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Onesti Criminali

“Avevo voglia di cambiamento”. Gabriele Salvatores

27 Marzo 2013

Ho aspettato. Ho contravvenuto al primo dei precetti consegnatimi a suo tempo dal mitico T.K. : scrivere a ridosso della visione. Quella di Educazione siberiana, ultimo lungometraggio di Gabriele Salvatores, me lo ha fatto bollare a caldo come una scialba via di mezzo tra “C'era una volta in Siberia” e “I ragazzi della via Paal”. Un filmetto per ragazzi intorpidito da una annichilente mancanza di profondità drammatica. Perciò, quando un mio stimato amico, altrettanto a caldo, mi ha comunicato la propria determinazione a farsi tempestivamente tatuare una picca siberiana, mi sono detto beh dai aspetta un attimo rifletti vedrai che qualcosa può venire a galla non fissarti su 'sta cosa che ne La promessa dell'assassino (Cronenberg 2007) si trova molto ma molto di più in tema di comprensione di criminali onesti, codici d'onore, culture dell'est estremo, tatuaggi, organizzazioni illegali, coraggio, amicizia e di tutto quello che Salvatores ha tirato fuori dal romanzo di Nicolaj Lilin, edulcorato, riadattato e patinato nel suo film. Ripensaci. Qualcosa emergerà.

In effetti emerge che l'autore del romanzo - oggetto del quale come sempre si deve tacere - è un signore che lo ha scritto a Cuneo, dove all'epoca viveva facendo tatuaggi. Lo ha scritto in italiano, vendendolo come la propria autobiografia. Anche se l'etnia Urca di cui racconta pare non esista proprio, sembra sia stata una buona idea. Ci è cascato persino l'astuto Saviano. Salvatores invece fa recitare in inglese. Il che sembra una buona idea solo se si tratta di un ammiccamento al mercato internazionale. Emerge infatti che dopo un lungo sodalizio con la Colorado è la più potente Cattleya a proporgli il film, che comunque Berlino non accetta in concorso. Emerge che non è stato girato in Transnistria, lembo di Moldavia ai confini della Romania resosi indipendente dopo la fine dell'Urss, ma in Lituania e lituani sono anche ragazzini che dovrebbero essere georgiani. Tutti a parlare in inglese come nonno Malkovich, che malgrado il cognome è nato in Illinois. Anche Stalin i criminali li deportava “in” Siberia e non “dalla” Siberia: non vale troppo fissarsi sulla lingua originale.

Così, mentre questa faccenda zuccherosa che un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare mi viene ripetuta diverse volte al giorno, mentre la giostra continua a girare sulle note di “Absolute Beginners” a sottolineare per i più zucconi il clima di cambiamento, aspetto che dal fondo di questa visione risalgano in superficie non dico folgorazioni, ma almeno segmenti di emozione, stimoli di riflessione, piccoli squarci di originalità, fotogrammi di suggestione. Cerco di capire a cosa alluda questa voglia di cambiamento cui fa riferimento Salvatores malgrado sembra invece non accetti di prendersi nessun rischio, di affilare nessuna lama, limitandosi a navigare in sicurezza attraverso i luoghi comuni e a lui ben noti del racconto di formazione e delle inevitabili divaricazioni che segnano il passaggio all'età adulta. Cerco di trovare tratti di autenticità virile nelle figure multiage di Kolima e Gagarin, cerco di paralizzare la sensazione che la bella Xenja invece che essere presa a prestito da Dostoevskij sia solo banalmente un po' suonata, cerco di digerire in maniera non belligerante il già visto e sentito di nonno Kuja, smorfiette comprese. Poi affiora la sauna dei tatuati: cedo, vado a rivedermi (già che ci sono in originale - inglese e russo sottotitolati) La promessa dell'assassino, dove c'è quella “vera”, e le buone intenzioni vanno a farsi fottere.

Certo, è poco sportivo nei confronti di Salvatores, Rulli e Petraglia. Ma chi vuole può cimentarsi in questa semplice operazione di comparazione. E verificare come con pochi affondi è possibile ben diversamente entrare nella profondità del Male e scoprirvi le connessioni con i codici, le culture, l'onestà, l'amicizia, il coraggio. Indagare le vicinanze e i cortocircuiti tra disperazione e speranza. Percepire lo spessore culturale dei sodalizi criminali e delle loro regole. Avvicinarsi a comprendere i molti perché di vite raccontate da tatuaggi. Quello di Cronenberg fu cambiamento indubitabile, uno sparigliare le coordinate abituali del proprio cinema, già annunciato nel precedente A history of violence. Questo di Salvatores più che film di svolta o di transizione sembra una ennesima declinazione del suo narrare preferito: giovani uomini crescono. O forse è solo una vacanza.

 
 

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