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Isbn, 2012

Perciò veniamo bene nelle fotografie - Francesco Targhetta

Recensione del libro ed intervista all'autore

18 Febbraio 2012

«sai a chi non piacciono le giostre?»
gli chiedo, allora, con la luce
del sole sullo scolapasta:
«non piacciono, Dario,
a chi non ci va»

Recensione

La favola di Francesco Targhetta, classe 1980, professore precario ed ora dottorando all’università di Padova, merita un cenno a parte, nell’insieme dell’analisi contenutistica del suo romanzo. Arrivato all’esordio editoriale con una prefazione autografa sulla riedizione di un opus magnus di un eccellente maudit della poesia italiana (Gli Aborti – Le poesie d’Arlecchino – I cenci dell’anima, Corrado Govoni, 224 pp., ed. San Marco dei Giustiniani in Genova, 2008) e, in proprio, con una raccolta di versi liberi, sofferti ed autoironici, proprio in un momento in cui la poesia sembra non venir più letta (Fiaschi, 106 pp., ed. ExCogita, 2009), durante una presentazione toscana di quest’ultimo libello viene notato, per la sua critica surreale e la sua dimessa potenza d’espressione, da un editore della ISBN, che decide pertanto di commissionargli un nuovo progetto per la loro casa editrice: un romanzo in versi.

Per aspera ad astra, nasce così “Perciò veniamo bene nelle fotografie” (ISBN, 2012), il cui protagonista è un po’ Francesco stesso ed un po’ l’archetipo del dottorando alla spasmodica ricerca di una scintilla di vita, d’interesse, di motivazione, ondeggiando tra coinquilini distratti, fritti di Sofficini impregnati nella carta da parati, spritz in piazza e vomiti dal terzo piano, formazioni new wave, professori e predilette, ragazze vagheggiate e mai raggiunte, classi di giovani involucri leghisti dove la ragazza più sensibile e tormentata sarà l’unica a non superare la barriera della prova di Stato, quartieri grigi e rotaie killer del tram. Messa così, sembrerebbe quasi far sorridere, ed infatti il sorriso c’è: ma è un sorriso, ça va sans dire, pirandelliano, inerpicato sul grottesco, reazione psicosomatica all’apparire di una scenografia a tratti troppo desolante per essere vissuta davvero.

Padova è la “topaia” dove s’intrecciano centinaia di vite affastellate alla bell’e meglio in una ventina di metri quadri (Anna e Teo, Dario e Barbara, Arturo, Los, Mara, il terribile barone Pacchioni, la solitaria Giada i personaggi principali) ma in realtà solo giustapposte, mai in stretto contatto tra di loro: tutte le personalità del libro sembrano quasi essere preda di una profonda indolenza interiore, di una strana impotenza che li cristallizza sul piano decisionale e li porta a subire, sistematicamente, lo scorrere ed il rivoltarsi di quella stessa società per cui sono numeri, carne da macello, insieme di lettere a cui affibbiare marshmallows verdi al sapore di nichel o Big Babol al gusto d’uva. Sicuramente molto Svevo, nell’analisi della sua classica “inettitudine”, ma profonda influenza viene dal romanzo degli anni ’50 e ’60 del ‘900, Bianciardi e Tondelli in primis.

I flussi di coscienza del protagonista mischiano presente e passato, tendono al futuro senza alcuna convinzione, propaggini amorfe che si cibano di una malinconia impossibile da provare: non è un caso che Targhetta, originario di Silea, in provincia di Treviso, si ispiri su questo piano al compianto Andrea Zanzotto, da sempre molto ammirato, ed alla sua sehnsucht per una natura stuprata, distrutta, cementificata, natura che già oggi non esiste più e di cui non si può far altro che constatare, mestamente, il progressivo peggioramento di anno in anno. Senza rime, senza apparente filo logico – a testimonianza dell’abulia interiore del protagonista? –, senza virtuosismi letterari, Perciò veniamo bene nelle fotografie non si concede nemmeno l’utopia salvifica di una vagheggiata rivoluzione, irrealizzabile senza la base di un cambiamento personale, di una modificazione dei rapporti interpersonali: se nei “Fiaschi” l’autore scriveva “La voglio fare per te la rivolta, / dentro grumi di città senza sole / e barricate”, con un andamento molto brondiano, ora non rimane altro che l’attesa, l’ozio. Il silenzio, finalmente. Sperando di non assomigliare troppo ai padri, per non deteriorarne ulteriormente lo stampino.

Intervista

 
 

Links utili:
www.isbnedizioni.it

Copertina - Francesco Targhetta - Perciò veniamo bene nelle fotografie

Titolo: Perciò veniamo bene nelle fotografie
Autore: Francesco Targhetta
Editore: ISBN
Pagine: 247
Prezzo: 19,9 €
Anno: 2012

 
 
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