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TEMPLEzONE: Neosphera

Final Muzik

11 Giugno 2016

Personalmente ho sempre considerato Giorgio Ricci come un gran signore dell'elettronica italiana e del Nord-Est in particolare. Il suo è un muoversi elegantemente silenzioso all'interno di un mondo nel quale vivono più anime che si esprimono nelle diverse gradazioni che l'oscurità permette di mostrare.

Ricordo quelle furibonde del 4/4 che risuonava come richiamo per gli adepti del Tempio industriale del Beat. Quelle più romanticamente decadenti in compagnia della voce sbalorditiva di Romina Salvadori e dell'indimenticabile linea di basso del sempre ottimo Giampaolo Diacci: i tre magici Ran.

Lo ricordo nelle sue scorribande colme di velocissima, sanguinolenta techno in nome del First Black Pope. In compagnia di Corrado Altieri nei Monosonik. Ricordo altresì certi suoi splendidi remix firmati per Noise Trade Co. o per gli Ottodix.

Se devo però pensare ad una costruzione del suono elettronico che possiede eleganza e potenza al tempo stesso non posso che figurarmi i lavori di Giorgio Ricci con il moniker di Templezone. Puro condensato oscuramente poetico che ritroviamo racchiuso anche in questo suo ultimo lavoro uscito per l'udinese Final Muzik. Si procede lenti, levitando di traccia in traccia, all'interno di un universo macchina che si piega alla ricerca della purezza e della passione, traducendo la propensione allo spleen in celebrazione elettronica colma di bagliori nei quali lanciarsi, aprendo una danza dronica dal sapore ancestrale, antico e lungimirante come il nome Prophet, stampato sull'indispensabile traduttore di linguaggio utilizzato per i lunghi tragitti nella Neosphera: il synth.

 
 

 
 

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