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Variazioni per una ripartenza

Cortocircuiti mentali indotti da letture ed ascolti

5Maggio2021

PRELUDIO

La si sente nell’aria. Spavalda, intraprendente, quasi entusiasta.
Circola nei media, nei social, nelle parole, nei gesti. La “voglia di ripartenza”, è l’immagine desiderante del momento. Si propaga, contagiosa, come ci si trovasse di fronte ad un’unica via possibile: riprendere da dove eravamo rimasti prima della pandemia.
La ricerca di una strada alternativa, di un pensiero diverso e di un nuovo modo di guardare al mondo non sembra nemmeno essere presa in considerazione.
Ma io ho negli occhi le parole lette in questi mesi e nelle orecchie alcune musiche che hanno accompagnato queste letture che mi istigano ad immaginare delle variazioni per una ripartenza diversa.
Per esempio l’approccio alla vita di Bruno, protagonista di “I prati dopo di noi” di Matteo Righetto può essere un punto di vista interessante per ricominciare.

Matteo Righetto: I prati dopo di noi (Feltrinelli)

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CONTRAPPUNTO

Nessuno pare domandarsi: «Ripartenza verso dove? Verso il mondo di prima? Verso la normalità?»
Nessuno sembra pensare: «È la “normalità” il vero problema!»
Vale la pena continuare a riempire le città di polveri sottili, tornare al normale intasamento di smog e traffico, al consueto e sfrenato sfruttamento del pianeta e della vita intera? Sicuramente no! Però mettere in discussione il nostro stile di vita è molto difficile, scomodo e faticoso. Più facile trovare un capro espiatorio e dare la colpa all'epidemia, allo straniero, alle streghe. Oggi come ieri il colpevole viene sempre da fuori.

Loredana Lipperini: La notte si avvicina (Bompiani)

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TIMBRO OSCURO

Forse sarebbe necessario guardarsi dentro ed essere intimoriti da quella che sembra essere diventata una pratica diffusa: nascondere l’inquieto. Oggi più che mai vige il dogma di sembrare felici e farlo vedere, non solo nei social. Lo strapotere del visibile, l’assoluto della competizione è ovunque. Bisogna fare sempre meglio degli altri e ostentare sempre di più. Risultato: una montagna di lucente apparenza, ed un egocentrismo esagerato. Risvolto: l'estremo senso di inadeguatezza dell’introverso, di chi non sa nascondere le proprie inquietudini.

Antonella Lattanzi: Questo giorno che incombe (Harper & Collins)

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DISSONANZA

Oggi che tutto è mostrato, esposto, esibito, l’invisibile e il nascosto diventano sovversivi e molto intriganti. La pretesa di espellere l’oscura inquietudine dalla nostra vita è cosa probabilmente rassicurante, ma vana. E terribilmente pericolosa. Perché anche dal fondo più profondo le contraddizioni finiscono sempre per risalire a galla.

Giulia Caminito: L'acqua del lago non è mai dolce (Bompiani)

 

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INTERMEZZO

Ci vorrebbe un periodo di lasco, di precauzionale riflessione e di lento adattamento ad una ripartenza diversa. Ci vorrebbe tempo per trovare il piacere nella frugalità, nell'amicizia, nella solidarietà. Un tempo di disconnessione dalla finta socialità e dalla formattazione imposta dall’ infosfera. Un black out mediatico.

Don DeLillo: Il Silenzio (Einaudi)

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ROMANTICA IMPROVVISAZIONE

Confabulare di progetti strampalati sull'orlo del precipizio di un mondo che ha perso il contatto con la realtà e dove i fatti sono spesso frutto di finzione. Improvvisare strategie di resistenza contro il collasso culturale, morale, spirituale, ambientale al quale stiamo assistendo.
Inseguire un utopico sogno, una rivoluzione, anche al costo di sembrare folli e al rischio di diventare pazzi.

Salman Rushdie: Quichotte (Mondadori)

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FUGA ARMONICA

Ci viene detto che la ripresa è decisiva per non morire. Vero!
Bisogna investire, e molto, per dare fiato alle attività essenziali. La prima azione essenziale che mi viene in mente è respirare. Non soffocare. Avere ossigeno.
Inviterei quindi a non pensare solo al “fatturato” perché quella parola ha un doppio significato, può voler dire anche manipolato, frutto di una finzione, e potrebbe portarci all’estinzione.
Conservare la poca biodiversità che resta e possibilmente farla proliferare è la prima cosa da fare per non soffocare.
Madre terra ci sta chiedendo di ritrovare un respiro armonico con il resto del vivente.
Ascoltiamola.

Sebastiano Mauri: La nuova terra (Guanda)

 
 

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