Un commovente omaggio da parte del figlio Paolo al padre Enzo che mi strappa un sorriso soddisfatto. Sorvolerei su Elettra Lamborghini e Myss Keta, imbarazzante la loro versione completamente stonata di Non succederà più di Claudia Mori (1982). Infine Gabbani, che porta la nostra principale esportazione in Transnistria, L’Italiano di Toto Cotugno (1983), ma che sorprende solo per una tuta da astronauta completamente decontestualizzata da tutto il resto.

La serata si chiude con la co-conduttrice di Amadeus, la star televisiva albanese Alket Vejsiu, che prima di interpretare Una lacrima sul viso insieme all’autore Bobby Solo, è protagonista del palco con un monologo il cui messaggio è di una musica che abbatte le frontiere, che scade purtroppo in luoghi comuni e banalità sul periodo di Enver Hoxha.

Vince quindi Tosca davanti a Piero Pelù e Pinguini Tattici Nucleari. Ma la classifica mi interessa poco. Apprezzabile l’iniziativa di questa serata di dare tanto spazio alle donne, anche con il messaggio lanciato nel momento dedicato al concerto che si terrà al Campovolo di Reggio Emilia contro la violenza sulle donne e i microfoni rossi usati per tutta la serata dagli artisti (Elettra Lamborghini e Myss Keta a parte, hanno preferito i lustrini) in segno di solidarietà a questa campagna contro la violenza sulle donne.

Foto: Matteo Rasero/LaPresse

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 6 febbraio 2020]]>

L’avevo detto, alternerò dischi e musicisti segnalati dai sondaggi di fine anno con i premiati alla recentissima notte dei Grammy Awards di L.A., entrambe buone scuse per riassumere un po’ quanto è successo di buono discograficamente parlando durante il 2019. Questa notte, oltre ai vincitori dell’agognata statuetta (il grammofono), ovvero Brad Mehldau, con un album sconcertante, Chick Corea, con un ritorno al passato in grande stile, Brian LynchRandy Brecker, grandi trombe per grandi orchestre, e Esperanza Spalding, sempre più apprezzata cantante… oltre a loro ci saranno Wadada Leo Smith e Andrew Cyrille provenienti dalla lista dei migliori musicisti internazionali dell’anno secondo il mensile “Musica Jazz” ma anche tre nuovissimi dischi dati alle stampe da tre etichette diverse, due romane, Cam Jazz e Via Veneto Jazz/Jando, con due straordinari interpreti nazionali di valore internazionale come, rispettivamente, Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani, e una giapponese, la Albore di Satoshi Toyoda. In tutti i tre casi, dischi di grande qualità, ognuno per le sue diverse peculiarità.   JPY 333 27 18 178

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Playlist:

01.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five  (time out, 1959 columbia)

02.Brad Mehldau - The Garden (finding Gabriel, 2019 nonesuch)

03.Enrico Pieranunzi - Pollock's mood (frame, 2020 cam jazz)

04.Enrico Pieranunzi - Sirenes Pour Matisse (frame, 2020 cam jazz)

05.Chick Corea & the Spanish Hearth Band - Armando’s Rhumba (antidote, 2019 concord jazz)

06.Brian Lynch Big Band - Africa My Land (the omni american book club, 2019 hollistic music works)

07.Randy Brecker & NDR Big Band -Sozinho  feat. Vladyslav Sendecki (rocks, 2018 piloo rec)

08.Wadada Leo Smith - South Central L.A. Kulture (spiritual dimensions, 2010 cuneiform)

09.Dave Douglas Uri Caine Andrew Cyrille - D'Andrea (devotion, 2019 greenleaf music)

10.Rosario Giuliani - Tamburo (to Marco Tamburini) (love in traslation, 2020 vvj-jando)

11.Rosario Giuliani - I Wish You Love (love in traslation, 2020 vvj-jando)

12.New York Paris Reunion - Everything i Love (live at the bird's eye jazz club, basel, 2020 albore)

13.New York Paris Reunion - Bittersweet (live at the bird's eye jazz club, basel, 2020 albore)

14.Esperanza Spalding - With Others (12 little spells, 2019 concord rec.)

16.SIGLA    The Dave Brubeck 4et - take five (time out, 1959 columbia)

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 6 febbraio 2020]]>

Pochi giorni fa, il 2 febbraio, si è celebrata in molte parti del Brasile la festa di Iemanjà (o Yemanjà), la Rainha do Mar (la Regina del Mare), una delle feste popolari più sentite, legata fortemente ai riti sincretici afrobrasiliani, cioè a quel vasto universo di personaggi semidivini (gli Orixas) o divini (Olodumaré, il Dio della Umbanda, la religione sincretica, monoteistica, per antonomasia) che vivono storie di ogni genere fra di loro, tipo quelle della mitologia greca, amori, tradimenti, violenze, magie, lotte, invidie, gelosie… ma che risultano essere figure di riferimento per i brasiliani che professano questi riti per suppliche, tutele, protezione della vita, benedizione di attività, di matrimoni e gravidanze, cure mediche, ecc… Iemanjà, la famosa figura dai seni enormi per allattare i tantissimi figli, e anche quelli degli altri, per una serie di avventure si trova ad essere attualmente la protettrice della fertilità, della maternità e delle teste degli umani, intese come organo vitale. La festa prevede l’offerta di vari tipi di doni che vengono lasciati alle onde dell’oceano e recentemente  è diventata ufficialmente patrimonio culturale della città di Salvador de Bahia, luogo fra i più africani del mondo, da cui tutto è partito. Invece, nel passato, tutti i riti degli schiavi africani erano fortemente proibiti o inibiti e loro, pur di continuare a seguirli, si sono inventati la sostituzione dei nomi delle loro figure di riferimento con quelli della religione dei bianchi schiavisti cristiani. Per esempio, la nostra cara Iemanjà sarebbe sincretizzata con la Madonna (esattamente con la Nossa Senhora da Conceiçao). Alcuni brani ci aiutano ad entrare un po’ nell’atmosfera del 2 febbraio prima di addentrarci negli ascolti di diversi dischi che hanno fatto parte delle nominations e dei premiati alla cerimonia più recente dei Latin Grammy Awards. Ma, fra gli ascolti ne troverete uno che è la recitazione di una breve poesia di Zelia Duncan in risposta al nostro spresidente Bolso-nazi, noto maschilista, nemico di ogni forma religiosa, politica, sessuale e di colore di pelle diversa dalla sua che ora ha anche esternato la preferenza per un mondo senza artisti!!! Per finire, vorrei segnalarvi un libro che ha molta attinenza con questo programma che, nel sottotitolo, ha una precisa dedica ad alcune donne assassinate per le loro lotte. Una di queste, lo vedete, e lo sapete perché ne parlo spesso grazie ai diversi musicisti che le hanno dedicato a loro volta diverse canzoni, una di queste è la nostra Marielle. Il libro, di qualche mese fa, si chiama “Marielle, presente!”, della giornalista Agnese Gazzera, edito da “Capovolte”, casa editrice indipendente di Alessandria che - come succede spesso in questo spazio, musicale ma non solo - racconta le donne da una prospettiva diversa, ecco il perché del nome! (info@capovolte.it).  

JPY 333 27 18 178

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Playlist:

01.SIGLA  Caetano Veloso Joao Gilberto e Gilberto Gil - Aquarela Do Brasil (Brasil, 1981 philips)

02.Maria Bethania - Yemanja Rainha do Mar (dentro do mar tem rio, 2007 biscoito fino)

03.Grupo Ofá - Yemanjà (odum orim, 2000 geleia geral)

04.Mart'nalia - Canto de Ossanha (Mart'nalia canta Vinicius, 2019 biscoito fino)

05.Jards Macalé - Movimento dos Barcos (besta fera, 2019 zilles produçoes)

06.Simone & Zélia Duncan - tò voltando (amigo é casa, 2017 biscoito fino)

07.Zelia Duncan - (Poesia) vida em branco, vocé nao precisa de artistas! (Poesia, 2020)

08.Zelia Duncan - Canção de Amigo (tudo é um, 2019 biscoito fino)

09.Gilberto Gil - uma coisa bonitinha feat. Joao Donato (ok ok ok, 2018 geleia geral)

10.Monarco - Alegria das Flores (de todos os tempos, 2018 biscoito fino)

11.Nego Alvaro - Som Brasil (Nego Alvaro canta Sereno e Moa, 2018 biscoito fino)

12.Pericles - Logo de Manhã (em sua direçao, 2019 indip.)

13.Anai Rosa - Falsa Baiana (Anai Rosa atraca Geraldo Ferreira, 2018 selo sesc)

16.SIGLA  Nelson  Sargento & Teresa Cristina - samba agoniza mas nao morre (cidade do samba, 2007 emi)

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<![CDATA[ReadBabyRead_476_Patrick_Modiano_8]]>

Un giorno, sul lungosenna, Jean perde l'equilibrio: dalla riva del presente precipita in un vortice di ricordi che credeva perduti.
Anche se il tempo ne ha sfumato i contorni, a Jean tornano in mente numeri di telefono inventati, fermate del metro, dediche scritte con l'inchiostro blu. Ma i dettagli più irrisori sono indizi per ritrovare le donne che Jean ha incontrato e che ora, come spettri evanescenti, eludono la sua presa nel labirinto della memoria.
Con parole che sembrano scritte sulla superficie dell'acqua, tra sogno e ricordo, Modiano traccia quell'itinerario sentimentale che tutti percorriamo a ritroso alla ricerca di noi stessi.


ReadBabyRead #476 del 6 febbraio 2020


Patrick Modiano
Ricordi dormienti

(8a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Un giorno, sul lungosenna, il titolo di un libro ha attirato la mia attenzione: Il tempo degli incontri. Anche per me in un lontano passato, c'è stato un tempo degli incontri. In quel periodo avevo spesso paura del vuoto. Una vertigine che non provavo quando ero solo, ma con certe persone che, appunto, avevo incontrato da poco. Per tranquillizzarmi pensavo: prima o poi riuscirò a piantarle in asso. Alcune di queste persone non sapevi fin dove ti potevano trascinare. La china era scivolosa.
Per prima cosa potrei evocare le domeniche sera. Mi mettevano angoscia, come a chiunque abbia vissuto i rientri in collegio, d'inverno, a fine pomeriggio, nell'ora in cui cala il buio. Momenti che in seguito ti tormentano nei sogni, a volte per tutta la vita. La domenica sera alcune persone si riunivano nell'appartamento di Martine Hayward, e io mi trovavo fra quella gente. Avevo vent'anni e mi sentivo un po' fuori posto. Mi coglieva di nuovo un senso di colpa, come se fossi stato ancora uno studente: invece di rientrare in collegio ero scappato"


Scrittori francesi. Vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo, fisionomie dubbie presiedono alla restituzione incerta del passato:
«Ricordi dormienti» di Patrick Modiano, da Einaudi


Una strana, ambivalente, sensazione prende il lettore dell’ultimo romanzo di Patrick Modiano, Ricordi dormienti (traduzione di Emanuelle Caillat, Einaudi, pp. 83, € 15.00), specie se abbia lunga consuetudine con l’opera del grande scrittore francese. Non è la brevità di queste pagine, oltretutto largamente spaziate dalla costante dissolvenza dei bianchi tipografici, a disorientare, perché Modiano predilige da sempre la scansione del racconto lungo e cioè la leggera imbastitura in luogo della campitura a suture rigide tipica del romanzo vero e proprio; non è nemmeno il ribadirsi di una scrittura così magra da sembrare allo stremo, atona e decolorata, perché essa semmai rappresenta proprio la conferma del tocco à la Modiano. Piuttosto, c’è da chiedersi se questi Ricordi dormienti editi in Francia lo scorso anno (prima uscita dopo il conferimento del Nobel nel 2014) testimonino un culmine di essenzialità spettrale ovvero l’appendice volatile di una materia oramai risaputa e riproposta a oltranza. Con ogni probabilità, sono vere entrambe le cose.

L’incombere del tempo
Spazi e tempi vi risultano, come sempre, inderogabili fino alla ossessione, né è un semplice modo di dire che per leggere Modiano bisogna essere muniti di una piantina di Parigi o almeno delle linee del métro, perché chi dice «io» è un essere erratico le cui peregrinazioni stanno dentro un reticolo di arrondissement, numeri civici, pietre miliari e infinite tracce di uno stradario la cui precisione burocratica appare tuttavia inversamente proporzionale alla reale possibilità di riconoscerle e/o decifrarle al presente.
Come attesta una guida specifica (Béatrice Commengé, Le Paris de Modiano, Editions Alexandrines 2015, cui è affiancabile Elisabetta Sibilio, Leggere Modiano, Carocci 2015, unica monografia italiana disponibile), la città di Modiano, nel suo spazio nudamente fisico, non somiglia affatto a un labirinto postmoderno ma rammenta, viceversa, un palinsesto oscuramente stratificato proprio per l’incombere del tempo che per lo scrittore è la più classica combinazione di memoria e storia, perciò del passato personale, con le ferite del ricordo, e della vicenda collettiva dei suoi contemporanei.
Due ne sono tanto gli epicentri come i punti di diramazione: il primo è il civico 93 della rue Lauriston, nel XIII arrondissement, già sede della Gestapo francese, luogo di tortura e di avvio alla deportazione per ebrei e resistenti, dove il padre dello scrittore sembra avesse avviato un mercato nero, lui ebreo di origini anche italiane, per averne salva la vita; l’altro è la data di nascita dello scrittore, 30 luglio 1945, vicino alla foresta di Boulogne-Billancourt, nemmeno un anno dopo la Liberazione di Parigi, incipit dell’infanzia di un orfano (il padre assente e la madre, modesta attrice belga, sempre lontana) e poi dell’adolescenza di un ragazzo introverso e sbandato, la cui trafila di autodidatta si conclude grazie a uno straordinario professore di geometria, nientemeno Raymond Queneau, con la pubblicazione da Gallimard in pieno 1968 di un romanzo mai tradotto in italiano, La place de l’Etoile, dove già si racchiude, sia pure dentro un’insolenza linguistico-stilistica mai più replicata, tutta quanta la materia prima autobiografica di Patrick Modiano.
Nei Ricordi dormienti, egli torna al suo decennio culminante fra la metà degli anni Sessanta e i Settanta. Presiedono alla restituzione del passato al presente (un iter sempre incerto, faticoso, doloroso) vecchi fogli casualmente rinvenuti, elenchi di strade, nomi inghiottiti dall’oblìo e numeri di telefono che non hanno più un destinatario, volti di persone frequentate, talora persino amate, la cui fisionomia appare dubbia o irriconoscibile. Scrive: «Ma con un po’ di buona volontà riaffiorano alla memoria quei nomi rimasti sepolti nella mente sotto uno strato sottile di neve e di oblìo (…) Ho avuto la certezza di essere tornato nel passato, grazie a un fenomeno che si potrebbe chiamare l’eterno ritorno, o semplicemente che il tempo per me si fosse fermato in un periodo preciso della mia vita». Ma in un altro passaggio aggiunge che il fluire del ricordo può arrestarsi di colpo e asfissiare ad ora incerta colui che ne è investito, quando i frammenti mnemonici ritornano a galla come corpi annegati all’angolo di una strada.

Storie di revenant
Di particolare incertezza e scabrosità è la materia che, emergendo a distanza di ormai mezzo secolo, si propaga senza margini visibili, tuttora densa e bitumosa, nei Ricordi dormienti. Pigalle deserta sotto il sole, una ragazza incontrata per caso in un bistrot (il quale torna, ancora una volta, nei modi di una postazione elettiva per scrutare la città e il mondo), un confuso o irresoluto dispiegarsi del rapporto che via via si inoltra in un ambiente di iniziati all’occultismo, di libri esoterici, di misteriose sparizioni e ricomparse su cui incombe un’atmosfera di angosciosa incertezza e di pericolo imminente: ed è un rapporto che si duplica e degenera, dieci anni dopo, in una storia di revenant, di ex amanti il cui solo legame è la paura di essere braccati, con un oscuro senso di colpa e il relativo rimorso per un delitto (o la rimozione di esso) che rimane comunque indeterminato.
Il breve romanzo si chiude laddove si era aperto, nel pulviscolo di atomi alla deriva, in uno sciame di ricordi talmente frammentari e alonati da non appartenere più a nessuno e tanto meno, paradossalmente, a chi dovrebbe esserne l’intestatario.

Girare in tondo
In una intervista rilasciata a «Le Monde» una decina di anni fa, lo scrittore ha dichiarato: «La Parigi che ho vissuto e che percorro in lungo e in largo nei miei libri non esiste più. Scrivo solo per ritrovarla. Non è nostalgia, non rimpiango affatto ciò che era prima. È semplicemente che ho fatto di Parigi la mia città interiore, una città onirica, atemporale, dove le epoche si sovrappongono (…) Ora mi è molto difficile lasciarla. È questo a darmi così spesso l’impressione, che non mi piace, di ripetermi, di girare in tondo». Simmetrica è la sensazione che si insinua nel lettore e dunque la domanda se si tratti di pagine dettate ancora dalla necessità (da una ispirazione, da un disegno d’arte) oppure dedotte da un automatismo che, come tale, potrebbe reiterarsi all’infinito. È la domanda che quanti amano la narrativa di Patrick Modiano hanno oggi il diritto, o forse il dovere, di porsi.

di Massimo Raffaeli
da il manifesto (alias domenica), 02.12.2018


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Miles Davis, It Never Entered My Mind [Richard Rodgers, Laurence Hart]
Miles Davis, Moon Dreams [C. MacGregor, J. Mercer]
Miles Davis, Weirdo [Miles Davis]
Miles Davis, Autumn Leaves [Prevert, Kosma, Mercer]
Miles Davis, 'Round Midnight [T. Monk, B. Haninghen, C. Williams]
Miles Davis, Enigma [J.J. Johnson]
Miles Davis, Something I Dreamed Last Night [Sammy Fain, Jack Yellen, Herb Magidson]
Miles Davis, Fran-Dance [Miles Davis]
Miles Davis, Bye Bye Blackbird [Dixon/Henderson]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Straight, No Chaser [Thelonius Monk]
Miles Davis, Old Folks [D.L. Hill; W. Robison]
Miles Davis, Nuit Sur Les Champs-Élysées [Miles Davis]
Miles Davis, Stella By Starlight [V. Young/N. Washington]
Miles Davis, My Funny Valentine [R. Rodgers/L. Hart]
Miles Davis, Drag Dog [Miles Davis]
Miles Davis, There Is No Greater Love [M. Symes]
Miles Davis, Blue In Green [Miles Davis]
Miles Davis, Flamenco Sketches [Miles Davis]
Miles Davis, Pee Wee [Tony Williams]

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<![CDATA[Sanremo 2020 - Day 2]]>

Premessa: ogni giudizio scritto in queste poche righe è soggettivo, dato a caldo e non eccessivamente ragionato.
 
La seconda serata dell'edizione numero 70 del Festival più famoso e iconico della Musica italiana è da poco volta al termine e, facendo i dovuti paragoni con la prima, si è notato immediatamente un netto passo in avanti, sia per quanto riguarda il duo di presentatori (Amadeus e Fiorello), che per la qualità media delle canzoni in gara.

Pronti via! Dileguandoci dai ridondanti commenti sul senso che un Festival come questo deve avere oggi, e di conseguenza sul suo aspetto generale, iniziamo a parlare subito del nocciolo del tema sanremese, la gara delle canzoni! Il formato è lo stesso della prima serata, ad aprire le danze sono i più giovani, che grazie alla loro grinta e alla loro voglia di entrare tra i big della musica italiana, sono sempre in qualche modo una certezza. Nessuna grande delusione, quattro brani piacevoli e che danno il piglio giusto a questo inizio di serata.

Una fase iniziale condita anche e soprattutto dal brio di Rosario Fiorello che - tra imitazioni di Maria De Filippi, balletti con tanto di scivolata (persino quella con stile) e canzoni dedicate al Festival - come spesso accade, porta a pensare “meno male che c'è lui”! Già, perché a livello di conduzione quest'anno il Festival sembrerebbe scricchiolare. Le co-conduttrici del gentil sesso, nella seconda proprio come nella prima serata, non hanno superato l'esame “Ansia da Sanremo”, e non hanno entusiasmato. A loro discolpa c'è da dire che, oltre ad un breve spazio a loro dedicato a notte già inoltrata, non hanno avuto alcun ruolo oltre a quello di presentare poche canzoni. Che sia stato un bene o un male, lascio la questione al lettore. Al Direttore Amadeus va perlomeno riconosciuto lo sforzo di aver fatto passi da gigante in una sola sera, ma ancora non sembrerebbe aver raggiunto livelli troppo alti di intrattenimento in stile Sanremo.

Parliamo di ospiti? Una marea di volti cari alla musica italiana, ma non solo, si sono susseguiti sul palco dell'Ariston tra una canzone e l'altra. A guidare il carro c'è una storica reunion. I Ricchi e Poveri riuniti, tralasciando chiaramente i valori tecnici dell'esibizione, in questo caso poco importanti, sono certamente stati un'emozione particolare e piacevole. Degna di nota anche la performance di Zucchero, che di palchi importanti come questo ne sa giusto qualcosa. Gigi D'Alessio omaggia i 20 di Non dirgli Mai ma lo fa a corto di voce, si mantiene comunque dignitoso fino alla fine. Grande come sempre il contributo di Massimo Ranieri, che si lancia in un duetto con il sempre presente Tiziano Ferro sulle note della sua immensa Perdere l'Amore. Sul palco anche il numero uno del tennis Novak Djokovic; la moglie del compianto Fabrizio Frizzi per un piccolo omaggio il giorno del compleanno; e Maria De Filippi (quella vera) ma solo in linea telefonica sullo Smartphone di Fiorello. Toccante infine la canzone scritta da Paolo, un ragazzo affetto di Sla che ha coronato il sogno di cantare sul palco più prestigioso d'Italia. Unico difetto, l'arringa finale è durata decisamente qualche minuto di troppo.

È il momento di una panoramica sulle canzoni in gara, un giudizio il mio che non si trova d'accordo con i risultati dati dalla giuria demoscopica. In quanto la spilla del “migliore in campo” la do a Rancore, il rapper romano che con Eden ha catturato pienamente la mia attenzione ormai calante da qualche minuto. Si ergono dalla mediocrità anche le canzoni di Levante e Francesco Gabbani. Una piacevole sorpresa è stata quella di sentire ancora una volta il rock di Piero Pelù, anche se non di certo in una delle sue migliori esibizioni. Aspettative non del tutto rispettate nemmeno dai Pinguini Tattici Nucleari, che danno l'impressione di aver cercato di seguire la strada battuta dallo Stato Sociale con Un Estate in Vacanza, ma non con la stessa presa.

Chi non passa l'esame sanremese di quest'anno, a mio parere, sono più della metà degli artisti ascoltati. Non che sia una grossa novità conoscendo lo standard della competizione, ma ogni anno è giusto sperarci. La linea della mediocrità regna sovrana per buona parte della serata. Piatte le performance di Enrico Nigiotti e Junior Cally. La dedica alla madre di Giordana Angi non convince. Paolo Jannacci e Michele Zarrillo hanno messo a dura prova la mia permanenza davanti allo schermo. Elettra Lamborghini, forse preferirei non commentare.

Insomma, racchiudendo tutto questo in un unico grande calderone, la seconda serata dela Festival di Sanremo ha senza dubbio migliorato più o meno in tutto le pessime impressioni della prima. Non si discosta tuttavia dall'aura di mediocrità che, diciamocelo, è anche un po iconica di questo spettacolo. Lancia tante esche per smuovere i cuori delle persone, ma non così spesso ci riesce. Si apprezzano i passi in avanti, ma c'è ancora da lavorare.

Foto: Matteo Rasero/LaPresse

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