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Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, nato e cresciuto a Dublino in un ambiente colto e spregiudicato, studiò a Oxford e visse prevalentemente tra Londra e Parigi. Il suo ingegno brillante, il suo spirito anarchico, i suoi successi letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti nei circoli artistici sia inglesi che francesi. I saggi di Intenzioni (Intentions, 1891) esprimono la sua dottrina estetica, mentre le sue riflessioni politiche, ispirate a un anarchismo idealizzato, sono esposte ne L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The soul of man under socialism, 1891). La sua opera è inseparabile dalla sua vita. Non solo predicò l’estetismo, ma volle vivere la propria vita come un’opera d’arte. Il tentativo di conciliare istanze di ribellione e mondanità si riflette nell’atteggiamento verso la società vittoriana, criticata ferocemente.


ReadBabyRead #448 del 25 luglio 2019


Oscar Wilde
Due racconti

Il fantasma di Canterville
Il delitto di Lord Arthur Savile


(7a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Era l’ultimo ricevimento di Lady Windermere prima di Pasqua e Bentinck House era ancora più affollata del solito. Sei ministri in carica erano arrivati da un’udienza alla Camera dei Comuni agghindati con nastri e decorazioni, tutte le belle dame sfoggiavano i loro vestiti più eleganti e all’estremità della pinacoteca la principessa Sophia di Carlsrühe, una robusta signora dall’aspetto tartaro, con minuscoli occhi neri e meravigliosi smeraldi, vociava in un pessimo francese e rideva smodatamente di ogni cosa che le si diceva. Era proprio un miscuglio straordinario di gente. Splendide nobildonne chiacchieravano affabilmente con impetuosi radicali, predicatori comuni sfioravano le code di rondine con quelle di eminenti scettici, un compatto stormo di vescovi seguiva di sala in sala una formosa primadonna, sulle scale c'erano diversi membri dell’Accademia Reale travestiti da artisti, e si diceva che a un certo punto il salone dei rinfreschi fosse letteralmente zeppo di geni. Si trattava, in effetti, di una delle migliori serate di Lady Windermere, e la principessa si trattenne fin quasi alle undici e mezzo."



Un esteta che odiava il capitale 


Ritratti

«Il socialismo, il comunismo, o comunque vogliate chiamarli, nel convertire la proprietà privata in pubblica ricchezza, e sostituendo la competizione con la cooperazione, restituiranno alla società la sua giusta condizione di organismo del tutto sano, e assicureranno il benessere materiale di ciascun membro della comunità». Sembrano parole di un militante d’altri tempi, e lo sono, ma non appartengono a un personaggio che siamo soliti definire «di sinistra». Proseguendo nella lettura, ci imbattiamo in considerazioni altre: «perché si arrivi a un’esistenza sviluppata al suo massimo grado di perfezione, c’è bisogno di qualcos’altro. C’è bisogno di individualismo». È questo, scopriamo, un individualismo nuovo, un ritorno a un umanesimo libero dalle catene del capitale, un individualismo socialista, se l’espressione non suonasse come un ossimoro o un paradosso. 

A profetizzare tutto ciò è proprio il padre dei paradossi: l’irlandese Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde, che il 16 ottobre compirebbe il suo cento sessantunesimo compleanno. Il «vero individualismo» di cui parla Wilde nel suo saggio del 1891, dal titolo L’animo dell’uomo sotto il socialismo – saggio che oltre ad essere incluso in innumerevoli antologie, oggi trova spazio persino nella preziosa «enciclopedia» marxista online (www.marxist.org) – è appunto libero di quella proprietà privata colpevole di aver «impedito a una parte della comunità di essere individualista, affamandola, e a un’altra, dirigendola sulla cattiva strada». Che è poi la strada, mortifera per Wilde, dell’accumulo. Riflessioni affini a quelle di un altro intellettuale di cento anni dopo, questa volta sì un marxista, Terry Eagleton, il quale, parlando con la sua proverbiale schiettezza di una «ossessione per l’accumulo», collega la cultura del capitalismo a una sorta di patologia che allontana l’uomo dalla sua natura di essere relazionale e solidale. 

Non solo dandy 

La trita vulgata di tanta critica più attenta alla forma che alla sostanza, ci ha consegnato la figura di un Wilde raffinato esteta, lontano dalle bassezze della vita quotidiana e sempre tendente alla pura bellezza. Per fare della propria vita un’opera d’arte. Leggendone però l’opera nella sua interezza – dalle prime prove poetiche alle lettere sul sistema carcerario di cui era caduto vittima, dalle commedie brillanti dove sono i cinici ad affascinare per la loro intelligenza, alla Ballata dal carcere di Reading e al De Profundis – ci si accorge che il suo interesse per il miglioramento della condizione umana fosse tutt’altro che passeggero. 

D’altro canto, è in virtù di queste ambivalenze che Wilde non sembra passare mai di moda. Lo dimostra un fiorire incessante di studi, all’estero, e anche in Italia, dove i suoi scritti sono continuamente riproposti e anche ritradotti. Solo un anno fa usciva per il Saggiatore l’epistolario completo: una sua lettura anche affrettata non può non far risaltare l’afflato umanitario e l’attenzione verso le cause degli ultimi («per quanto spaventosi siano i risultati del sistema carcerario... tuttavia non c’è tra i suoi scopi quello di distruggere l’umana ragione...»). 

Viene pubblicata in questi giorni da Marsilio un’ottima edizione della sua prima commedia, scritta un anno dopo il saggio sul socialismo. È la commedia che lo portò al successo e lo proiettò, lui irlandese e figlio di una fervente patriota nazionalista, alla ribalta dei palcoscenici e dell’alta società inglese: Il ventaglio di Lady Windermere (a cura di Paolo Amalfitano, pp. 277, euro 18). Si situa sul solco del cosiddetto «teatro della restaurazione» che, dopo la caduta di Cromwell, vide sulle scene londinesi un ritorno del mondano, talvolta frivolo, ma sempre brillante – in reazione al precedente oscurantismo puritano arrivato nel 1642 alla chiusura dei teatri e alla messa al bando dell’intrattenimento. 

La commedia di Wilde gioca con sospetti di tradimento, segreti oscuri da non rivelare, amori impossibili, e reputazioni da salvare. Il tutto condito dalla efficace velocità di battute memorabili, e di una macchina teatrale dai tempi e dal ritmo assolutamente perfetti. Per i pubblici di allora e per quelli di oggi.
Sul palcoscenico, gli attori di Wilde sembrano muoversi con la leggerezza di folletti shakespeariani, ed è tramite questa levità che egli affronta rapporti sociali complessi: matrimoniali, extraconiugali, ma anche generazionali. Come il rapporto madre-figlio, ad esempio, nella complicità originaria del legame nascosto tra Lord Windermere e Mrs Erlynne, e in quello conseguente, di mutua segretezza, tra quest’ultima e Lady Windermere. 

A ben vedere, è la società inglese, per Wilde, a essere un palcoscenico, esattamente come per Shakespeare, che però ne ampliava i confini, nel suo Globe, per finire ad abbracciare il mondo. L’Inghilterra di Wilde è il paese visto da un quasi immigrato, da un esule, forse. All’arcinota vicinanza della madre, Lady Speranza, alla causa dell’indipendentismo irlandese ma anche al femminismo, si affianca, per completare il quadretto di una famiglia assolutamente «non inglese» e non conformista, l’impegno del padre, Sir William, nei confronti della preservazione del patrimonio culturale dell’Irlanda rurale. Era un patrimonio fatto di superstizioni e leggende, e minacciato dal velocissimo declino, nell’ottocento, della lingua in cui veniva articolato, l’irlandese appunto. 

Il retaggio familiare di Wilde, assieme al suo interessamento per le sorti dell’uomo rimasto in balìa di forze, come quelle del capitale o dell’impero, che ne minano l’autentico sviluppo, permette di leggere le sue commedie da angolazioni ironiche, distaccate, mai complici. E se nel saggio sul socialismo egli si schierava in difesa di una sorta di «umanesimo individuale» capace di comporre il reticolo sociale come una comunità di animi naturalmente solidali, così nelle commedie dipinge la propria posizione, quella dell’artista, in contrasto con i banali e disumanizzanti rapporti di potere, tipici di una certa società bene dell’Inghilterra. 

Dalle risate al dramma 

È una critica, la sua, che poteva soltanto provenire da un outsider. Il critico Declan Kiberd ricorda come, alla stregua dei filí (i poeti ereditari della tradizione celtica irlandese) Oscar Wilde «iniziò sin da subito a denunciare un’aristocrazia pusillanime non più interessata a difendere gli spazi dell’arte». 

Questo perché gli spazi dell’arte, anche attraverso la risata, possono e devono aprire una riflessione sull’umanità. Devono permetterci, dal fango, di guardare le stelle. 

In quest’ottica, il frivolo ventaglio della commedia – quasi non notato, all’inizio, dalla sua proprietaria, salvo poi rivelarsi la firma di un possibile atto di adulterio – diviene un vero e proprio specchio posto davanti agli occhi divertiti di un pubblico inglese, che ride alle sue commedie ma solo per farsi beffe della propria comunità. E c’è da immaginarsi che Wilde ridesse ancor di più, dietro le quinte o nei gentleman’s club che ospitavano le altre sue famose tirate teatrali. Perché, come s’è detto, per lo scrittore la vita era un palcoscenico: un palcoscenico da cui, e di cui ridere. 

A un certo punto, l’irlandese Oscar Wilde, non rise più, in quell’Inghilterra che con tanto ardore prima l’aveva elogiato e poi portato alla gogna. Le vicende dei processi per diffamazione e omosessualità sono note, come è nota la storia dei lavori forzati a cui fu condannato, e poi l’esilio, questa volta non più privilegiato. Un esilio vero, che tramutò Wilde improvvisamente in un reietto cittadino del mondo. 

Prima Napoli, poi Parigi, alla ricerca di una quadra. Ma i fasti di un tempo lasciarono gradualmente il campo all’indigenza e alla disperazione. I suoi ultimi giorni si persero freneticamente alla ricerca di un equilibrio oramai scomparso, tra conti che non tornavano più e un senso della vita smarrito. Abbandonò il palcoscenico dell’esistenza nella solitudine, il 16 novembre del 1900. E lo fece in uno squallido albergo parigino, alla fine di una commedia, la vita, che si era trasformata in tragedia.

di Enrico Terrinoni
da Il Manifesto, 16.10.2015



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Valentina Lisitsa, Fantasie In C Minor K475 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Decrepitude II [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Menuetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 346 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Darkness [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 411 Adagio In B Flat [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Circumambulation of the transcendental pillar of singularity [Burzum]
Alfred Prinz und Karl B
öhm: Vienna Philharmonic Orchestra, Clarinet Concerto In A, K 622 - 2. Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 437 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 549 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Porgi, Amor [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Last Night The Moon Came [Jon Hassel]
István Kertész: London Symphony Orchestra, Lobegesang Auf Die Feierliche Johannisloge, K 148 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Aurora [Jon Hassel]
Jon Hassell, Time And Place [Jon Hassel]
Jon Hassell, Clairvoyance [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 1) [Sleep]
István Kertész: London Symphony Orchestra, Dir Seele Des Weltalls, K 429 - Dir Danken Wir Die Freude [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Light On Water (Live) [Jon Hassel]
Jon Hassell, Blue Period [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 5) [Sleep]
Jon Hassell, Scintilla [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 6) [Sleep]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Non Piu Andrai, Farfallone Amoroso [Wolfgang Amadeus Mozart]

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<![CDATA[Melanconia Trap]]>

Mikky va a scuola, fa i compiti, va ad allenamento, fa ripetizioni, va a chitarra…. Non si ferma mai. Prende fiato un momento, poi torna a sprofondare nel suo libro di testo. Nell’ultima ora ha riletto la stessa parte trecento volte, ma niente, non gli entra. Studia, senza sosta, ed appena si ferma lo sguardo cade nell’unico fedele compagno: il telefono. Lo consulta, poi guarda fuori e sospira. Nessun coetaneo è lì fuori, sono tutti come lui, dentro qualche percorso formattato da adulti o da applicazioni per smartphone. Prigionieri incolpevoli di un mondo produttore di ansia da prestazione e inquietudine, tra aspettative altissime e terrore del fallimento, tra valutazioni e giudizi continui. Le uniche illusorie libertà, gli unici modi di superare tutti i recinti imposti, stanno lì in quel dispositivo multimediale: nelle chat, nelle immagini, nei video, nelle musiche. Gli adulti che gli impongono questa vita non comprendono le sue vie di fuga: non appena cerca di condividere con i genitori le sue passioni viene sgridato e quasi deriso: “Ma che schifezze guardi? Ma cosa ascolti? Ma che roba è?”
Ora sono arrivate le vacanze e con loro la noia delle lunghe giornate afose che tolgono la voglia di uscire: per andare dove se fuori continua a non esserci niente se non l'aria irrespirabile?
Mikky s'accorge che adesso possiede del tempo libero  ma non sa che farne e se ne sta chiuso in camera nella penombra delle tende abbassate con le cuffiette nelle orecchie. Se ne sta lì fino a sera attendendo il ritorno dei genitori che sicuramente lo rimproverano perché non ha concluso niente, anche se cosa doveva fare non è dato a sapersi. Dopo cena esce a fare quattro passi nel buio per assaporare quell'illusione di refrigerio che l'oscurità porta con sè. Cammina a lungo in compagnia delle amate cuffiette piene di suoni e quando rientra, mentre si stende sul letto in attesa che il sonno lo trasporti ad un nuovo giorno che si ripeterà uguale al precedente, si ritrova a ripetere ossessivamente delle parole, in rima. Una litania accompagnata da un narcotico e depresso battito che viaggia nella sua mente al ritmo inquieto del palpito del cuore. Corre al computer e registra istantaneamente, con i pochi mezzi a disposizione, un pezzo di 90 secondi e lo aggiunge alla sua playlist su spotify. Nel giro di poche ore riceve decine di feedback e commenti che lo fanno sentire finalmente parte di una comunità di creature a lui simili. 

******************

Ora so di dire qualcosa di antipatico alla maggior parte dei miei coetanei e di tutti quelli che fanno parte della generazione cosiddetta “adulta”. So che spesso avete ragione di lamentarvi per certi comportamenti giovanili che mal si combinano con la vostra proiezione del mondo.
Ciononostante vi chiedo di non cadere nella TRAPpola di tutte le generazioni precedenti e di prestare attenzione a ciò che Mikky ascolta perché la musica sa essere, in certi casi, rivelatrice dei sentire più profondi.

Mikky soundtrack: Lil Godvz, nvrmore, ooooo, Islamiq Grrrls, Misogi, Sadvibe, Nøir x Faxmyex, Haski, N.O.N. , L3T0

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<![CDATA[ReadBabyRead_447_Oscar_Wilde_6]]>

Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, nato e cresciuto a Dublino in un ambiente colto e spregiudicato, studiò a Oxford e visse prevalentemente tra Londra e Parigi. Il suo ingegno brillante, il suo spirito anarchico, i suoi successi letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti nei circoli artistici sia inglesi che francesi. I saggi di Intenzioni (Intentions, 1891) esprimono la sua dottrina estetica, mentre le sue riflessioni politiche, ispirate a un anarchismo idealizzato, sono esposte ne L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The soul of man under socialism, 1891). La sua opera è inseparabile dalla sua vita. Non solo predicò l’estetismo, ma volle vivere la propria vita come un’opera d’arte. Il tentativo di conciliare istanze di ribellione e mondanità si riflette nell’atteggiamento verso la società vittoriana, criticata ferocemente.


ReadBabyRead #447 del 18 luglio 2019


Oscar Wilde
Due racconti

Il fantasma di Canterville
Il delitto di Lord Arthur Savile


(6a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Era l’ultimo ricevimento di Lady Windermere prima di Pasqua e Bentinck House era ancora più affollata del solito. Sei ministri in carica erano arrivati da un’udienza alla Camera dei Comuni agghindati con nastri e decorazioni, tutte le belle dame sfoggiavano i loro vestiti più eleganti e all’estremità della pinacoteca la principessa Sophia di Carlsrühe, una robusta signora dall’aspetto tartaro, con minuscoli occhi neri e meravigliosi smeraldi, vociava in un pessimo francese e rideva smodatamente di ogni cosa che le si diceva. Era proprio un miscuglio straordinario di gente. Splendide nobildonne chiacchieravano affabilmente con impetuosi radicali, predicatori comuni sfioravano le code di rondine con quelle di eminenti scettici, un compatto stormo di vescovi seguiva di sala in sala una formosa primadonna, sulle scale c'erano diversi membri dell’Accademia Reale travestiti da artisti, e si diceva che a un certo punto il salone dei rinfreschi fosse letteralmente zeppo di geni. Si trattava, in effetti, di una delle migliori serate di Lady Windermere, e la principessa si trattenne fin quasi alle undici e mezzo."



Un esteta che odiava il capitale 


Ritratti

«Il socialismo, il comunismo, o comunque vogliate chiamarli, nel convertire la proprietà privata in pubblica ricchezza, e sostituendo la competizione con la cooperazione, restituiranno alla società la sua giusta condizione di organismo del tutto sano, e assicureranno il benessere materiale di ciascun membro della comunità». Sembrano parole di un militante d’altri tempi, e lo sono, ma non appartengono a un personaggio che siamo soliti definire «di sinistra». Proseguendo nella lettura, ci imbattiamo in considerazioni altre: «perché si arrivi a un’esistenza sviluppata al suo massimo grado di perfezione, c’è bisogno di qualcos’altro. C’è bisogno di individualismo». È questo, scopriamo, un individualismo nuovo, un ritorno a un umanesimo libero dalle catene del capitale, un individualismo socialista, se l’espressione non suonasse come un ossimoro o un paradosso. 

A profetizzare tutto ciò è proprio il padre dei paradossi: l’irlandese Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde, che il 16 ottobre compirebbe il suo cento sessantunesimo compleanno. Il «vero individualismo» di cui parla Wilde nel suo saggio del 1891, dal titolo L’animo dell’uomo sotto il socialismo – saggio che oltre ad essere incluso in innumerevoli antologie, oggi trova spazio persino nella preziosa «enciclopedia» marxista online (www.marxist.org) – è appunto libero di quella proprietà privata colpevole di aver «impedito a una parte della comunità di essere individualista, affamandola, e a un’altra, dirigendola sulla cattiva strada». Che è poi la strada, mortifera per Wilde, dell’accumulo. Riflessioni affini a quelle di un altro intellettuale di cento anni dopo, questa volta sì un marxista, Terry Eagleton, il quale, parlando con la sua proverbiale schiettezza di una «ossessione per l’accumulo», collega la cultura del capitalismo a una sorta di patologia che allontana l’uomo dalla sua natura di essere relazionale e solidale. 

Non solo dandy 

La trita vulgata di tanta critica più attenta alla forma che alla sostanza, ci ha consegnato la figura di un Wilde raffinato esteta, lontano dalle bassezze della vita quotidiana e sempre tendente alla pura bellezza. Per fare della propria vita un’opera d’arte. Leggendone però l’opera nella sua interezza – dalle prime prove poetiche alle lettere sul sistema carcerario di cui era caduto vittima, dalle commedie brillanti dove sono i cinici ad affascinare per la loro intelligenza, alla Ballata dal carcere di Reading e al De Profundis – ci si accorge che il suo interesse per il miglioramento della condizione umana fosse tutt’altro che passeggero. 

D’altro canto, è in virtù di queste ambivalenze che Wilde non sembra passare mai di moda. Lo dimostra un fiorire incessante di studi, all’estero, e anche in Italia, dove i suoi scritti sono continuamente riproposti e anche ritradotti. Solo un anno fa usciva per il Saggiatore l’epistolario completo: una sua lettura anche affrettata non può non far risaltare l’afflato umanitario e l’attenzione verso le cause degli ultimi («per quanto spaventosi siano i risultati del sistema carcerario... tuttavia non c’è tra i suoi scopi quello di distruggere l’umana ragione...»). 

Viene pubblicata in questi giorni da Marsilio un’ottima edizione della sua prima commedia, scritta un anno dopo il saggio sul socialismo. È la commedia che lo portò al successo e lo proiettò, lui irlandese e figlio di una fervente patriota nazionalista, alla ribalta dei palcoscenici e dell’alta società inglese: Il ventaglio di Lady Windermere (a cura di Paolo Amalfitano, pp. 277, euro 18). Si situa sul solco del cosiddetto «teatro della restaurazione» che, dopo la caduta di Cromwell, vide sulle scene londinesi un ritorno del mondano, talvolta frivolo, ma sempre brillante – in reazione al precedente oscurantismo puritano arrivato nel 1642 alla chiusura dei teatri e alla messa al bando dell’intrattenimento. 

La commedia di Wilde gioca con sospetti di tradimento, segreti oscuri da non rivelare, amori impossibili, e reputazioni da salvare. Il tutto condito dalla efficace velocità di battute memorabili, e di una macchina teatrale dai tempi e dal ritmo assolutamente perfetti. Per i pubblici di allora e per quelli di oggi.
Sul palcoscenico, gli attori di Wilde sembrano muoversi con la leggerezza di folletti shakespeariani, ed è tramite questa levità che egli affronta rapporti sociali complessi: matrimoniali, extraconiugali, ma anche generazionali. Come il rapporto madre-figlio, ad esempio, nella complicità originaria del legame nascosto tra Lord Windermere e Mrs Erlynne, e in quello conseguente, di mutua segretezza, tra quest’ultima e Lady Windermere. 

A ben vedere, è la società inglese, per Wilde, a essere un palcoscenico, esattamente come per Shakespeare, che però ne ampliava i confini, nel suo Globe, per finire ad abbracciare il mondo. L’Inghilterra di Wilde è il paese visto da un quasi immigrato, da un esule, forse. All’arcinota vicinanza della madre, Lady Speranza, alla causa dell’indipendentismo irlandese ma anche al femminismo, si affianca, per completare il quadretto di una famiglia assolutamente «non inglese» e non conformista, l’impegno del padre, Sir William, nei confronti della preservazione del patrimonio culturale dell’Irlanda rurale. Era un patrimonio fatto di superstizioni e leggende, e minacciato dal velocissimo declino, nell’ottocento, della lingua in cui veniva articolato, l’irlandese appunto. 

Il retaggio familiare di Wilde, assieme al suo interessamento per le sorti dell’uomo rimasto in balìa di forze, come quelle del capitale o dell’impero, che ne minano l’autentico sviluppo, permette di leggere le sue commedie da angolazioni ironiche, distaccate, mai complici. E se nel saggio sul socialismo egli si schierava in difesa di una sorta di «umanesimo individuale» capace di comporre il reticolo sociale come una comunità di animi naturalmente solidali, così nelle commedie dipinge la propria posizione, quella dell’artista, in contrasto con i banali e disumanizzanti rapporti di potere, tipici di una certa società bene dell’Inghilterra. 

Dalle risate al dramma 

È una critica, la sua, che poteva soltanto provenire da un outsider. Il critico Declan Kiberd ricorda come, alla stregua dei filí (i poeti ereditari della tradizione celtica irlandese) Oscar Wilde «iniziò sin da subito a denunciare un’aristocrazia pusillanime non più interessata a difendere gli spazi dell’arte». 

Questo perché gli spazi dell’arte, anche attraverso la risata, possono e devono aprire una riflessione sull’umanità. Devono permetterci, dal fango, di guardare le stelle. 

In quest’ottica, il frivolo ventaglio della commedia – quasi non notato, all’inizio, dalla sua proprietaria, salvo poi rivelarsi la firma di un possibile atto di adulterio – diviene un vero e proprio specchio posto davanti agli occhi divertiti di un pubblico inglese, che ride alle sue commedie ma solo per farsi beffe della propria comunità. E c’è da immaginarsi che Wilde ridesse ancor di più, dietro le quinte o nei gentleman’s club che ospitavano le altre sue famose tirate teatrali. Perché, come s’è detto, per lo scrittore la vita era un palcoscenico: un palcoscenico da cui, e di cui ridere. 

A un certo punto, l’irlandese Oscar Wilde, non rise più, in quell’Inghilterra che con tanto ardore prima l’aveva elogiato e poi portato alla gogna. Le vicende dei processi per diffamazione e omosessualità sono note, come è nota la storia dei lavori forzati a cui fu condannato, e poi l’esilio, questa volta non più privilegiato. Un esilio vero, che tramutò Wilde improvvisamente in un reietto cittadino del mondo. 

Prima Napoli, poi Parigi, alla ricerca di una quadra. Ma i fasti di un tempo lasciarono gradualmente il campo all’indigenza e alla disperazione. I suoi ultimi giorni si persero freneticamente alla ricerca di un equilibrio oramai scomparso, tra conti che non tornavano più e un senso della vita smarrito. Abbandonò il palcoscenico dell’esistenza nella solitudine, il 16 novembre del 1900. E lo fece in uno squallido albergo parigino, alla fine di una commedia, la vita, che si era trasformata in tragedia.

di Enrico Terrinoni
da Il Manifesto, 16.10.2015



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Valentina Lisitsa, Fantasie In C Minor K475 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Decrepitude II [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Menuetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 346 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Darkness [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 411 Adagio In B Flat [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Circumambulation of the transcendental pillar of singularity [Burzum]
Alfred Prinz und Karl B
öhm: Vienna Philharmonic Orchestra, Clarinet Concerto In A, K 622 - 2. Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 437 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 549 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Porgi, Amor [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Last Night The Moon Came [Jon Hassel]
István Kertész: London Symphony Orchestra, Lobegesang Auf Die Feierliche Johannisloge, K 148 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Aurora [Jon Hassel]
Jon Hassell, Time And Place [Jon Hassel]
Jon Hassell, Clairvoyance [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 1) [Sleep]
István Kertész: London Symphony Orchestra, Dir Seele Des Weltalls, K 429 - Dir Danken Wir Die Freude [Wolfgang Amadeus Mozart]
Jon Hassell, Light On Water (Live) [Jon Hassel]
Jon Hassell, Blue Period [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 5) [Sleep]
Jon Hassell, Scintilla [Jon Hassel]
Sleep, Jerusalem (Pt. 6) [Sleep]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Non Piu Andrai, Farfallone Amoroso [Wolfgang Amadeus Mozart]

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 21 - Intervista ai Derozer]]>

Dopo lo show dei Dropkick Murphys, questo ventunesimo giorno di Sherwood Festival 2019 è di nuovo contraddistinto dal punk-rock. Sul second stage infatti si esibiscono i Derozer, storica band vicentina del panorama punk italiano. Durante la puntata odierna di "In Diretta dal Festival" intervistiamo Seby, cantante della band che ha movimentato la serata.

Qui di lato il podcast con l'intervista ai Derozer

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 20 - Speciale Ear 2 The Street con Orli e Bomber Citro]]>

Prosegue lo Sherwood Festival 2019 e prosegue anche la trasmissione di Radio Sherwood dallo stand Books & Media del park nord dello stadio Euganeo. In questo ventesimo giorno di festival abbiamo uno speciale di Ear 2 The Street con Max Mbassadò che intervista Orli, rapper padovano che ha aperto la serata sul main stage, e Bomber Citro, storico esponente dell'hip-hop padovano.

Qui di lato il podcast con l'intervista a Orli e Bomber Citro

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 19 - Intervista a Lacuna Coil e Dawn of Memories]]>

Il diciannovesimo giorno dello Sherwood Festival 2019 è il giorno del metal! Ospiti di questa serata infatti i Lacuna Coil, anticipati sul main stage da degli ottimi Dawn of Memories. Abbiamo avuto le due band ospiti nel nostro studio dallo stand "Books & Media" in una puntata speciale di DeathLine, insieme a Rossella conduttrice del Tg Sherwood e metallara nel sangue. Insieme a noi anche i nostri amici Minatox69 e Mario Tio del Padova Metal Fest che sono venuti a trovarci per questa serata interamente dedicata al metallo!

Qui a lato i podcast della trasmissione e l'intervista integrale ai Lacuna Coil

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 19 - Intervista a Lacuna Coil e Dawn of Memories]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 19 - Intervista a Lacuna Coil e Dawn of Memories]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 19 - Intervista a Lacuna Coil e Dawn of Memories]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Intervista a Little Boy Lost x "Jaunt" / N.Stradiotto x "Tropical Zombie" / Fabio Dj Flass]]>

Dopo la serata Sherwood Goes Hardcore #5 di Sherwood Festival 2019 ai microfoni di Indica hanno fatto tappa i Little Boy Lost, nostra conoscenza dello scorso anno, per parlarci del nuovo album Jaunt, viaggio dentro lo stoner rock e la distorsione notturna del suono.

Assieme a loro sono arrivati anche Nicola Stradiotto (altra nostra conoscenza) per parlarci invece del nuovo fumetto Tropical Zombie, e Fabio Dj Flass, alla guida dell'etichetta E' Un Brutto Posto Dove Vivere. Questi tre nomi collaborano assieme ed è stata l'occasione per approfondire come varie espressioni artistiche fra loro si influenzano e supportano reciprocamente.

Qui a fianco potete trovare (e scaricare):

- L'intervista completa (dove potete ascoltare i brani Pop Korn e Tatal Lazslo)

- La parte dedicata ai Little Boy Lost

- La parte dedicata a Nicola Stradiotto

- La parte dedicata a Fabio Dj Flass

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<![CDATA[Intervista a Little Boy Lost x "Jaunt" / N.Stradiotto x "Tropical Zombie" / Fabio Dj Flass]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Intervista a Little Boy Lost x "Jaunt" / N.Stradiotto x "Tropical Zombie" / Fabio Dj Flass]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Intervista a Little Boy Lost x "Jaunt" / N.Stradiotto x "Tropical Zombie" / Fabio Dj Flass]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 16 - Altavoz de Dia]]>

Sedicesimo di giorno di festival, giornata assolutamente di rilievo per lo Sherwood Festival 2019 con Altavoz de Dia, la festa elettronica che ogni anno si tiene al park nord dello stadio Euganeo. Come ogni anno è una giornata importante anche per Radio Sherwood, che anche quest'anno ha intrattenuto i presenti al festival e gli ascoltatori con una diretta speciale no stop di "In Diretta dal Festival" di quattro ore in cui si sono alternati i conduttori della radio, del nostro Tg Sherwood, della libreria di Sherwood, Sherbooks, e i nostri amici de Lautoradio di Perugia. Una bella serata di musica e la conclusione della due giorni di radio indipendenti allo Sherwood Festival "Una Foresta di Radio".

Qui a lato i podcast della serata.

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 16 - Altavoz de Dia]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 16 - Altavoz de Dia]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 16 - Altavoz de Dia]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 15 - Una Foresta di Radio e intervista a Carl Brave]]>

Siamo al giro di boa di questo Sherwood Festival 2019, ospite della serata sul main stage Carl Brave, con cui abbiamo fatto un po' di chiacchiere dopo il concerto. Giornata importante perché proprio questo 21 giugno inizia la due giorni delle radio indipendenti allo Sherwood, "Una Foresta di Radio" e proprio di questo si parla durante questa puntata di "In Diretta dal Festival" il consueto appuntamento di Radio Sherwood dal park nord dello stadio Euganeo, insieme agli amici de Lautoradio, Radio Sonar e Radio Onda d'Urto.

Qui a lato il podcast e l'intervista a Carl Brave

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 15 - Una Foresta di Radio e intervista a Carl Brave]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[L’immaginazione contro la dolciastra perfezione]]>

“The sweetest injestion of any kind” cantavamo rapiti un tempo. Eravamo persi nella palpabile densitá di un fumo lilla, rosso cupo, nero, che ci annebbiava i sensi e la vista. Naviganti in un mare in tempesta che solo noi potevamo scatenare, era lì che cercavamo il nostro piacere, nel (finto) dolore che infiammava la nostra immaginazione. Le tempeste ancora non si sono quietate, a distanza di anni continuano a urlare mentre noi alziamo il volume per meglio sentirle ma non è solo il suono ció che raggiunge la nostra anima, quella frase si è trasformata nello specchio del reale. L’immaginazione arranca e si diluisce fino a svanire, davanti a noi un inferno di anime che ingoiano ad occhi chiusi e cervello spento ció che qualcuno vende loro come dolcissima perfezione.
Continuiamo a dar fuoco all’immaginazione, noi che ancora riusciamo, accendiamo miccie ovunque. Combattiamo questa nuova dolciastra perfezione!

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<![CDATA[Ska-P, Los Fastidios, Zebrahead live a #sherwood19 - Live Report]]>

Dopo così tanti anni di vita lo Sherwood Festival ha visto susseguirsi esibizioni d'ogni genere e portata. Molte di queste sono passate inosservate, molte altre hanno lasciato il segno, altre ancora sono rimaste indelebili nei ricordi di chi c'è stato. Notti che danno un valore speciale a tutto lo scenario che orbita attorno a questo magnifico festival. La serata del 29 giugno rientra molto probabilmente di diritto in quest'ultima categoria.

Nella giostra di generi musicali esposti in questo mese sotto lo stadio Euganeo di Padova non poteva certo mancare il ritmo travolgente dello Ska!

È chiaro che, già da quando l'organizzazione ha reso pubblica la serie di artisti ospiti dell'evento, l'occhio dei più si sia soffermato su questa data, ma chi avrebbe potuto aspettarsi una serata così?

La giornata apre i battenti molto presto. Già alle 17 i cancelli d'ingresso sono spalancati. Il motivo è chiaro, l'afflusso di gente questa volta è troppo ampio per essere trattenuto nel parcheggio esterno. Alle ore 19.30 la foresta di Sherwood è già piena. L'atmosfera è quella delle grandi notti, quelle magiche, quelle speciali.

Quando le vibrazioni sono così vivaci però ci vuole qualcuno in grado di cavalcarle nel modo giusto. L'incarico se lo prende la band ska-punk veneta che ormai da moltissimi anni calca i palchi d'Italia, i Los Fastidios. Birra e Divertimento per tutti - citando il loro brano più celebre - e che la festa abbia inizio!

Nemmeno il tempo di riprendere il fiato ed è già tempo di ricominciare a saltare. Direttamente dalla California salgono sul palcoscenico gli Zebrahead, gruppo rapcore-punk con più di 20 anni di carriera alle spalle e già 12 album all'attivo. Il curriculum è buono, la performance non delude!

Lo ska è un genere d'origine molto più remota di quel che si può immaginare. Nasce negli anni '60 in Giamaica, ben prima della diffusione reggae. Con il passare degli anni è divenuto noto alle masse grazie alla fusione con il punk. Oggi non sono moltissimi i gruppi ska di fama mondiale, probabilmente il più conosciuto e apprezzato di questi è la band madrilena degli Ska-P.

Si dia il caso che si tratta proprio del gruppo che sta per salire sul palco...

Prima della musica però è il momento di un galvanizzante spot in favore della capitana Carola Rackete che recita: “Disobbediamo alle leggi ingiuste”. Il pubblico ha fatto capire immediatamente da che parte si è schierato con il suo lungo e sincero applauso.

Se a questo punto della serata ci si guardasse attorno, si noterebbe ogni singola espressione sul volto dei tantissimi in attesa che guardano a quel palco mentre la band sta iniziando il proprio show. E quell'eloquente espressione sta chiaramente dicendo “fatemi saltare, questa sera voglio strapparmi via la maschera da impiegato, da commerciante, da studente o da bravo ragazzo; questa sera voglio saltare e urlare fino a che gambe e fiato mi reggono!”. Detto fatto: quelle espressioni eloquenti verranno presto accontentate!

Gli Ska-P fin dall'inizio scelgono di regalare alcuni dei loro grandi classici, alternandoli poi con qualche canzone del loro ultimo album Game Over. Ma questo non sarà un problema dal momento che le canzoni che fanno cantare tutto il pubblico sono in grande quantità nel lungo repertorio della band. Solo per citarne alcune delle più note e ben riuscite: Niño Soldado, Legalizaciòn o Mestizaje. Oltre allo show musicale, come accade ad ogni live targato Ska-P, la band regala tra una canzone e l'altra una serie di mini sketch satirici messi in atto da un membro della band. I fan saranno sicuramente stati dispiaciuti nel non vedere Pipi nella parte dello Showman, ma l'idolo dei travestimenti ha abbandonato il gruppo due anni fa. La fionda della protesta ha scagliato i suoi dardi contro più parti. Ha colpito la figura tanto criticata dei toreri prima di suonare Vergüenza; ha poi colpito l'iconica immagine dello Zio d'America prima della canzone Tìo Sam; non potevano poi mancare le critiche feroci al re e alla monarchia spagnola, presa di mira poi anche nell'intervista post-concerto dal frontman Pulpul e da Joxemi.

A livello tecnico possiamo affermare senza tentennamenti che si sia trattato di un concerto impeccabile. Passano gli anni e l'età sopravanza ma le note e la voce di un live della Ska Band spagnola sono sempre identiche alle loro versioni registrate in studio, con l'aggiunta non indifferente che la spettacolarità di un live può donare.

Giunti all'ultima canzone, El Vals del Obrero, la gente è stremata. È stata un'ora e mezza da ricordare ma senza dubbio provante. Per salutare la piazza padovana anche i musicisti sul palco hanno voluto “cazzeggiare” un po alla loro maniera, con tamburi e trombe. Pulpul si congeda visibilmente stremato e in mutande; Txikitin, trombettista, mostra alla platea il contenuto posteriore di ciò che si nascondeva sotto il suo kilt; il resto della band, in modo un po più sobrio ma non troppo, saluta lo Sherwood Festival lasciando i ricordi di una serata epica. Ciò che è rimasto alla fine si può riassumere con tanto sudore, odori di sigarette un po condite, persone entusiaste che si gettano verso i banconi dei bar, ma soprattutto la consapevolezza generale di aver preso parte ad una di quelle notti descritte nelle prime righe. Notti grandi, notti magiche, notti speciali.

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<![CDATA[Tre Allegri Ragazzi Morti allo Sherwood 2019]]>


Sabato 06 Luglio 2019


La grande chiusura dello #Sherwood19

Tre Allegri Ragazzi Morti

Sindacato dei sogni Summer Tour

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Opening act:

Disperato Circo Musicale

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Special appearance:

Psycodrummers

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Aftershow DJ-Set:

Sisma Tumbao

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio Concerto: ore 21.00


1€ può bastare

Per questo evento non esistono prevendite, si pagherà direttamente
1 € all'ingresso del festival il giorno del concerto


Tre allegri ragazzi morti ritornano in tour con il nuovo album 'Sindacato dei sogni'. Il disco arriva a tre anni dal precedente ‘Inumani' ed è pubblicato da La Tempesta, l’etichetta indipendente fondata dai Tre allegri nel 2000. Omaggio già nel titolo al rock psichedelico (sindacato dei sogni è la traduzione di The Dream Syndicate, il gruppo californiano esponente del movimento musicale paisley underground) il nuovo disco dei Tre allegri contiene molte dolcissime novità.

Il disco rimette al centro del sound l’incontro musicale tra Davide Toffolo, Luca Masseroni ed Enrico Molteni. Prodotto assieme a Matt Bordin (Mojomatics, Squadra Omega) ’Sindacato dei sogni' è stato suonato con strumenti preziosi e registrato dai tre di Pordenone, affiancati da Andrea Maglia, in alcune sessioni estive all’Outside Inside Studio sul bordo del magico bosco collinare del Montello, vicino a Montebelluna (Tv).

Il nuovo concerto sarà l’occasione giusta per dare spazio a queste nuove canzoni ma anche per riproporre le tracce più belle ed amate scritte in questi anni dai Tre allegri ragazzi morti.

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<![CDATA[Subsonica allo Sherwood 2019]]>


Venerdi 05 Luglio 2019

Subsonica

8Tour Summer 2019

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 20 € + d.p.

Biglietto in cassa 20 €

Prevendite disponibili

dalle ore 10.00 del 13 Marzo

in esclusiva su: www.ticketone.it


Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival 
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

Raggiungi lo Sherwood Festival in autobus
collegati sul sito di Busforfun.com
www.busforfun.com/articolo/sherwood


Martedì 12 marzo, Dopo un entusiasmante tour nei più importanti palazzetti italiani, con cui hanno fatto ballare ed emozionare il pubblico, accompagnati da una scenografia mai vista prima in Italia (cinque piattaforme in movimento a simboleggiare le anime di una vera band), i Subsonica non accennano a fermarsi e annunciano oggi speciali date estive che li vedranno protagonisti in alcune delle location più suggestive del Paese.

Le prime tappe vedranno la band partire il 28 giungo 2019 dal Rookazoo di Verona, per poi calcare i palchi di alcuni tra i festival italiani più prestigiosi a Legnano, Padova, Tortona (AL), Nichelino (TO), Rock In Roma, Napoli, Foggia, San Benedetto del Tronto, Loano (Sv) Brescia, Prato e Mondovì (CN). A queste, si aggiungeranno presto altre date che i Subsonica stanno programmando per continuare a stupire i loro fan e regalare loro un live indimenticabile.

Inoltre, da venerdì 8 marzo è in rotazione radiofonica “L’incubo”, il nuovo singolo dei Subsonica, che, come unico featuring del nuovo album “8” (uscito lo scorso ottobre per Sony Music), hanno scelto di coinvolgere il rapper torinese Willie Peyote. Il rapporto di profonda reciproca stima tra la band e Willie è stato espresso chiaramente anche sul palco durante i concerti invernali, con una intera sezione del live dedicata a questa collaborazione.

La traccia è accompagnata dal nuovo videoclip prodotto da Brainstorm Agency con la regia di Beppe Gallo che, attraverso frame tratti dai live show appena conclusi, ritrae i Subsonica all’interno dell’esplosiva cornice di effetti scenici che ha accompagnato il tour. “L’incubo” è caratterizzato da un sound ancorato saldamente alle sonorità degli esordi del gruppo.  Il testo del brano racconta lo smarrimento del restare sospesi tra le proprie certezze e i timori di un passo verso l’ignoto, necessario per dare vita alle proprie aspirazioni. La strada dei Subsonica incontra quindi quella di Willie Peyote, rapper, autore di testi brillanti e graffianti, ma soprattutto testimone di una rinata vitalità musicale torinese, molto apprezzata ovunque. 

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<![CDATA[ReadBabyRead_445_Camilleri_bis_2]]>

ReadbabyRead intende rendere omaggio al maestro Andrea Camilleri, riproponendo la lettura del bellissimo racconto "Il Giudice Surra", tratto dalla dalla raccolta "Giudici" (Einaudi, 2011), espressamente scritto per l'occasione. Da RBR #92 del 27 settembre 2012. Il secondo dei due racconti di Oscar Wilde proseguirà dopo questa replica.


ReadBabyRead #445 del 4 luglio 2019


Andrea Camilleri
Il giudice Surra

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Il giudice Efisio Surra arrivò direttamente da Torino a Montelusa quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica. Prima che il giudice si presentasse in città di persona, su di lui si vennero a sapere alcune cose. Come? Per quali vie? Forse qualcuno tra i collaboratori che Falconcini si era portato appesso lo conosceva e ne aveva parlato. Per esempio si seppe che pur avendo nome e cognome da sardo, proprio sardo non era in quanto che il suo bisnonno paterno, che era di Iglesias, quando i piemontesi avevano barattato la Sicilia con la Sardegna, si era trasferito a Torino e da lì, avendo messo su famiglia con una torinese, non si era più mosso. Si seppe anche che aveva cinquant’anni, che era un poco al di sotto della statura media, che vestiva sempre con proprietà, che era sposato e padre di un figlio avvocato, ma che a Montelusa sarebbe venuto da solo, almeno in un primo tempo, che come uomo era solitario e di scarsa parola. Come giudice però se ne sapeva poco, avendo sempre fatto parte degli uffici ministeriali e non avendo praticato tribunali. Veniva con un compito certo non facile, rifare di sana pianta il tribunale, che non esisteva più."



“Giudici”

di Francesco Forestiero

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali. 

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.


Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agì come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri 



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italianoQuartetti per archi [Wolfgang Amadeus Mozart]
The Rolling StonesShake Your Hips [James Moore aka Slim Harpo]

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<![CDATA[Koffee allo Sherwood 2019]]>

Mercoledi 03 Luglio 2019


Sherwood Reggae Day - 4ª Edizione


Sherwood Festival & BomChilom Sound

presentano per la prima volta in Italia:

Koffee

& The Raggamuffins

(from Jamaica)

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[Unica data italiana]


Warm-Up: 

BomChilom Sound

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Mr. Robinson

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio Concerto: ore 21.00

1€ può bastare


Koffee

Nata a Spanish Town, poco distante da Kingston (Jamaica), Koffee inizia scrivendo i propri testi nella sua cameretta ispirata da artisti come Protoje e Supercat, o da artisti più recenti, come il rapper di Chicago Smino e la star del rap inglese Giggs.

Nel Gennaio 2018, l'icona della musica giamaicana Cocoa Tea la introduce sul palco del Rebel Salute (uno dei festival Reggae più famosi dell'isola caraibica), successivamente anche il suo idolo Protoje le chiede di esibirsi assieme a lui, mentre Chronixx, una delle maggiori superstar della musica giamaicana contemporanea, e altra sua grande inspirazione, la invita a partecipare assieme a lui al BBC 1Xtra Show condotto da Seani B e Mistajam e registrato ai mitici Tuff Gong Studios fondati da Bob Marley nel 1965.

“Burning”, “Raggamuffin”, “Toast” e “Throne”, questi i quattro pesanti biglietti da visita presentati per poter scalare le charts e i gusti della massive, quattro episodi che presto si uniranno ad altri fino a formare l’ep di debutto di Koffee al quale sta lavorando con grande impegno senza disdegnare qualche attesa anticipazione come “Haffi Mek It” e “Pressure” durante i live che la vedono impegnata in questo periodo.

Il suo singolo "Toast" ha raggiunto le 6mln di visualizzazioni in 2 mesi.

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<![CDATA[Madman e Nayt a #sherwood19 - Live Report]]>

2 luglio 2019: si entra prepotentemente nell’estate e il caldo da sempre meno voglia di uscire e non muoversi. Questo però non vale per il concerto di Madman e Nayt, perché il loro sound oltre ad essere fresco e davvero potente e difficile da non volevo ascoltare dal vivo. Nayt è appena uscito con Raptus vol.3 mentre Madman con MM vol.3. Tutti e due i rapper hanno da sempre fatto della tecnica il loro punto forte, colpendo l’attenzione del pubblico con incastri, giochi di parole e una metrica spaventosa. Elementi che hanno contribuito a dei flow particolari e che molti hanno tentato di imitare.

A salire sul main stage per primo è Nayt sulle ore 21, supportato ai piatti da 3D, quel 3D della Torre di Controllo 21 con cui esordì nell’album 21 Motivi col brano No Story: giovanissimo, dimostrava già attitudine e talento. Gli anni sono passati (era su per giù il 2011) e ora calca un palco importante e il pubblico qui sotto canta le sue canzoni a memoria, saltando nonostante le temperature. Quello che colpisce di lui è un inizio decisamente potente e una continuazione meno veloce ma pur sempre dal ritmo serrato.

Madman invece sale sul palco circa un’ora dopo, e ci dà dentro con tutte le canzoni del suo ultimo mixtape da cui è estratta la traccia “sfonda casse” 7/8 Sour! Nel corso del live arrivano anche vecchi classici come i pezzi in feat. con Gemitaiz, storico compare di avventure dai tempi di Haterproof vol.1. Non ci sono accenni di calma, Mad è un treno senza fermate verso chissà dove! Spinto all'impazzata dal supporto di Dj 2P alle macchine.

La parte meno bella di questa nottata a suon di rap e trap è quella in cui il vento si alza e la pioggia inizia a cadere, prima moderatamente non fermando l’esibizione, ma poi il tipico acquazzone estivo impazza facendo correre il pubblico sotto gli stand aperti. Dato da sottolineare è come i fan di Madman rimasti sotto la pioggia a saltare fossero davvero un gruppo nutrito e non pochi. La passione di certo non gli manca.

La riflessione che vorrei fare, a lato di queste esibizioni, è di come nonostante la trap, pur avendo prima innovato ma successivamente omologato troppo le sonorità, la tecnica e la bravura del singolo artista fanno la differenza, differenziandolo da quelle timidissime copie delle copie che sbucano come funghi. D’altronde oggi la musica dei giovanissimi è l’urban, e se si è in grado di mettere due rime su un foglio, dirle a tempo con un po’ di stile, grazie alla tecnologia non ci vuole uno studio professionale per imbastire un qualcosa di decentemente ascoltabile. Non ci vuole molto a dire “faccio trap” per farsi belli davanti al gruppo di amici, agli amici degli amici, alla compagna di classe o alla sua amica. La trap è ostentazione, potenza, mettersi in mostra, la sua cifra è questa maggiormente nella “scena”, e anche se fai brani con sound più old school comunque da certi cliché non puoi sfuggire. Chi fa il rap alla 90s deve darsi da fare per mostrarsi freddo e vissuto, lasciando trasparire emozioni solo nei brani. Anzi, solo in qualche brano, pena la scomunica da parte della “Santa chiesa del rap”. In generale, tirando le fila del discorso, sono tutte cazzate, sono pose, elementi accessori che non varranno mai quanto la tecnica e una passione genuina per le rime e i beats. Non spacchi se vesti Jordan e Off-white, non spacchi nemmeno se fai l’uomo duro senza sentimenti; al massimo fai ridere, come al circo i pagliacci. Madman e Nayt, passando per sound diversi, ad oggi, ce lo dimostrano. Senza tante stronzate e pose inutili portano avanti il discorso del rap, davvero nel motto del “Keep it real!”

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<![CDATA[MadMan + Nayt allo Sherwood 2019]]>


Martedi 02 Luglio 2019

MadMan

MM Vol. 3 Summer Tour

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Nayt

Raptus 3 Summer Tour

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 15 € + d.p.

Biglietto in cassa 20 €


Prevendite disponibili su:

www.ticketone.it


Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival 
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

In collaborazione con Snackulture:
www.facebook.com/SNACKulture


MadMan

Classe ’88, MadMan è considerato uno degli artisti più talentuosi della scena rap italiana. Grazie al proprio talento e alle rime taglienti, è protagonista di un percorso artistico in ascesa: dall’ambiente underground ai primi mixtape, fino alla firma per Tanta Roba Label nel 2013.

Il 2 febbraio 2018 pubblica l’album “Back Home”, certificato oro ad un mese dall'uscita.

Il 7 aprile 2018 inizia, con il sold out all’Orion di Roma, il “Back Home Live Tour” che porta MadMan sui palchi dei maggiori club d’Italia, registrando spesso il tutto esaurito.
L’1 febbraio 2019 viene rilasciato “MM Vol. 3”, terzo volume della serie di mixtape solisti di MadMan, anticipato dai singoli “7/8 Sour” e “Supernova”.

Ad aprile partirà l’ “MM Vol. 3 Tour” che porterà MadMan sui palchi delle principali venue italiane.


Nayt

Venerdì 15 marzo esce “Raptus 3”, il nuovo disco del rapper Nayt, prodotto da 3D per VNT1 e in uscita su Jive Records (Sony Music Italy).

Anticipato dai brani “Animal”, “Fame” feat. Madman e “Gli occhi della tigre”.

“Raptus 3” è il completamento di una trilogia partita nel 2015 con “Raptus”, un viaggio introspettivo e riflessivo, tra barre precise, serrate e un flow impeccabile, che mantiene una cura e un’attenzione minuziosa della melodia. Si passa da potenti beat, a chitarre elettriche, da melodie prettamente R’n’B a sonorità latineggianti.

Al centro di questo terzo volume troviamo la verità, quella vera, più istintiva, quella verità “di pancia” posta sotto i riflettori della propria coscienza senza alcuna censura. A tal proposito Nayt afferma: «È ora che l’uomo si rimetta al centro prendendosi le proprie responsabilità e indagando le proprie colpe, lasciando da parte l’innocuità».

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<![CDATA[Motta e I Hate My Village a #sherwood19 - Live Report]]>

Introduzione

Chi dice che in Italia non sappiamo fare musica alternative? Ma poi, cosa vorrebbe dire fare musica alternative esattamente? Forse basterebbe applicare suoni distorti alle chitarre, scrivere testi trasgressivi e adottare atteggiamenti da ribelli.

Ne siamo davvero sicuri? Forse per fare musica alternativa non basta aggrapparsi a dei canoni stabiliti da vari etichettamenti popolari o giornalistici. Ma come fare allora? È necessario che l'artista prenda coscienza che la propria attitudine e la propria ispirazione non abbiano nulla di canonico, nulla di prescritto e nulla di troppo commercializzante. L'alternative nasce dal rock, come dal jazz, dall'elettronica, dal punk e non solo. Ecco spiegato in poche frasi come questa corrente abbia poco a che vedere con le etichette musicali di genere.

Il concerto

La sera del 28 giugno a Sherwood festival per fortuna il caldo torrido un po’ se ne va lasciando spazio ad un vento leggero che sembra portare le giuste vibes. L'occasione è quella del live di I Hate My Village + Motta sul main stage. Siamo quasi alla fine della terza settimana e tutto sta passando veloce, tra una diretta e l'altra.

Sulle 21.10 parte la superband formata da Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Rondandini (Afterhours, Calibro 35), Fasolo (Jennifer Gentle), Ferrari (Verdena). Con queste quatto persone abbiamo una parte grossa della musica alternativa italiana degli ultimi 20-30 anni. Ma quanto sono attuali e capaci di miscelare sound differenti: la cifra odierna della musica. La cifra degli I Hate è la jam sonora con riferimenti stilistici alla cultura africana, ai b-movie seventies e ad una ricerca che segue le trame dei suoni strumentali. Poche parole e molta musica.

Il sound sul palco è un funk acidissimo, un lungo filo che non riesce a fermarsi ma che assume forme diverse di volta in volta, una mancanza di definizione che però non per questo manca d’identità. Ricorda qualche volta un drago, un monte bianchissimo, una marea che si infrange sulla costa, un giaguaro in corsa, un cielo notturno sereno, la tempesta all'orizzonte. Le loro canzoni ibridano il funk già citato, rock, elettronica, ritmiche black in odor rap. È tutto shakerato e spedito nel cielo come un razzo Falcon di Space X, verso un domani dove il genere è sorpassato dalla linfa che dà vita alla musica, ovvero la sua energia, forse la Libido freudiana.

Il dettaglio più bello è vedere la gente ballare ma forse ancora più i musicisti che si divertono, lo noti sui loro visi, e in panorama di act sui palchi freddi come condizionatori d'ufficio, è un toccasana per l'empatia fra pubblico e artisti.

Atto secondo della serata, probabilmente quello più atteso. Si presenta Francesco Motta - in arte solo Motta - facendo immediatamente capire chi è al comando della serata. Si parte con La Fine dei Vent'anni, poi ritmi alti e serrati in quello che per i primi minuti di live potrebbe sembrare il concerto di una vera e propria rock band, andando ben oltre il sound più pop che si trova su disco. Motta si scuote, si esalta e cerca la carica giusta per continuare al meglio. Poi, una volta pronto, si placa. Come se avesse trovato l'adrenalina e al contempo la serenità che cercava. Il cantautore ama parlare con il pubblico, lo fa spesso tra una canzone e l'altra, senza alcun freno. Non ha paura di esporsi nemmeno sul proprio orientamento politico - “non mi vergognerò mai di dire d'essere di sinistra”, tema spesso celato nella musica di oggi.

Prima di Dov'è l'Italia - brano che lo ha reso celebre al grande pubblico grazie alla vetrina sanremese - racconta la breve storia di un pescatore di Lampedusa. In seguito non manca di ringraziare la sua prima band, i Criminal Jokers, con la quale si è formato musicalmente. Più volte ringrazia il Festival, arrivando a scusarsi per non averne preso parte nell'edizione passata e, In onore alla Foresta di Sherwood che lo ha ospitato varie volte nel corso della sua carriera, ha poi suonato Ogni Città, nota canzone del cartone animato Disney Robin Hood da cui venne resa celebre la foresta citata.

Un particolare momento di psichedelia pura ha accecato i fan quando Motta ha voluto creare una giostra di luci bianche intermittenti accompagnando uno dei momenti più scenici e adrenalinici della serata, conclusosi con il grande neon che mostrava in sequenza il nome dell'artista “M-O-T-T-A!”.

A prescindere dai gusti personali, è innegabile che il ragazzo toscano sappia come gestire il palcoscenico. Lo ha trattato come fosse stato casa sua, scombinandolo e dandogli il rispetto che merita.

Conclusione

Quando la musica che si suona non è di immediata comprensione, quando l'orecchio delle masse non è abituato ai suoni che vengono prodotti, risulta sempre un po’ più difficile arrivare al pubblico. Ma se hai l’attitudine giusta anche questo è possibile. Gli I Hate My Village ce lo hanno dimostrato; Motta, per chi ancora non si fosse convinto, ce lo ha ribadito.

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<![CDATA[SKA-P + Zebrahead & Los Fastidios allo Sherwood 2019]]>


Sabato 29 Giugno 2019

SKA-P

Unica data Nord-Est Italia

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Opening acts:

Zebrahead

con il loro nuovo album "Brain Invaders"

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Los Fastidios

con il loro nuovo album "Joy Joy Joy"

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 25 € + d.p.

Biglietto in cassa 30 €


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Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival 
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

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collegati sul sito di Busforfun.com
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L'aria di festa dello ska, l'adrenalina pura del punk rock. Gli Ska-P sono un must dei grandi eventi estivi, e stanno scaldando i motori in vista del loro ritorno in Italia. Il gruppo spagnolo infatti sarà nel nostro Paese giovedì 27 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI), e ancora sabato 29 giugno allo Sherwood Festival, presso il Park Nord Stadio Euganeo di Padova.

Autori di veri e propri tormentoni come Cannabis (forse ancora più nota come Legalización) che fanno cantare almeno tre generazioni di pubblico, gli Ska-P hanno da sempre fatto della commistione fra musica e impegno sociale e politico il proprio manifesto artistico. Brani quali El vals del obrero, Intifada o Mis colegas sono successi tanto di pubblico quanto radiofonici che testimoniano la volontà della band di essere sempre in prima linea nel combattere per le proprie idee, senza per questo rinunciare a divertire e divertirsi sul palco.

Le date in arrivo nel nostro Paese saranno inoltre la prima, esclusiva occasione di ascoltare alcuni pezzi presenti su Game Over, il nuovissimo album degli Ska-P uscito il 5 ottobre. Pubblicato a cinque anni di distanza dal suo predecessore 99% (2013), nelle sue dodici tracce ritroviamo la band più in forma che mai, con la sua miscela esplosiva di ska, punk rock e reggae che li mantiene da vent'anni nel posto più alto del firmamento di questo genere.

Accolto da uno stuolo di recensioni favorevoli e dai tantissimi commenti positivi dei fan in tutto il mondo, Game Over conferma la voglia del gruppo spagnolo di continuare a parlare per conto dei più deboli e di denunciare le ingiustizie della nostra società, senza aver paura di usare anche toni forti, come dimostra il singolo Jaque al rey, dal titolo decisamente esplicito (“scacco al re”). Tra le canzoni più apprezzate fin da subito, anche l’opener A Chitón, che denuncia le azioni repressive delle autorità nei confronti di tutte le voci dissidenti, e No lo volveré a hacer más, che invece affronta il tema della dipendenza dall’alcol.

Gli Zebrahead saranno di ritorno in Italia come official support degli Ska-P. L'appuntamento è per sabato 29 giugno allo Sherwood Festival di Padova. Alla lineup dello show si aggiungono anche i Los Fastidios.

Più di venticinque anni di carriera, dodici album in studio, oltre due milioni di dischi venduti dal 1995 a oggi, e addirittura una nomination ai Grammy per una collaborazione con i Motorhead. Gli Zebrahead hanno vissuto l'epoca d'oro, il declino e l'attuale rifioritura del punk rock. Più che dei reduci, delle vere e proprie testimonianze viventi della storia di un genere all'interno del quale hanno cavalcato l'onda del successo persino nei suoi momenti più bui.

Con la sua incredibile miscela di punk, hip hop e alternative rock, il gruppo si è da subito distinto come uno dei pionieri della nuova scena californiana di fine '90, per poi emergere con il successo internazionale dei loro album degli anni 2000 come MFZB, Broadcast of the World e Phoenix, contenenti le hit Falling Apart, Hell Yeah! ed Anthem. Con altri cinque dischi usciti negli ultimi dieci anni e una presenza costante nei principali festival europei, la band si prepara a pubblicare il suo nuovissimo lavoro Brain Invaders, in uscita l'8 marzo.

Anticipato dal singolo All My Friends Are Nobodies, l'album è stato prodotto dalla band insieme a Paul Miner (storico collaboratore di New Found Glory, Atreyu e Thrice fra gli altri) e mixato da Kyle Black (Pierce the Veil, Paramore, New Found Glory).
"Siamo davvero presi bene e non vediamo l'ora di vedere la reazione che i nostri fan avranno con questo nuovo disco. Ci siamo divertiti parecchio a scriverlo e registrarlo", ha dichiarato il cantante e chitarrista Matty Lewis.

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<![CDATA[Motta + I Hate My Village allo Sherwood 2019]]>


Venerdi 28 Giugno 2019

Motta

Tra chi vince e chi perde - Il tour

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Opening act:

I Hate My Village

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 20 € + d.p.

Biglietto in cassa 20 €

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Partirà il 25 maggio da Milano il nuovo tour di Motta, che tornerà dal vivo con un nuovo spettacolo che prende il nome da una frase contenuta in “Dov'è l'Italia”, brano presentato alla 69esima edizione del Festival di Sanremo. Con il nuovo Tour Motta suonerà quest'estate nei più importanti festival musicali della penisola e in scaletta alternerà le canzoni di “Vivere o Morire” (Sugar), Targa Tenco 2018 per la categoria “Disco in assoluto”, a quelle di “La fine dei vent'anni”, Targa Tenco 2016 per la miglior Opera Prima.

Performer magnetico che vive la sua vera dimensione artistica sul palco, Motta presenterà un nuovo live set in cui saranno il suo studio e la sua ricerca sonora a condurre lo spettatore, portandolo per mano, in territori di ascolto non scontati.

“Sono anni che sono in giro e queste saranno le ultime date di un tour che in realtà non si è mai fermato da almeno tre anni, come non si è mai fermata la mia voglia di cambiare idea sulle cose.” racconta Motta “Da quando sono partito è cambiato quasi tutto e un po’ come la vita una persona passa il tempo a viaggiare per tornare al punto di partenza. Per questo dopo questo tour mi fermerò per un po’. Per tornare bambino consapevole di tutto quello che è successo. L’esperienza di questi anni mi ha aiutato a capire questo, a cercare di essere adulto, forte e fragile nello stesso tempo e a capire quando il silenzio si fa musica. Ci vediamo in giro, sarà un tour bellissimo e faremo tanto rumore. Se no che gusto c’è.”.

Sul palco, oltre a Motta (voce, chitarra), ci saranno: Federico Camici (basso), Giorgio Maria Condemi (chitarre), Matteo Scannicchio (tastiere), Carmine Iuvone (violoncello) e Cesare Petulicchio (batteria).



I Hate My Village

Dopo la release del loro primo, omonimo, album in versione vinile di cui sono esaurite in breve tempo 5 ristampe e un tour quasi completamente sold out, dal 10 maggio sarà disponibile la versione cd/digitale, arricchita da 4 bonus track che usciranno anche singolarmente con il titolo “I Hate My Bonus Tracks” su tutte le principali piattaforme di streaming online.

Gli I Hate My Village sono sicuramente tra i gruppi rivelazione del 2019. Il progetto nasce dall’incontro tra Fabio Rondanini alla batteria (Calibro 35, Afterhours) e Adriano Viterbini alla chitarra (Bud Spencer Blues Explosion e molti altri) accomunati dalla passione per la musica africana e dall’esigenza di dare voce alla loro ricerca del “groove perfetto”. Vede la partecipazione di Alberto Ferrari (Verdena) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle) andando a comporre una “super-formazione” che comprende quattro tra pesi massimi dell’attuale scena italiana. Il 18 gennaio è stato pubblicato l’omonimo album “I Hate My Village” per La Tempesta International, seguito dal primo singolo, intitolato “Tony Hawk of Ghana”. L’album è stato ristampato per cinque volte e tutte e cinque le volte le copie sono state vendute alla velocità della luce. Ma quelli del disco non sono stati gli unici sold out registrati dalla band: la prima parte del loro tour è stata costellata da una serie di “tutto esaurito” che hanno contribuito a confermare la grande attesa riservata alla band da ogni parte d’Italia.

A breve verrà pubblicato il videoclip di “Tony Hawk of Ghana” per la regia di Giorgio Testi (Blur, Rolling Stones, Pixies, Afterhours) e con le animazioni di Donato Sansone (Afterhours, Subsonica e Verdena).

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<![CDATA[Derozer allo Sherwood 2019]]>


Giovedi 27 Giugno 2019


Second Stage

Derozer

30 anni di Derozer - Alla nostra età Tour

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio Concerto: ore 21.00


1€ può bastare

Per questo evento non esistono prevendite, si pagherà direttamente
1 € all'ingresso del festival il giorno del concerto



2019 Doppio Anniversario per una colonna portante del punk italiano!

Trentesimo anniversario di carriera per i vicentini Derozer

Ventesimo anniversario di “Alla nostra età” un album che ha segnato le generazioni passate e che sta continuando a lasciare il segno in quelle presenti!

In occasione dei 30 anni di Derozer e dei 20 anni di “Alla nostra età‘” i nostri eroi vicentini tornano perun tour estivo in cui suoneranno interamente, “tutto d’un sorso”, il fortunato e indimenticabile disco!

Più in forma che mai i Derozer festeggeranno con voi due traguardi importantissimi della loro carriera e suoneranno, ovviamente, anche tutti gli altri classici in una scaletta di sole hits.

Prepatarevi perchè sarà memorabile e per l’occasione troverete anche disponibile la tanto attesa ristampa ri-masterizzata di “Alla nostra età“!

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<![CDATA[ReadBabyRead_444_Camilleri_bis_1]]>

ReadbabyRead intende rendere omaggio al maestro Andrea Camilleri, riproponendo la lettura del bellissimo racconto "Il Giudice Surra", tratto dalla dalla raccolta "Giudici" (Einaudi, 2011), espressamente scritto per l'occasione. Da RBR #91 del 20 settembre 2012. Il secondo dei due racconti di Oscar Wilde proseguirà dopo questa replica.


ReadBabyRead #444 del 27 giugno 2019


Andrea Camilleri
Il giudice Surra

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Il giudice Efisio Surra arrivò direttamente da Torino a Montelusa quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica. Prima che il giudice si presentasse in città di persona, su di lui si vennero a sapere alcune cose. Come? Per quali vie? Forse qualcuno tra i collaboratori che Falconcini si era portato appesso lo conosceva e ne aveva parlato. Per esempio si seppe che pur avendo nome e cognome da sardo, proprio sardo non era in quanto che il suo bisnonno paterno, che era di Iglesias, quando i piemontesi avevano barattato la Sicilia con la Sardegna, si era trasferito a Torino e da lì, avendo messo su famiglia con una torinese, non si era più mosso. Si seppe anche che aveva cinquant’anni, che era un poco al di sotto della statura media, che vestiva sempre con proprietà, che era sposato e padre di un figlio avvocato, ma che a Montelusa sarebbe venuto da solo, almeno in un primo tempo, che come uomo era solitario e di scarsa parola. Come giudice però se ne sapeva poco, avendo sempre fatto parte degli uffici ministeriali e non avendo praticato tribunali. Veniva con un compito certo non facile, rifare di sana pianta il tribunale, che non esisteva più."



“Giudici”

di Francesco Forestiero

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali. 

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.

Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agì come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri 



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italianoQuartetti per archi [Wolfgang Amadeus Mozart]
The Rolling StonesShake Your Hips [James Moore aka Slim Harpo]

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<![CDATA[Intervista ad Alberto Almas]]>

Indica ha avuto il piacere di intervistare uno degli artisti più interessanti degli ultimi mesi: Alberto Almas.

Pubblicatonel per Slimer Record e Dischi Sotterranei l'album L'Amor Te, la sua musica si caratterizzaper uno spiccato uso di sintetizzatori e atmosfere dark, dove l'Io e la società odierna trovano una narrazione attenta e veritiera.

Matteo ha voluto andare a fondo di questo lavoro per capire la filosofia e il background che hanno guidato Alberto nella composizione.

Ad inizio intervista potete ascoltare I e alla fine V.

Ascolta l'Amort Te

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Vi lasciamo con il podcast dell'intervista sul player a destra della pagina.

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<![CDATA[Capo Plaza allo Sherwood 2019]]>


Mercoledi 26 Giugno 2019

Capo Plaza

Da Zero a 20 Summer Tour

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Opening act:

Orli

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In collaborazione con:

Snackulture & Sideout



Reduce dal primo tour europeo, che ha toccato alcune delle maggiori città europee come Berlino, Nova Gorica, Amsterdam, Zurigo, Londra, Parigi, Barcellona, Francoforte e si è concluso con il sold out all'Alcatraz di Milano, Capo Plaza è pronto a ripartire per un grandioso tour estivo che toccherà i più rinomati festival della penisola.

Dopo aver suonato sui palchi più prestigiosi di tutta Italia, Capo Plaza, il 26 Giugno approderà sul palco dello Sherwood Festival con il suo tour estivo “Da Zero a 20”.

Ricordiamo che l'album 20 ha venduto oltre 100mila copie, aggiudicandosi un doppio Disco Di Platino. Il rapper salernitano ha anche ottenuto due tripli Dischi di Platino con i singoli Tesla (realizzato con la partecipazione di Sfera Ebbasta e Drefgold) e Giovane fuoriclasse, altri Dischi di Platino con le canzoni Ne è valsa la pena, Uno squillo e Non cambierò mai e una serie di Dischi d'Oro con le canzoni Forte e Chiaro, Come me, Vabbene, Giù da me, Uno squillo e 20.

L'album 20, inoltre, è stato uno dei 10 album più venduti dell'intero 2018.

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<![CDATA[Lacuna Coil allo Sherwood 2019]]>


Martedi 25 Giugno 2019

Lacuna Coil

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Opening act:

Dawn of Memories

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
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Inizio concerto: 21.00

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Sono vent’anni che i Lacuna Coil riscuotono un successo dopo l’altro: da “In a Reverie” a “Delirium”, ecco la storia della band italiana.

I Lacuna Coil sono una delle band italiane goth metal più famose al mondo. Cristina Scabbia, Andrea Ferro, Marco Coti Zelati, Ryan Blake Folden e Diego Cavallotti fanno parte della formazione attuale della band, che negli anni ha visto cambiare diversi musicisti. Sono otto gli album in studio prodotti dal gruppo: il primo, nel 1999, è stato “In a Reverie”, mentre l’ultimo –b- ha visto la luce nel 2016. Tutti hanno avuto un successo enorme all’estero e alcuni hanno scalato le posizioni delle classifiche musicali più prestigiose, come la Billboard Top 200.

A dar vita ai Lacuna Coil sono stati Andrea Ferro, Marco Coti Zelati e Raffaele Zagaria nel 1994. Inizialmente la band si chiamava “Sleep of Right” e poi ha cambiato nome in Ethereal. Il successo per i Lacuna Coil è arrivato quasi immediatamente: dopo aver firmato un contratto discografico con la Century Media Records, sono partiti in tour per gli Stati Uniti d’America. Un risultato eccezionale per il gruppo originario di Milano, che ha avuto molta facilità a farsi conoscere all’estero rispetto ad altre band italiane.

Eppure nessuno di loro si sarebbe mai aspettato così tanto successo. Ne hanno fatta invece di strada dal quartiere di Quarto Oggiaro, dove tutto è cominciato. Visto il genere di musica suonato, i Lacuna Coil sono stati accolti molto bene sul mercato estero ma non hanno avuto un successo paragonabile anche in Italia. Nonostante questo, al di fuori dei nostri confini sono considerati una delle band metal più influenti. Un sogno che si è avverato per quello che un tempo era solo un gruppo di ragazzi che provava a mandare demo a diverse case discografiche.

Il 1999 è uscito l’album di debutto dei Lacuna Coil, ma nel 1997 la band ha lanciato il suo primo EP, “Lacuna Coil”. “In a Reverie” ha fatto conoscere il loro nome al grande pubblico e ha ottenuto recensioni positive dalla critica. Ma è nel 2002, con “Comalies” e il singolo “Heaven’s a Lie”, che hanno attirato tutta l’attenzione su di loro. Il brano è stato scelto come colonna sonora di un episodio della serie televisiva Criminal Mind, del film Resident Evil e del videogioco Vampire: The Masquerade – Bloodlines. Esistono tre video del singolo, di cui l’ultimo girato quasi esclusivamente in CGI. Al momento della sua uscita, “Comalies” è balzato alla 178esima posizione della Billboard Top 200. Ancora meglio è andato il disco successivo, “Karmacode” (2006), finito al 28esimo posto sempre della prestigiosa Billboard 200. Il singolo “Enjoy the Silence”, estratto dall’album”, è salito al primo posto della MTV Top 100 del 2006.

Sono vent’anni che i Lacuna Coil dominano il panorama musicale, vendendo dischi in tutto il pianeta e partecipando a prestigiosi festival internazionali. Il 19 gennaio 2018, hanno festeggiato il 20esimo anniversario di attività. E lo hanno fatto con “Nothing Stands In Our Way”, un concerto a Londra che è stato filmato appositamente per essere distribuito in formato video.

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 13 - Punk-Rock Show ]]>

Il tredicesimo giorno dello Sherwood Festival 2019 è stato un grandissimo punk-rock show. Ad animare il main stage infatti abbiamo avuto i Creepshow, i The Interrupters e i fantastici Dropkick Murphys. Noi dalla stand "Books & Media" abbiamo seguito la serata in diretta dalla foresta, con il nostro solito appuntamento di "In Diretta dal Festival", una puntata tutta incentrata sul punk-rock e con una sorpresa nel finale!

Qui a lato i podcast della puntata

Questo il link per il report della serata

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 13 - Punk-Rock Show ]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 13 - Punk-Rock Show ]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 13 giugno 2019]]>

Siamo in piena stagione di festivals e rassegne e, a parte quella al Castello di Padova e Venezia Jazz Festival di cui ho già parlato (vedi Veneto Jazz) da questa sera, ne inizia una che coinvolge diversi siti di una vasta area veneta non lontana dal luogo da cui trasmettiamo, la zona attraversata dal fiume Sile, il fiume di Treviso, per semplificare. Effettivamente il territorio bagnato da questo fiume è ben più che Treviso e rappresenta un’area ricca in senso ambientale, storico, architettonico e gastronomico… tutto questo, più la musica jazz scelta con massima cura, è il programma di Sile Jazz che, inoltre, offre la possibilità di fare del cicloturismo e di godersi una crociera sul fiume fino alla laguna veneziana, naturalmente a suon di musica. Del programma fanno parte alcuni musicisti in scaletta questa notte, Kirke Karja 4et e il trio Michel Reis/Marc Delmuth/Paul Wiltgen, ma l’intera lista la potrete trovare sul sito del festival e su quello dell’etichetta discografica Nusica.org, l’altra attività portata egregiamente avanti dagli organizzatori della manifestazione, Alessandro Fedrigo e Nicola Fazzini. Nel resto della serata tanta musica nuova targata ECM, ma non solo, con la possibilità di ascoltare alcuni prestigiosissimi musicisti come la registrazione di un live di Paul Bley, Gary Peacock, Paul Motian rimasto fin troppo nei cassetti di chissà chi, e poi Omar Sosa, Anat Cohen, Fred Frith e, per la musica nazionale, Michele Rabbia e Gianluca Petrella con Eivind Aarset. Insomma, un’altra bella dose di buona musica da ascoltare in podcast quando l’estate verrà a sospendere le dirette live da questi studi. Buon ascolto.  JPY

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Playlist:

01. take five – Dave Brubeck 4et – time out (Columbia) - 1959

02. taurus – Tom Harrell – infinity (high note rec) - 2019

03. Anat’s doina – Anat Cohen Tentet – happy song (anzic rec) - 2017

04. footsteps smiles – Anat Cohen – triple helic (anzic rec)  - 2019

05. El Maquech – Adam O’Farrill’s Strange Days – El Maquech (biophilia rec) - 2018

06. de La Habana otras nostalgias – Omar Sosa & Yilian Canizares – aguas (Galileo music comm.) - 2018

07. petal two – Areni Agbabian – bloom (ecm) - 2019

08. Orwell – Kirke Karja Quartet – turbulence (66742 rec) – 2017

09. live at Jazzahead! – Michel Reis, Marc Delmuth, Paul Wiltgen – 2019

10. mazatlan – Paul Bley, Gary Peacock, Paul Motian – when the blues leave (ecm) - 2019

11. Sudoku for pygmees – Jean Derome – Sudoku pour pygmees (ambiancesd magnetiques) - 2019

12. what the water brings – Michele Rabbia, Gianluca Petrella, Eivind Aarset – lost river (ecm) – 2019

13. identity crisis – Fred Frith – all is always now, live at The Stone (intakt rec) - 2019

14. take five – Dave Brubeck 4et – time out (Columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 13 giugno 2019]]>

Cafundò in brasiliano sta ad indicare un luogo isolato, lontano e isolato… Kafundò Records è un’etichetta discografica di Rio de Janeiro fondata nel 2013 che come suo focus ha proprio l’intenzione di dedicarsi a quei posti isolati lontani dal business musicale e/o dalle politiche sociali del Paese ma molto vicini al cuore del Brasile, alla sua ancestralità, al suo sincretismo, alla sua cultura radicata in Africa, a tutte queste cose un po’ ostracizzate dal nuovo regime militar-fascista di “Bolsonazi”, cose viste anche con occhio contemporaneo, moderno, screziato di elettronica, di strumenti e tecniche provenienti anche da lontano, magari dai ghetti jamaicani o da quelli nordamericani e ritmi come Coco, Forrò, Carimbò, o comunque regionali o folclorici, che si fondono con suoni digitalizzati… e nella sua scuderia ci sono o son passati molti artisti che con quelle intenzioni si sono trovati perfettamente in sintonia e di quegli artisti si occupa questa ennesima puntata di “Avenida Atlantica” prima delle vacanze estive.

******************

Playlist:

01. aquarela do brasil – Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. festa de terreiro – Grupo Bongar – DVD Bongar 2015

03. destruidor de celas – Z’Africa Brasil ft. Dexter – rapsicordélico 2015

04. amalà de Orixà – Rimas.Inc – rework (columbia) - 2016

05. alagbé - André Sampaio – alagbé (sony) - 2017

06. Orunmilà – Abeokuta – agò (distro kid.com) - 2015

07. Ogum Oniré – Grupo Bongar – Ogum Iè - 2017

08. desencabula – Leo Leobons – bà 2012

09. mulher da costa – Alàfia – Alàfia (yb music) - 2013

10. salve geral – Alàfia – corpura (yb music) - 2015

11. pra que me chamas - Xenia França - Xenia (agogò) - 2017

12. samba agoniza mas nao morre – Nelson Sargento e Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 12 - Intervista ai Coma Cose]]>

Dodicesimo giorno nella foresta e questa sera sul main stage dello Sherwood Festival ci sono i Coma Cose, che prima del concerto sono venuti a trovarci nel nostro stand "Books & Media" per una chiacchierata. Tutto questo lo trovate nel podcast di questa puntata di "In Diretta dal Festival"!

Qui a lato il podcast e l'intervista

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 12 - Intervista ai Coma Cose]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 12 - Intervista ai Coma Cose]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 10 - GASP! e Johnny Dalbasso]]>

Tornano i fumetti allo Sherwood Festival! In questa puntata di "In Diretta dal Festival" uno speciale di "Bonaventura" con i nostri conduttori Luca e Jack che intervistano sul divanetto del nostro stand "Books & Media" l'autore della mostra di questa edizione, Stefano Zattera, Vincent Van Love, Johnny Dalbasso, che si è esibito sul second stage del festival, e le autoproduzioni gagliarde presenti al GASP!

Puoi ascoltare il podcast dal player qui a lato.

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 10 - GASP! e Johnny Dalbasso]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 10 - GASP! e Johnny Dalbasso]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Altavoz De Dia allo Sherwood 2019]]>


Sabato 22 Giugno 2019

Altavoz De Dia 2019


dalle 17.00 alle 24.00

5 ospiti internazionali

9 artisti nazionali

7 ore di musica su 3 stage


International Special Guests:

Timo Maas

www.facebook.com/timomaasfans


Archie Hamilton

www.facebook.com/archiehamiltonmusic


Hito

www.facebook.com/hitoloveberlin


Stefano Noferini

www.facebook.com/officialstefanonoferini


Janina

www.facebook.com/janinasofficial


Dj’s & Lives:

Paolo Tamoni - Match Point - Gladis

Andrea B - Nick-Que - Clif Jack

Tibe - Alexander M - Denny Morales

Bryan Rizzitelli And More...


Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 17.00

Prevendite: 13 € + d.p.


Acquista in prevendita su www.sherwood.it

Eviti le code
Ti assicuri l'ingresso anche in caso di Sold Out
È facile e sicuro

Clicca sul box giallo a destra


Prevendite disponibili anche su:

www.ticketone.it

www.ticketmaster.it

www.mailticket.it


Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival 
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

Raggiungi lo Sherwood Festival in autobus
collegati sul sito di Busforfun.com
www.busforfun.com/articolo/sherwood

Per il 12° anno consecutivo Sherwood Festival ospita AltaVoz De Dia, l’evento di musica elettronica nato al Rivolta di Marghera che si è imposto come una delle manifestazioni più apprezzate e stimate a livello internazionale per la qualità musicale e per la continua ricerca artistica grazie alla quale per oltre un decennio ha presentato–con buon anticipo sui tempi- decine di artisti che negli anni seguenti sarebbero diventati grandi star della scena elettronica come Nina Kraviz, The Martinez Brothers, Paul Kalkbrenner, Seth Troxler, Peggy Gou, Marcel Dettmann, Ben Klock, Tini e tantissimi altri.

L’edizione 2019 di AltaVoz De Dia sarà un evento davvero speciale che unirà passato, presente e futuro della musica elettronica proponendo un viaggio attraverso diversi generi e stili che spaziano dalla techno alla minimal, passando per l’house e la tech house.

Saranno infatti ben 5 gli ospiti internazionali che si esibiranno sul palco di Sherwood.

Artisti con storie e background differenti che AltaVoz ha voluto unire per rappresentare la ricchezza e la varietà dell’universo elettronico: dalla leggenda tedesca Timo Maas, che negli ultimi 20 anni contribuito a riscrivere i canoni della musica techno alla nuova promessa britannica Archie Hamilton, il giovane talento che sembra essere candidato a diventare una delle grandi star dei prossimi anni.

Insieme a loro AltaVoz presenterà in anteprima assoluta il nuovo progetto a 4 mani e 100% vinile di Hito e Stefano Noferini. Performance che vede impegnati per la prima volta insieme un nome storico della scena italiana che ormai da anni si è imposto sul panorama mondiale e un incredibile talento proveniente dal lontano Giappone. Due artisti con storie, esperienze e culture diverse che qui trovano un punto di incontro e sintesi che dimostra quanto l’incontro tra culture differenti si trasforma in un arricchimento per tutti.

A chiudere questa parata di ospiti internazionali, AltaVoz ospita per la prima volta la berlinese Janina, artista tra le più talentuose della nuova scena underground nata e cresciuta tra i suoni di una città che da tanti anni è una delle capitali del sound elettronico ed una fucina che ha forgiato decine di dj produttori e musicisti che di questa musica ne hanno scritto importanti pagine di storia.

Oltre agli ospiti internazionali, AltaVoz proporrà anche diversi artisti del territorio locale a dimostrazione di quanto anche nella nostra regione ci siano dj e produttori di talento che spesso non hanno gli adeguati spazi.

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<![CDATA[Dropkick Murphys, The Interrupters e The Creepshow a #sherwood19 - Live Report]]>

Report della serata

Gli anni '80 del secolo scorso si sono resi protagonisti di un elevatissimo numero di sperimentazioni artistiche che hanno fondato tra loro vari generi musicali per dar vita a nuove correnti ibride.

La potente e rapida esplosione del punk ha fatto sì che questo genere, scomodo e antisociale, si sposasse con facilità a sonorità differenti. Forse fu merito del fato, o forse di qualche mente particolarmente acuta, sta di fatto che l'esperimento di fondere il crudo punk con generi più datati come lo Ska o l'Irish Folk ha avuto una eco vincente e di successo in tutto il mondo.   

È proprio a questo matrimonio di generi musicali nato così tanto tempo fa che lo Sherwood Festival, in data 19 giugno, ha voluto dedicare la serata. Risultato? Una notte che non ci si dimenticherà facilmente.

I cancelli del Festival sono ancora chiusi e fuori c'è già una lunga fila. Segnale che non ci si sta avviando verso una nottata ordinaria. Sherwood in breve tempo si riempie di quella gente cosiddetta scomoda, che non piace alla nostra borghesia e alle nostre autorità. Gente che a qualcuno potrebbe infastidire o addirittura fare paura. Insomma, la gente giusta per La Notte del Punk!

Ad aprire la festa, direttamente dal lontano Ontario, i Creepshow! La band canadese ha portato un letale punk-rock affinato dalla voce pulita e sensuale di Kenda Legaspi.

C'è un tramonto suggestivo che sovrasta la foresta di Sherwood in questa serata speciale, e ad accompagnare il sole che scivola al di lá delle dune (cit) sono i fratelli Bivona con la frontwoman Aimee Allen, ovvero gli Interrupters. Questa volta il punk espresso dai ragazzi californiani è condito da quelle tipiche note ska che, inevitabilmente, prima o poi, fanno saltare. Canzoni come She's Kerosene e Take Back the Power hanno raggiunto un grande successo nel mondo, e un palco come quello dello Sherwood ha senza dubbio aiutato a consacrare la band anche in Italia.

La notte ci ha ormai raggiunto, la piazza da cui si affaccia il main stage è totalmente piena. L'attesa è quasi terminata ed i quadrifogli nascosti tra i fili d'erba iniziano a sentirsi a casa. “The Boys are Back, and they're looking for troubles!” Fate attenzione brava gente, perché i ragazzi sono tornati e stanno cercando guai. È proprio così che scelgono di presentarsi i Dropkick Murphys al loro pubblico! Senza volersi sbilanciare eccessivamente, ogni anno il festival si riserva le serate in cui sceglie di alzare significativamente l'asticella musicale. Quest'anno una di queste serate l'abbiamo vissuta grazie ai ragazzi di Boston, che con la loro musica adrenalinica, esplosiva e tinta d'Irlanda ci hanno fatto divertire, mettendo a dura prova le gambe e le corde vocali dei fan (chiedere ai conduttori di Radio Sherwood durante la diretta post live).

E allora Let's Go Murphys! Ken Casey ha scelto di abbandonare il basso per seguire Al Barr (con l'immancabile coppola in perfetto stile Peaky Blinders) nel compito di dare voce alla serata. Il resto della band ha regalato una colonna sonora verde. Non verde per l'accezione politica che negli ultimi anni si suole dare in Italia. Ma verde come la speranza di una classe lavoratrice che ancora non ha chinato il capo al proprio capo; come i prati di un'Irlanda mai doma dopo secoli d'oppressione che evocata dal sound celtico del gruppo.

In una performance di livello così alto è arduo trovare momenti di spicco emotivo, ma probabilmente il Rose Tattoo time si è meritato questa menzione. Non sono ovviamente mancati poi gli intramontabili successi della band come I'm Shipping Out to Boston, State of Massachussets o Johnny I Hardly Knew Ya. Interessante anche la dedica ai neo campioni d'Europa del Liverpool, generata dalla cover punkeggiante dell'iconico You'll Never Walk Alone. Come ormai da rito, il concerto si è concluso con l'invito a salire sul palco alle coraggiose fan che hanno seguito dalle prime file, le quali hanno invaso in pochi secondi il main stage. Tipica conclusione con Until the Next Time, scoppio di coriandoli bianchi e verdi e la festa è servita!

Ancora una volta, a un anno e mezzo dal concerto al Gran Teatro Geox, i Dropkick Murphys hanno conquistato Padova con la loro musica e la loro energia.

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La forza del punk

Della serata appena raccontata quello che rimane come contenuto, trasportato dalle note e dalle urla delle persone nel vento di giugno, è stato la forza che un genere con 40 anni alle spalle ancora dietro si porta dietro, e non accenna a fermarsi. Il Punk in tutte le sue varianti stilistiche è ancora momento di catarsi collettiva, tramite un’energia che va ben oltre le pose e la simbologia del genere. Sotto il palco c’era gente di ogni estrazione: dal punk con la cresta blue, al rocker Harley style, persone appena uscite da lavoro con la polo, giovani e giovanissimi in costumi da spiaggia pronti per affrontare il caldo e il sudore del pogo, per finire con persone di età più adulta sotto il main stage non per ricordare i tempi andati bensì vivere appieno il presente, sintomo di come il punk e questo sound siano un linguaggio musicale e sociale capace di adattarsi allo procedere degli eventi.

Probabilmente l’essenzialità di cui si è sempre fatto testimone, promotore, con irriverenza e potenza, sta alla base della voglia di vivere, di esserci e di affrontare con carattere, coraggio, semplicità e spensieratezza ogni giorno, dall’esame più complicato al capo in vena di mobbing. Dagli imprevisti alle novità positive. Spesso questo sound viene narrato solamente nella sua “violenza” e nel nichilismo, quando invece è uno sguardo reale, concreto, consapevole oltre la media della massa dei pro e contro delle strade personali intraprese.

Il farti sentire dentro una comunità aumenta, amplifica esponenzialmente tale condizione, come pochi altri generi musicali, e diventa uno dei motivi per cui la serata del 19 giugno si è connessa davvero bene col mood generale dello Sherwood festival: condivisione, libertà, energia positiva. Torna il concetto di comunità di sera dopo sera, a dire il vero, ma con la tripletta di Dropkick Murphys, The Interrupters e The Creepshow forse ci si è potuti focalizzare sulla formula attraverso cui ogni persona può entrare in contatto al meglio col proprio vicino di concerto.


Questo il link per ascoltare il podcast della serata

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<![CDATA[Carl Brave + Cimini allo Sherwood 2019]]>


Venerdi 21 Giugno 2019

Carl Brave

Notti Brave Summer

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Opening act:

Cimini

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 20 € + d.p.

Biglietto in cassa 20 €

Acquista in prevendita su www.sherwood.it


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Prevendite disponibili anche su:

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I bambini entrano gratuitamente fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

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Carl Brave al secolo Carlo Luigi Coraggio, classe 1989, è un produttore e paroliere romano. Istrionico e versatile, con il suo stile sta tracciando nuove coordinate nella canzone pop italiana.

Nel 2017 ha pubblicato “Polaroid”. Un disco emerso rapidamente e con forza dal tam tam del web per poi entrare stabilmente non solo nelle classifiche di vendita, ma anche e soprattutto nell’immaginario collettivo contemporaneo. Un nuovo sound fresco e coinvolgente scaturito dall’abile produzione di Brave che ha composto tutte le basi presenti nel disco. “Polaroid” ha conquistato tutta la penisola grazie anche alle decine di concerti sold-out messi a segno tra maggio 2017 e settembre 2018.

La prolifica capacità compositiva di Carl Brave è sfociata nell’esordio solista “Notti Brave” (Disco di Platino). L’album, uscito a maggio 2018, è entrato diretto al primo posto in classifica, restandoci per due settimane. Notti Brave è senza dubbio un disco che ha colpito nel segno, trainato dal singolo “Fotografia”(Triplo Platino) interpretato assieme a Fabri Fibra e Francesca Michielin. La produzione di Brave si sposa perfettamente con i due ospiti che colorano ulteriormente il pezzo con il loro stile inconfondibile. “Fotografia” con la sua immediata freschezza e sincerità è stato tra i più trasmessi dalle radio.

Molti altri sono stati gli artisti che hanno animato le “Notti Brave” di Carl. Le quindici tracce dell’album vedono infatti altre collaborazioni eccellenti come Coez, Franco126, Emis Killa, Federica Abbate, Gemitaiz, Giorgio Poi, Pretty Solero, Frah Quintale, B e Ugo Borghetti.

Un caleidoscopio di generi e sfumature che, dal pop, all’indie, al rap fa il paio con l’instancabile verve di Carl Brave. Una continua ricerca di dettagli sonori che si riflette nei testi sempre densi di atmosfere e pratiche quotidiane in cui riconoscersi.

Carl Brave torna in tour dopo il suo ultimo lavoro discografico “Notti Brave (After)”, anticipato dal primo singolo estratto “Posso”, cantato con Max Gazzè (Disco d'oro). L’album è composto da sette tracce che sono il naturale sequel di “Notti Brave”, pubblicato a maggio 2018, entrato al primo posto della classifica dei dischi più venduti e già disco di platino(certificato Fimi/GFK), mentre il brano “Fotografia”, singolo di debutto, ha ottenuto la certificazione triplo platino.

Cimini

Federico Cimini, cantautore calabrese, da anni trasferitosi a Bologna dove riesce a crearsi un piccolo spazio nel contesto musicale indipendente pubblicando due dischi e suonando in giro per l'Italia.

Nel 2016 decide di abbandonare le scene per dedicarsi alla scrittura di nuove canzoni e ne esce fuori un prodotto diverso, che taglia nettamente con il passato e che gli consente di intraprendere un nuovo percorso. I nuovi brani vengono subito apprezzati dall'etichetta Garrincha Dischi, che decide di affidarne la produzione a Nicola Roda (Keaton) ed Enrico Roberto (Lo Stato Sociale).

L'album “Ancora Meglio”, uscito il 9 Marzo 2018, ottiene un ottimo riscontro dal pubblico e dalla critica raggiungendo in poco tempo 4 milioni di streaming. Ne segue un tour di 75 date che vede Cimini esibirsi nei più importanti club e festival italiani insieme alla sua band. Con i singoli “A14” e “Tokyo”, pubblicati successivamente ad Ancora Meglio, Cimini prosegue il suo percorso diventando uno degli artisti di riferimento del panorama indipendente italiano.

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<![CDATA[ReadBabyRead_446_Camilleri_bis_3]]>

ReadbabyRead intende rendere omaggio al maestro Andrea Camilleri, riproponendo la lettura del bellissimo racconto "Il Giudice Surra", tratto dalla dalla raccolta "Giudici" (Einaudi, 2011), espressamente scritto per l'occasione. Da RBR #93 del 4 ottobre 2012. Il secondo dei due racconti di Oscar Wilde proseguirà dopo questa replica.


ReadBabyRead #446 dell’11 luglio 2019


Andrea Camilleri
Il giudice Surra

(3a e ultima parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Il giudice Efisio Surra arrivò direttamente da Torino a Montelusa quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica. Prima che il giudice si presentasse in città di persona, su di lui si vennero a sapere alcune cose. Come? Per quali vie? Forse qualcuno tra i collaboratori che Falconcini si era portato appesso lo conosceva e ne aveva parlato. Per esempio si seppe che pur avendo nome e cognome da sardo, proprio sardo non era in quanto che il suo bisnonno paterno, che era di Iglesias, quando i piemontesi avevano barattato la Sicilia con la Sardegna, si era trasferito a Torino e da lì, avendo messo su famiglia con una torinese, non si era più mosso. Si seppe anche che aveva cinquant’anni, che era un poco al di sotto della statura media, che vestiva sempre con proprietà, che era sposato e padre di un figlio avvocato, ma che a Montelusa sarebbe venuto da solo, almeno in un primo tempo, che come uomo era solitario e di scarsa parola. Come giudice però se ne sapeva poco, avendo sempre fatto parte degli uffici ministeriali e non avendo praticato tribunali. Veniva con un compito certo non facile, rifare di sana pianta il tribunale, che non esisteva più."



“Giudici”

di Francesco Forestiero

Come si intuisce dal titolo del libro (Einaudi, 2011), i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

Il primo racconto è "Il giudice Surra" di Andrea Camilleri. Lo scrittore siciliano narra di un inflessibile uomo di legge, di una persona mite che, senza saperlo, diventa un eroe per tutti gli abitanti di Montelusa, il piccolo paese siciliano in cui è ambientato il racconto. La storia si svolge in un periodo molto particolare: quello appena successivo all’unità d’Italia. Il giudice Surra, trasferitosi da Torino e ancora poco conoscitore del posto, entra in conflitto con un’organizzazione locale anomala: una strana associazione che si fa chiamare “Fratellanza”. Un gruppo di persone che presto verrà etichettato come “Maffia”. Inconsapevole del gioco sporco e della spietatezza di certa gente, Surra si troverà a fronteggiare un pericolo dopo l’altro e a combattere, inconsapevolmente, lo strapotere dei piccoli boss locali. 

Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l'esistenza dell'organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell'ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Scritto in maniera impeccabile, Il giudice Surra è un racconto che ricorda i romanzi gialli del commissario Montalbano. Lo stile è lo stesso: periodi concisi ed essenziali, descrizioni veloci e scarne, dialoghi brevi e stringati alternati da parole in dialetto siculo. Camilleri, ancora una volta, si conferma un maestro nel tratteggiare le bellezze della sua terra. E lo fa con sagacia ed ironia, strizzando l’occhio al lettore. In più d’una occasione, riesce a strappare un sorriso a chi legge; a volte per le traversie del protagonista narrate con disinvoltura, altre volte per i termini adoperati, scelti saggiamente con acume e sagacia. È un racconto geniale, surreale, che lascia l'amaro in bocca.


Nota al racconto "Il giudice Surra"

Riporto qui un passo della relazione di don Pietro Ulloa che sicuramente, se l’avesse letto, assai avrebbe interessato il giudice Surra.
«Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato di trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle Fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora d’incolpare un innocente...»
Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe.
La domanda è: se ne fosse stato al corrente, il suo atteggiamento sarebbe stato diverso?
Sinceramente, crediamo di no.
Crediamo anzi che il giudice, nel suo intimo, ne volle ignorare l’esistenza. Agì come se non ci fosse e, così facendo, inconsapevolmente l’annullò.

Andrea Camilleri 



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Quartetto italianoQuartetti per archi [Wolfgang Amadeus Mozart]
The Rolling StonesShake Your Hips [James Moore aka Slim Harpo]

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<![CDATA[Trivel Collective Fest allo Sherwood 2019]]>


Giovedi 20 Giugno 2019


Second Stage

Trivel Collective Fest

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Dune Rats

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Blowfuse

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Mother

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Why Everyone Left

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The Many Grams

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio Concerto: ore 19.30


1€ può bastare

Per questo evento non esistono prevendite, si pagherà direttamente
1 € all'ingresso del festival il giorno del concerto



Dune Rats

Originari di Brisbane, in Australia, i Dune Rats seguono la scia già tracciata dai DZ Deathrays, e innegabili sono le somiglianze con band come Fidlar (ma l'urgenza punk dei Nirvana risuona chiara nel loro sound). Vera e propria icona di culto in patria, arrivano con il loro nuovo album "The Kids Will Know It's Bullshit" su Ratbag Records, che ha raggiunto il primo posto nelle classifiche di vendita australiane. La rinascita del punk passa anche attraverso questi tre folli australiani che rispondono al nome di Danny Beusaraus, BC Michaels e Brett Jansch, tra cannabis e surf, e che hanno deciso di autoprodursi raggiungendo un insperato successo.


Blowfuse

I Blowfuse sono un gruppo di Barcellona attivo dal 2008, ma che ha iniziato la sua attività musicale cinque anni dopo, prendendo ispirazione da differenti generi musicali, come il rock, il grunge, il funk e il punk. Nel 2010 hanno rilasciato il loro primo album Messed Up Minds e grazie al successo ottenuto hanno condiviso il palco con band del calibro dei Casualties, Unseen e Face To Face.


Mother

Band veneziana composta da ciqnue elementi provenienti da diversi gruppi: Shelf Life, 360flip, Fernweh e Seventh / On A Ship. Questo quintetto mischia il suono della "Revolution Summer" della Washington anni '80, l'Alt-Rock delgli anni '90 e molto altro ancora. Energia pura


Why Everyone Left

I Why Everyone Left sono una band Pop Punk di Modena. Attivi dal 2014, hanno pubblicato 3 EP e diversi singoli,hanno alle spalle 3 tour inglesi e uno europeo, hanno suonato con band come Zebrahead, Chunk! No, Captain Chunk!, Our Last Night, Trophy Eyes, Four Year Strong, As It Is e tante altre. Mixano sonorità fortemente catchy con riff potenti. Vengono inseriti da Alternative Press nelle " 10 Pop Punk bands europee che dovresti conoscere".


The Many Grams

Dalle ceneri degli Snow Animal nasce questa band formata da quattro elementi. Slow delivery, finest quality.

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_443_Oscar_Wilde_5]]>

Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, nato e cresciuto a Dublino in un ambiente colto e spregiudicato, studiò a Oxford e visse prevalentemente tra Londra e Parigi. Il suo ingegno brillante, il suo spirito anarchico, i suoi successi letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti nei circoli artistici sia inglesi che francesi. I saggi di Intenzioni (Intentions, 1891) esprimono la sua dottrina estetica, mentre le sue riflessioni politiche, ispirate a un anarchismo idealizzato, sono esposte ne L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The soul of man under socialism, 1891). La sua opera è inseparabile dalla sua vita. Non solo predicò l’estetismo, ma volle vivere la propria vita come un’opera d’arte. Il tentativo di conciliare istanze di ribellione e mondanità si riflette nell’atteggiamento verso la società vittoriana, criticata ferocemente.

ReadBabyRead #443 del 20 giugno 2019


Oscar Wilde
Due racconti

Il fantasma di Canterville

Il delitto di Lord Arthur Savile

(5a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Quando il signor Hiram B. Otis, ministro americano, acquistò Canterville Chase, tutti gli dissero che era una follia, poiché era risaputo che il posto era infestato dagli spiriti. Di fatto, lo stesso Lord Canterville, scrupolosissimo uomo d'onore, si sentì in dovere di accennare al fatto al signor Otis quando si trovarono per discutere delle condizioni di vendita.
«Noi stessi non ci abbiamo più voluto abitare," disse Lord Canterville, “da quando la mia prozia, l’anziana vedova del duca di Bolton, ha avuto un attacco di nervi dal quale non si è mai riavuta del tutto, avendo sentito due mani scheletriche sulle spalle mentre si stava vestendo per il pranzo. E devo dirle anche, signor Otis, che il fantasma è stato visto da diversi membri viventi della mia famiglia così come dal rettore della parrocchia, il reverendo Augustus Dampier, docente al King’s College di Cambridge. Dopo l’increscioso incidente occorso alla duchessa, nessuno dei domestici più giovani ha voluto restare con noi e spesso Lady Canterville non riusciva a dormire di notte per via di certi strani rumori provenienti dal corridoio e dalla biblioteca.»"



Un esteta che odiava il capitale
 

Ritratti

«Il socialismo, il comunismo, o comunque vogliate chiamarli, nel convertire la proprietà privata in pubblica ricchezza, e sostituendo la competizione con la cooperazione, restituiranno alla società la sua giusta condizione di organismo del tutto sano, e assicureranno il benessere materiale di ciascun membro della comunità». Sembrano parole di un militante d’altri tempi, e lo sono, ma non appartengono a un personaggio che siamo soliti definire «di sinistra». Proseguendo nella lettura, ci imbattiamo in considerazioni altre: «perché si arrivi a un’esistenza sviluppata al suo massimo grado di perfezione, c’è bisogno di qualcos’altro. C’è bisogno di individualismo». È questo, scopriamo, un individualismo nuovo, un ritorno a un umanesimo libero dalle catene del capitale, un individualismo socialista, se l’espressione non suonasse come un ossimoro o un paradosso. 

A profetizzare tutto ciò è proprio il padre dei paradossi: l’irlandese Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde, che il 16 ottobre compirebbe il suo cento sessantunesimo compleanno. Il «vero individualismo» di cui parla Wilde nel suo saggio del 1891, dal titolo L’animo dell’uomo sotto il socialismo – saggio che oltre ad essere incluso in innumerevoli antologie, oggi trova spazio persino nella preziosa «enciclopedia» marxista online (www.marxist.org) – è appunto libero di quella proprietà privata colpevole di aver «impedito a una parte della comunità di essere individualista, affamandola, e a un’altra, dirigendola sulla cattiva strada». Che è poi la strada, mortifera per Wilde, dell’accumulo. Riflessioni affini a quelle di un altro intellettuale di cento anni dopo, questa volta sì un marxista, Terry Eagleton, il quale, parlando con la sua proverbiale schiettezza di una «ossessione per l’accumulo», collega la cultura del capitalismo a una sorta di patologia che allontana l’uomo dalla sua natura di essere relazionale e solidale. 

Non solo dandy 

La trita vulgata di tanta critica più attenta alla forma che alla sostanza, ci ha consegnato la figura di un Wilde raffinato esteta, lontano dalle bassezze della vita quotidiana e sempre tendente alla pura bellezza. Per fare della propria vita un’opera d’arte. Leggendone però l’opera nella sua interezza – dalle prime prove poetiche alle lettere sul sistema carcerario di cui era caduto vittima, dalle commedie brillanti dove sono i cinici ad affascinare per la loro intelligenza, alla Ballata dal carcere di Reading e al De Profundis – ci si accorge che il suo interesse per il miglioramento della condizione umana fosse tutt’altro che passeggero. 

D’altro canto, è in virtù di queste ambivalenze che Wilde non sembra passare mai di moda. Lo dimostra un fiorire incessante di studi, all’estero, e anche in Italia, dove i suoi scritti sono continuamente riproposti e anche ritradotti. Solo un anno fa usciva per il Saggiatore l’epistolario completo: una sua lettura anche affrettata non può non far risaltare l’afflato umanitario e l’attenzione verso le cause degli ultimi («per quanto spaventosi siano i risultati del sistema carcerario... tuttavia non c’è tra i suoi scopi quello di distruggere l’umana ragione...»). 

Viene pubblicata in questi giorni da Marsilio un’ottima edizione della sua prima commedia, scritta un anno dopo il saggio sul socialismo. È la commedia che lo portò al successo e lo proiettò, lui irlandese e figlio di una fervente patriota nazionalista, alla ribalta dei palcoscenici e dell’alta società inglese: Il ventaglio di Lady Windermere (a cura di Paolo Amalfitano, pp. 277, euro 18). Si situa sul solco del cosiddetto «teatro della restaurazione» che, dopo la caduta di Cromwell, vide sulle scene londinesi un ritorno del mondano, talvolta frivolo, ma sempre brillante – in reazione al precedente oscurantismo puritano arrivato nel 1642 alla chiusura dei teatri e alla messa al bando dell’intrattenimento. 

La commedia di Wilde gioca con sospetti di tradimento, segreti oscuri da non rivelare, amori impossibili, e reputazioni da salvare. Il tutto condito dalla efficace velocità di battute memorabili, e di una macchina teatrale dai tempi e dal ritmo assolutamente perfetti. Per i pubblici di allora e per quelli di oggi.
Sul palcoscenico, gli attori di Wilde sembrano muoversi con la leggerezza di folletti shakespeariani, ed è tramite questa levità che egli affronta rapporti sociali complessi: matrimoniali, extraconiugali, ma anche generazionali. Come il rapporto madre-figlio, ad esempio, nella complicità originaria del legame nascosto tra Lord Windermere e Mrs Erlynne, e in quello conseguente, di mutua segretezza, tra quest’ultima e Lady Windermere. 

A ben vedere, è la società inglese, per Wilde, a essere un palcoscenico, esattamente come per Shakespeare, che però ne ampliava i confini, nel suo Globe, per finire ad abbracciare il mondo. L’Inghilterra di Wilde è il paese visto da un quasi immigrato, da un esule, forse. All’arcinota vicinanza della madre, Lady Speranza, alla causa dell’indipendentismo irlandese ma anche al femminismo, si affianca, per completare il quadretto di una famiglia assolutamente «non inglese» e non conformista, l’impegno del padre, Sir William, nei confronti della preservazione del patrimonio culturale dell’Irlanda rurale. Era un patrimonio fatto di superstizioni e leggende, e minacciato dal velocissimo declino, nell’ottocento, della lingua in cui veniva articolato, l’irlandese appunto. 

Il retaggio familiare di Wilde, assieme al suo interessamento per le sorti dell’uomo rimasto in balìa di forze, come quelle del capitale o dell’impero, che ne minano l’autentico sviluppo, permette di leggere le sue commedie da angolazioni ironiche, distaccate, mai complici. E se nel saggio sul socialismo egli si schierava in difesa di una sorta di «umanesimo individuale» capace di comporre il reticolo sociale come una comunità di animi naturalmente solidali, così nelle commedie dipinge la propria posizione, quella dell’artista, in contrasto con i banali e disumanizzanti rapporti di potere, tipici di una certa società bene dell’Inghilterra. 

Dalle risate al dramma 

È una critica, la sua, che poteva soltanto provenire da un outsider. Il critico Declan Kiberd ricorda come, alla stregua dei filí (i poeti ereditari della tradizione celtica irlandese) Oscar Wilde «iniziò sin da subito a denunciare un’aristocrazia pusillanime non più interessata a difendere gli spazi dell’arte». 

Questo perché gli spazi dell’arte, anche attraverso la risata, possono e devono aprire una riflessione sull’umanità. Devono permetterci, dal fango, di guardare le stelle. 

In quest’ottica, il frivolo ventaglio della commedia – quasi non notato, all’inizio, dalla sua proprietaria, salvo poi rivelarsi la firma di un possibile atto di adulterio – diviene un vero e proprio specchio posto davanti agli occhi divertiti di un pubblico inglese, che ride alle sue commedie ma solo per farsi beffe della propria comunità. E c’è da immaginarsi che Wilde ridesse ancor di più, dietro le quinte o nei gentleman’s club che ospitavano le altre sue famose tirate teatrali. Perché, come s’è detto, per lo scrittore la vita era un palcoscenico: un palcoscenico da cui, e di cui ridere. 

A un certo punto, l’irlandese Oscar Wilde, non rise più, in quell’Inghilterra che con tanto ardore prima l’aveva elogiato e poi portato alla gogna. Le vicende dei processi per diffamazione e omosessualità sono note, come è nota la storia dei lavori forzati a cui fu condannato, e poi l’esilio, questa volta non più privilegiato. Un esilio vero, che tramutò Wilde improvvisamente in un reietto cittadino del mondo. 

Prima Napoli, poi Parigi, alla ricerca di una quadra. Ma i fasti di un tempo lasciarono gradualmente il campo all’indigenza e alla disperazione. I suoi ultimi giorni si persero freneticamente alla ricerca di un equilibrio oramai scomparso, tra conti che non tornavano più e un senso della vita smarrito. Abbandonò il palcoscenico dell’esistenza nella solitudine, il 16 novembre del 1900. E lo fece in uno squallido albergo parigino, alla fine di una commedia, la vita, che si era trasformata in tragedia.

di Enrico Terrinoni
da Il Manifesto, 16.10.2015



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Valentina Lisitsa, Fantasie In C Minor K475 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Decrepitude II [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Menuetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 346 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Darkness [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 411 Adagio In B Flat [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Circumambulation of the transcendental pillar of singularity [Burzum]
Alfred Prinz und Karl B
öhm: Vienna Philharmonic Orchestra, Clarinet Concerto In A, K 622 - 2. Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 437 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 549 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Porgi, Amor [Wolfgang Amadeus Mozart]

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<![CDATA[Dropkick Murphys allo Sherwood 2019]]>


Mercoledi 19 Giugno 2019

Dropkick Murphys

Unica data italiana

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Opening act:

The Interrupters

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The Creepshow

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 25 € + d.p.

Biglietto in cassa 30 €


Acquista in prevendita su www.sherwood.it

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È facile e sicuro

Clicca sul box giallo a destra


Prevendite disponibili anche su:

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Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.

Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare

Raggiungi lo Sherwood Festival in autobus
collegati sul sito di Busforfun.com
www.busforfun.com/articolo/sherwood


Fisarmoniche, cornamuse ... riff di chitarra e rullate punk rock. Solo alcune delle caratteristiche di un live dei Dropkick Murphys. La band del Massachusetts è pronta a fare il suo ritorno in Italia per un'unica, scatenata data: l'appuntamento è per mercoledì 19 giugno 2019 allo Sherwood Festival di Padova, presso il Park Nord Stadio Euganeo.

Abbiamo visto la band all'opera l'ultima volta sul palco del Bay Fest 2018, di cui sono stati headliner: i Dropkick si confermano quindi band dei grandi eventi, capace di far ballare, commuovere e cantare a squarciagola migliaia di persone con l'allegria e la potenza della propria musica. 

La band continua la promozione dell'ultimo lavoro discografico 11 Short Stories of Pain & Glory, uscito nel 2017 sull'etichetta Born & Bred Records fondata e posseduta dai membri stessi del gruppo. Il disco è finito dritto nella top 10 delle classifiche di vendita americane di Billboard, confermando la band come leader indiscussa del movimento Celtic punk mondiale. 

Da hit senza tempo come I'm Shipping Up to Boston alle recenti canzoni come Rose Tattoo diventate subito dei nuovi classici, i Dropkick Murphys non hanno mai perso la capacità di rinnovarsi, crescere, ma soprattutto divertire e divertirsi. Il concerto di Padova sarà l'occasione dell'estate per tutti gli amanti dell'allegria e della festa a ritmo di grande musica.

Attesissimi in Italia grazie a una popolarità in crescita esponenziale, prima dei Dropkick saliranno sul palco i The Interrupters. Il loro ritorno nel nostro Paese è accompagnato dal successo dell'ultimo album Fight the Good Fight, uscito quest'anno per Hellcat Records ed Epitaph Records. Il travolgente singolo She's Kerosene ha conquistato le radio e le playlist streaming in tutto il mondo, e un palco importante come quello dello Sherwood è l'occasione perfetta per consacrare definitivamente la band in Italia.

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]>

Ottavo giorno di Sherwood Festival, decima edizione dell'Hip-Hop Day. In questa puntata di "In Diretta dal Festival" speciale "Ear 2 The Street", con Max 'Mbassado in conduzione. Ospiti della serata Colle der Fomento e Assalti Frontali, che sono venuti a trovarci nel nostro stand Books & Media per un'interessante chiacchierata. E infine la "Sherwood Hip-Hop Battle" e l'intervista al vincitore di questa edizione

Qui a fianco il podcast della trasmissione e le interviste della serata

A questo link il report del concerto

Sulla nostra pagina Facebook l'intervista video ai Colle der Fomento

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[Coma Cose allo Sherwood 2019]]>


Martedi 18 Giugno 2019

Coma Cose

Hype Aura Summer Tour

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Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio concerto: 21.00

Biglietto in prevendita 20 € + d.p.

Biglietto in cassa 20 €

Prevendite disponibili su:

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Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
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fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
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Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare


A nemmeno due settimane dall'inizio di Hype Aura Tour, i Coma_Cose annunciano quattro nuove date che li porteranno ad esibirsi nei più prestigiosi festival italiani ma anche nel celebre Sziget Festival di Budapest, punto di riferimento della musica internazionale.

Dopo il sold out registrato lo scorso 2 aprile all'Alcatraz di Milano, la band ha portato e porterà in scena tanto i brani del loro nuovo album Hype Aura, quanto i singoli che fin da subito hanno attirato sul progetto l’attenzione di pubblico e critica. Uno spettacolo a 360 gradi, che coinvolge il pubblico per oltre un'ora di musica live. Il nuovo tour è un susseguirsi di novità e sorprese, già a partire dalla formazione sul palco, dove i Coma_Cose sono accompagnati da Riccardo Fanara, batterista, e Simone Sproccati, polistrumentista a cui sono affidate chitarra e tastiera. Tradurre il suono del disco in un live show che diventi nuova esperienza d'ascolto: ecco l'obiettivo di Coma_Cose.

Nello show sono inclusi tutti i brani della discografia: dal primo singolo Cannibalismo fino all'EP Inverno Ticinese, da Post Concerto e Nudo Integrale per poi passare in rassegna tutta la tracklist di Hype Aura. Fausto Lama e California stanno portando sui migliori palchi italiani la loro ricetta unica a base di elettronica, Hip-Hop e cantautorato per far ballare e cantare il pubblico, dove l'energia del groove è l'elemento chiave per farsi trasportare nel mood crepuscolare di Coma_Cose. Il nuovo spettacolo è poi arricchito anche da visual e light show, pensati appositamente per ricreare dal vivo le atmosfere del mondo Coma_Cose.

Hype Aura Tour è realizzato da Asian Fake e Vertigo in media partnership con Radio Deejay.

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<![CDATA[#ritardatarisidiventa_17puntata - #RsD - grazie a tutti]]>

Pare che per ora vi abbiamo dato l'ultimo:

"Buongiorno, il buongiorno si vede a mezzogiorno."

Lo Sherwood festival è ormai iniziato e sta arrivando al cuore, dell'evento stesso, ma anche di tutti coloro che in un modo o in altro vi stanno prendendo parte.

Noi di #RitardatarisiDiventa abbiamo deciso di salutarvi così, proprio sulla 17ima puntata, in barba a quelli che dicono porti sfiga il numero.

Un'ultima puntata durante la quale siamo andati a riprendere un po' tutto il best of di questa prima stagione, un modo anche per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato attivamente alla buona riuscita di questo programma, poichè ci sono persone che non avete mai visto o sentito, e non solo, alle quali va detto:

GRAZIE.

Un grazie dunque agli amici, ai colleghi, ai parenti, ai fan a tutti i tipi di ritardatari sparsi in giro per la galassia, ma non è finita qui.

Ci vediamo al festival dove spareremo ancora qualche cartuccia.

TAKE IT EASY AND UN MINUTO.

#RitardatarisiDiventa

Qui sotto i brani, di lato il podcast.

- brano 1 Lenny Kravitz - 5 more days till summer

- brano 2 Alice in Chains - The one you know

- brano 3 The Darkness - One way ticket to hell

- brano 4 SALMO - 90 min

- brano 5 New Order - Blue Monday

- brano 6 Dropkick Murphys - I'm shipping up to Boston

- brano 7 Foo Fighters - Best of you

- brano 8 Zen Circus - Andate tutti a fanculo

- brano 9 Red Hot Chili Peppers - Around the world

- brano 10 Koffee - Toast

- brano 11 Bob Marley - One love

- brano 12 Willie Peyote - L'effetto sbagliato

- brano 13 NIKKE' - La scelta di tutti i me

- brano 14 Zebrahead - Wannabe

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<![CDATA[Hotel VisiOn-Air: "Amore d'Oltremare - Il fiore appassisce"_6 capitolo]]>

"Amore d'Oltremare" è un'opera inedita scritta dal concierge e che nella dimensione radiofonica trova forma e vita.

Le poesie che andranno a formare la narrazione di questa ultima storia della stagione di Hotel VisiOn-Air si fonderanno ai suoni del mondo, alternandosi a brani inediti del duo acustico de VisiOn-Air e di altri grandi artisti italiani e internazionali.

"Il fiore appassisce" è di fatto l'ultimo capitolo di questo racconto che parla di ragazzi.
Un percorso dettato dall'ingenuità, talvolta, di un amore giovane e acerbo, che tante emozioni regala ai giovani innamorati.

Si conclude una storia, finisce una passione, appassisce un fiore, poichè mancano le cure, poichè il mondo esterno è cattivo e non sempre le cose belle durano.

SØREN KIERKEGAARD diceva:
“Quando nell’amore si smette di combattere, l’amore non c’è più.”

Qui sotto i brani, di lato il podcast.

- brano 1 de VisiOn-Air - La Favola (completa)

- brano 2 de VisiOn-Air - Non ci siamo

- brano 3 Thrupence - Thought 8

- brano 4 de VisiOn-Air - Ricerca

- brano 5 de VisiOn-Air - Mi ha salvato

- brano 6 Gazzelle - Coprimi le spalle

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<![CDATA[Holi a Sherwood 2019]]>


Sabato 15 Giugno 2019

Holi a Sherwood

Il festival dei colori

6ª Edizione

La line-up verrà annunicata nelle prossime settimane.


Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


A
pertura cancelli: ore 16.00

Dalle ore 16.00 alle ore 00.00 Main stage

dalle 00.00 alle 02.00 Second stage


dalle 16.00 alle 17.00 ingresso "1 € può bastare"

dalle 17.00 alle 00.00 ingresso 5 €

dalle 00.00 in poi ingresso "1 € può bastare"

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I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Holi - Il festival dei colori | Summer Tour 2019

Holi il festival dei colori, il format più colorato d’Europa che si ispira alla tradizione indiana, è pronto a ripartire per l’edizione 2019.
Con più di 90 mila like alla pagina ufficiale di Facebook, Holi è un fenomeno senza precedenti. Basti ricordare la foto del bacio colorato tra i due innamorati divenuta virale e finita pure sulle copertine dei magazine, oppure il celebre film “Forever Young” con Fabrizio Bentivoglio girato in parte proprio all'interno della tappa a Roma dell’Holi on Tour.

Dopo il record di presenze registrato l’anno scorso, il tour più colorato d'Italia è pronto a ripartire!

FAQ:

- Le polveri non danno problemi di intolleranze alimentari essendo prive di glutine e composte da prodotti completamente naturali e biologici. Consigliamo, però, di portarvi mascherine per gli occhi e/o per la bocca.

- I colori in questione essendo completamente naturali sono assolutamente lavabili. Ad ogni modo, vi consigliamo di non indossare i vostri capi migliori per gustarvi di più la festa.

- Consigliamo di indossare vestiti bianchi per far risaltare maggiormente l'effetto cromatico delle polveri colorate.


Avvertenze importanti:

- La composizione delle polveri holi

Le polveri Holi sono composte da Talco farmaceutico al 99%, colorante alimentare 0,5% e profumo naturale 0,5%: sono atossiche, non contengono nessun metallo pesante e sono 100% eco friendly, non infiammabili e non esplosive come dimostrato dai certificati rilasciati dal produttore, un’industria con tutte le certificazioni a norma che da 50 anni si occupa della produzione e distribuzione degli Holi Colors a livello mondiale.

- Consigli e precauzioni

• Gli Holi Colors, essendo polveri, possono dar fastidio alle vie respiratorie se aspirati in grandi quantità, soprattutto se mischiati al sudore e se gettati con forza sul corpo ed in particolare sul volto e gli occhi: raccomandiamo di evitare di inalarli direttamente e sconsigliamo la partecipazione a chi ha già problemi respiratori.

• Si consiglia l’uso di occhiali da sole protettivi o di occhialini da piscina per evitare il più possbile il contatto con gli occhi e l’uso di mascherine o bandane per la faccia, soprattutto per i più sensibili ed i bambini.

• Proteggere i capelli con olio specifico o con un cappellino, una bandana ecc... in modo da limitare il possibile penetrare del colore in capelli sfibrati o particolarmente porosi;
Per chi ha capelli decolorati o con le meches chiare raccomandiamo di proteggerli adeguatamente perchè particelle di colore possono permanere per qualche giorno essendo le squame aperte;

• Spalmare crema protettiva sulla pelle in modo da ridurre la possibile penetrazione del colore sui pori della pelle;

• Nonostante i colori siano fabbricati con prodotti naturali ed eco compatibili non sono commestibili;

• Non cambiare la composizione delle polveri aggiungendo elementi esterni.

- Come pulire vestiti e corpo

Gli Holi Colors in una giornata molto calda e umida o se mischiati con acqua possono rilasciare più colorante alimentare che entra nei pori della pelle, dilatati, senza arrecare nessun danno ma rendendo la rimozione del colore più difficile. Il consiglio è di rimuovere quanta più polvere possibile con soffiatori o battendo la parte dove presente e solo dopo lavarsi con acqua e shampoo; si consiglia inoltre di mischiare shampoo e bicarbonato di sodio e fare un paio di docce e poi trattare con crema per corpo l’eventuale rimanenza. Il colore solitamente va via nell’arco di pochi giorni; non rimuovere le possibili macchie mischiando più prodotti chimici.

Non è attribuibile né al fornitore né all’organizzatore dell’evento il persistere di eventuali macchie di colore e nessuna responsabilità sul loro uso improprio.

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<![CDATA[Sherwood Hip-Hop Day 2019 - Colle Der Fomento]]>


Venerdi 14 Giugno 2019


Sherwood Hip-Hop Day - 10ª Edizione

Colle Der Fomento

Adversus Summer Tour

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Assalti Frontali

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Inizio concerti: ore 21.00


+ Freestyle Battle

Inizio qualificazioni: ore 19.30

Inizio finali: ore 00.00


Per iscrizioni alla battle inviare una email a mbassado@gmail.com
con nome ed oggetto BATTLE, per poi confermare la propria presenza
in loco entro le ore 19.15.

1° Classificato: Opening al Cso Pedro di Padova,
+ accesso diretto nel tabellone del prossimo "Tecniche Perfette Veneto"
+  intervista nel programma "Ear 2 the Street" di Radio Sherwood.


Sherwood Festival 2019
Park Nord Stadio Euganeo
Viale Nereo Rocco - Padova
#sherwood19


Apertura cancelli: ore 19.00

Qualificazioni Freestyle Battle: ore 19.30

Inizio concerti: ore 21.00

Finali Freestyle Battle: ore 00.00


Biglietto in prevendita 10 € + d.p.

Biglietto in cassa 10 €


Acquista in prevendita su
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È facile e sicuro

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Prevendite disponibili anche su:

www.ticketone.it

www.ticketmaster.it

www.mailticket.it


Gli aventi diritto al bonus cultura iscritti all'applicazione 18app 
potranno acquistare i biglietti dello Sherwood Festival 
accedendo al seguente indirizzo: www.ticketone.it/18app

I bambini entrano gratuitamente
fino al compimento dei 12 anni di età.

Le persone disabili devono acquistare regolare biglietto
e possono essere accompagnate da una persona
che entra gratuitamente.


Al termine del concerto ingresso 1 € può bastare


Torna l’Hip-Hop allo Sherwood Festival: un’intera giornata dedicata a questa cultura, alle sue radici musicali e sociali.

Lo Sherwood Hip-Hop Day quest'anno arriva alla decima edizione e lo fa in grande stile. Dalla sua nascita questa musica è stata una colonna sonora indipendente, dalla forte identità multiculturale, con un radicato senso d'appartenenza alla propria comunità, un movimento che comunica attraverso un linguaggio universale. Proprio per questo lo Sherwood Hip-Hop Day è nato con l'intento di rivedere la musica Hip-Hop come mezzo per riappropriarsi della propria identità e come forma libera e diretta di comunicazione.

La decima edizione vedrà avvicendarsi il consueto appuntamento con il B-Boyin' e le qualificazioni della Freestyle Battle presso il Second Stage, per poi proseguire con un live esplosivo: sul Main Stage saliranno due mostri sacri della scena Hip-Hop romana, Colle Der Fomento e Assalti Frontali. Dopo il live si ritornerà sul second stage per decretare il campione della Freestyle Battle.

I Colle Der Fomento, leggendario trio hip hop romano composto da Danno, Masito e DJ Baro, ritorna sul nostro palco per presentare il nuovo ed attesissimo disco "Adversus", uscito il 16 Novembre 2018. Sul palco, oltre al nuovo album, i Colle Der Fomento, ovviamente, ripercorreranno la loro carriera ventennale, esibendosi anche con le loro canzoni più conosciute, tratte dai loro primi tre album, Odio Pieno, Scienza Doppia H e Anima e Ghiaccio, come Vita, Quello che ti do, Il cielo su Roma o RM Confidential. Ricordiamo anche che il nuovo album della band è stato accolto bene dal pubblico, considerando che il disco ha fatto il proprio ingresso nella classifica Fimi degli album più venduti in Italia, entrando direttamente nella top 20.

Ad aprire il live dei Colle ci sarà un'altra nostra vecchia conoscenza, un'altra istituzione del rap romano: gli Assalti Frontali. Da sempre in prima linea, dai tempi delle Posse degli anni 90 sempre dalla stessa parte della barricata, ritornano sul palco di Sherwood con i loro grandi classici senza tempo (e qualche gradita sorpresa).

Ricordiamo che la Freestyle Battle dello Sherwood Festival, ha annoverato tra i suoi vincitori rapper del calibro di Nitro, Lethal Vee, Orli e Samuray. Chi si aggiudicherà il titolo quest'anno?


Programma:


Ore 19.00 (Second Stage)

B-Boyin'/ Breaking session


Ore 19.30 (Second Stage)

Qualificazioni Freestyle Battle


Ore 21.00 (Main Stage)

Assalti Frontali Live


Ore 22.00 (Main Stage)

Colle Der Fomento Live


Ore 00.00 (Second Stage)

Finale Freestyle Battle

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 6 - Intervista a Rkomi]]>

Sesto giorno di Sherwood Festival 2019 e quinta puntata di "In Diretta dal Festival". Per questa puntata live dal festival è venuto a trovarci presso il nostro stand Books & Media, Rkomi, che ha risposto ad alcune domande che gli hanno fatto i nostri conduttori Matteo ed Elettra.

Qui sotto i brani, di lato il podcast con l'intervista

Rkomi - Dove Gli Occhi Non Arrivano

Rkomi - Milano Bachata (Ft Marracash)

Rkomi - Origami

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 5 - Interviste a Roncea, Bartolini e Sotterranei]]>

Dopo la serata di marzo al C.S.O. Pedro, tornano i Sotterranei. Questa volta allo Sherwood Festival 2019, ospitiamo la Sotterranei Night #5, con i live di Roncea e Bartolini che abbiamo avuto ospiti nel nostro stand e nella nostra trasmissione "In Diretta dal Festival" e li abbiamo instervistati insieme ai ragazzi dei Sotterranei.

Puoi trovare il podcast della diretta radiofonica e i concerti qui a lato

Puoi trovare il report della serata qui

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 5 - Interviste a Roncea, Bartolini e Sotterranei]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 5 - Interviste a Roncea, Bartolini e Sotterranei]]> info@sherwood.it (Sherwood Network) <![CDATA[ReadBabyRead_442_Oscar_Wilde_4]]>

Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, nato e cresciuto a Dublino in un ambiente colto e spregiudicato, studiò a Oxford e visse prevalentemente tra Londra e Parigi. Il suo ingegno brillante, il suo spirito anarchico, i suoi successi letterari e le sue pose eccentriche lo imposero come una delle personalità dominanti nei circoli artistici sia inglesi che francesi. I saggi di Intenzioni (Intentions, 1891) esprimono la sua dottrina estetica, mentre le sue riflessioni politiche, ispirate a un anarchismo idealizzato, sono esposte ne L’anima dell’uomo sotto il socialismo (The soul of man under socialism, 1891). La sua opera è inseparabile dalla sua vita. Non solo predicò l’estetismo, ma volle vivere la propria vita come un’opera d’arte. Il tentativo di conciliare istanze di ribellione e mondanità si riflette nell’atteggiamento verso la società vittoriana, criticata ferocemente.

ReadBabyRead #442 del 13 giugno 2019


Oscar Wilde
Due racconti

Il fantasma di Canterville

Il delitto di Lord Arthur Savile

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Quando il signor Hiram B. Otis, ministro americano, acquistò Canterville Chase, tutti gli dissero che era una follia, poiché era risaputo che il posto era infestato dagli spiriti. Di fatto, lo stesso Lord Canterville, scrupolosissimo uomo d'onore, si sentì in dovere di accennare al fatto al signor Otis quando si trovarono per discutere delle condizioni di vendita.
«Noi stessi non ci abbiamo più voluto abitare," disse Lord Canterville, “da quando la mia prozia, l’anziana vedova del duca di Bolton, ha avuto un attacco di nervi dal quale non si è mai riavuta del tutto, avendo sentito due mani scheletriche sulle spalle mentre si stava vestendo per il pranzo. E devo dirle anche, signor Otis, che il fantasma è stato visto da diversi membri viventi della mia famiglia così come dal rettore della parrocchia, il reverendo Augustus Dampier, docente al King’s College di Cambridge. Dopo l’increscioso incidente occorso alla duchessa, nessuno dei domestici più giovani ha voluto restare con noi e spesso Lady Canterville non riusciva a dormire di notte per via di certi strani rumori provenienti dal corridoio e dalla biblioteca.»"



Un esteta che odiava il capitale
 

Ritratti

«Il socialismo, il comunismo, o comunque vogliate chiamarli, nel convertire la proprietà privata in pubblica ricchezza, e sostituendo la competizione con la cooperazione, restituiranno alla società la sua giusta condizione di organismo del tutto sano, e assicureranno il benessere materiale di ciascun membro della comunità». Sembrano parole di un militante d’altri tempi, e lo sono, ma non appartengono a un personaggio che siamo soliti definire «di sinistra». Proseguendo nella lettura, ci imbattiamo in considerazioni altre: «perché si arrivi a un’esistenza sviluppata al suo massimo grado di perfezione, c’è bisogno di qualcos’altro. C’è bisogno di individualismo». È questo, scopriamo, un individualismo nuovo, un ritorno a un umanesimo libero dalle catene del capitale, un individualismo socialista, se l’espressione non suonasse come un ossimoro o un paradosso. 

A profetizzare tutto ciò è proprio il padre dei paradossi: l’irlandese Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde, che il 16 ottobre compirebbe il suo cento sessantunesimo compleanno. Il «vero individualismo» di cui parla Wilde nel suo saggio del 1891, dal titolo L’animo dell’uomo sotto il socialismo – saggio che oltre ad essere incluso in innumerevoli antologie, oggi trova spazio persino nella preziosa «enciclopedia» marxista online (www.marxist.org) – è appunto libero di quella proprietà privata colpevole di aver «impedito a una parte della comunità di essere individualista, affamandola, e a un’altra, dirigendola sulla cattiva strada». Che è poi la strada, mortifera per Wilde, dell’accumulo. Riflessioni affini a quelle di un altro intellettuale di cento anni dopo, questa volta sì un marxista, Terry Eagleton, il quale, parlando con la sua proverbiale schiettezza di una «ossessione per l’accumulo», collega la cultura del capitalismo a una sorta di patologia che allontana l’uomo dalla sua natura di essere relazionale e solidale. 

Non solo dandy 

La trita vulgata di tanta critica più attenta alla forma che alla sostanza, ci ha consegnato la figura di un Wilde raffinato esteta, lontano dalle bassezze della vita quotidiana e sempre tendente alla pura bellezza. Per fare della propria vita un’opera d’arte. Leggendone però l’opera nella sua interezza – dalle prime prove poetiche alle lettere sul sistema carcerario di cui era caduto vittima, dalle commedie brillanti dove sono i cinici ad affascinare per la loro intelligenza, alla Ballata dal carcere di Reading e al De Profundis – ci si accorge che il suo interesse per il miglioramento della condizione umana fosse tutt’altro che passeggero. 

D’altro canto, è in virtù di queste ambivalenze che Wilde non sembra passare mai di moda. Lo dimostra un fiorire incessante di studi, all’estero, e anche in Italia, dove i suoi scritti sono continuamente riproposti e anche ritradotti. Solo un anno fa usciva per il Saggiatore l’epistolario completo: una sua lettura anche affrettata non può non far risaltare l’afflato umanitario e l’attenzione verso le cause degli ultimi («per quanto spaventosi siano i risultati del sistema carcerario... tuttavia non c’è tra i suoi scopi quello di distruggere l’umana ragione...»). 

Viene pubblicata in questi giorni da Marsilio un’ottima edizione della sua prima commedia, scritta un anno dopo il saggio sul socialismo. È la commedia che lo portò al successo e lo proiettò, lui irlandese e figlio di una fervente patriota nazionalista, alla ribalta dei palcoscenici e dell’alta società inglese: Il ventaglio di Lady Windermere (a cura di Paolo Amalfitano, pp. 277, euro 18). Si situa sul solco del cosiddetto «teatro della restaurazione» che, dopo la caduta di Cromwell, vide sulle scene londinesi un ritorno del mondano, talvolta frivolo, ma sempre brillante – in reazione al precedente oscurantismo puritano arrivato nel 1642 alla chiusura dei teatri e alla messa al bando dell’intrattenimento. 

La commedia di Wilde gioca con sospetti di tradimento, segreti oscuri da non rivelare, amori impossibili, e reputazioni da salvare. Il tutto condito dalla efficace velocità di battute memorabili, e di una macchina teatrale dai tempi e dal ritmo assolutamente perfetti. Per i pubblici di allora e per quelli di oggi.
Sul palcoscenico, gli attori di Wilde sembrano muoversi con la leggerezza di folletti shakespeariani, ed è tramite questa levità che egli affronta rapporti sociali complessi: matrimoniali, extraconiugali, ma anche generazionali. Come il rapporto madre-figlio, ad esempio, nella complicità originaria del legame nascosto tra Lord Windermere e Mrs Erlynne, e in quello conseguente, di mutua segretezza, tra quest’ultima e Lady Windermere. 

A ben vedere, è la società inglese, per Wilde, a essere un palcoscenico, esattamente come per Shakespeare, che però ne ampliava i confini, nel suo Globe, per finire ad abbracciare il mondo. L’Inghilterra di Wilde è il paese visto da un quasi immigrato, da un esule, forse. All’arcinota vicinanza della madre, Lady Speranza, alla causa dell’indipendentismo irlandese ma anche al femminismo, si affianca, per completare il quadretto di una famiglia assolutamente «non inglese» e non conformista, l’impegno del padre, Sir William, nei confronti della preservazione del patrimonio culturale dell’Irlanda rurale. Era un patrimonio fatto di superstizioni e leggende, e minacciato dal velocissimo declino, nell’ottocento, della lingua in cui veniva articolato, l’irlandese appunto. 

Il retaggio familiare di Wilde, assieme al suo interessamento per le sorti dell’uomo rimasto in balìa di forze, come quelle del capitale o dell’impero, che ne minano l’autentico sviluppo, permette di leggere le sue commedie da angolazioni ironiche, distaccate, mai complici. E se nel saggio sul socialismo egli si schierava in difesa di una sorta di «umanesimo individuale» capace di comporre il reticolo sociale come una comunità di animi naturalmente solidali, così nelle commedie dipinge la propria posizione, quella dell’artista, in contrasto con i banali e disumanizzanti rapporti di potere, tipici di una certa società bene dell’Inghilterra. 

Dalle risate al dramma 

È una critica, la sua, che poteva soltanto provenire da un outsider. Il critico Declan Kiberd ricorda come, alla stregua dei filí (i poeti ereditari della tradizione celtica irlandese) Oscar Wilde «iniziò sin da subito a denunciare un’aristocrazia pusillanime non più interessata a difendere gli spazi dell’arte». 

Questo perché gli spazi dell’arte, anche attraverso la risata, possono e devono aprire una riflessione sull’umanità. Devono permetterci, dal fango, di guardare le stelle. 

In quest’ottica, il frivolo ventaglio della commedia – quasi non notato, all’inizio, dalla sua proprietaria, salvo poi rivelarsi la firma di un possibile atto di adulterio – diviene un vero e proprio specchio posto davanti agli occhi divertiti di un pubblico inglese, che ride alle sue commedie ma solo per farsi beffe della propria comunità. E c’è da immaginarsi che Wilde ridesse ancor di più, dietro le quinte o nei gentleman’s club che ospitavano le altre sue famose tirate teatrali. Perché, come s’è detto, per lo scrittore la vita era un palcoscenico: un palcoscenico da cui, e di cui ridere. 

A un certo punto, l’irlandese Oscar Wilde, non rise più, in quell’Inghilterra che con tanto ardore prima l’aveva elogiato e poi portato alla gogna. Le vicende dei processi per diffamazione e omosessualità sono note, come è nota la storia dei lavori forzati a cui fu condannato, e poi l’esilio, questa volta non più privilegiato. Un esilio vero, che tramutò Wilde improvvisamente in un reietto cittadino del mondo. 

Prima Napoli, poi Parigi, alla ricerca di una quadra. Ma i fasti di un tempo lasciarono gradualmente il campo all’indigenza e alla disperazione. I suoi ultimi giorni si persero freneticamente alla ricerca di un equilibrio oramai scomparso, tra conti che non tornavano più e un senso della vita smarrito. Abbandonò il palcoscenico dell’esistenza nella solitudine, il 16 novembre del 1900. E lo fece in uno squallido albergo parigino, alla fine di una commedia, la vita, che si era trasformata in tragedia.

di Enrico Terrinoni
da Il Manifesto, 16.10.2015



Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Valentina Lisitsa, Fantasie In C Minor K475 [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Decrepitude II [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Menuetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 346 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Darkness [Burzum]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Allegro [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439b No. 4 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 411 Adagio In B Flat [Wolfgang Amadeus Mozart]
Burzum, Circumambulation of the transcendental pillar of singularity [Burzum]
Alfred Prinz und Karl B
öhm: Vienna Philharmonic Orchestra, Clarinet Concerto In A, K 622 - 2. Adagio [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 439B No. 2 Larghetto [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 437 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Stadler Trio & Friends, KV 549 Notturno [Wolfgang Amadeus Mozart]
Karl B
öhm: Deutsche Oper Orchestra & Chorus, Le Nozze Di Figaro, K 492 - Act 1: Porgi, Amor [Wolfgang Amadeus Mozart]

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