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Offlaga Disco Pax - Gioco di società

Odp #155/ Venus, 2012

5Marzo2012
 - Momo

Non si può giudicare un libro da una copertina.
Mentre importo nella mia personalissima libreria (guarda caso) musicale questo nuovo capolavoro degli Offlaga percepisco, nella piccola intro, un altro pezzo di passato. In Socialismo Tascabile ci prendeva per mano una drum machine dai suoni simili all'accompagnamento della tastiera che mio padre chiamava pianola, con mio sommo sbigottimento. In Bachelite salivano a destare la mente sette toni in rapida progressione, gli stessi delle musicassette originali degli anni '80. Qui un fruscio di vinile con puntina di bassa lega. Probabilmente una Audiotechnica.

Max Collini ha sempre ottime storie da raccontare, importanti. Ha da dire molte cose, soprattutto.

Il synth ci fa entrare a Palazzo Masdoni, la sede del Partito, per parlare della scoperta politica del giovane Collini. La sensazione è di sentire qualcosa che era lì, pronta per essere raccontata, e che ora ha trovato il giusto momento per essere tirata fuori. Impariamo a conoscere Paris Bulgarelli, evocato per nome e cognome con un'atmosfera  biografica e da appello scolastico che abbiamo imparato a conoscere nei precedenti album. Poi sale in cattedra la chitarra a trainare tutto il muro che segue. Un muro che ci lascia, come al solito, il tempo di sbirciare in là, indietro, in mezzo alle parole appena concesseci. Immagazzinate dal primo ascolto, come un imprinting. Pronte come un popup dal subconscio al prossimo ascolto. Sottolineate, talvolta, in rosso, pronte a risuonare. L'importanza della Parola. Scelta intelligente anche per i religiosi, quella del termine "Parola". Quella della parola "Parola". Dare dignità a poche lettere spesso ingiustamente studiate solo per la loro forma. Qui c'è un sacco di voglia di saltare quel muro per capire cosa ascoltare. La militanza ad un certo punto occupò tutto il mio tempo. (pausa) Tutto.


Parlo da solo abbiamo già imparato a conoscerla, grazie allo streaming su Rockit. Come quando chi perché. Lunghi monologhi, sempre gli stessi. Isolata dal contesto di un album salivano in mente "Big in Japan" degli Alphaville e i Negrita di "In ogni atomo". Credetemi, non li sento più. Ho voglia di ascoltarla. E mi piace da morire. Trenta volte più di quando non faceva parte. Ti ho risparmiato tutte queste parole. Le parlo adesso da solo mentre mi guardo passare. Penso ad Unforgettable, una serie televisiva americana dalla protagonista che non riesce a scordare quasi nulla e rivive i momenti per risolvere casi di omicidio. Qui non muore nessuno, ma la sensazione è quella di un'attenzione fortissima a ciò che c'è dentro, a un doppio punto di vista, come un antico (si fa per dire) DVD multicam in cui scegliere il punto di vista. Intorno, forse, non sta succedendo nulla.


Respinti all'uscio. È giunto il momento dello scandire del tempo più discreto. Quello di deFonseca, per intenderci. Non ci sono problemi ad avere una intro lunga.Collini parla del suo compagno di banco delle medie. Woodstock delle spillette è il passero, non il festival. Quasi nemesi della voglia di passera già avvertita nel 1980, prima di un concerto dei Police, un evento usato da Collini per descrivere tutto ciò che avviene intorno.
Orde di autoriduttori furibondi perché respinti all'uscio senza tanti complimenti. E allora ci dispiace più del giusto essere andati a letto presto anche stavolta come sempre

Questa città inutilmente bella. Più cito, più mi sembra di fare uno spoiler con il finale del film, quindi vi invito ad ascoltare, ascoltare, ascoltare. La canzone "muore" lentamente per restare viva, ed arriva un'altra storia.


Piccola storia ultras, storia di stadio. Coppino e scappellotto rientrano nel lessico partendo da quello famigliare di ginzburgiana memoria. Una raccolta di cori da stadio con dignità poetica. Sangue nei popolari, sangue nei distinti. Le abbiamo prese ma non siamo vinti. I morti di 20 anni prima urlati facendo festa allo stadio. Una leggerissima, oggettiva visione del mutamento, poi di Gheddafi che abbiamo ripreso a bombardare, così, per sport.Tutta questa assenza, non dai palchi, ma dagli scaffali e dai negozi digitali (che brutta cosa), è servita.


Una Sequoia parla di un giardino dove si mescolano i bambini che devono ancora imparare ad essere divisi dalle origini. Max sviene e torna cosciente per osservare la casa del vicino dottore. La sequoia c'è ancora. Come le cicatrici. Penso che sia una bella cosa, una lieta meraviglia, che ancora non c'abbia toccato né guerra né miseria. Non ancora.


Mentre mi chiedo se i suoni di Tulipani evochino o meno quelli preoccupanti delle tubature sotterranee di Super Mario Bros, ascolto la storia di Johan, olandese che entra in una roulotte in Val Camonica a bere un the caldo incurante della temperatura, senza bisogno del Moncler. Coraggio e una certa dose d'impazienza servono per una tappa di una gara di ciclismo. Quando una corsa sembra un giro in bicicletta per incontrare persone. Solo poi capiremo che era "quello" Johan.

Il ritmo di "Onomastica" sembra tornare in Desistenza, mentre la mia connessione a ad internet vacilla. Sento "Invitami a desistere, congedami". Sembra che stia parlando a me. Sembra adatto a questo momento. Sembra, come ogni volta che ascolto gli Offlaga, che tutto sia perfettamente progettato per entrare nella MIA testa. Quanto egoismo. Quanta prepotenza nell'ascoltatore medio. Quello che alza il dito medio contro tutto e tutti e poi pensa che le liriche di un pezzo rispecchino pienamente la propria vita. Quanto tutto questo mi fa pensare nell'eco continuo di "congedami" che sfuma, ripreso dalle note basse, per la coda elettronica del pezzo più 'musicale', quello che più riesce a distogliere il pensiero dal testo in pochi secondi per un guardo a ciò che è musica. Itunes dice che la traccia sta finendo ed io non ci voglio credere.
Riascolto. Stavolta solo per me, spiacente.


Arriva la fine. Quella del disco. A pagare e morire che parla di Marlboro senza erre, della sua storia. Una descrizione molto intensa, come in ogni pezzo di chiusura.Per me, però, questo pezzo di allitterazioni e giochi di parole non è la fine del disco, no, non è possibile, l'ho aspettato troppo a lungo perché sia tutto così breve e maestoso allo stesso tempo, no, non è finito.È l'inizio dell'imminente tour. Torno a rifugiarmi in ufficio.

"Io non tremo". Fremo.
È stato bello condividere questo primo ascolto con TextEdit. Ehm, con voi.

 
 

Artista: Offlaga Disco Pax
Album: Gioco di società
Etichetta: Odp #155/ Venus
Anno: 2012

Tracklist:
01 Introduzione
02 Palazzo Masdoni
03 Parlo da solo
04 Respinti all'uscio
05 Piccola storia Ultras
06 Sequoia
07 Tulipani
08 Desistenza
09 A Pagare e Morire

 
 

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