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Sherwood Festival 2022: Day 24

Bull Brigade + 99 Posse #Sherwood22 - Live Report

8Luglio2022

Arrivati al ventiquattresimo giorno del Festival di Sherwood, ci troviamo nel parcheggio nord dello Stadio Euganeo di Padova di fronte a una serata piuttosto eterogenea, un po' pazzoide nell'accostamento di generi: lo street punk e la Torino dei Bull Brigade accostati al hip-hop e al reggae della Napoli dei 99 Posse.

Una serata che avvicina tra loro band apparentemente molto distanti, e città altrettanto distanti geograficamente parlando, ma vicine per retroterra sociale e per le radici, ben piantate nei movimenti e nei centri sociali della Penisola. Potremmo quindi definire la serata del 8 luglio a Sherwood come una serata dedicata a band "militanti".

Ad aprire la serata sono quindi Eugenio (voce), Luigi, Alessio (chitarre), Stefano (basso) e Mark (batteria), che complessivamente vanno a formare i Bull Brigade, band Oi! tra le più apprezzate in Italia (e non solo), forti della pubblicazione del loro ultimo album Il Fuoco Non Si É Spento (1 ottobre 2021, Demons Run Amok), che stanno portando in tour e del quale questa sera proporrano quasi tutte le canzoni (l'unica non proposta sarà Sommersi).

Quando i cinque attaccano con Ultima Città per la verità in fronte palco è piuttosto vuoto, popolato solo dai pochi appassionatissimi che si sono portati di fronte al main stage sin da subito, accompagnati dalla fedele birra. Eugenio e soci tuttavia non si fanno certo intimorire e già dalla seguente Mai Confonderla (da Vita Libertà, del 2016) i fioi, come li chiama il cantante, iniziano a svegliarsi, a urlare assieme sotto a quei palchi e ai concerti Oi!. Si apre il pogo e da qui in poi non ci si ferma un attimo. 

La serata, prima del concerto, ha visto la presentazione presso lo stand Media&Produzioni del libro Rabbia Proteggimi. Dalla Val di Susa al Kurdistan. Storia di una condanna inspiegabile di Maria Edgarda Marcucci, nel quale l'autrice racconta le radici del suo impegno politico, che l'hano portata dal movimento No-TAv fino a combattere in Kurdistan, a fianco delle Ypj, e Unità di protezione delle donne.  Proprio alla concittadina e compagna Eddi i Bull Brigade dedicano Perduto Amore, tratto ancora da Vita Libertà, come anche la successiva Motorcity, canzone-manifesto della musica e degli ideali della band, con la quale se possibile il pogo sotto-palco sembra esplodere ancora di più. Se ad inizio concerto era poca la gente presente, arrivati alla quarta canzone si è ormai creato un seguito nutrito, che urla in coro assieme ad Eugenio «Motorcity Punks e Skins».

La successiva parte del concerto è interamente dedicata all'ultimo disco, che come detto verrà suonato nella sua quasi interezza. Sicuramente, i momenti migliori della serata arrivano con Strength For Life, canzone dedicata al padre di Eugenio, a cui viene dedicato un commosso ricordo prima del pezzo, e Ansia, durante la quale la band è raggiunta sul palco da Samall Ali (Slander, Trivel Collective), il quale canta buona parte della canzone sulle transenne assieme al pubblico.

Componenti fondamentale per i Bull Brigade sono Torino, il tifo, lo stadio, i granata e per questo dedicano Partirò Per Te a tutti i tifosi indistintamente (eccetto gli juventini).

Si chiude con un occhio al passato, con il primo disco, Strade Smarrite, del 2008, dal quale è tratta una seconda canzone-manifesto, A Way Of Life, durante la quale il coro principale è ripetuto incessantemente dai fioi:

«Giovane incazzato e sempre in cerca di guai

A way of life

Quella strada ancora e noi

Senza un posto dove cazzo stare

Aspettando un giorno che non arrivò mai

A way of life

Quante volte ancora noi»

Si chiude ancora con i granata, e con una canzone anch'essa in ricordo del padre: Sulla Collina, che ripercorre il giorno in cui Eugenio fu accompagnato a Superga, luogo della tragedia del 1949, quando un aereo con a bordo la squadra del Grande Torino si schiantò, senza che nessuno sopravvivesse allo schianto. 

I Bull Brigade chiudono un concerto ricco di emozioni, aggressivo e dai nervi tesi, è vero (e basta vedere come Eugenio tiene il palco per capirlo), ma nonostante questo ricco di messaggi di amore: amore per la musica ed il punk, amore per la propria città, per la propria comunità, per la propria squadra e i propri colori. Sembrerebbe strano a dirlo da fuori, che un concerto punk sia pieno di amore e di commozione in alcuni tratti. Venite ad un concerto dei Bull Brigade la prossima volta che ne avrete l'occasione e vi accorgerete del senso di comunità che si respira sotto al palco, ai concerti Oi!

Siamo ormai giunti al 30ennale (+1) dei 99 Posse e ancora ci si stupisce del portento live che in qualche maniera solo loro son in grado di costruire, camminando domandando.

Se fossimo costretti a condensare in poche parole quel che è stato il concerto dei rampolli made in Napoli probabilmente utilizzeremmo queste: Rock’n roll & antifa.

Ma il concerto della band partenopea non è costruito su misura per gli amanti delle playlist senza interruzioni di sorta, O’ Zulù parla, spiega, si sfoga perfino, creando una perfetta interlocuzione col pubblico presente; un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo, intergenerazionale soprattutto, che racchiude fan ineludibili e uagliuni dell’ultima ora.

Senza macchine del fumo o suspence, la band si presenta al buio ed inizia a prendere parola.

Siamo in guerra, ma cos’è la guerra se non un’eterna storia ciclica? Luca Persico cita dunque tutti i conflitti bellici che si sono susseguiti negli ultimi 50 anni: sembrano infiniti, e la considerazione è unica: siamo in un mondo in caos sin dalla notte dei tempi.

L’apertura alza il climax e prepara un terreno fertile a Children ov Babylon, pezzo del ’94 dedicato a tutte le criature vittime delle guerre.

Nell’atmosfera orientale appena determinata, si cambia bruscamente linea per approdare a tutt’altra Stazione. Stop the train, nella versione contro la TAV, viene condivisa con niente poco di meno che Toffolo, che, con la sua maschera di ordinanza, canta la strofa del pezzo in un mash-up de La Faccia della Luna (Tre Allegri Ragazzi MortiPrimitivi del Futuro, 2010).

La sorpresa è inaspettatamente gradita, seppur molto fugace.

Dal passato al presente, ecco Nero su Bianco, singolo del 2021 dedicato al movimento Black Lives Matter: un vero e proprio portento live, carico di risentimento ma anche carico a pallettoni.

Dopo il groove hip-hop miscelato al rap ed al funky conclusosi con la insaziabile Tarantelle pè campà, si apre la cornice precipuamente più combat, dai toni più foschi e bassi. Il duo conflittuale Odioe Rappresaglia, storicamente utilizzati dai movimenti di sinistra come veri e propri inni di lotta, precede poi l’intimista Povera Vita Mia, con un’atmosfera gravida di emozioni. O’ Zulù prende parola e presenta il pezzo ricordando tutti i morti sul lavoro incazzandosi, assieme al pubblico, per la schifosissima Alternanza-Scuola-Lavoro.

Dopo un applauso infinito, la Posse decide di sparare i pezzi da 90 accontentando così i nostalgici della prima ora, ed è subito un ritorno alla propria infanzia, adolescenza o giovinezza, rispecchiandosi in quel Waglione che corre senza mai fermarsi.

I presenti si sbracciano, ballano, addirittura pogano ma soprattutto con un dialetto napoletano no-sense per i Veneti, cantano, si sgolano.

La band, ripercorre la propria storia con egregia disinvoltura, arricchita di una nuova sezione musicale composta oltre che dai founder Marco Messina e Massimo Jovine, dal virtuoso chitarrista Giuseppe Spinelli e dal batterista Antonio Esposito. La seconda voce, composta dalla limpidezza portentosa di Simona Boo, è capace di approdare ad elevate prestazioni vocali, sposandosi alla perfezione con la ruvidità più rap di Luca.

Dopo un’emozionale – quanto conosciutissima – Quello che, è il momento delle dediche, il pezzo estrapolato dall’ultimo album del 2016, Dedicata, per l’appunto, calza a pennello. I violini elettronici stringono in un abbraccio di luci stroboscopiche, il ritmo delicato ma incalzante risveglia sentimenti sopiti, e tra una dedica e l’altra, è il momento di salutare tutti coloro che non possono assaporare la libertà di uno spazio pubblico né tantomeno privato, chi, per i motivi più disparati ma di certo non per evasione fiscale, vive recluso tra le quattro mura di una prigione.

«Vulesse essere 'a' chiave p'arapì tutte 'e ccancelle».

Ma non resta che sbrigliarsi e allontanarsi dagli argomenti più gravi con una grossa dose di serotonina iniettata ‘a beveroni’ attraverso uno sbarazzino medley raggae, laddove Rafaniello, Salario Garantito, Ripetutamente, L’antimafia e O’ Document, aprono ad una dance hall no stop, ancheggiando e cantando, senza interruzioni.

La Posse si muove con passi di gigante sul palco, senza sosta, impazzita, schizzando qui e là come un Anguilla, i componenti giocano tra loro e sono ironici, non nascondono di divertirsi suonando, divenendo essi stessi partecipanti di un gruppo composto da migliaia di persone.

Il finale, non totalmente inaspettato, viene prima annunciato, come se O Zulù volesse ottenere un preliminare accenno di conferma dal pubblico: «Noi normalmente concludiamo con Rigurgito Antifascista ma abbiamo sentito che il fascismo non esiste

La marea di teste si unisce a coorte in un unico inno nazionale a squarciagola Siamo tutti antifascisti! Ed è proprio questa la conferma che accende la miccia per la versione più esagerata, strabiliante e chiassosa di Rigurgito antifascista.

 
 

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