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La leggenda del pesce siluro

“Volevo restituire il valore estetico - non estetizzante - al sesso anche al cinema”. Alain Guiraudie

7 Ottobre 2013

Il tema di che cosa significhi l’ossessione amorosa, e fino a che punto possa anche sciaguratamente avventurarsi, è stato frequentato in lungo e in largo da cineasti di tutto il mondo. Il quarto lungometraggio del francese Alain Guiraudie Lo sconosciuto del lago, premiato nella sezione Un certain regard dell’ultimo Festival di Cannes e vincitore della Queer Palm, lo rappresenta in una declinazione del tutto originale. Vietato ai minori di 18 anni (16 in Francia) in ragione delle scene di sesso esplicito tra uomini - genitali in primo piano, lavoro di stunt fatto da professionisti del porno - sfida il rischio di essere confinato nel recinto dei gay movie per la fama di film scandalo che ne anticipa la visione e che in qualche modo rischia di limitarne l’approccio. Al contrario Guiraudie, autore cinquantenne poco noto da noi, realizza un film sorprendente sia per la parsimonia di scrittura e di impiego di risorse finanziarie, che per la capacità di instaurare fino dalle prime inquadrature un’atmosfera avvolgente di sospensione, di costruzione progressiva di angoscia e tensione, interrotta inopinatamente e a più riprese da schegge di ironia sottile.

Avendo la riva di un lago del sud della Francia come unico set, il corpo è il principale protagonista. Quello prestante e prevalentemente nudo dei due uomini al centro della narrazione, quello imperfetto di altri uomini che si aggirano tra la riva e il boschetto retrostante, quello sempre vestito del commissario: perché sì, come per ogni lago cinematografico che si rispetti, anche qui c’è un delitto. Si intuisce in fretta l’interesse del regista verso corpi dalla fisicità irregolare, un po’cinema anni ’70, che contengono vite intime di personaggi estranei alla borghesia cittadina, in cui identificare un erotismo diverso da quello espresso dai corpi convenzionalmente destinati a questa funzione. Altri protagonisti sono lo stesso lago, la sua acqua, il vento sulle foglie, i rumori ambientali che sono nell’aria in assenza di ogni altra sonorizzazione. Persino il parcheggio delle automobili assurge alla dignità di personaggio, trova una sua ragione, così che nessuna immagine della natura sembra avere la funzione di raccordo, amalgamandosi tutte in una unicità narrativa.

Guiraudie sovverte il paradigma che vuole il sesso esplicitato confinato nella pornografia, restituendo gli organi sessuali a una passionalità amorosa fatta di sentimento e di slanci, di linguaggio fisico non trattenuto quanto di temerarietà e incoscienza. Racconta una storia complessa adoperando una strumentazione solo in apparenza semplice, un dispositivo legato alla tragedia e alla mitologia: l’ attesa, il caso, gli incontri, la leggenda del pesce siluro dalle dimensioni mostruose… Inquadrando tutto in una temporalità sospesa, incerta, lasciando che le poche informazioni sui personaggi soffrano di una soppesata indeterminatezza. Interpreta e rielabora la lezione di Hitchcock sulla costruzione di suspense riducendo l’azione al minimo, concentrandosi sulla edificazione di atmosfera, di inquietudine progressiva e impalpabile in un dialogo continuo tra immaginazione e concretezza, tra thriller e commedia, tra ordinario e straordinario.

Lavorando sulla luce naturale, senza parco lampade e senza espedienti elettronici, l’autore imprime progressivamente al racconto una tonalità fantastica, onirica, restituendo erotismo al sole, all’acqua, al bosco, senza con questo perdere il contatto con la realtà. Si concentra sull’angoscia che cresce impercettibilmente per tutta la durata del film, al tumulto che accompagna il trasporto amoroso e la contestuale percezione di pericolo. Passione vs. razionalità, pulsione sessuale vs. possibile perdita di sé. A conferma che il cinema gay non è più un genere la trama noir è solo un intreccio attorno e all’interno del tema eterno del desiderio, del conflitto inesauribile tra eros e thanatos, non necessariamente perimetrato attorno alla realtà omosessuale.

Anche se il punto di maggior forza del film sembra proprio centrarsi su un’identità sessuale, una sensibilità e una cultura che non appartengono alla sfera etero. E’una questione di equilibri: il complesso rapporto tra il bel Franck e il muscoloso Michel non sarebbe lo stesso se uno dei due fosse una donna.

 
 

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