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Revenant (Redivivo) di Alejandro Inarritu

con Leonardo Di Caprio

24 Gennaio 2016

Se fosse stato un documentario sarebbe stato ottimo, ha voluto essere un film e ha rovinato il documentario.

In breve la trama. Primo ventennio del 1800,ancora in fase pre western: esploratori, cacciatori di pelli, mercenari di varie provenienze scorrazzano per territori ancora sconosciuti d'America (Nord Dakota) per trarne profitto. Uno di loro e' Glass (Di Caprio). Meglio degli altri conosce quelle terre ed e' in grado di far da guida agli altri .Il gruppo di cui fa parte e' decimato da un attacco degli indiani e il compito di Glass è riportare la compagnia al forte ma , soprattutto proteggere suo figlio, un ragazzo indiano. Lo scontro con un orso grizzly lo lascia pressochè prossimo alla morte . Il più arrogante della compagnia, Fitzgerald, si offre di restare, a pagamento, per assisterlo ed eventualmente dargli sepoltura, ma lo tradisce orribilmente,dopo, per altro, aver ucciso suo figlio . La volontà di vendicarsi , da questo momento,animerà Glass e darà inizio ad un'odissea in cui nulla sara' risparmiato al Glass ma anche agli spettatori.
Ma in sostanza cos'è questo film? Se ne vien fuori un po stralunati.
In effetti è ben fatto, spettacolare. Scenari naturali mozzafiato, fotografia superba che ben rende la maestosità dei luoghi ma nel contempo ,si sgancia spesso da uno scontato naturalismo, per farne ,piuttosto, un riflesso della condizione interiore del personaggio. Insomma Inarritu sa fare il suo mestiere e questo già si sapeva, le major americane sono strapiene di soldi e possono permettersi di affittare mezzo Sud Dakota per un anno per fare un film e, pure questo già si sapeva.
L'impressione pero' e' che alla fine tutto si riduca a una ostentata esibizione di capacita' e potenza della grandiosa industria cinematografica americana e poi,nulla piu'.
Il film appare una via di mezzo tra un romanzo di Jack London (mal sceneggiato) e un manuale di sport estremi oppure,meglio ancora, sembra un documentario del National Geographic , inframezzato da una storia che ne attenua l'effetto scenico, lo appesantisce e lo allunga a dismisura.
Il senso del film e' l'annosa questione del rapporto tra uomo e natura. Qui la natura appare sotto forma di orsi , cascate, montagne, cervi, neve, cieli d'ogni sfumatura, lupi, iene , corvi. Tutti elementi che sono spesso ostili all'uomo, rare volte concilianti e quasi sempre spietatamente indifferenti. Son cosucce che il buon Giacomo di Recanati ha spiegato assai meglio di quanto possano mai fare Inarritu o Di Caprio. La tenzone epica uomo natura ne contiene altri quali l'onore,il tradimento,l'amore assoluto,la vendetta.
Elementi che inseriti in una cornice naturale di devastante bellezza che ricorda piu' il paleolitico che gli albori della civiltà americana , diventano assoluti, violenti, primordiali, bestiali. Non esiste mediazione o filtro morale : si pensa,si agisce.
insomma sono tematiche toste che da secoli sono oggetto dell'attenzione della letteratura, della mitologia, dell'arte e da tempi piu' recenti dell'antropologia e della psicanalisi . Anche il cinema , in qualche modo ha affrontato queste tematiche .
Revenant riduce e sintetizza co tanta materia nei grugniti e nei versi di Leonardo Di Caprio che sono la vera colonna sonora del film. Quella di Di Caprio non è una interpretazione attoriale ma una sorta di performance atletica di un uomo/ bestia che riesce sempre ad allontanare la morte regredendo sempre piu verso lo stato animale. Diciamo che se avessero preso Messner ,secondo me era pure meglio,di certo piu' appropriato. Le buone intenzioni del film annegano in un mare di sangue , in montagne di neve, in corpi( non importa se di uomini o animale) maciullati e in sporadiche apparizioni di indiani che , nel piu' trito e classico dei luoghi comuni ,parlano sempre come se dovessero declamare L'Iliade o l'Odissea, farcendo i loro discorsi di frasi ieratiche e occhi spiritati: un indiano che parla normalmente del piu' o del meno, senza cimentarsi in iperboli e sentenze,e' una figura sconosciuta all'immaginario americano.
Per concludere Revenant e' un ottimo e spettacolare documentario sul Nord Dakota , inutilmente inframezzato da una storia, di per se interessante ma banalizzata da ovvietà, luoghi comuni e dal bisogno di mettere Di Caprio nelle condizioni migliori per strafare .


PS) c'e' una scena, pero' che vale il prezzo del biglietto. A un certo punto Di Caprio si ritrova nel freddo gelido, col cavallo appena morto. Che fa? Squarta il cavallo con le mani, ne estrae le viscere e le carni, lo svuota, lo spolpa, lo riduce a contenitore e ci si infila dentro. Li' al calduccio passa la notte. Il mattino dopo esce dal cavallo ma a fatica, poichè il gelo ha irrigidito la pelle dell'animale che quasi si richiudeva. Ecco una cosa del genere , però, manco Messner l'avrebbe mai fatta!!...

 
 

Luigi Finotto su Sherwood.it

 
 

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