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Ender’s game

Effetti collaterali: genocidio

7 Novembre 2013

Fra i tanti romanzi che si potrebbero citare mi limito a segnalarne alcuni tra i migliori a mio avviso: “Neuromante” di Willian Gibson, “La matrice spezzata” di Bruce Sterling, il Ciclo di Eon di Greg Bear, “L’intrigo Wetware” di Michael Swanwick, il Ciclo dei Paratwa di Christopher Hinz, “Il gioco di Ender” di Orson Scott Card.

Nel decennio degli anni 80 la fantascienza statunitense ebbe uno dei suoi migliori scatti in avanti qualitativi. L'accumulo di conoscenze nelle nuove tecnologie computerizzate frutto della ricerca nella Silicon valley, dell’applicazione commerciale delle stesse e dell’affermazione di prodotti pensati e/o prodotti da personaggi come Steve Jobs e Bill Gates, avevano evidentemente fornito spunti sufficienti alle menti più giovani, brillanti e immaginifiche della letteratura di science fiction americana per proporre una vera e propria rivoluzione dei canoni sino a quel momento consolidatisi, producendo una serie di romanzi formidabili per bellezza del racconto, per proposte fantascientifiche e per intuizioni realistiche.

Erano gli anni del cyberpunk e molte delle proiezioni tecnologiche allora descritte, oggi sono realtà consolidate nelle nostre vite.

Fra i tanti romanzi che si potrebbero citare mi limito a segnalarne alcuni tra i migliori a mio avviso: "Neuromante" di Willian Gibson, "La matrice spezzata" di Bruce Sterling, il Ciclo di Eon di Greg Bear, "L'intrigo Wetware" di Michael Swanwick, il Ciclo dei Paratwa di Christopher Hinz, "Il gioco di Ender" di Orson Scott Card.

Nel Cyber space, nelle matrici virtuali, negli ambienti dei giochi di ruolo vennero sviluppate storie che proponevano una nuova dimensione della natura umana, una sorta di seconda natura non più semplicemente umana ma interfacciata strettamente con le macchine, dalle stesse spesso condizionata nei comportamenti e nelle relazioni ed una nuova dimensione del rapporto tra potere e libertà, tra forza coercitiva del potere e nuove forme che la ribellione, individuale e collettiva, potevano assumere in questa dimensione-altra della realtà.

"Ender’s Game", il film del cinquantenne sudafricano Gavin Hood, già autore di un episodio della saga degli X-Man – "X-Man le origini: Wolverine" - ci riporta agli anni d’oro della letteratura cyberpunk trasportando sullo schermo uno dei migliori prodotti del tempo, appunto "Il gioco di Ender" di Orson Scott Card.

Il libro è del 1985, vincitore l’anno successivo dei prestigiosi premi Hugo e Nebula ed è l’ampliamento dell'omonimo racconto uscito nel 1977 nella rivista Analog, anch’esso vincitore di un premio prestigioso, il John W. Campbell. Per dirla tutta, Scott Card ha sentito il bisogno di ampliare il racconto in un romanzo allo scopo di definire con maggiore precisione e particolari la personalità di Ender al fine di consentire lo sviluppo piena della sua storia nel seguito, "Il riscatto di Ender".

Entrambi i libri fanno parte di un ciclo che comprende i successivi "Ender III – Xenocidio", "I figli della mente" e in qualche modo anche "L’ombra di Ender" che, a sua volta, apre un altro ciclo: il ciclo di Bean. Mancano all’appello altri tre romanzi con protagonista Ender Wiggin mai tradotti in Italia e scritti tra il 2008 e il 2013, probabilmente per esigenze editoriali piuttosto che per necessità di completezza del ciclo.

Al di là delle informazioni bibliografiche appena fornite, "Il gioco di Ender" può essere letto tranquillamente come romanzo compiuto - al massimo collegato al secondo romanzo del ciclo.

Il libro di Orson Scott Card, che si collocava nel solco della fantascienza cosiddetta militare, ne determinò un salto in avanti, in particolare nei confronti di due capisaldi come “Fanteria dello spazio” di Heinlein e il ciclo dei Dorsai di Gordon R. Dickson, proiettando il lettore nel mondo della guerra virtuale, oggi ormai drammaticamente attuale e concreta attraverso l’uso dei droni.

Ma andando anche un po’ più in là, come spesso fecero gli autori definiti cyberpunk: nel “Il gioco di Ender” al centro del racconto è il conflittuale rapporto con il diverso, con l’altro da noi - in questo caso la razza aliena degli Scorpioni (i Formic nel film) -, così come lo scontro tra sistemi sociali contrapposti nel pianeta terra - occidente capitalistico e blocco del Patto di Varsavia - e lo scontro di idee politiche - l’utopia di un mondo di convivenza fraterna contro quello del conflitto tra blocchi inconciliabili – ricco di motivazioni filosofiche e religiose. La squadra di Ender Wiggin diventa nel proseguo del ciclo sempre più simile ai calvinisti della Riforma protestante del XVI secolo.

Orson Scott Card ci introduce nelle potenzialità e capacità della rete virtuale di diffondere idee, di provocare opinione pubblica, di costruire movimenti. Lo scontro tra le idee professate dal fratello e la sorella di Ender è l’altra parte centrale del romanzo che scorre parallela all’addestramento militare e allo scontro armato, virtuale e reale, di Ender con gli Scorpioni.

Ambienti militari virtuali, droni teleguidati, guerra a distanza e dall’altro la democratizzazione della rete che costruisce opinione e movimenti reali oggi sono realtà consolidate ma nel 1985 erano ben lungi dall’esserlo.

Il romanzo, come si può intuire, seppur relativamente breve per un romanzo di fantascienza, è complesso: quanto è riuscita la sua trasposizione cinematografica? Abbastanza, direi: “Ender’s Game” non tradisce le attese. La trama si concentra sull’addestramento militare di Ender e degli altri ragazzini selezionati dall’esercito – le menti giovani possono assimilare molte più informazioni di noi vecchi dice ad un certo punto del film il colonnello Graff. Al centro della scena sono le spettacolari simulazioni di guerra in ambiente virtuale e la guerra vera, mediata dalla proiezione delle azioni strategiche durante le sedute di video gioco.

Il film nulla dice sulla struttura politica, economica e militare della Terra, né sul ruolo giocato nella rete dal fratello e dalla sorella di Ender. Le loro personalità solo abbozzate: del fratello maggiore si intuisce che, pur essendo stato un potenziale genio strategico quanto Ender, abbia fallito perchè troppo violento ed emotivo al momento delle scelte decisive; della sorella si assiste al particolare legame che ha con il giovane Wiggin mentre si intuisce che anch’essa, dotata del genio militare degli Ender, sia troppo dolce e mite per il ruolo che dovrebbe svolgere per l’esercito.

Il film come il libro si apre con l’umanità sopravvissuta alla prima grande invasione degli Scorpioni ma in febbrile attività militare per prepararsi alle prossime invasioni, o meglio, per prevenirne l’evento. L’esercito è corso ai ripari addestrando le migliori menti di ragazzini selezionati dalla nascita attraverso una serie di tecniche virtuali in stazioni spaziali futuribili. Molto belle e immaginifiche le scene spaziali. Questa parte del film è, secondo me, la più bella e riuscita, specie quella descrittiva delle strategie di squadra adottate dai ragazzi, soprattutto dalla squadra di Ender, nella sala di guerra a gravità zero.

Ma non è da meno l’epilogo finale mentre rimangono sullo sfondo, seppur abbozzate, le implicazioni legate all’interrogativo chi invade chi? Gli Scorpioni o gli umani? Chi sono i veri genocidi? E cosa implica il ruolo genocida assunto da una di queste razze per l’esistenza loro e dei possibili altri “vicini”? Peccato che Hood abbia appena sfiorato questi interrogativi ma, forse, non sono neanche nelle sue corde sceniche. Lo fa, invece, Orson Scott Card ed è il motivo per cui vale la pena andare a leggere il suo/suoi libro/libri su Ender. Anche dopo aver visto il film.

“Ender’s Game” non è per nulla un film di super eroi alla Wolverine, Thor, Iron Man e così via ma è fantascienza vera, quella che parla del futuro raccontando quello che lo sviluppo delle tecnologie può provocare nell’esistenza delle nostre società. Un film da vedere e un libro da leggere, l’uno con gli occhi di oggi, abituati ai grandi effetti speciali del cinema e l’altro, con il richiamo a ieri quando tutto questo era solo…fantascienza.

Unknown

 
 

Info: sul catalogo Vegetti della letteratura fantastica che si può consultare su www.fantascienza.com/catalogo potete trovare tutta la pubblicistica di Orson Scott Card. Il ciclo di Ender è stato pubblicato dalla Editrice Nord.
Se non ricordo male “Il gioco di Ender” è stato anche ripubblicato nel 2005 dalla Nord recentemente.

Tratto da:
www.globalproject.info

 
 

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