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La Tempesta al Rivolta live report

Rivolta PVC, Marghera (VE)- 3 dicembre 2011

7 Dicembre 2011

Sta per cominciare La Tempesta al Rivolta ed ancora una volta la pioggia ci accompagna.
Non può non spaventare dopo il disastro di fine Giugno che ha visto a Codroipo artisti come i Tre Allegri Ragazzi Morti, Le luci della centrale elettrica, gli Zen Circus costretti a cantare sotto le esedre per salvarsi dalla tempesta, per salvare il concerto.
Al Rivolta di Marghera l’intera troup di Sherwood, però,  si sta preparando al peggio e al meglio: dalla mattina ci sono tecnici del suono e delle luci, c’ è la web tv, ci sono tutti i fantastici collaboratori che lavorano per accogliere gli artisti e qualche centinaia di ragazzi che dalle cinque varcheranno i cancelli.
Dall’aria che si respira pare di tornare per un attimo allo Sherwood Festival: la stessa gente, la stessa voglia di impegnarsi, la stessa voglia di divertirsi.

Ad aprire la serata è Matteo Dainese, da anni impegnato dietro la batteria di Ulan Bator, di Jutterbugs e di tanti altri gruppi : si fa chiamare Il cane e oggi canta e suona il primo disco pubblicato dall’etichetta La Tempesta (Metodo di Danza), un misto fra elettronica e acustico gestito con curiosa eleganza. L’ ultima canzone si chiama Dune e ricorda, racconta Matteo, quando si va in spiaggia e si guardano le dune di sabbia e quelle della tua bella. Si è già totalmente a proprio agio al Nite Park, una delle due sale che ospiterà i dodici gruppi.

L’ atmosfera rimane ancora rilassata fino all’arrivo de I Melt sul palco: è il trio vicentino ad agitare la folla grazie al brit pop di “La bella bambina” al punk di “Raccontami il tuo inverno” all’ acustica “Non mordo più”. Il nuovo disco della band Il nostro cuore a pezzi racconta allora le passioni e le inqiuetudini divise e condivise dal trio, Teo, Teno e Diego, racconta, con un tono spigliato,con un rock un po’ più agitato, di quel cuore rotto in mille pezzi che vive e resiste ai momenti bui.

Pausa.

Nite Park si svuota per lasciare il tempo ai tecnici di preparare gli strumenti ai Bachi da Pietra: intanto in sala Hangar, i Sick Tamburo hanno iniziato a suonare. Nascono dalle ceneri dei Prozac +, da cui la stessa cantante Elisabetta Imelio proviene. Sono graffianti, decisi, indossano passamontagna neri e suonano le chitarre elettriche in modo aggressivo e minimalista. I loro testi sembrano più parlati, urlati che cantati, come in “Dimentica” e “Il mio cane con tre zampe”, ma i loro testi sono teneri, come se sotto le loro divise si nascondesse un’ altro mondo, un’ altra musica da scoprire. E’ il loro rock, la loro elettronica.

A Nite Park dunque, i Bachi da Pietra cominciano il loro live energetico: sono una batteria e una chitarra, Bruno Dorella e Giovanni Succi. Giovanni suona scalzo, seduto immobile sul suo sgabello, mentre Bruno impugna la chitarra come un’ arma e s’agita per tutto il palco. Anche loro come molti artisti dell’etichetta provengono da esperienze con altri gruppi (come Wolfango e Madrigali Magri) per realizzano con La Tempesta il loro progetto solista; collaborano anche con i Massimo Volume, che ringraziano e che a breve suoneranno in Hangar.

Sono quasi le nove e mezzo e l’ atmosfera è caldissima; fuori ha già smesso di piovere, i collaboratori possono finalmente tirare un respiro di sollievo, ma il traffico pare dilatarsi costantemente: in Osteria, qualcuno ordina un tiramisù, mentre in Open Space un passante è placcato dai fotografi per diventare la nuova “Faccia da Tempesta” e un qualunque fan compra una maglietta della sua band preferita ai banchetti degli artisti.

Intanto, però, in sala Hangar si prepara il concerto più atteso della serata, i fondatori dell’etichetta: Enrico Molteni, Davide Toffolo e il resto della ciurma. Sono i Tre Allegri Ragazzi Morti e vengono dal Friuli dove nel 2000 (a Pordenone) fondarono l’ etichetta e dove quest’estate (a Codroipo) raccolsero la folla sotto la pioggia per raccontare con una chitarra, sopra una panca, le loro canzoni. Sono la colonna portante dei gruppi, il gruppo che porta il nome dell’etichetta.
Il loro live è eccezionale: Davide è travestito da enorme scimmia, probabilmente morirà di caldo dentro quel costume, ma è agitatissimo. Urla a squarciagola l'adolescenza raccontando la guerra e l’amore dei nostri anni più difficili, mentre gli altri lo seguono, accaldati ed eccitati allo stesso modo sotto le loro maschere, di fronte ad un pubblico che esplode.

E’ poi il momento di Giorgio Canali & Rossofuoco e l’atmosfera non si è per nulla raffreddata. Lui è semplicemente un grande: è un rocker arrivato direttamente dagli anni ’80.
Rojo nasce da un’ istinto esplosivo e immediato, dalla voglia di raccontare, raccontarsi, bestemmiare e da un materiale musicale che già Rossofuoco pare avesse pronto per Giorgio, come lui dice. Inizialmente doveva chiamarsi “L’ album rosso” ma la scelta della lingua spagnola è legata ad affetti che ha lasciato a Madrid e che in fondo, si nascondono sotto i suoi testi. Basta provare ad ascoltare.

La serata scivola rapidamente, come la nebbia sopra Venezia: l’atmosfera pacata dei Massimo Volume, l’indie- rock di A Classic Education e i concerti ‘cheunamezzoraètroppopoco’ di Le Luci della Centrale Elettrica e degli Zen Circus.
E’ una partita a ping pong tra un palco e l’ altro: è praticamente impossibile seguire tutti i gruppi; forse solo i pochi appassionati ci riescono. Per i fan, invece, è un occasione da sfruttare: aspettano che la sala si svuoti per occupare le prime file e garantirsi una buona visione anche quando si fa ormai fatica a passare.
In conclusione, ci sono i Gionata Mirai e, a seguire, i deejay set di Momo (ormai noto deejay di Radio Sherwood) e Nikki (Radio Deejay) per continuare ancora insieme la notte.

E’ stata una grande serata per l’ etichetta, una vittoria di fronte alla tempesta scampata, una rivincita per la delusione di quest’estate:
Credo ancora che una canzone possa cambiare, possa cambiare qualcosa” confessa Enrico Molteni (fondatore dell’etichetta e bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti) da una breve chiacchiera a fine serata ed è forse da questa piccola idea che è nato un nuovo modo di fare musica, una canzone, una storia.

 
 
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