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Studio "La nave dei folli" report

Festival dei matti, Teatro Goldoni (VE) - 17 novembre 2012

19 Novembre 2012

STUDIO La Nave dei Folli
Sabato 17 novembre 2012
Teatro Goldoni , Venezia

"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe." (Erasmo da Rotterdam)


Lo Spettacolo
Si apre il sipario. Lento su musica.
Lento su luce sull’albero della Nave.

"Dormi, si dormi dormi Nave.
L’ancora ha sospeso il tuo cammino
Nell’acqua che non è più terra o mare
Immobile si mostra il tuo destino.
Dormi, ora dormi dormi Nave.
Il sale già ti ha consumato il legno
Il vento ti continua a lacerare
Della tua sagoma, ho perduto il segno.
E il sonno tuo ha il rumore della sera
Quando la città continua a camminare
Come un ubriaco in mezzo alla via
Che andar non sa e non può più tornare.
Parla mia bella Nave, parla, mia Nave amara
Tu che di andar per mare più non speri
Lascia a queste onde raccontare
Del tuo naufragio senza naufragare"

"Elogio" è cosa pensata, da recitarsi o da divulgarsi.
Nell'elogio la lode, con confessione dei difetti, diventa l'elogio alla follia. Quella del Festival dei Matti di Venezia, della sua Nave alla deriva ma immobile, disalberata, naufraga senza essere naufragata.
Documenti d’archivio veneziani portati alla luce dallo storico Filippo Maria Paladini e dalla regista Elisa Roson, che assieme a Federica Di Rosa ha curato la drammaturgia, raccontano la storia di una Nave, la Fusta, ancorata tra il Seicento e il Settecento nel bacino di San Marco, proprio di fronte al Palazzo del Doge.
La nave, privata del viaggio, raccoglieva la follia della città: attraverso un processo davanti al temibile Consiglio dei Dieci, la vita dei matti finiva rinchiusa in quel legno impregnato d’acqua di laguna e umanità indifesa. Un morbo isolato, come malattia infettiva, trasmissibile per morsi o per ascolti. No, nessuno doveva dar voce ai folli.
Non dovevano essere ascoltati, visti.
 E' una storia di terra e mare a bordo dell'invenzione scenica di Marco Mussolon illuminata da Andrea Patron e sonorizzata da Alberto Morelli.
E' un racconto a due voci, quelle di Luca Klobas e Antonello Taurino,  che si dipana lungo gli intrecciati canali della Città, che raccoglie uomini e sguardi e li rovescia. Uomini che hanno un nome: Giulio Sutta, Francesco Pacienti, Francesco Fantini, Antonio Diotei.
In una città con Doge e Patriarca sovrani, attenti a non superare i propri limiti territoriali, pazzo bestemmiatore è anche Antonio Zaniol, che gira nudo, di tunica e spirito.  E che ha la Fusta nel suo destino.

“Gli avete messo una tunica?”
“E chi xe boni? Vol darghe bote a tutti!”
“E allora chiudiamolo in cucina”
“Nudo? Sai che scandalo per le cuoche del Patriarca!”
“Chiudiamolo in cantina”
“Nudo? Sai che scandalo per i servitori del Doge!”
“Chiudiamolo in Fusta”
“Nudo? Comunque prima ghe vol un processo”
“Intanto chiudiamolo a chiave in camera sua: basta che non lo veda nessuno”.

Tutti uomini legati mani e piedi nell'isola di San Servolo.  
Ma questo spettacolo è anche il racconto delle vite dei dimenticati, rinchiusi nel silenzio dei manicomi giudiziari, nell'anno 2012. Luoghi, apparentemente slegati, lontani nel tempo, spesso arcaici e disumani, sono solo la diversa rappresentazione dello stesso luogo:  prigioni costruite dagli uomini savi per ingannare il proprio sguardo, per allontanare la paura.
Racconta inoltre uno scandalo, riemerso dall’archivio di San Servolo, avvenuto nei primi anni del Novecento che diede l’avvio alla prima legge in tema manicomiale e alla strutturale progettazione di luoghi, sia dal punto di vista medico che architettonico, per contenere la follia.
Del progetto la Nave dei Folli ne è testimone Don Pippo, che nell'OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di Barcellona ci lavora.
Prima che si spengano le luci parla e racconta della legge dello stato che dovrebbe finalmente chiudere questi luoghi di sepoltura mentale. Legge attesa e disattesa. Governo, Senato, Doge e Patriarca.
Ancora la Fusta, ma questa volta ben ancorata nei sei OPG d'Italia. Disalberata dall'ignoranza collettiva nel senso comune di intendere la pazzia. Adesso tocca ai Folli andare in scena. Buio. Elogio!

Il Progetto
La Nave dei Folli è un progetto artistico - sociale che si pone l’obbiettivo di sostenere e divulgare il messaggio dell’urgenza della chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e appoggiare, con l’Arte, la lotta che mira a garantire il miglioramento della vita di 1.500 persone, internate negli ultimi residui manicomiali.
Questo progetto vuole incoraggiare la collaborazione, promuovere la condivisione del tema della malattia psichiatrica reclusa, in modo che diventi obiettivo comune,  non delegabile la chiusura di quei luoghi dove la cura è assente così come assente è la possibilità di immaginare il Futuro.

E’ un progetto culturale a sostegno dell’attività delle associazioni e delle istituzioni che si battono, da anni, per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e a sostegno dell’attento lavoro della Commissione d’Inchiesta del Senato della Repubblica.
Ma è anche un progetto che, attraverso il linguaggio artistico, universale e comprensibile, si propone di dar vita a un cambiamento del concetto di disagio mentale e, di conseguenza, del linguaggio che ad esso si associa.  Il progetto La Nave dei Folli si sviluppa attraverso il linguaggio dell’arte visiva, del teatro, della fotografia.
Condiviso con partner sociali e istituzioni (Movimento Stop Opg, Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Coop. Contatto, Università di Torino, Prof. Franco Rotelli, Prof. Peppe Dell’acqua, Prof. Filippo Maria Pladini, Prof. Paolo Bianchini, Massimo Cirri), intende contribuire alla creazione di un sistema costituito da culture, organizzazioni, pratiche e metodologie in grado di creare le basi, fin da ora, per la costruzione di quel ‘dopo’ che auspichiamo.

La Nave dei Folli ha provato la messa in scena nel carcere di Bollate e si sta preparando per una tournée estera, accompagnata da un libro scritto da Filippo Maria Paladini, Federica Di Rosa, Elisa Roson con l'importante contributo di Fanco Rotelli Peppe Dell'Acqua e Giovanna Del Giudice (prefazioni e postfazioni).

La Nave dei Folli è un progetto nato cresciuto anche grazie all'organizzazione e distribuzione curata da Iris Caffelli e Marta Pacchione, con la consulenza alla comunicazione e promozione di Andrea Maulini.

 
 

Lo spettacolo è una produzione:
ForMattArt
La Piccionaia- I Carrara
Estia – cooperativa sociale onlus
Maggiori informazioni:
http://formattart.wordpress.com

 
 

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